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E MailWow! Si..è proprio il caso di dirlo: WOW! La notizia dell’uscita del browser powered by Google ha letteralmente invaso la rete oscurando tutto il resto. Dopo un primo utilizzo di Chrome, credo che sia davvero fantastico e continuo a chiedermi: “Ma come si fa ad usare ancora Internet Explorer?”, ma lasciamo perdere..questo è un altro argomento!
La filosofia che ha portato alla creazione di Chrome è stata innovativa, così come il web è in continua innovazione. I browsers di oggi non stanno al passo col web. Il più delle volte la nostra navigazione si imbatte in applicazioni e non in semplici pagine web e pertanto il browser (secondo Google) deve tenere atto di ciò.
Devo dire che Chrome mi è sembrato molto veloce, la sua interfaccia è in perfetto stile minimalista Google. Non c’è nessuna funzionalità da invidiare a qualche altro browser, sembra davvero completo.
Tanto per cominciare c’è un unica barra, sia per digitare urls che fare ricerche. La barra suggerisce i siti più visitati, le ricerche più frequenti e le pagine già visitate che contengono quel testo (vedi Firefox 3).

Ogni volta che apri una nuova scheda, viene visualizzata un’anteprima dei siti più visitati, dei motori di ricerca più utilizzati e le pagine aggiunte ai Preferiti o chiuse di recente. Il concetto di web application trova la sua massima espressione nelle”scorciatoie applicazione” e nella nuova logica delle schede. Le scorciatorie applicazione sono per l’appunto delle scorciatoie che ci permettono di accedere ad un servizio web (ad esempio GMail) cliccando su un’icona creata sul desktop o dove volete, quindi le pagine web saranno trattate come vere e proprie applicazioni. Inoltre ogni scheda non puo comunicare con l’altra in quanto è un processo indipendente, questo offre numerosi vantaggi: se una scheda va in crash le restanti continuano a funzionare; la velocità di una scheda non influisce sulle altre; è possibile trascinare una scheda al di fuori del browser per creare una nuova finestra. E’ inoltre disponibile un task manager per gestire le varie schede ;).

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Molto spesso non si vuole lasciar traccia della propria naviagazione, Chrome offre la possibilità di navigare nella modalità incognito. Nulla della sezione di navigazione verrà salvato in Google Chrome una volta chiusa la finestra!
Google Chrome ti avvisa quando stai per aprire un sito web ritenuto non sicuro, che potrebbe diffondere malware o praticare il phishing, quindi anche la sicurezza viene salvaguardata. Anche i downloads sono semplificati: non è previsto nessuno gestore di downloads in giro per lo schermo e il tutto viene gestito con una piccola icona che appare nel browser per segnalare lo stato di avanzamento e permettere di gestire il file una volta scaricato.
Vi consiglio di gueardare questo video sulla storia di Google Chrome
Lo so che mi appassiono facilmente ai browser di nuova generazione, ma stavolta Chrome mi ha davverò colpito!

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Dal 12 al 14 settembre ci prova la BlogFest 2008 con i suoi Macchianera Blog Awards a spazzar via la stanchezza nei confronti dei troppi Camp, mugugnata negli ultimi mesi. La ricetta proposta è, paradossalmente, una scorpacciata di appuntamenti in salsa social, purtroppo quasi sempre in contemporanea, come quelli molto promettenti di domenica: l’ ADV Camp e il MediaCamp.E Mail

Io sarò a Riva del Garda da venerdì per ascoltare, forse intervenire, ma soprattutto conoscere persone nuove…

… a pensarci bene, la BlogFest chiude l’estate e anticipa l’”autunno caldo dei media sociali”, che ci porterà, tra gli altri, il Festival dei Blog di Urbino (10-12 ottobre) e il Rome Camp 2008 (28-29 novembre).

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C’è gran fermento nei territori sempre più affollati delle reti sociali: mentre Facebook supera MySpace in termini di visitatori, ma non di utenti, si assiste ad una marcata caratterizzazione regionale degli stessi.

Ecco perchè vale la pena dare uno sguardo a quanto sta accadendo nella nostra penisola, utilizzando Google Trends for Websites, che ci permette di stimare gli accessi ai siti dei social network e fare alcune considerazioni.

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Anche se Facebook sta crescendo enormemente (100 milioni di utenti registrati e più di 600.000 in Italia), si trova a dover rincorrere sia Netlog, che i due leader testa a testa MySpace e Badoo.

Cosa succederà ora ? Forse qualcosa si può intuire guardando il volume di ricerche negli ultimi 30 giorni, che evidenzia una forte curiosità verso Netlog e Badoo, probabilmente anche perchè Facebook e MySpace sono già passati sotto la lente dei mass media e dunque sono più conosciuti.

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Se avete intenzione di acquistare un notebook perché non comprare un mini notebook? I mini notebook sono dei computer davvero “portatili”, consentono un discreto numero di funzioni e programmi come la navigazione su Internet, e-mail e instant messaging, videoscrittura e condivisione di foto e video. Tutto questo con uno schermo che non supera i 12″ e un [...]

Salta fuori che sono stato uno dei pochi a riuscire a fare foto decenti (ero in prima fila) al vecchio Tom e allora quelli di Mucchio e alcuni altri giornali internazionali lo hanno scoperto attraverso la rete…
Ecco l’apertura della pagina concerti su Il Mucchio Selvaggio di settembre:

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Qualche post fa avevo analizzato l’oculata strategia di comunicazione 2.0 messa in atto dalla AMC per promuovere la serie tv Mad Men, che prevede un blog, pillole video, e un contest per entrare nel cast. Dopo qualche giorno sono spuntati anche degli account di Tumblr e di Twitter, riconducibili ai personaggi della serie.
E’ di oggi la notizia che Twitter ha deciso di sospendere gli account di Don Draper, Peggy Olson, Joan Holloway (tre dei protagonisti del telefilm), non perchè volti a far spamming, ma in quanto contrari alle norme del Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

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Mi sembra un caso emblematico dello scontro tra mainstream media e grassroot media descritto dal prof. Jenkins. Se è vero che è stata una leggerezza indurre i follower a credere che quegli account fossero opera degli sceneggiatori della serie, è altrettanto innegabile che fossero pura e meravigliosa fan fiction 2.0, raccontavano la vita di personaggi ai quali siamo affezionati, estendendone la vita al di là dello schermo televisivo. Avrebbero potuto pensarci gli stessi autori della serie tv, ma non l’hanno fatto e allora perchè non dare questa possibilità ai fan ?
Intanto Peggy Olson ha creato un altro account dal quale twittare il suo sconforto:

I worked hard. I did my job. But the boys at Twitter are just as churlish as the boys at Sterling Cooper. Such a pity that they’re so petty

Continuo a pensare che gli autori dei media tradizionali dovrebbero prevedere l’uso dei media sociali come complemento naturale della vita dei personaggi creati.

Update: pare che la Deep Focus, agenzia di web marketing della AMC, abbia convinto il proprio cliente a far ristabilire gli account fake dei personaggi

Update 2: e arriva anche il blog dell’agenzia Sterling Cooper

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La fotografia rimane forse il mezzo più potente per scoprire e comprendere l’altrove e l’altro da sé.

Ecco perchè secondo me vale la pena ascoltare la testimonianza di David Griffin, direttore di National Geographic,

ma soprattutto immergersi, lentamente e cautamente, nelle storie del mondo meravigliosamente raccontate dai seguenti siti:

- Magnum In Motion e Magnum Blog
- Media Storm
- VII Photo
- Photography Channel
- Noor

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I problemi di copyright di Muxtape, il servizio che tanto aveva entusiasmato la blogosfera italiana, se non ci hanno colti di sorpresa, ci hanno però lasciato un vuoto…e allora perchè non provare altro?

Io ho trovato carino l’approccio di Mixwit che permette di creare la propria musicassetta senza caricare nulla, semplicemente ricercando i brani attraverso i motori Skreemr o Seeqpod; dopo aver selezionato i brani, non resta che sbizzarrirsi con la personalizzazione grafica E Mail

Eccovi la colonna sonora delle mie sere d’estate, buon ascolto:


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E MailDopo Firefox 3, il Mozilla Lab ha in cantiere (sembrerebbe quasi pronto all’uscita) un nuovo prodotto per semplificare ancora di più la vita degli internauti: Snowl. Lo scopo principale di questa estensione di Firefox è quello di migliorare la comunicazione: e-mail, social network, forum, RSS, istant messaging. Da valore al prodotto il fatto che il tutto sarà gestibile da un solo applicativo con un interfaccia comune.
Mozilla labs esprime alcune delle idee a proposito, testualmente:

  1.  It doesn?t matter where messages originate. They?re alike, whether they come from traditional email servers, RSS/Atom feeds, web discussion forums, social networks, or other sources.
  2. Some messages are more important than others, and the best interface for actively reading important messages is different from the best one for casually browsing unimportant ones.
  3. A search-based interface for message retrieval is more powerful and easier to use than one that makes you organize your messages first to find them later.
  4.  Browser functionality for navigating web content, like tabs, bookmarks, and history, also works well for navigating messages.

I prossimi obiettivi del progetto sono ambiziosi: integrare la messagistica di Facebook, AIM, Google Talk; includere un interfaccia per l’invio / ricezione di messaggi per una conversazione bidirezionale; API per permettere ai developers di sviluppare nuove interfacce.

Ad oggi è possibile scaricare una versione sperimentale del software che però risulta ancora funzionare male a causa di parecchi bugs.
Non ci resta che aspettare!

A distanza di due anni dalla sua prima apparizione, i Microsoft Labs hanno reso disponibile Photosynth.
Si tratta di un innovativo software, che permette di caricare centinaia di foto di un (s)oggetto e ottenerne una rappresentazione tridimensionale e immersiva. Date un’occhiata all’esempio in basso (per vederlo bisogna scaricare un piccolo plug-in):

Uscito dai laboratori di Ozzie, Photosynth entra a far parte della famiglia Windows Live/MSN per costituire un pezzo integrante di Virtual Earth/Live Maps. I suoi ambiti di applicazione sono i più svariati: i servizi turistici e immobiliari, l’arte, il giornalismo, l’istruzione, la scienza anche forense.

Già è allo studio un’integrazione con flussi di foto in rss in modo da utilizzare l’intelligenza collettiva di quanti condividono le foto in rete, per metterla al servizio di chi ne ha bisogno per ottenere informazioni.
Per esempio scattando una foto col telefonino ad un monumento che non conosco, potrei ottenere subito tutte le informazioni del caso e magari il percorso verso la destinazione che preferisco.

Chissà che in futuro non contribuisca a cambiare il nostro modo di navigare in rete.

P.S. Per creare il vostro ambiente 3D, Photosynth, che gira su Windows XP e Vista, mette a disposizione uno spazio di 20 GB. Linkate pure le vostre creazioni nei commenti…sono curioso E Mail

Update: al momento il sito è down causa eccesso di accessi
Update 2: sito nuovamente funzionante

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Una rassegna di siti che suggeriscono idee, vecchie e nuove, per spendere il meno possibile.
ARGOMENTO SEMPLICE

Leggi ancora | Pubblicato da strazza | Commenti (1)


Tags: gratis, risparmiare, argomenti semplici


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Uno squallido risvolto di una tragedia familiare.
ARGOMENTO SEMPLICE (?)
Lavorando in un settimanale, ci serviamo...

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Tags: media, copyright, argomenti semplici


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E’ passato poco meno di un mese da quando mi è capitato fortuitamente per le mani un iPhone 3G e credo sia il tempo di un parere dopo un accurato tempo di utilizzo.

Quando mi capitò, anche lì per pura fortuna, di provare il primo iPhone a poche ore dal suo lancio negli USA, scrissi la mia recensione dopo poche ore di uso. Curiosamente, non fu una recensione-lampo dovuta a fretta editoriale o ad ansia di pubblicare qualcosa. Il fatto è che col primo iPhone mi erano bastati pochi minuti per accorgermi di pregi e difetti del melafonino, anche perché all’epoca c’era ben poco da fare: lo si poteva accendere, si poteva giocare un po’ con il software di sistema in dotazione e nulla più.

Il post è lungo, trattandosi di una recensione che tiene traccia di 30 giorni di molestie ad un prodotto tecnologico. Quindi se ci tenete a non bruciarvi il resto dell’estate, passate oltre. Se, invece, siete già stati in vacanza o contate di passare quel periodo seduti di fronte al computer, cliccate qui sotto e proseguite.

LA STORIA DI UN’EVOLUZIONE

Vorrei ripartire proprio da quella recensione ultra-rapida per far capire l’evoluzione dell’iPhone nel tempo.

Non ho timore a dire che, all’epoca del primo approccio, l’iPhone non mi impressionò più di tanto. Sì, perché l’iPhone era un telefono chiuso, su cui non si potevano installare applicazioni, per di più con una tastiera virtuale scomodissima da usare e un software di sistema tanto carino a vedersi quanto, inizialmente, lento e mal congegnato in alcuni aspetti (su tutti il client di posta). E, oltre a risultare irraggiungibile mentre si navigava, aveva un prezzo altissimo.

Le cose col tempo sono cambiate e pure tanto. Inizialmente non certo per merito di Apple.
Il prezzo altissimo, per esempio, era evitabile comprando l’iPhone in negozio e svicolando dalla sottoscrizione di un abbonamento. Apple si è fatta furba e ora ti danno il telefono in mano solo dopo che hai firmato per un contratto biennale con un operatore telefonico. Oppure lo paghi a prezzo pieno.

Il problema della mancanza di applicazioni di terze parti (cosa davvero mostruosa: cosa farsene di un cellulare che si dice moderno e su cui non gira nulla di simile a Fring?) è stato inizialmente risolto dall’hacking.
Contro la volontà di Apple e con un po’ di coraggio piratesco (che, ormai da decenni, è uno dei motori dell’innovazione: bisognerebbe che lo capissero tutti), ecco gli installer di terze parti, le applicazioni sviluppate anche da software house “serie” e piazzate sull’iPhone con vere e proprie capriole tecnologiche e i tentativi (tramite aggiornamenti di firmware) di Apple di impedire tutto ciò.

Ecco, il primo punto di distinzione (ed è un punto enorme) tra l’iPhone “originale” (che non mi stupì) e l’iPhone 3G (e i 2G aggiornati) è proprio questo: dal luglio 2008 il melafonino non è più un feature-phone, ma è un vero e proprio smartphone su cui è possibile installare programmi di terzi, sebbene ancora con dei limiti assurdi che vedremo dopo.

 

I PUNTI DI FORZA - LO SCHERMO

Tutti scrivono che il punto di forza dell’iPhone è il suo browser. E’ una mezza verità, che sa di comunicato stampa giornalistico. La vera killer-application dell’iPhone è lo schermo: 480×320 pixel di risoluzione sono esattamente il doppio del classico QVGA standard sugli smartphone più diffusi della concorrenza.

Non so se rendo l’idea: il doppio. Vuol dire piazzarci sopra il doppio delle cose, il doppio del testo, il doppio delle immagini, ecc. Non è una cosa banale. E mi chiedo come mai molti produttori di telefoni insistano con la risoluzione 320×240, che è palesemente troppo piccola per la navigazione, indipendentemente dalla raffinatezza dei browser “ottimizzatori” utilizzati.

Chi ha le antenne dritte - come la RIM - ha capito l’antifona (non ci andava un master, neh) e ora sforna telefoni con una risoluzione notevole. Per dire, il nuovo (e prossimamente mio) BlackBerry Bold ha una risoluzione di 480×360, così come il futuro Nokia “Tube” toccherà la vetta del 640×360: ci manca poco alla cara, vecchia, VGA, che sa molto di Windows 3.0, ma cerchiamo di dimenticarcelo.

No, non è una banalizzazione dello “straordinario lavoro fatto da Apple sull’interfaccia, eccetera, eccetera” (il disco con i mantra Apple mettetelo su voi): è una mera constatazione tecnologica. L’interfaccia tutta frizzi e lazzi è una conseguenza dell’adozione di uno schermo risoluto, che permette di dispiegarla in tutta la sua beltà. Una scelta vincente, senza dubbio.

 

I PUNTI DI FORZA - L’INTERFACCIA CHE NON SI VEDE

Ecco, parliamo dell’interfaccia, elemento che dalle parti della mela si tende a sopravvalutare. Mi ripeto: bella, ma secondaria. Insomma, gli effetti grafici “cool” dell’iPhone sono la parte più trascurabile dei suoi tanti meriti. Certo, ora che non è diffusissimo potete ancora stupire gli amici in pizzeria, ma dopo un po’ passa.

Quello che pochi colgono è che gli elementi vincenti dell’interfaccia dell’iPhone sono sostanzialmente due e non sono tra quelli “cool”.
Il primo è evidente perché non si nota: l’interfaccia raramente è invadente. Insomma, i 480×320 pixel dell’iPhone sono quasi totalmente dedicati al contenuto, alle applicazioni e non ci sono elementi strutturali “pesanti” del sistema operativo ad occupare spazio prezioso sullo schermo.

Penso a Windows Mobile e alle sue tremende barre di scorrimento standard (cioè larghe su un cellulare quanto sono larghe su un computer) e mi scappa da ridere: ci va tanto a capire che su uno schermo mobile ogni pixel è prezioso e se ne sprechi 50 per delle barre stai facendo una fesseria?
Ecco, sull’iPhone le barre di scorrimento non esistono. Anzi, no, esistono ma spariscono subito e sono sottilissime. Tanto si scorre il testo senza usarle: servono solo a far capire a che punto della pagina ci si trova.

Il secondo elemento “forte” dell’interfaccia dell’iPhone è il suo essere progettata per essere zoomata con facilità. Chi ha studiato l’iPhone si è posto con intelligenza la questione dei *limiti* di un terminale mobile. E i limiti sono chiari: per quanto sia risoluto, uno schermo piccolo non ti fa vedere molto di una pagina Web se non puoi farci lo zoom.

Ecco, il punto di forza dell’iPhone è che non fai degli zoom generici (quello lo fanno molti smartphone), ma è possibile zoomare localmente, cioè ingrandire una sola colonna e massimizzarne l’occupazione dello schermo in modo automatico: basta farci doppio click col dito.
Non ho bene idea di come funzioni tecnicamente questa feature (credo che il browser capisca quali sono le colonne e i riquadri delle pagine Web e vi si adatti), ma funziona e di fatto rende possibile un’esperienza Web ragionevole anche con uno schermino con una risoluzione non eccelsa, per quanto superiore alla media in ambito mobile.

Tutto il resto, cioè le animazioni, gli effetti, ecc. sono decorazioni di glassa che mi interessano poco e che, purtroppo, per molti utenti superficiali (i vari Jerry Calà di cui si diceva qui) sono il vero selling point della torta iPhone.

 

I PUNTI DI FORZA - IL GPS E SOPRATTUTTO LA SUA INTEGRAZIONE NELLE APPLICAZIONI

Ho già scritto un post sul potenziale innovativo dell’avere un cellulare con al suo interno un GPS e un’adeguata dotazione di software che utilizzi le tante possibilità offerte dalla geolocalizzazione.
E in verità ho poco da aggiungere: stanno uscendo sempre più applicazioni che sfruttano il GPS. In generale sono fatte tutte ancora malino, ma col tempo gli sviluppatori cresceranno e credo riusciranno ad usare l’SDK di Apple in modo migliore. Se, poi, Apple consentisse ai suoi sviluppatori “terzi” di parlarsi e di fare comunità, oltre a fare una cosa intelligente, forse garantirebbe ai suoi utenti software migliore.

In ogni caso, il GPS integrato nel cellulare (che è ben diverso da un cellulare che ha *anche* una funzione GPS che usa solo per farti da navigatore) è uno degli elementi di crescita maggiori per l’iPhone. Già il fatto, con un’applicazione come Twinkle, di poter sapere istantaneamente chi sta twittando entro un certo raggio di metri da me, apre mille prospettive.

 

I PUNTI DI FORZA - IL BROWSER

Il browser, eccolo. C’è chi lo chiama Safari perché vuole credere alla panzana di Jobs per cui il browser dell’iPhone è parente del Safari che c’è sui mac, ma la realtà è che è un ottimo browser mobile. Ma resta, appunto, un browser mobile.

Il mini-Safari funziona bene, è relativamente veloce a caricare le pagine Web e riesce a rendere potabile la navigazione anche su siti Web reali, non obbligando l’utente alle forche caudine dei siti ottimizzati per dispositivi mobili.

Dopo un mese di utilizzo mi rendo conto che con l’iPhone e il suo browser riesco a gestire in modo efficace la mia routine online, cioè banalmente la lettura dei feed (con il client per iPhone di Bloglines, attualmente il migliore lettore di feed RSS per questo terminale, meglio anche di NetNewsWire), il chiacchiericcio su Twitter (con Twitterrific, ma fossi una persona seria utilizzerei Twinkle, di cui però detesto il look), la conversazione su FriendFeed (con la versione ottimizzata per iPhone) e la lettura di un po’ di giornali, nello specifico Repubblica, Corriere e NY Times, tutti con versioni ottimizzate o - nel caso del NYT - un client specifico (che crasha spesso e volentieri, ma ne riparliamo).

 

COSE CHE NON SO E/O CHE FUNZIONANO COSI’ COSI’

E’ un mese che ho l’iPhone e non ci ho fatto una singola telefonata. Non mi serve, ho già altri cellulari che svolgono perfettamente la funzione e restano accesi per giorni, cosa importante se il telefono serve a farti trovare, no?
Quindi non so dire nulla sulle funzioni telefoniche, ma insomma è un telefono. Sicuramente funzionerà. La rubrica è discretamente integrata col telefono, è facile da usare e, sebbene non sia un fulmine come sui Nokia, è decorosa in quanto a velocità. Di più non so e francamente non mi interessa, visto che uso un piano tariffario solo dati.

Tra le cose che funzionano così così metto subito i tanti (troppi, tutti brutti salvo qualche eccezione, cioè i 3 o 4 titoli più noti) videogiochi che escono sull’App Store. Sicuramente il sistema ha potenza grafica da vendere e infatti, complice lo schermo con una buona distribuzione di pixel in rapporto alle dimensioni, escono giochi graficamente apprezzabili. Ma, senza controlli fisici e con una batteria poverissima, l’esperienza videoludica è sostanzialmente riservata solo a chi gioca a casa con l’iPhone attaccato alla presa elettrica e non ama i giochi di azione.

Anzi, mi chiedo come mai escano tanti giochi che usano gli accelerometri dell’iPhone (poco utili e comunque ancora troppo poco reattivi quando si tratta di ruotare lo schermo) e non ci siano, invece, giochi “fermi” come gli strategici a turni, dove non bisogna ammazzarsi a premere tasti virtuali che fanno un po’ i comodi loro, ma si ha tempo per ragionare e premere le zone giuste sullo schermo. Tra l’altro sarebbero tra i pochi giochi compatibili con un uso in mobilità, visto che raramente abbondano di effetti 3D e altre menate grafiche.

Un’altra cosa che funziona così così è il supporto multimediale. Cavoli, per essere il frutto della relazione segreta tra un iPod e un cellulare, l’iPhone è schizzinoso e a volte incomprensibile per come si comporta con video e musica che si trovano in Rete.

Mi spiego: come è possibile che un telefono che suona senza problema gli mp3 che gli carico si rifiuti di suonarmi gli mp3 che trovo online? Cioè, se un sito presenta un link ad un file .mp3 c’è il serio rischio che l’iPhone non lo suoni, vai a capire perché. Coi video è peggio, perché la Apple insiste a privarci del supporto per i file DivX, sperando che - esasperati - compriamo film e serie tv su iTunes. E ovviamente tutti i video che utilizzano player Flash non c’è verso che funzionino (così come i video di YouTube che embeddo sul mio blog, nonostante l’iPhone sia compatibile con YouTube).

Ecco, il fatto di non riuscire ad ascoltare molte (troppe) radio online, tra cui la mia preferita Radio Nova, e troppe risorse musicali in Rete mi frustra un po’. Francamente ecco un’area in cui c’è del lavoro da fare. E dire che quando tutto funziona, l’interfaccia mutuata dagli iPod ha un suo perché.

Metterei tra le cose che vanno così così anche la posta push, i calendari push, ecc. No, non sto parlando del fallimento del lancio di MobileMe, destinato pare ad ereditare la sfiga di .mac. Parlo proprio della posta push, che push non è e non è nemmeno lontanamente parente del servizio BlackBerry.

In compenso, evitando MobileMe come la peste (peccato: adoro la sua icona), sono riuscito a sincronizzare un modalità push i miei vari Google Calendar con il calendario interno dell’iPhone, in modo del tutto gratuito grazie a NuevaSync
Non sembra, ma non è cosa da poco, contando che Google Calendar, appena capisce che hai un iPhone, ti presenta il calendario in una versione ottimizzata (anzi, pessimizzata) per iPhone in cui non puoi fare altro che consultare gli appuntamenti presi e nulla più.

Anzi, allargo il concetto: tra le cose che vanno così così per iPhone ci sono le Google Apps. Vanno ragionevolmente tutte malino o funzionano perfettamente in sola consultazione. Peccato, perché visto che l’iPhone non dispone di un wordprocessor, usare Google Docs mi avrebbe fatto davvero comodo. Ma per ora nulla, salvo usare servizi online minori e molto scadenti. 
In compenso, Google Talk - usato solo come chat - disponde di una versione online ottimizzata per iPhone che funziona davvero bene. Boh, speriamo che l’integrazione tra iPhone e Google prosegua, perché così è pochina. E l’uscita di Android potrebbe fermare tutto ciò per evidenti fini di concorrenza.

 

L’APP STORE: UNA COSA BELLA GESTITA MALE (E PIENA DI COSE INUTILI)

Come tutti sapete, l’iPhone ora accetta, anche senza hack, applicazioni da terze parti, basta che provengano dall’Application Store su iTunes. Insomma, in pratica Apple mette un’infrastruttura centralizzata per acquistare/scaricare applicazioni per gli iPhone e in cambio fa del caporalato s