![]() Marchio della Finlandese Nokia Da Nostradamus della domenica, con questo post mi avventuro in qualche facile previsione sull’ evoluzione del mercato dell’ Information Technology. Prima dello sviluppo della rete e di Google eravamo abbituati a considerare le aziende informatiche ed elettroniche in base ai loro prodotti e ai loro differenti mercati. Ad esempio Microsoft come azienda produttrice di Software, Nokia di Hardware per la telefonia mobile, Apple come produttrice di computer, e Google per i servizi Web. Questa distinzione è ormai sfumata e nel giro dei prossimi anni questi grandi player del mercato internazionale finiranno inevitabilmente con confondersi e ad entrare sempre più nei mercati una dell’ altra. ![]() Logo Microsoft Già adesso con Google la tendenza è evidente, da motore di ricerca si è trasformata in azienda di software per smartphone, mentre Nokia punta sempre di più oltre che ai vari Smartphones anche ai vari servizi offribili alla sua utenza via Web, e ai software come ad esempio i giochi per la piattaforma Engage. Apple con Iphone è entrata nella telefonia mobile, con una sua soluzione con la quale collegarsi al web e scaricare contenuti anche a pagamento. Microsoft infine è sempre più attiva con Windows Mobile presente nella maggior parte degli ultimi smartphone, e dispone di servizi online simili a quelli di Google. ![]() Logo Google In questa evoluzione delle attività aziendali di questi grandi colossi. è chiara che questa compenetrazione nei rispettivi mercati dovrebbe giovare all’ utente finale, che si troverà ad avere a che fare con smartphones sempre più sofisticati e permanentemente connessi alla rete via Wi Fi, e Wi Max. E’ possibile poi ipotizzare che questi dispositivi a lungo andare metteranno sempre più in secondo piano i pc tradizionali, ormai sostituiti da NetBook e Smartphones o Palmari.
E le aziende sopracitate diventeranno sempre di più produttrici di software e contenuti multimediali. Sarà interessante capire come sfrutteranno l’intelligenza e le capacità di milioni di utenti connessi tra loro, che saranno la nuova fonte di innovazione alla quale Google si rivolge in questi giorni con il suo premio da milioni di dollari per l’idea più rivoluzionaria che circola da qualche parte nel Web. Di questa intelligenza con l’Open Source ne abbiamo già avuto un’ ottimo esempio. | |
| I servizi rivolti all’iPhone sono in continua espansione, per cercare di sfruttare al meglio le funzionalità del palmare di casa Apple. Appare perciò naturale che anche i gestori telefonici che lo distribuiscono sviluppino soluzioni ad hoc. Vodafone my live! è un applicativo appositamente realizzato per configurare e personalizzare il terminale secondo le proprie esigenze. In pratica ... Leggi tutto | |
Potrà suonarvi strano, ma nell’ordine: - detesto i laghi e mi mettono un magone tremendo, soprattutto quando vengono considerati un’alternativa al mare. Il solo leggere che il Lago di Garda ha delle spiagge mi mette l’ansia. Un lago che ha le spiagge? Aaaaaaargh! - non amo la padania, intesa come terra (in cui peraltro in un certo senso vivo, anche se noi torinesi ci beiamo di qualche metro di altitudine sabauda e qualche sana e bellissima collina divisoria rispetto ai “barotti” leghisti berlusconiani della monotonia pianurosa lungo il Po, più a valle), meno che mai il suo abitante medio, meno che mai il suo accento, i modi di chi la abita, ecc. - Riva del Garda mi fa venire in mente orridi convegni specialistici (scegliete voi: palchettisti, informatori scientifici del farmaco, appassionati di volo a vela in guepiere, ecc.), tristi vacanze lungolago da Touring Club anni Cinquanta ed escursioni in cui si parte all’alba con le pedule e i calzettoni addosso e il pranzo al sacco per andare poi chissà dove di perdibile, ma sicuramente in salita e al freddo (amo l’escursionismo). - I laghi padani mi sanno già di montagna. E io e la montagna non andiamo d’accordo per nulla. Non ci piaciamo a vicenda, forse per colpa di qualche tragica vacanza d’infanzia in cui a suon di “stai un po’ all’aria aperta!” mi strappavano dal mio Commodore Vic 20 per condannarmi alla noia agreste o mi intruppavano in inutili passeggiate salutiste in salita che considero tuttora una forma di tortura insopportabile. Che ci posso fare se mi piacciono le colline, le grandi città e il mare? (ecco perché forse dovrei vivere a San Francisco, a Capetown o a Marsiglia). - Del Garda in particolare mi inquieta il claim turistico per cui da quelle parti, così a nord, così lontano dal mare, c’è il “clima mediterraneo”. Visti tutti questi serissimi motivi per cui non amo tempo e luogo dell’evento, è palese che un motivo per cui ho prenotato una camera d’albergo nell’amena località gardesana per il prossimo weekend, in occasione della BlogFest ci deve per forza essere, no? Ma è ovvio, siete VOI! E vi consiglio di esserci, perché l’evento (nonostante non si tenga a giugno in riva al mare in Salento) è organizzato bene e sembra molto promettente. Cioè, non vado sicuramente alla BlogFest per gli eventi, per quanto siano organizzati bene (non ho bene idea di quali siano e sono sempre restio ad iscrivermi in anticipo ad un BarCamp o qualcosa di simile, conoscendo bene la capricciosa mutevolezza delle mie voglie e delle mie passioni: passo di lì e lascio che le cose mi portino altrove). Non vengo certo per gli speech, perché siamo tutti mediamente noiosi quando parliamo in pubblico (se, poi, vedo gente che se la tira o si dà un tono, mi scatta il teppismo). Non vengo per rilassarmi o fare un rinforzino di vacanza, perché a settembre non si fanno le vacanze, se non moooolto più a Sud. Quindi sarò lì alla BlogFest per la gente, per incontrare vecchi amici e conoscenti e, se è il caso, conoscerne di nuovi e regalarmi 72 ore di svacco interstiziale ininterrotto, tra un appuntamento ufficiale e l’altro, che mi perderò (o subirò palesemente) come è giusto che sia. Mi scuso già in anticipo se durante gli incontri sembrerò prevalentemente annoiato e scatterò gioioso appena finiranno, come uno scolaro allo squillare della campanella. E’ che lo sarò per davvero, ma non fate i sorpresi, perché ho messo le mani avanti via blog. Mettiamola in positivo: della BlogFest - e di tutte le iniziative blogganti di questo genere - mi godrò pienamente gli spazi tra un evento e l’altro del programma, pur avendo tutto il rispetto e l’ammirazione possbile per chi le crea, organizza, ecc. Ma se volete un complice per bigiare/tagliare/fare sega [mettete voi l'espressione gergale che più preferite] l’intervento di XXX [mettete voi il nome di uno o più blogger che vi annoiano o vi stanno sulle balle] al ZZZ [mettete voi il nome di un evento della BlogFest di cui non ve ne può fregare di meno], contate pure su di me.
— update: questo post appartiene all’inspiegabile progetto (auto-istituito e praticato in solitaria) “Local-dissing”, in cui parlo male a priori dei luoghi che visito e che ha avuto un prologo qualche tempo fa, con una serie di twittate in cui ho parlato male di ogni singola uscita autostradale (e luoghi circostanti) tra Fidenza e Torino, un po’ per protesta per il traffico lento, un po’ perché adoro sfidare la sorte in modo 2.0 e scrivere sul cellulare mentre guido e un po’ perché in effetti la pianura padana fa gioiosamente pietà, infestata dai capannoni e dalle rotonde (e dalle discoteche di provincia con nomi pretenziosi e ridicoli). | |
| Photoshop è tra i programmi di fotoritocco più utilizzati, sia dai professionisti che dai semplici appassionati, forte di una presenza pluriennale sul mercato e di funzionalità avanzate. Adobe ha annunciato l’imminente rilascio della piattaforma Beta Photoshop.com Mobile che consentirà la visualizzazione, l’upload e la condivisione online con amici e parenti di foto digitali da palmari o ... Leggi tutto | |
![]() L’ultima conferenza della FAO, che si è tenuta in giugno a Roma, ha prospettato per il futuro delle risorse agricole mondiali, uno scenario inquietante. La coltivazione su scala intensiva dei prodotti agricoli, come colza, canna da zucchero, palma,soia, mais, patate, a scopo energetico, è entrata in forte competizione con le colture tradizionali da sempre alla base dell’alimentazione umana, basti pensare al mais o al riso, prodotti agricoli che costituiscono il fondamento di larghe fasce di popolazione di paesi non industrializzati, già fortemente penalizzati dai mutamenti climatici dovuto all’effetto serra, ai quali vengono sottratti i loro prodotti alimentari, per riempire i serbatoi delle auto dei paesi industrialmente progrediti o in forte crescita industriale come l’India e la Cina. Il risultato è stato un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che rischia di affamare il pianeta. Per contro, ci sono alcuni paesi da sempre in prima linea per lo sfruttamento delle fonti energetiche alternative,derivate dalle biomasse, come il Brasile,che hanno annunciato l’indipendenza energetica, azzerando di fatto l’importazione del petrolio dall’estero. Il prezzo da pagare è comunque troppo alto, le biomasse ricavate dall’agricoltura, competono con la sopravvivenza del nostro pianeta; ma come conciliare la necessità di prendere le distanze dalla dipendenza energetica del petrolio e altri combustibili fossili senza depauperare l’ambiente circostante a causa della pratica della monocoltura, da sempre responsabile dell’impoverimento del terreno? La risposta questa volta potrebbe venire dal mare, una fonte potenzialmente inesauribile di biocarburante, che solo marginalmente tocca la produzione agricola alimentare, in quanto potenzialmente è un tipo di coltura implementabile anche su terreni scarsamente produttivi, fino ad ipotizzare i deserti e le zone paludose. Già dai tempi dell’amministrazione Carter, negli Stati Uniti, il Department of Energy Office of Fuel Development, portò avanti un programma di ricerca per lo sviluppo di energie rinnovabili ricavate dalle alghe, il punto centrale di questo programma conosciuto come ASP (Aquatic Species Program) era la produzione di biodiesel ricavato da alcune specie di alghe, particolarmente ricche in contenuto lipidico e coltivabili in stagni, utilizzatrici per il loro metabolismo di CO2 prodotto dai residui di combustione delle piante. Nel corso di un ventennio dall’inizio di questo programma la ricerca ha fatto dei passi da gigante per tutto quel che riguarda il loro metabolismo di crescita, merito delle nuove tecniche di manipolazione genetica e dei sistemi di produzione. Gli studi dell’ASP hanno preso in considerazione tutti gli aspetti dell’algacoltura, dal modo di ottenere la resa maggiore in termini di olii, alle condizioni estreme di temperatura,pH, salinità.Attualmente l’Università delle Hawai dispone di una raccolta di 300 specie di microrganismi acquatici in larga misura alghe verdi e diatomee, a disposizione per la ricerca scientifica. Le alghe in condizioni di stress ambientale, reagiscono producendo un surplus di sostanze oleose, specialmente in carenza di silice per le diatomee e nitriti per le alghe verdi. Le alghe sono organismi fotosintetici, che necessitano della luce del sole per il loro metabolismo energetico. La fotosintesi è quindi il processo indispensabile per trasformare l’energia solare in sostanze nutritive, combinando l’acqua con l’anidride carbonica per produrre biomasse. Dopo aver studiato numerose specie acquatiche,l’interesse dei ricercatori ASP, è stato focalizzato sullo studio delle microalghe, la cui prospettiva in termini di resa di olio combustibile è molto più interessante rispetto alle macroalghe e agli organelli emergenti. Le microalghe sono classificabili in quattro classi distinguibili per la loro pigmentazione, il loro ciclo biologico e la loro struttura cellulare:
Attualmente la ricerca è orientata verso lo studio delle diatomee e delle alghe verdi. Fonte www.demetra.org | |
Lavorare a progetti SEO per nomi molto noti, potendo contare sul supporto del reparto marketing e PR del marchio stesso, spesso fa sì che i risultati di branding e buzz ottenuti offline si ripercuotano positivamente sul traffico e sui posizionamenti di un sito web. Link spontanei che nascono come funghi presso i siti di blogger e comunità appassionate, visite e conversioni che vanno avanti trainate dalla pubblicità tradizionale, ricerche di tipo “navigational” che si ripetono a migliaia presso i motori di ricerca: sono solo alcuni dei fenomeni che si notano facendo SEO per conto di brand ben conosciuti presso il grande pubblico. In queste condizioni il lavoro è, per molti aspetti, più semplice. Ma cosa fare se non si ha la fortuna di poter beneficiare degli sforzi sostenuti dal brand stesso, perché magari è poco noto o magari perché il sito è nuovo e non può contare su appoggi forti? Come agire quando gli obiettivi di traffico organico e conversioni devono essere raggiunti potendo contare solo sulle proprie forze, magari in un mercato competitivo? C’è una strategia che può aiutare in questi casi: si tratta di una strategia di posizionamento che copre, in due fasi, sia il breve che il lungo periodo, e che adotta un approccio “bottom-up“. Il bottom-up è una strategia che riguarda sia la promozione che il posizionamento sui motori di ricerca, e che consiste nel dedicarsi, nelle fasi iniziali, soprattutto a quelle strade in grado di portare benefici immediati, anche se non eclatanti. In un secondo momento, si fa leva sui risultati già conseguiti (a basso costo) per raggiungerne di migliori (ad alto ritorno), in grado di sostenere il business e possibilmente corrispondenti proprio con gli obiettivi principali del progetto. Una strategia di questo tipo va applicata in modo oculato su tutto il progetto, dal momento che può, e deve, riguardare gli aspetti più disparati di un intervento SEO: dalla selezione delle parole chiave al link building, dal social media marketing all’utilizzo dei risultati ottenuti in termini di posizionamento, tutte le attività devono seguire scrupolosamente una strategia pre-determinata. Vediamo come affrontare una sfida del genere, per mezzo di esempi pratici. Supponiamo, per esempio, di avere a che fare con due progetti separati: un e-commerce di dischi, dotato di un corporate blog, e un portale turistico che propone pacchetti vacanza in Europa. Come impostare la strategia bottom-up? (nota: le parole chiave, i tassi di conversione e in generale tutti i dati indicati nei prossimi capitoli, sono verosimili ma meramente ipotetici, e non sono confermati da test oggettivi). La keyword selectionUna premessa: in questo capitolo, per “keyword selection” non si intende l’ambito semantico in funzione del quale ottimizzare il copy delle pagine web: il termine è riferito alla scelta delle parole chiave a cui puntare all’inizio nel posizionamento organico. L’intento è quello di individuare quelle parole chiave, in target con la clientela del business da promuovere, magari non trafficatissime ma –anche per questo – relativamente semplici da affrontare in termini di posizionamento. Per dovere di cronaca, è necessario precisare che questo concetto è già stato espresso nel TagliaBlog, in un post intitolato Keyword Sniping (qui il mio commento, vi consiglio di leggere tutto il post per capire meglio di cosa si sta parlando). Vediamo come affrontarlo in pratica con i due progetti del nostro esempio: L’e-commerce di dischi, grazie una campagna Adwords, sa che la chiave “cd musicali” è molto ricercata, e che nel suo negozio ha riscontrato un buon tasso di conversione. Ma si accorge anche che “cd musicali” è una SERP che non si può scalare in tempi brevi e senza sforzo. Decide allora, dopo le opportune ricerche, di concentrarsi sulla chiave “vendita cd musicali“: una SERP decisamente più abbordabile. È molto meno ricercata della prima, tuttavia ha un tasso di conversione grossomodo analogo. Ma soprattutto, si può arrivare nella parte alta della prima pagina in meno di un mese. Il portale turistico sa, da vari report e sondaggi specifici, che quest’anno Parigi è la meta più richiesta in Europa. La SERP dei suoi sogni è “offerte parigi“, ma la competizione è durissima. Opta quindi per “pacchetto parigi“, una chiave concettualmente vicinissima alla prima, ma molto meno inflazionata (e quindi più facile da affrontare). Sia il negozio di musica che l’agenzia di viaggi on-line ripetono il procedimento per ogni pagina/prodotto in catalogo: le pagine e i relativi anchor text interni rimarranno ottimizzati principalmente per le chiavi di ricerca più gettonati, ma piccoli accorgimenti in alcuni punti del copy e nell’internal linking le renderanno capaci di ottenere posizionamenti utili per le chiavi secondarie selezionate. E di vendere alla clientela principale di riferimento. Link BuildingL’attività di Link Building seguirà una strada analoga: non si andranno subito a cercare i link più forti, ovvero – ad esempio – su Rockol o Mtv (per la musica), su Tui o Viaggiare.it (per i viaggi), o sul sempiterno Dmoz, ma ci si accontenterà all’inizio di piazzare quei pochi link utili a sostenere il posizionamento per le chiavi secondarie. Quindi, ben vengano le directory minori, il posting su forum, blog o siti di article marketing, e qualsiasi altra strategia “sicura” e a breve termine vi venga in mente. Successivamente, si potrà attuare una strategia di Link Building più aggressiva, basata su alcuni link forti (vedi sopra), sul link baiting, sulla distribuzione di widgets, e sul social media marketing (vedi sotto). L’importante è utilizzare prima le risorse più a portata di mano, in grado di garantire un risultato – anche minimo, purché in breve tempo; ed affidarsi solo in un secondo momento a strategie più efficaci ma potenzialmente più rischiose. Rimandare le richieste di link a quando si sarà acquisita almeno un minimo di credibilità, oltretutto, aumenterà le chances di successo delle richieste stesse. Tornando ai progetti di esempio, il negozio di dischi potrà registrarsi nelle directory e postare su qualche forum di appassionati di musica, prima di mettersi a cercare lo “scoop” per il suo blog da far citare in lungo e in largo. L’agenzia di viaggio potrà scrivere qualche guida originale da ridistribuire, e negoziare l’acquisto di qualche link “sotto il radar”, prima di avventurarsi nella progettazione di un widget che permette di cercare le offerte più economiche del momento. Il Social Media MarketingAnche nel Social Media Marketing, raramente paga giocare subito il tutto per tutto: i network in grado di apportare il contributo maggiore alla causa non dovranno essere il luogo delle prime promozioni, a meno che non si disponga di profili utente in vista e molto seguiti su questi network. Ugualmente, i “pezzi” migliori in termini di LinkBait conviene conservarli per un secondo momento, quando si avranno profili utente “forti” ed un traffico consistente di utenti dei vari network sulle pagine del proprio sito. Content SubmissionParlando di submission autonome ai social network dei propri contenuti, è più conveniente concentrarsi dapprima sui “pesci piccoli”, proponendo i propri contenuti inizialmente solo ai gruppi più ristretti, presso i quali si hanno possibilità molto maggiori di essere notati. È bene ricordare che i social network non sono gruppi chiusi in modo ermetico: spesso un utente di un network è anche utente di alcuni altri siti Social. Inoltre, non è raro che utenti di questo tipo siano molto attivi presso le community alle quali sono iscritti, all’interno delle quali sono riconosciuti e seguiti. La strategia di submission in ottica “bottom-up” consiste quindi nell’affidarsi agli utenti delle comunità più piccole: essendo facile essere notati in ambienti più ristretti, gli utenti “cross-social-mediali” potranno a loro volta riproporre i vostri contenuti nei network più grandi, riuscendo con molta facilità a piazzarli sotto i riflettori delle vaste community che frequentano. In termini di Viral Marketing, non c’è nulla di nuovo: i marketer sanno che raggiungere l’interesse dei cosiddetti Early Adopters significa riuscire a diffondere un prodotto presso un pubblico molto più vasto, che da questi sarà influenzato. Nei social network, frequentemente gli Early Adopters sono utenti di varie community di diverse dimensioni: all’interno di quelle più ristrette, è più facile catturare la loro attenzione (con lo scopo di renderli veicolo di promozione all’interno dei social network maggiori). Link Baiting content productionDi pari passo con le submission, anche per la produzione di contenuti ad-hoc per i Social Media, quelli finalizzati ad attirare link spontanei, si potrà seguire una strategia simile. Ben venga dunque preparare qualche pezzo “Killer” (sia esso un articolo, un widget o quant’altro), ma non sparate le vostre cartucce migliori prima del tempo. È meglio darsi da fare con qualche articolo secondario – ma comunque di qualità – nei primi tempi: proporre ai social network i vostri contenuti satellite come prima cosa, vi consentirà di farvi conoscere e di guadagnare qualche “follower”, col vantaggio che anche se qualcuna delle vostre submission non avrà successo, conserverete ancora i pezzi migliori. Dopo qualche mese di attività di submission e commenti, avrete già costruito una piccola rete di amici, sul cui apporto potrete contare quando giungerà il momento di servire i vostri piatti forti (che andranno preparati fin nei minimi dettagli). Ricapitoliamo dunque il piano d’azione bottom-up nel Social Media Marketing, tornando ai progetti esemplificativi. Per il portale turistico potrebbe essere conveniente proporre le proprie offerte su SegnaloItalia.it o simili, aspettando poi che un navigatore-viaggiatore ne usufruisca e ne scriva una recensione su Ciao.it o su TripAdvisor. Nel frattempo, il gestore dell’agenzia potrebbe realizzare una serie di video su località turistiche da inserire in WikiTravel, e aspettare che un utente molto attivo su Youtube li promuovano a dovere nel sito di video-sharing più famoso del mondo. Oppure, potrebbe caricare in autonomia i propri video su Youtube, avendo cura di inserire il proprio video più bello solo quando avrà guadagnato, grazie al lavoro precedente, almeno qualche dozzina di sottoscrittori al proprio canale. L’e-commerce di musica potrebbe iniziare a scrivere recensioni sugli ultimi album in uscita nel proprio blog, e proporli sia in Myspace che sul canale Musica di Oknotizie, in modo da guadagnarsi una base ricettiva di utenti. Quando poi avrà lo “scoop”, sarà più facile sottoporlo all’attenzione di questi network. Nel suo sito poi, potrebbe approntare un test di personalità, in base alle risposte del quale verrà proposto l’album più adatto da acquistare. Qualche segnalazione di questo test, oltre che nel corporate blog, potrebbe essere inserita inizialmente su qualche forum (dato che sono anch’essi Social Network), in attesa che magari un blogger seguito su Wikio lo noti e ne parli. Sfruttare i posizionamenti ottenutiLavorando come descritto, non sarà difficile ottenere in tempi rapidi traffico e posizionamenti utili su molte chiavi secondarie. In questo modo, oltre ai benefici diretti (conversioni), si produrrà un effetto “pioggia sul bagnato”: le vostre pagine riceveranno nuovi link spontanei proprio in virtù del fatto che sono già posizionate – e quindi “trovabili” e “linkabili” da chi ha necessità di farlo. Inoltre, potrete finalmente realizzare quello scambio di link con quel portalone che puntavate da tempo, che porta un sacco di traffico ma che non accetta scambi con pagine munite di Pagerank inferiore a X (che nel frattempo avrete conseguito). È quasi superfluo, infine, menzionare gli effetti di branding derivanti da una strategia di posizionamento siffatta: la conoscenza del vostro brand non sarà forse esplosiva, ma comincerà ad espandersi, pian piano, fin da subito. ConclusioniPersonalmente ho utilizzato strategie di questo tipo in diverse occasioni, ed in tutte ho verificato direttamente che un approccio simile è efficace: consente di produrre a basso costo i primi, modesti ritorni in tempi rapidi, e di far leva su quanto ottenuto per portare la strategia al livello successivo con minor sforzo. E voi? Cosa ne pensate? Avete mai usato tecniche simili? Ed ancora, agli esperti del settore chiedo: nel mondo Pay Per Click, esistono strategie simili che si possono attuare? | |
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In questi giorni ha fatto scalpore un 




