![]() L’ultima conferenza della FAO, che si è tenuta in giugno a Roma, ha prospettato per il futuro delle risorse agricole mondiali, uno scenario inquietante. La coltivazione su scala intensiva dei prodotti agricoli, come colza, canna da zucchero, palma,soia, mais, patate, a scopo energetico, è entrata in forte competizione con le colture tradizionali da sempre alla base dell’alimentazione umana, basti pensare al mais o al riso, prodotti agricoli che costituiscono il fondamento di larghe fasce di popolazione di paesi non industrializzati, già fortemente penalizzati dai mutamenti climatici dovuto all’effetto serra, ai quali vengono sottratti i loro prodotti alimentari, per riempire i serbatoi delle auto dei paesi industrialmente progrediti o in forte crescita industriale come l’India e la Cina. Il risultato è stato un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che rischia di affamare il pianeta. Per contro, ci sono alcuni paesi da sempre in prima linea per lo sfruttamento delle fonti energetiche alternative,derivate dalle biomasse, come il Brasile,che hanno annunciato l’indipendenza energetica, azzerando di fatto l’importazione del petrolio dall’estero. Il prezzo da pagare è comunque troppo alto, le biomasse ricavate dall’agricoltura, competono con la sopravvivenza del nostro pianeta; ma come conciliare la necessità di prendere le distanze dalla dipendenza energetica del petrolio e altri combustibili fossili senza depauperare l’ambiente circostante a causa della pratica della monocoltura, da sempre responsabile dell’impoverimento del terreno? La risposta questa volta potrebbe venire dal mare, una fonte potenzialmente inesauribile di biocarburante, che solo marginalmente tocca la produzione agricola alimentare, in quanto potenzialmente è un tipo di coltura implementabile anche su terreni scarsamente produttivi, fino ad ipotizzare i deserti e le zone paludose. Già dai tempi dell’amministrazione Carter, negli Stati Uniti, il Department of Energy Office of Fuel Development, portò avanti un programma di ricerca per lo sviluppo di energie rinnovabili ricavate dalle alghe, il punto centrale di questo programma conosciuto come ASP (Aquatic Species Program) era la produzione di biodiesel ricavato da alcune specie di alghe, particolarmente ricche in contenuto lipidico e coltivabili in stagni, utilizzatrici per il loro metabolismo di CO2 prodotto dai residui di combustione delle piante. Nel corso di un ventennio dall’inizio di questo programma la ricerca ha fatto dei passi da gigante per tutto quel che riguarda il loro metabolismo di crescita, merito delle nuove tecniche di manipolazione genetica e dei sistemi di produzione. Gli studi dell’ASP hanno preso in considerazione tutti gli aspetti dell’algacoltura, dal modo di ottenere la resa maggiore in termini di olii, alle condizioni estreme di temperatura,pH, salinità.Attualmente l’Università delle Hawai dispone di una raccolta di 300 specie di microrganismi acquatici in larga misura alghe verdi e diatomee, a disposizione per la ricerca scientifica. Le alghe in condizioni di stress ambientale, reagiscono producendo un surplus di sostanze oleose, specialmente in carenza di silice per le diatomee e nitriti per le alghe verdi. Le alghe sono organismi fotosintetici, che necessitano della luce del sole per il loro metabolismo energetico. La fotosintesi è quindi il processo indispensabile per trasformare l’energia solare in sostanze nutritive, combinando l’acqua con l’anidride carbonica per produrre biomasse. Dopo aver studiato numerose specie acquatiche,l’interesse dei ricercatori ASP, è stato focalizzato sullo studio delle microalghe, la cui prospettiva in termini di resa di olio combustibile è molto più interessante rispetto alle macroalghe e agli organelli emergenti. Le microalghe sono classificabili in quattro classi distinguibili per la loro pigmentazione, il loro ciclo biologico e la loro struttura cellulare:
Attualmente la ricerca è orientata verso lo studio delle diatomee e delle alghe verdi. Fonte www.demetra.org | |
Salta fuori che sono stato uno dei pochi a riuscire a fare foto decenti (ero in prima fila) al vecchio Tom e allora quelli di Mucchio e alcuni altri giornali internazionali lo hanno scoperto attraverso la rete… | |
| Vodafone, dal 30 agosto 2008 cambia le condizioni della tariffa Euro Tariff. Le novità riguardano le chiamate effettuate e ricevute in Zona 1, cioè nei Paesi seguenti: Andorra, Austria, Belgio, Bulgaria, Caraibi Francesi, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gibilterra, Grecia, Gran Bretagna, Guernsey, Guyana Francese, Irlanda, Islanda, Isole Faroe, Isola di Man, Jersey, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, [...] | |
Caro Google ti scrivo così mi incazzo un po’ Concedetemi questa breve digressione poetica, prendendo spunto dal grande Lucio Dalla. Oggi sul solito ottimo Punto Informatico che ci illustra sulle vicende del suo nuovo servizio Google Street view servizio che si promette di fotografare a livello stradale la maggior parte delle città europee. Prossimamente sarà forse possibile trovarsi la propria casa visibile, su Google Earth, Maps e derivati. Google nella sua breve e gloriosa storia, da geniale ed efficace motore di ricerca, si è trasformato in un formidabile raccoglitore di informazioni sui nostri comportamenti digitali e non.
Mi viene da chiedere quali stupende query si possono realizzare incrociando i dati dei vari database degli svariati servizi di Google, ai quali ci siamo iscritti. Ammetto di non aver approfondito bene la questione, ma ho comunque la sensazione che anche involontariamente stiamo consegnano a Google molti dati sulla nostra vita, fotografie della nostra casa comprese. Se da una parte questi servizi offrono possibilità prima impensate, tra cui l’innegabile vantaggio di avere tutto online e condivisibile, secondo il mio modesto parere la privacy dei singoli incomincia a essere messa seriamente in pericolo. Soprattutto se a usufruire dei dati acquisiti potrebbero essere società terze. Malgrado la buona fede del gigante del web. Forse è solo una mia sensazione, ma non mi piace affatto l’idea che questo potere e la concentrazione di una quantità enorme di informazioni e dati sensibile finisca in mano di un’ impresa commerciale privata. Nell’ epoca del Web 2.0, l’informazione sembra essere il nuvo oro, e la rete il nuovo Klondike, con un’ unico grande cercatore d’oro. Dopo un periodo nel quale ci si iscriveva ai più svariati web servizi, spesso poi inutilizzati, sarà forse il caso di diventare più selettivi, e meglio tutelare un po di più la nostra preziosa privacy online. L’anno che sta arrivando tra un anno passerà | |
In rete esistono moltissimi bravi Web designer, e come per ogni Web professione è la rete stessa il mezzo principale per auto promuoversi. Non fa eccezione il bravo 25enne, alias Matthew Inman che nel suo sito ci illustra efficacemente mediante immagini, come vanno le cose in rete in questa calda estate 2008, che volge ormai al termine. Si tratta di un semplice ma eccellente esercizio di comunicazione che pur merita di essere visto, io ne propongo solo una parte, il resto è su http://0at.org/summer-2008.html
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Post brevissimo, guardando questo prototipo di webcam wireless di Philips creato da Flynn Product Design (sembra un po un grosso ragno da scrivania) ho notato una certa somiglianza con un’ altro oggetto di culto del design moderno.
Mi sembra che il design di questa bella e futuristica cam si rifaccia infatti allo spremiagrumi di Philippe Stark, la Juicy Salif, capolavoro di design (realizzato per l’italiana Alessi) assolutamente inusabile come spremiagrumi. Probabilmente sono solo somiglianze, ma credo che nel design sia giusto rifarsi a chi prima di noi ha dimostrato che gli oggetti industriali possono avere anche un disegno accattivante e futuristico, sempre però con un’ occhio all’ usabilità degli stessi. |




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