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Ecco a voi una lista di siti italiani compatibili e ottimizzati per la visualizzazione con l’iphone normale e 3G divisi in categoria..

Per adesso sono pochini se ne conoscete altri segnalateceli.

News/notizie

televisione:

Giochi Nokia N92

(more…)

A
La febbre da iPhone ha contagiato molti: al lancio del prodotto, avvenuto alla mezzanotte di Venerdì 11, si sono registrate file consistenti nei negozi TIM, Vodafone e Apple dei maggiori centri urbani, Roma e Milano in testa, di persone pronte ad accaparrarsi il tanto atteso gingillo di Apple al debutto sul mercato. Niente a che vedere, ...
Leggi tutto

Giochi Nokia N92In questi giorni ha fatto scalpore un articolo pubblicato su www.37signals.com in cui si parlava della scarsa convenienza nell’utilizzo di Photoshop per disegnare interfacce per web sites. A sostenere questa tesi ben 7 punti, in cui emerge principalmente il problema di riportare, una volta terminata la fase di design in photoshop, il progetto in linguaggio web, cioè html e css. Questo comporta tempi molto lunghi in quanto è necessario ricreare quasi tutto da capo. Ci ho provato ed ho potuto constatare che non è operazione molto semplice. Su css-tricks.com c’è un bel tutorial, composto da tre video, che mostra passo passo come esportare in html/css un’interfaccia disegnata in Photoshop con tanto di sorgente psd. Armatevi di pazienza e tanta voglia di imparare…

E’ passato poco meno di un mese da quando mi è capitato fortuitamente per le mani un iPhone 3G e credo sia il tempo di un parere dopo un accurato tempo di utilizzo.

Quando mi capitò, anche lì per pura fortuna, di provare il primo iPhone a poche ore dal suo lancio negli USA, scrissi la mia recensione dopo poche ore di uso. Curiosamente, non fu una recensione-lampo dovuta a fretta editoriale o ad ansia di pubblicare qualcosa. Il fatto è che col primo iPhone mi erano bastati pochi minuti per accorgermi di pregi e difetti del melafonino, anche perché all’epoca c’era ben poco da fare: lo si poteva accendere, si poteva giocare un po’ con il software di sistema in dotazione e nulla più.

Il post è lungo, trattandosi di una recensione che tiene traccia di 30 giorni di molestie ad un prodotto tecnologico. Quindi se ci tenete a non bruciarvi il resto dell’estate, passate oltre. Se, invece, siete già stati in vacanza o contate di passare quel periodo seduti di fronte al computer, cliccate qui sotto e proseguite.

LA STORIA DI UN’EVOLUZIONE

Vorrei ripartire proprio da quella recensione ultra-rapida per far capire l’evoluzione dell’iPhone nel tempo.

Non ho timore a dire che, all’epoca del primo approccio, l’iPhone non mi impressionò più di tanto. Sì, perché l’iPhone era un telefono chiuso, su cui non si potevano installare applicazioni, per di più con una tastiera virtuale scomodissima da usare e un software di sistema tanto carino a vedersi quanto, inizialmente, lento e mal congegnato in alcuni aspetti (su tutti il client di posta). E, oltre a risultare irraggiungibile mentre si navigava, aveva un prezzo altissimo.

Le cose col tempo sono cambiate e pure tanto. Inizialmente non certo per merito di Apple.
Il prezzo altissimo, per esempio, era evitabile comprando l’iPhone in negozio e svicolando dalla sottoscrizione di un abbonamento. Apple si è fatta furba e ora ti danno il telefono in mano solo dopo che hai firmato per un contratto biennale con un operatore telefonico. Oppure lo paghi a prezzo pieno.

Il problema della mancanza di applicazioni di terze parti (cosa davvero mostruosa: cosa farsene di un cellulare che si dice moderno e su cui non gira nulla di simile a Fring?) è stato inizialmente risolto dall’hacking.
Contro la volontà di Apple e con un po’ di coraggio piratesco (che, ormai da decenni, è uno dei motori dell’innovazione: bisognerebbe che lo capissero tutti), ecco gli installer di terze parti, le applicazioni sviluppate anche da software house “serie” e piazzate sull’iPhone con vere e proprie capriole tecnologiche e i tentativi (tramite aggiornamenti di firmware) di Apple di impedire tutto ciò.

Ecco, il primo punto di distinzione (ed è un punto enorme) tra l’iPhone “originale” (che non mi stupì) e l’iPhone 3G (e i 2G aggiornati) è proprio questo: dal luglio 2008 il melafonino non è più un feature-phone, ma è un vero e proprio smartphone su cui è possibile installare programmi di terzi, sebbene ancora con dei limiti assurdi che vedremo dopo.

 

I PUNTI DI FORZA - LO SCHERMO

Tutti scrivono che il punto di forza dell’iPhone è il suo browser. E’ una mezza verità, che sa di comunicato stampa giornalistico. La vera killer-application dell’iPhone è lo schermo: 480×320 pixel di risoluzione sono esattamente il doppio del classico QVGA standard sugli smartphone più diffusi della concorrenza.

Non so se rendo l’idea: il doppio. Vuol dire piazzarci sopra il doppio delle cose, il doppio del testo, il doppio delle immagini, ecc. Non è una cosa banale. E mi chiedo come mai molti produttori di telefoni insistano con la risoluzione 320×240, che è palesemente troppo piccola per la navigazione, indipendentemente dalla raffinatezza dei browser “ottimizzatori” utilizzati.

Chi ha le antenne dritte - come la RIM - ha capito l’antifona (non ci andava un master, neh) e ora sforna telefoni con una risoluzione notevole. Per dire, il nuovo (e prossimamente mio) BlackBerry Bold ha una risoluzione di 480×360, così come il futuro Nokia “Tube” toccherà la vetta del 640×360: ci manca poco alla cara, vecchia, VGA, che sa molto di Windows 3.0, ma cerchiamo di dimenticarcelo.

No, non è una banalizzazione dello “straordinario lavoro fatto da Apple sull’interfaccia, eccetera, eccetera” (il disco con i mantra Apple mettetelo su voi): è una mera constatazione tecnologica. L’interfaccia tutta frizzi e lazzi è una conseguenza dell’adozione di uno schermo risoluto, che permette di dispiegarla in tutta la sua beltà. Una scelta vincente, senza dubbio.

 

I PUNTI DI FORZA - L’INTERFACCIA CHE NON SI VEDE

Ecco, parliamo dell’interfaccia, elemento che dalle parti della mela si tende a sopravvalutare. Mi ripeto: bella, ma secondaria. Insomma, gli effetti grafici “cool” dell’iPhone sono la parte più trascurabile dei suoi tanti meriti. Certo, ora che non è diffusissimo potete ancora stupire gli amici in pizzeria, ma dopo un po’ passa.

Quello che pochi colgono è che gli elementi vincenti dell’interfaccia dell’iPhone sono sostanzialmente due e non sono tra quelli “cool”.
Il primo è evidente perché non si nota: l’interfaccia raramente è invadente. Insomma, i 480×320 pixel dell’iPhone sono quasi totalmente dedicati al contenuto, alle applicazioni e non ci sono elementi strutturali “pesanti” del sistema operativo ad occupare spazio prezioso sullo schermo.

Penso a Windows Mobile e alle sue tremende barre di scorrimento standard (cioè larghe su un cellulare quanto sono larghe su un computer) e mi scappa da ridere: ci va tanto a capire che su uno schermo mobile ogni pixel è prezioso e se ne sprechi 50 per delle barre stai facendo una fesseria?
Ecco, sull’iPhone le barre di scorrimento non esistono. Anzi, no, esistono ma spariscono subito e sono sottilissime. Tanto si scorre il testo senza usarle: servono solo a far capire a che punto della pagina ci si trova.

Il secondo elemento “forte” dell’interfaccia dell’iPhone è il suo essere progettata per essere zoomata con facilità. Chi ha studiato l’iPhone si è posto con intelligenza la questione dei *limiti* di un terminale mobile. E i limiti sono chiari: per quanto sia risoluto, uno schermo piccolo non ti fa vedere molto di una pagina Web se non puoi farci lo zoom.

Ecco, il punto di forza dell’iPhone è che non fai degli zoom generici (quello lo fanno molti smartphone), ma è possibile zoomare localmente, cioè ingrandire una sola colonna e massimizzarne l’occupazione dello schermo in modo automatico: basta farci doppio click col dito.
Non ho bene idea di come funzioni tecnicamente questa feature (credo che il browser capisca quali sono le colonne e i riquadri delle pagine Web e vi si adatti), ma funziona e di fatto rende possibile un’esperienza Web ragionevole anche con uno schermino con una risoluzione non eccelsa, per quanto superiore alla media in ambito mobile.

Tutto il resto, cioè le animazioni, gli effetti, ecc. sono decorazioni di glassa che mi interessano poco e che, purtroppo, per molti utenti superficiali (i vari Jerry Calà di cui si diceva qui) sono il vero selling point della torta iPhone.

 

I PUNTI DI FORZA - IL GPS E SOPRATTUTTO LA SUA INTEGRAZIONE NELLE APPLICAZIONI

Ho già scritto un post sul potenziale innovativo dell’avere un cellulare con al suo interno un GPS e un’adeguata dotazione di software che utilizzi le tante possibilità offerte dalla geolocalizzazione.
E in verità ho poco da aggiungere: stanno uscendo sempre più applicazioni che sfruttano il GPS. In generale sono fatte tutte ancora malino, ma col tempo gli sviluppatori cresceranno e credo riusciranno ad usare l’SDK di Apple in modo migliore. Se, poi, Apple consentisse ai suoi sviluppatori “terzi” di parlarsi e di fare comunità, oltre a fare una cosa intelligente, forse garantirebbe ai suoi utenti software migliore.

In ogni caso, il GPS integrato nel cellulare (che è ben diverso da un cellulare che ha *anche* una funzione GPS che usa solo per farti da navigatore) è uno degli elementi di crescita maggiori per l’iPhone. Già il fatto, con un’applicazione come Twinkle, di poter sapere istantaneamente chi sta twittando entro un certo raggio di metri da me, apre mille prospettive.

 

I PUNTI DI FORZA - IL BROWSER

Il browser, eccolo. C’è chi lo chiama Safari perché vuole credere alla panzana di Jobs per cui il browser dell’iPhone è parente del Safari che c’è sui mac, ma la realtà è che è un ottimo browser mobile. Ma resta, appunto, un browser mobile.

Il mini-Safari funziona bene, è relativamente veloce a caricare le pagine Web e riesce a rendere potabile la navigazione anche su siti Web reali, non obbligando l’utente alle forche caudine dei siti ottimizzati per dispositivi mobili.

Dopo un mese di utilizzo mi rendo conto che con l’iPhone e il suo browser riesco a gestire in modo efficace la mia routine online, cioè banalmente la lettura dei feed (con il client per iPhone di Bloglines, attualmente il migliore lettore di feed RSS per questo terminale, meglio anche di NetNewsWire), il chiacchiericcio su Twitter (con Twitterrific, ma fossi una persona seria utilizzerei Twinkle, di cui però detesto il look), la conversazione su FriendFeed (con la versione ottimizzata per iPhone) e la lettura di un po’ di giornali, nello specifico Repubblica, Corriere e NY Times, tutti con versioni ottimizzate o - nel caso del NYT - un client specifico (che crasha spesso e volentieri, ma ne riparliamo).

 

COSE CHE NON SO E/O CHE FUNZIONANO COSI’ COSI’

E’ un mese che ho l’iPhone e non ci ho fatto una singola telefonata. Non mi serve, ho già altri cellulari che svolgono perfettamente la funzione e restano accesi per giorni, cosa importante se il telefono serve a farti trovare, no?
Quindi non so dire nulla sulle funzioni telefoniche, ma insomma è un telefono. Sicuramente funzionerà. La rubrica è discretamente integrata col telefono, è facile da usare e, sebbene non sia un fulmine come sui Nokia, è decorosa in quanto a velocità. Di più non so e francamente non mi interessa, visto che uso un piano tariffario solo dati.

Tra le cose che funzionano così così metto subito i tanti (troppi, tutti brutti salvo qualche eccezione, cioè i 3 o 4 titoli più noti) videogiochi che escono sull’App Store. Sicuramente il sistema ha potenza grafica da vendere e infatti, complice lo schermo con una buona distribuzione di pixel in rapporto alle dimensioni, escono giochi graficamente apprezzabili. Ma, senza controlli fisici e con una batteria poverissima, l’esperienza videoludica è sostanzialmente riservata solo a chi gioca a casa con l’iPhone attaccato alla presa elettrica e non ama i giochi di azione.

Anzi, mi chiedo come mai escano tanti giochi che usano gli accelerometri dell’iPhone (poco utili e comunque ancora troppo poco reattivi quando si tratta di ruotare lo schermo) e non ci siano, invece, giochi “fermi” come gli strategici a turni, dove non bisogna ammazzarsi a premere tasti virtuali che fanno un po’ i comodi loro, ma si ha tempo per ragionare e premere le zone giuste sullo schermo. Tra l’altro sarebbero tra i pochi giochi compatibili con un uso in mobilità, visto che raramente abbondano di effetti 3D e altre menate grafiche.

Un’altra cosa che funziona così così è il supporto multimediale. Cavoli, per essere il frutto della relazione segreta tra un iPod e un cellulare, l’iPhone è schizzinoso e a volte incomprensibile per come si comporta con video e musica che si trovano in Rete.

Mi spiego: come è possibile che un telefono che suona senza problema gli mp3 che gli carico si rifiuti di suonarmi gli mp3 che trovo online? Cioè, se un sito presenta un link ad un file .mp3 c’è il serio rischio che l’iPhone non lo suoni, vai a capire perché. Coi video è peggio, perché la Apple insiste a privarci del supporto per i file DivX, sperando che - esasperati - compriamo film e serie tv su iTunes. E ovviamente tutti i video che utilizzano player Flash non c’è verso che funzionino (così come i video di YouTube che embeddo sul mio blog, nonostante l’iPhone sia compatibile con YouTube).

Ecco, il fatto di non riuscire ad ascoltare molte (troppe) radio online, tra cui la mia preferita Radio Nova, e troppe risorse musicali in Rete mi frustra un po’. Francamente ecco un’area in cui c’è del lavoro da fare. E dire che quando tutto funziona, l’interfaccia mutuata dagli iPod ha un suo perché.

Metterei tra le cose che vanno così così anche la posta push, i calendari push, ecc. No, non sto parlando del fallimento del lancio di MobileMe, destinato pare ad ereditare la sfiga di .mac. Parlo proprio della posta push, che push non è e non è nemmeno lontanamente parente del servizio BlackBerry.

In compenso, evitando MobileMe come la peste (peccato: adoro la sua icona), sono riuscito a sincronizzare un modalità push i miei vari Google Calendar con il calendario interno dell’iPhone, in modo del tutto gratuito grazie a NuevaSync
Non sembra, ma non è cosa da poco, contando che Google Calendar, appena capisce che hai un iPhone, ti presenta il calendario in una versione ottimizzata (anzi, pessimizzata) per iPhone in cui non puoi fare altro che consultare gli appuntamenti presi e nulla più.

Anzi, allargo il concetto: tra le cose che vanno così così per iPhone ci sono le Google Apps. Vanno ragionevolmente tutte malino o funzionano perfettamente in sola consultazione. Peccato, perché visto che l’iPhone non dispone di un wordprocessor, usare Google Docs mi avrebbe fatto davvero comodo. Ma per ora nulla, salvo usare servizi online minori e molto scadenti. 
In compenso, Google Talk - usato solo come chat - disponde di una versione online ottimizzata per iPhone che funziona davvero bene. Boh, speriamo che l’integrazione tra iPhone e Google prosegua, perché così è pochina. E l’uscita di Android potrebbe fermare tutto ciò per evidenti fini di concorrenza.

 

L’APP STORE: UNA COSA BELLA GESTITA MALE (E PIENA DI COSE INUTILI)

Come tutti sapete, l’iPhone ora accetta, anche senza hack, applicazioni da terze parti, basta che provengano dall’Application Store su iTunes. Insomma, in pratica Apple mette un’infrastruttura centralizzata per acquistare/scaricare applicazioni per gli iPhone e in cambio fa del caporalato sugli sviluppatori terzi, pretendendo un terzo degli introiti per sè: pratica commerciale discutibile e, credo, di futura analisi riga per riga negli uffici delle autorità antitrust di mezzo mondo, ma con il merito di fornire una sola repository sicura e garantita di applicazioni, con una sola interfaccia mono-click. Ricorda Synaptic su Linux? Esatto.

App Store è una bella idea, realizzata così così. Il problema è Apple, che al solito agisce in modo poco trasparente. Ci mette settimane a pubblicare le applicazioni sullo store (e questo include eventuali upgrade, magari critici, tanto che molti sviluppatori scrivono “avremmo in uscita la versione 1.3 del nostro software, ma Apple non lo fa uscire, chissà perché: pazientate!”), visto che ne fa una review manuale; dispone della presenza delle applicazioni in modo del tutto autonomo e oscuro anche ai diretti interessati, togliendo dallo store applicazioni utilissime (il mitico NetShare, che rende l’iPhone un modem, permettendo il tethering) e magari consentendo un’assurda applicazione da 1000? che non serve a nulla e che è lì per fregare i cliccatori disattenti (basta un click per comprare, su iTunes).

E poi ci sono ingenuità notevoli. Per esempio è impossibile provare il software: o lo compri o speri che qualcuno lo faccia prima di te e scriva una recensione.
In compenso chiunque può scrivere e far pubblicare su iTunes una recensione di un programma senza averlo provato. Fatevi un giro sull’App Store e troverete centinaia di recensioni di utenti che si basano sul look degli screenshot delle applicazioni. Può sembrare una minuzia, ma in realtà quelle recensioni - in assenza di versioni di prova - sono spesso l’unico modo per capire se un programma fa al caso tuo o no. E mai come un questo caso un filtro di qualità sullo user generated content è necessario.

Ora si parla di far crescere l’App Store, garantire lo sviluppo di versioni Beta, favorire la crescita dei programmi attraverso le prove degli utenti, ecc. Ma ora come ora lo store è elementare, poco raffinato e male organizzato. E francamente il 99,9% delle applicazioni presenti sono inutili, brutte e identiche tra loro. In compenso quello 0,1% è valido (come l’applicazione per WordPress, ora migliorata), funzionale anche se limitato (Facebook), ottimo (EverNote), sorprendente (BeatMaker) e grandioso (Remote). Ma resta una minoranza e ci sono troppe mancanze. 

(in più fa rabbia notare che l’App Store statunitense dispone di applicazioni come un client mobile per Last.fm o un client Google, che fastidiosamente non si materializzano qui in Italia, periferia dell’impero e aspirante repubblica delle banane)

 

COSA PROPRIO NON VA - LA TASTIERA (E IL PREDICTIVE TEST ANALFABETA)

Veniamo alle dolenti note, cioè le cose che ancora non vanno nell’iPhone.
La prima è nota: è la terribile tastiera virtuale. Lo so, me ne lamento ogni 5 minuti. Evidentemente un motivo ci sarà, no?

Funziona male, malissimo. E non solo perché è una tastiera virtuale e, quindi, inferiore sotto ogni aspetto alle tastiere reali. Fosse quello il problema, capirei.
Il vero dramma della tastiera è che non è intelligente, anzi è vessata da un sistema di predictive text che fa schifo, anzi che è uno dei motivi per cui talvolta detesto l’iPhone che ho per le mani.

Immaginate di avere difficoltà a parlare e, mentre vi esprimete lentamente, un tizio lì accanto completa le vostre parole, sbagliandole.
Il predictive text della tastiera dell’iPhone funziona esattamente così ed è stato programmato da un sadico o da un demente completo. Iniziate a scrivere una parola e, giunti alla fine, vi accorgete che è cambiata. Colpa vostra? No, colpa sua, dell’iperzelante predictive text.

Il problema è che la tastiera dell’iPhone è stata pensata per gli Stati Uniti e non ha accentate e apostrofi in prima battuta. Per accentare una lettera bisogna faticare un po’ (tenere premuta la lettera e aspettare che compaiano le alternative, da scegliere strisciando il dito e poi rilasciando), ma alla lunga si impara.
Purtroppo chi ha progettato il predictive text ha deciso che la suddetta operazione è troppo pesante per noi: ci pensa lui ad accentare e apostrofare quello che scriviamo. Il problema è che accenta ed apostrofa TUTTO.

Provi a scrivere una parola banale come “ma” e lui scrive “m’a”. Gran parte delle parole che finiscono in “o” vengono accentante, perché il sistema adora il passato remoto. Peggio ancora, una parola usatissima come “che”, diventa “chè”, per di più con l’accento chiuso. E tutte le volte che scrivi “sto”, lui scrive “stò”, facendoti pure passare per ignorante.

Il risultato è che, una volta padroneggiata la tastiera virtuale, il 90% del tempo di digitazione è speso a correggere gli errori fatti dal predictive text. E correggere gli errori sull’iPhone non è facilissimo, al punto che non sto a spiegarvi come si fa perché è lunghetto. Fidatevi. Ci vorrebbero proprio delle belle frecce direzionali da qualche parte, ma niente.

Teoricamente il predictive text dovrebbe imparare dai propri errori, per cui all’ennesimo ”che” trasformato in “chè”, dovrebbe capire. Il problema è che il sistema non solo non tiene conto della “popolarità” di un’espressione (cioè, è ragionevole pensare che un utente scriva più spesso “ma”, rispetto ad espressioni che iniziano con “m’a…”) quando si tratta di fare delle correzioni, ma è duro di comprendonio. Dopo un mese d’uso, sono ancora lì che correggo i “chè”.

Per di più la tastiera non è intelligentissima. Personalmente contesto il fatto che in prima battuta non ci siano tasti come il punto, la virgola, lo slash e la chiocciolina (che compare in certe configurazioni della tastiera, tipo quando si digita il campo destinatario di una mail).
Il fatto è che sono tasti di uso comune, nel Web del 2008 in cui spesso si digitano indirizzi email per accedere ai propri account e si digitano indirizzi Web che richiedono punti e slash.

Insomma, la tastiera resta il più grande punto debole dell’iPhone ed è il motivo per cui, oltre alla non-pushaggine della posta, sconsiglio vivamente il melafonino come solo terminale per un uso business in mobilità.

 

COSA PROPRIO NON VA - LA BATTERIA, MIO DIO!

La batteria se la gioca con la tastiera in quanto a difetto-killer dell’iPhone. Dura pochissimo, non ci sono mezze misure, consigli di ottimizzazione o argomenti di dibattito.

Mi rendo conto che nel primo mese di utilizzo uno smanettatore di professione come il sottoscritto possa “spremere” un po’ troppo un terminale mobile.
Però quotidianamente mi capita di iniziare ad usare l’iPhone verso la tarda mattinata (tipo le 11 passate) e ritrovarmi con la batteria a zero verso ora di cena. E dire che faccio di tutto per risparmiare: ho eliminato la ricerca di WiFi liberi, ho ridotto la luminosità dello schermo e, poiché non lo uso per telefonare, quando guido metto il telefono in modalità “volo in aereo”, completamente sconnesso dal mondo.

L’unica scusa che posso garantire all’iPhone è che, nel mio caso, avendo Tre come operatore, è sempre attivo in modalità 3G, che notoriamente consuma più che la connessione EDGE o GPRS. Però, capitemi, è un terminale con cui non faccio e non ricevo telefonate o SMS: non può consumare tutta la batteria dopo 6 o 7 ore, contando che non lo uso come iPod, non guardo quasi mai video di YouTube e uso molto poco il GPS.

Insomma, ho fatto tutto il possibile per dare la colpa alle mie modalità d’uso, ma quando ho letto che all’ottimo Marco Formento (che è persona di prestigio, molto più morigerata di me nell’abuso delle tecnologie) l’iPhone 3G è durato sì e no 3 ore a Barcellona, mi sono un po’ cadute le braccia.
E tra l’altro mi si è confermato il sospetto che l’iPhone, in presenza di poco segnale, consumi come un maggiolone in prima.

Magari sono problemi di gioventù, risolvibili via firmware con una migliore gestione di come il telefono interagisce con le SIM e con la rete telefonica (ad esempio ho l’impressione che il firmware 2.0.1 abbia allungato un po’ la vita alla batteria), ma credo che per un telefono che non ha la batteria intercambiabile, un’autonomia inferiore alle 12 ore in uso/standby sia inaccettabile.
Mi va anche bene un telefono da caricare ogni santo giorno, ma voglio che mi permetta di farmi un’intera giornata in giro senza schiattare poco dopo l’ora del te.

 

COSA PROPRIO NON VA - LA FOTOCAMERA

Potrei dire che, dopo la fotocamera sul Treo 650, quella sull’iPhone è la peggiore che sia capitata tra le mie mani. Del tutto priva di feature, con un sensore pessimo, con una bruttissima resa dei colori, è un “di più” sull’iPhone. Non riesco a pensarla diversamente.

E dire che la uso tanto, perché sto usando l’iPhone per fare un po’ di life-blogging fotografico sul mio Tumblr grazie ad un’applicazione specifica, ma finora - dopo circa 400 foto di  - non sono riuscito a produrre una sola fotografia apprezzabile o comparabile con le foto che facevo con il vecchio Nokia 6630.

Insomma, un cellulare con un profilo “alto” come l’iPhone merita una fotocamera migliore, un flash e un software di gestione che non si limiti al solo “point and shoot”, contando che lo “shoot” peraltro funziona in modo demente e il pulsante dello scatto si attiva quando si toglie il dito dallo schermo, non quando lo si preme.

C’è poi un problema accessorio di cui credo vi siate resi conto se passeggiate dalle parti del mio Flickr: non riesco a postare le foto dritte. Uso un programma che si chiama Mobile Flickr (anzi, ora Mobile Fotos), ma non azzecca mai l’orientamento delle immagini.
E purtroppo Flickr è uno dei siti che funziona male con l’iPhone, quindi non riesco a girare le foto storte se non usando un computer e un browser “vero” (e in generale vi perdete tutto il bello di Flickr, con l’iPhone: niente slideshow, niente drag and drop, ecc. al punto che uso la versione mobile per amor di rapidità).

 

COSE DI CUI SI SENTE TANTO LA MANCANZA - IL COPIA-INCOLLA!

Oltre alle cose che non vanno, ci sono elementi, funzionalità, ecc. di cui si sente enormemente la mancanza sull’iPhone e che, data la natura del telefono, dovrebbero assolutamente esserci.

La prima è il copia-incolla. Apple ci ha raccontato che erano così presi dal trambusto di sviluppare l’iPhone che se ne sono dimenticati, considerando il cut&paste una feature trascurabile. Non ci credo (non credo mai alla Apple: è troppo poco trasparente ed etica, per i miei gusti), ma in effetti non riesco a spiegarmi la mancanza di questa feature essenziale se non con un attacco di follia autolesionista collettiva.

Il fatto è che il copia-incolla serve tantissimo, soprattutto se si vuole fare dell’iPhone il terminale per i nuovi servizi online. Che me ne faccio di un client per WordPress, per Twitter, per FriendFeed, per Facebook, ecc. se non riesco a copiare una URL e linkare una pagina Web?

Mi capita più volte al giorno di incappare, mentre navigo con l’iPhone, in cose divertenti o interessanti che vorrei tanto segnalare in giro e ogni volta desisto, a meno che abbiano URL facili che mi imparo a memoria e digito a mano. Ma si può? Così si perde tutto il potenziale “social” della navigazione. Se non posso segnalare, non condivido e non partecipo all’intelligenza connettiva, ecc.

Credo che Apple dovrebbe capire che il copia-incolla è un elemento essenziale in un telefono di questo genere e non può non esserci. Mi chiedo cosa ostacoli questa feature, che peraltro non mi sembra niente di stellare. Se non riescono a farlo per il testo delle pagine Web (perché magari il browser le trasforma in grafica, chi lo sa?), che almeno permettano di copiare-incollare le URL, sarebbe già un passo avanti notevole.

 

COSE DI CUI SI SENTE TANTO LA MANCANZA - FLASH

Siamo tutti d’accordo che Flash, inteso come quella iattura che per anni ci ha obbligati ad attese snervanti senza nemmeno il sollievo di uno “skip intro”, deve morire e con esso gli ultimi pubblicitari analfabeti di tecnologia, abbagliati come gazze da tutto ciò che luccica e si muove, che continuano a tenerlo in vita con un accanimento terapeutico da far invidia a certi circoli cattolici.

Però esiste del Flash funzionale, non estetico, che fa funzionare meglio alcuni siti e servizi. Per dire, i tanti player audio-video in Flash, siti come Flickr, ecc. Se usato in piccole dosi e con un’ottica sana, Flash va bene.

Però l’iPhone non ne vuole sapere. E se ovvia alla flashaggine di YouTube con un’applicazione ad-hoc, non lo fa per migliaia di altri siti che usano Flash, togliendoci la possibilità di usufruire di molti contenuti.

No, non voglio giocare ai giochini in Flash. Banalmente, vorrei drizzare le foto storte su Flickr, ascoltare qualche radio online, guardare qualche video che non sta su YouTube (e no, non è YouPorn) e in generale avere garantita un’esperienza Web il più possibile completa.
Mi chiedo come mai un device meno costoso e complesso come l’Archos 605 WiFi sia compatibile con Flash e l’iPhone, su cui girano videogiochi 3D potenti, no.

 

BILANCIO

Elencati pregi, cose medie, difetti, ignoranze e cose che mancano, è opportuno un bilancio.

Sarò franchissimo: l’iPhone è una tecnologia estremamente affascinante e credo che ogni appassionato di tecnologia dovrebbe averne uno, non fosse altro perché è il gadget del momento e un bel po’ di novità arriveranno da quelle parti.

Lo consiglio? Lo consiglio, sì.
Anzi, per alcuni (i nerd) lo caldeggio. Ma a determinate condizioni.

La prima è che non lo usiate come unico telefono, perché davvero non ce la fa con la batteria.
La seconda è che non lo usiate come strumento di lavoro, perché la sua posta push è un po’ un pacco, il client di posta è carino ma non è immediato, veloce e funzionale come quello dei BlackBerry e per chi è in mobilità la tastiera virtuale è scomodissima, soprattutto se ha necessità di dover scrivere molto.

Ecco, se siete sopravvissuti alle due condizioni, correte a comprarlo.
In pratica se avete bisogno di un Internet Tablet che davvero funzioni bene e vi stia in tasca, non avete alternative e attualmente non c’è concorrenza, contando che il pur ottimo N810 Nokia richiede un cellulare in abbinamento, per navigare in mobilità.

Però abituatevi a girare con due cellulari, perché non c’è alternativa. Il gingillo, se usato per navigare in modo non sporadico, dopo un po’ esaurisce la batteria e non c’è modo di sostituirla con una carica (altra grave cazzata di Apple per spillare qualche decina di euro in più agli utenti).

La fatica di scarrozzare due telefoni è ripagata dal pregio di avere realmente una bella fetta di Internet sempre in tasca a disposizione, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Attenzione: non si tratta di un accesso “minore” al Web: l’esperienza di navigazione e di gestione dei principali servizi online è assolutamente gratificante, salvo alcuni casi.

Insomma, l’iPhone può diventare il principale strumento di divertimento in mobilità. E con “divertimento” non intendo solo lo svago dei giochini, ma tutto il piacere che c’è nel comunicare, nell’informarsi, nell’andare alla scoperta, nel creare (a questo proposito ho scaricato un programmino con drum-machine, multi-effetto e sequencer con cui mi sfondo i timpani nei tempi morti) e nel confrontarsi con una comunità di pari online.

 

IL COLPO DI SCENA

Una recensione prolungata e sostanzialmente positiva, in alcuni tratti entusiastica, però, si trova a fare i conti con una situazione che in territorio Apple si verifica abbastanza raramente.
Il fatto è che l’iPhone 3G è un prodotto che fa bene un sacco di cose, ma ha un difetto non trascurabile: funziona davvero male.

Allo stato attuale, l’iPhone 3G è “buggy”, pieno di errori di gioventù grandi e piccoli che lo rendono ben poco affidabile. Fatevi un giro online e scoprirete che la tradizionale affidabilità dei prodotti di Cupertino, come previsto, è andata a farsi friggere non appena le vendite sono cresciute.

Per esperienza personale, tra l’altro estremamente fortunata, posso dire che l’iPhone mi va in errore 5 o 6 volte al giorno. Spesso sono cose da poco, solitamente Safari che si impalla ed esce o l’applicazione per leggere il New York Times che va in crash, ma sui grandi numeri la realtà è ben altra, con una non trascurabile porzione di utenti costretti a decine di ripristini del telefono (3 ore ogni volta), altri con l’iPhone vessato dall’equivalente jobsiano del Blue Screen Of Death (il White Apple Logo Screen Of Death: WALSOD), tantissimi che hanno riscontrato errori in fase di aggiornamento, applicazioni instabili, ecc.

Non è un caso che Apple abbia diffuso in fretta e furia il firmware 2.0.1 (con una procedura di aggiornamento che si è rivelata problematica per molti) per apportare qualche miglioria richiesta a gran voce dalla base utenti che, scontenta, reclama una 2.0.2 perché molte magagne non sono sparite e nessuno ha voglia di attendere il firmware 2.1 questo autunno, passando l’estate con un telefono “ballerino”.

E’ il destino del successo tecnologico. Tutti pensavano che Apple avesse la bacchetta magica e aziende come Microsoft solo informatici brocchi, ma la realtà è che più utenti hai, più i tuoi prodotti rischiano sotto il profilo qualitativo e più hai difficoltà ad affrontare le issues che la tua base d’uso ti presenta.

C’è poi un fattore psicologico in più, in tutto ciò. Il fatto è che l’iPhone viene venduto come un telefono, ma ha un tasso di errore da computer (e richiede un minimo di competenza informatica per essere usato), cosa che spiazza non poco alcuni utenti, in primis i neofiti che hanno comprato l’iPhone perché è di moda e si lamentano perché non riescono ad installare iTunes sui loro Pentium 3 Packard Bell con sopra Windows ME.

Leggere i forum specializzati, in questi giorni, è a modo suo divertentissimo, perché si assiste a discussioni psichedeliche tra evangelisti della mela di vecchia data e tamarroni che hanno comprato l’iPhone per non sfigurare al bar e si disperano perché non riescono a metterci su la suoneria di Bella Topolona.

Confermo, in ogni caso, che l’iPhone non è attualmente un prodotto stabilissimo. Io, in attesa di tempi migliori, me ne sono fatto una ragione. Ma tenetene conto prima di decidere se comprarlo.

 

POSTILLA - CHE CI FAI CON L’IPHONE?

Già, che ci faccio con l’iPhone?
In gran parte ci navigo, come dicevo prima: leggo i feed e i quotidiani e faccio un po’ di chiacchiera/conversazione online su Twitter, FriendFeed, Facebook.

In più, da qualche giorno faccio delle prove tecniche di life-blogging sul mio Tumblr. Tradotto in termini comprensibili, cerco di postare immagini e testi che tengano traccia degli eventi rilevanti delle mie giornate (ma anche e soprattutto di quelli meno rilevanti: vado un po’ a ruota libera, ecco) e permettano pure di capire, grazie alla geolocalizzazione, *dove* si svolgono.

Per fare tutto ciò, uso un’applicazione specifica per iPhone che funziona benino (su Tumblr e Blogger), se non fosse che ha l’ossessione di scrivere ogni parola con la prima lettera maiuscola, rendendomi ancora più odiosa la scrittura con la tastiera virtuale.

Un’altra cosa che faccio è caricare in tempo reale su Flickr (storte) un po’ di foto che faccio in giro. Ma sono talmente brutte che meditavo di parcheggiarle su un account Flickr gratuito, per separarle da quelle che faccio con la reflex che mi piace pensare siano un po’ più potabili come qualità.

Uso spesso anche Evernote, che è un’applicazione molto bella per prendere note, appunti, registrare suggestioni, ecc. Funziona sia sul computer che sull’iPhone e sincronizza perfettamente i due sistemi, così le note prese al telefono (vocali, testuali, immagini, ecc.) sono presenti anche sul computer e viceversa. Provatelo: è gratis e funziona davvero bene, oltre a favorire il pensiero creativo.

Nel tempo libero dal cazzeggio online, uso tantissimo Remote, controllando ogni mattina la mia libreria iTunes e improvvisando playlist sparate a volume 11 sullo stereo mentre cerco di svegliarmi. Funziona benissimo e ne ho già parlato qui. Se Remote cresce bene, potrà diventare un programmone. Già è uscito un software che serve a controllare in remoto le presentazioni fatte con Keynote e la filosofia è quella: usare l’iPhone come terminale mobile di un sacco di cose, basta che siano dotate di WiFi.

Se sono proprio privo di risorse, faccio una partita a biliardo, gioco a cui sono poco più che nullo in quanto miope, maldestro e dotato di una mira proverbiale in quanto a fallacia.

In compenso faccio un intenso uso notturno dell’iPhone, tranne quando uso l’Archos 605 WiFi per godermi un film in DivX direttamente nel letto (continua ad essere il migliore player video portatile in circolazione).

Di fatto uso il melafonino come lettore di e-book. Grazie ad un’applicazione che si chiama Files, posso trasferire documenti di ogni genere sull’iPhone (che viene visto in rete come un host con spazio disco, dotato di un proprio IP, volendo protetto da password) e poi leggerli comodamente sia in modalità portrait, sia in modalità landscape.
Il vero pregio di Files è che il suo lettore di file PDF interno ha una feature che molti altri reader, anche ufficiali, non hanno e che è fondamentale per leggere i libri elettronici: tiene il segno e permette di specificare segnalibro personalizzati all’interno di un testo.

Come regalino demenziale, se vi collegate a questo blog da un iPhone, dovreste vederlo in versione ottimizzata per il suo schermo, con tanto di menù, effettini e finezze varie, tutto merito di un plugin facile da installare e che non disturba la visione “normale” del blog. Se avete WordPress aggiornato al 2.5.1, fateci un pensierino.

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TIM tenta di innovare i servizi offerti ai propri clienti introducendo TIM ìM TIM I’m, la nuova e innovativa rubrica. Questa rubrica è composta da 4 cartelle: la lista di tutti i tuoi contatti; i tuoi contatti preferiti: con cui comunichi con maggiore frequenza; i tuoi contatti Alice Messenger; i tuoi contatti Windows Live Messenger. L’utilizzo della nuova rubrica TIM I’m ...
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Manca ormai poco agli europei di calcio e Gigabyte Communications sembrerebbe puntare molto sull’integrazione sui propri dispositivi della funzionalità TV. Nasce dunque GSmart T600, un PDA Phone che permette di ricevere ovunque i canali del digitale terrestre assolutamente gratis. Ad arricchire l’offerta di Gigabyte, altri due modelli: l’MW700 e l’MS800, entrambi dotati di ricevitore GPS integrato ...
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Dimenticatevi Obama-Biden e “nonno” McCain-”baciapile” Palin: questi sì che esprimono davvero lo spirito americano: figli dell’immigrazione (chi non lo è, negli Stati Uniti, nativi americani a parte?), talentuosi, preparati, un po’ selvaggi, coraggiosi, capaci di parlare all’America working class (il momento in cui Morello fa il Mario Capanna parlando ai celerini è da antologia) e pure capaci di fare una barca di soldi.

E poi pensa che bello: un candidato presidente che in campagna elettorale ad ogni slogan fa seguire un riff di chitarra e accetta la nomination facendo stage diving sulle nonnine dell’Arkansas, opportunamente borchiate. E alle primarie vince la delegazione che poga più duro.

Vado ad asciugarmi il sudore.

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Un cliente inglese ha acquistato un iPhone e al suo interno ha trovato delle misteriose foto. Le foto in questione sono di una ragazza che a quanto pare sembra che lavori per l’azienda di Apple, queste foto stanno creando parecchia curiosità in rete, tanto da far ribattezzare la ragazza con il nome “iPhone Girl”. Una delle foto dell’iPhone [...]
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Se alcuni di voi usano siti di condivisione musicale, tipo Last.fm o MySpace, questa utility vi sarà sicuramente preziosa. Per chi non usa questi portali, vi consiglio di farlo, soprattutto Last.fm che preferisco per la grafica, sicuramente molto ben fatta rispetto a MySpace. Lo descrivo brevemente per i pochi che non lo conoscono. Con questo servizio [...]

sembra funzioni meglio da quando ci partecipano anche i cittadini. I Consiglieri fanno proposte, sono sempre presenti, ma tutti dicono che non è merito di Beppe Grillo. E DI CHI E’ IL MERITO ALLORA???

Il sindaco Chiamparino insinua che questo stia avvenendo solo perchè interessa conoscere con che meccanismi dovranno scontrarsi le liste civiche. E CHE MALE C’E’ IN QUESTO!!!

Credo sia bello che cittadini comuni comincino ad occuparsi di politica, pensando che un giorno quei posti di solito vuoti potranno essere occupati da loro!

I qualunquisti sono quelli che affermano che tanto, anche se entreranno altre persone, l’andazzo rimarrà quello. E qui vi sbagliate! Se il cittadino comincia a partecipare alla vita pubblica e vede che le cose migliorano, continuerà a partecipare. E’ finita l’epoca del “Lei sa chi sono io”. Andate a lavorare!

?Volete il nucleare?? A questa richiesta, formulata in tre quesiti, 8 italiani su 10 nel 1987 risposero No. Tra due giorni, giovedì 8 novembre, si celebra il 20° anniversario di una scelta radicale per il nostro Paese: quella fatta con il voto del referendum popolare che ha bandito la produzione di energia nucleare e reso l?Italia la prima tra le nazioni industrializzate a uscire dall?atomo. Una strada che solo recentemente hanno seguito in Europa anche la Germania e la Spagna. Pensare di tornare indietro sarebbe folle. Se l?Italia oggi volesse allinearsi alla produzione elettrica media UE da nucleare (30%), dovrebbe costruire 8 reattori come quello che sta realizzando la Finlandia (il più grande al mondo), oppure 8 come gli ultimi completati in Francia tra il ?96 e il ?99, oppure 12 di quelli più grandi in costruzione in Cina o 13 di quelli di tipologia russa.Sebbene l?AIEA (Agenzia Internazionale per l?Energia Atomica) abbia censito nel mondo, a ottobre 2007, ben 439 centrali in attività per una potenza installata di 371.647 MW, il nucleare è oggi una fonte di energia in declino e, dopo la tragedia di Cernobyl del 1986, vede la maggioranza dell?opinione pubblica europea nettamente contraria. E lo è nonostante la ripresa di programmi nucleari in alcuni Paesi, nonostante la nuova ondata di consenso da parte del mondo politico alle prese con l?impennata dei prezzi del petrolio e, più recentemente, anche con la crisi del gas russo, nonostante l?atteggiamento possibilista di chi la considera un?opzione ?pulita? per favorire la riduzione di gas serra e combattere i cambiamenti climatici. Infatti secondo l?AIEA, il contributo dell?atomo al fabbisogno mondiale di energia scenderà dal 15% al 13% entro il 2030. E a spiegare questo trend negativo ci sono i soliti vecchi problemi legati a questa fonte energetica. In primo luogo quelli legati alla sicurezza delle centrali, alla gestione delle scorie e allo smantellamento degli impianti in disuso, nonché alla loro protezione da eventuali attacchi terroristici e alla proliferazione di armi a testata nucleare. A cui si deve aggiungere la sempre minore disponibilità di riserve di uranio e i costi ?veri? necessari per fornire 1 kWh di energia elettronucleare. Legambiente li ha analizzati uno per uno in un dossier (in allegato) dal titolo?I problemi irrisolti del nucleare a vent?anni dal referendum?, presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa.?Quella dei costi è la vera questione: produrre energia nucleare è antieconomico ? ha detto Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente -. Un aspetto su cui si continua a fare falsa propaganda, soprattutto in Italia, spacciando l?atomo come una tra le fonti meno care. Infatti negli Stati Uniti, dove i produttori sono tutti privati, non si inaugura un impianto dalla fine degli anni 70 e oggi, in Europa, solo la Finlandia sta costruendo un nuovo reattore, tra mille intoppi e pesanti ritardi dovuti a problemi costruttivi e all?aumento dei costi. Insomma chi ne parla come di una fonte competitiva sotto il profilo economico, mente sapendo di mentire: il costo di un kWh di elettricità da nucleare deve necessariamente comprendere anche la chiusura del ciclo del combustibile, lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento delle centrali per essere considerato reale e competere sul mercato?. Il dossier traccia in primo luogo la mappa del nucleare civile nel mondo. Leader per numero di centrali sul proprio territorio sono gli Stati Uniti con la bellezza di 104 impianti in funzione, seguiti dalla Francia con 59 (che copre così il 78% del fabbisogno elettrico nazionale) e dal Giappone con 55. Nel Vecchio Continente, dove sono attivi 197 reattori, alle spalle della Francia, c?è la Russia con 31 centrali, quindi l?Inghilterra con 19, la Germania con 17 e l?Ucraina con 15. Un problema tutt?altro che secondario è quello legato all?ingresso nell?Unione degli Stati dell?Est Europa. Oggi più che in passato nel mondo occorre garantire nuovi e più elevati standard di sicurezza. Nei nuovi membri UE il controllo sulle centrali e la chiusura di quelle più vecchie richiede un forte impegno soprattutto finanziario. Sebbene negli ultimi anni siano stati ridefiniti anche regolamenti e direttive sulla tempestiva notifica in caso di incidente e sulla gestione dell?emergenza, dobbiamo registrare forti ritardi nella dismissione di alcuni impianti, se non addirittura il prolungamento dell?attività di reattori che non dovrebbero più funzionare. E? il caso della centrale di Ignalina in Lituania, di quella di Bohunice in Slovacchia o di quella di Temelin nella Repubblica Ceca, dove negli scorsi anni si è verificata una serie di piccoli incidenti che hanno messo in allarme la vicina Austria. Nel 2003, nell?impianto di Paks in Ungheria (considerato dall?AIEA tra i 25 più sicuri del mondo) si è verificato un incidente classificato di livello 3 della scala INES (International Nuclear Event Scale). Ma la storia del nucleare, sia civile che militare, è costellata da una lunga lista di incidenti, che Legambiente ha provato a mettere in ordine (si tratta solo degli episodi conosciuti): tra i più gravi vanno ricordati quello di Sellafield in Inghilterra nel 1957, quello di Three Mile Island nel 1979 negli USA, la catastrofe di Cernobyl, Tokaimura in Giappone nel 19