Lavorare a progetti SEO per nomi molto noti, potendo contare sul supporto del reparto marketing e PR del marchio stesso, spesso fa sì che i risultati di branding e buzz ottenuti offline si ripercuotano positivamente sul traffico e sui posizionamenti di un sito web. Link spontanei che nascono come funghi presso i siti di blogger e comunità appassionate, visite e conversioni che vanno avanti trainate dalla pubblicità tradizionale, ricerche di tipo “navigational” che si ripetono a migliaia presso i motori di ricerca: sono solo alcuni dei fenomeni che si notano facendo SEO per conto di brand ben conosciuti presso il grande pubblico. In queste condizioni il lavoro è, per molti aspetti, più semplice. Ma cosa fare se non si ha la fortuna di poter beneficiare degli sforzi sostenuti dal brand stesso, perché magari è poco noto o magari perché il sito è nuovo e non può contare su appoggi forti? Come agire quando gli obiettivi di traffico organico e conversioni devono essere raggiunti potendo contare solo sulle proprie forze, magari in un mercato competitivo? C’è una strategia che può aiutare in questi casi: si tratta di una strategia di posizionamento che copre, in due fasi, sia il breve che il lungo periodo, e che adotta un approccio “bottom-up“. Il bottom-up è una strategia che riguarda sia la promozione che il posizionamento sui motori di ricerca, e che consiste nel dedicarsi, nelle fasi iniziali, soprattutto a quelle strade in grado di portare benefici immediati, anche se non eclatanti. In un secondo momento, si fa leva sui risultati già conseguiti (a basso costo) per raggiungerne di migliori (ad alto ritorno), in grado di sostenere il business e possibilmente corrispondenti proprio con gli obiettivi principali del progetto. Una strategia di questo tipo va applicata in modo oculato su tutto il progetto, dal momento che può, e deve, riguardare gli aspetti più disparati di un intervento SEO: dalla selezione delle parole chiave al link building, dal social media marketing all’utilizzo dei risultati ottenuti in termini di posizionamento, tutte le attività devono seguire scrupolosamente una strategia pre-determinata. Vediamo come affrontare una sfida del genere, per mezzo di esempi pratici. Supponiamo, per esempio, di avere a che fare con due progetti separati: un e-commerce di dischi, dotato di un corporate blog, e un portale turistico che propone pacchetti vacanza in Europa. Come impostare la strategia bottom-up? (nota: le parole chiave, i tassi di conversione e in generale tutti i dati indicati nei prossimi capitoli, sono verosimili ma meramente ipotetici, e non sono confermati da test oggettivi). La keyword selectionUna premessa: in questo capitolo, per “keyword selection” non si intende l’ambito semantico in funzione del quale ottimizzare il copy delle pagine web: il termine è riferito alla scelta delle parole chiave a cui puntare all’inizio nel posizionamento organico. L’intento è quello di individuare quelle parole chiave, in target con la clientela del business da promuovere, magari non trafficatissime ma –anche per questo – relativamente semplici da affrontare in termini di posizionamento. Per dovere di cronaca, è necessario precisare che questo concetto è già stato espresso nel TagliaBlog, in un post intitolato Keyword Sniping (qui il mio commento, vi consiglio di leggere tutto il post per capire meglio di cosa si sta parlando). Vediamo come affrontarlo in pratica con i due progetti del nostro esempio: L’e-commerce di dischi, grazie una campagna Adwords, sa che la chiave “cd musicali” è molto ricercata, e che nel suo negozio ha riscontrato un buon tasso di conversione. Ma si accorge anche che “cd musicali” è una SERP che non si può scalare in tempi brevi e senza sforzo. Decide allora, dopo le opportune ricerche, di concentrarsi sulla chiave “vendita cd musicali“: una SERP decisamente più abbordabile. È molto meno ricercata della prima, tuttavia ha un tasso di conversione grossomodo analogo. Ma soprattutto, si può arrivare nella parte alta della prima pagina in meno di un mese. Il portale turistico sa, da vari report e sondaggi specifici, che quest’anno Parigi è la meta più richiesta in Europa. La SERP dei suoi sogni è “offerte parigi“, ma la competizione è durissima. Opta quindi per “pacchetto parigi“, una chiave concettualmente vicinissima alla prima, ma molto meno inflazionata (e quindi più facile da affrontare). Sia il negozio di musica che l’agenzia di viaggi on-line ripetono il procedimento per ogni pagina/prodotto in catalogo: le pagine e i relativi anchor text interni rimarranno ottimizzati principalmente per le chiavi di ricerca più gettonati, ma piccoli accorgimenti in alcuni punti del copy e nell’internal linking le renderanno capaci di ottenere posizionamenti utili per le chiavi secondarie selezionate. E di vendere alla clientela principale di riferimento. Link BuildingL’attività di Link Building seguirà una strada analoga: non si andranno subito a cercare i link più forti, ovvero – ad esempio – su Rockol o Mtv (per la musica), su Tui o Viaggiare.it (per i viaggi), o sul sempiterno Dmoz, ma ci si accontenterà all’inizio di piazzare quei pochi link utili a sostenere il posizionamento per le chiavi secondarie. Quindi, ben vengano le directory minori, il posting su forum, blog o siti di article marketing, e qualsiasi altra strategia “sicura” e a breve termine vi venga in mente. Successivamente, si potrà attuare una strategia di Link Building più aggressiva, basata su alcuni link forti (vedi sopra), sul link baiting, sulla distribuzione di widgets, e sul social media marketing (vedi sotto). L’importante è utilizzare prima le risorse più a portata di mano, in grado di garantire un risultato – anche minimo, purché in breve tempo; ed affidarsi solo in un secondo momento a strategie più efficaci ma potenzialmente più rischiose. Rimandare le richieste di link a quando si sarà acquisita almeno un minimo di credibilità, oltretutto, aumenterà le chances di successo delle richieste stesse. Tornando ai progetti di esempio, il negozio di dischi potrà registrarsi nelle directory e postare su qualche forum di appassionati di musica, prima di mettersi a cercare lo “scoop” per il suo blog da far citare in lungo e in largo. L’agenzia di viaggio potrà scrivere qualche guida originale da ridistribuire, e negoziare l’acquisto di qualche link “sotto il radar”, prima di avventurarsi nella progettazione di un widget che permette di cercare le offerte più economiche del momento. Il Social Media MarketingAnche nel Social Media Marketing, raramente paga giocare subito il tutto per tutto: i network in grado di apportare il contributo maggiore alla causa non dovranno essere il luogo delle prime promozioni, a meno che non si disponga di profili utente in vista e molto seguiti su questi network. Ugualmente, i “pezzi” migliori in termini di LinkBait conviene conservarli per un secondo momento, quando si avranno profili utente “forti” ed un traffico consistente di utenti dei vari network sulle pagine del proprio sito. Content SubmissionParlando di submission autonome ai social network dei propri contenuti, è più conveniente concentrarsi dapprima sui “pesci piccoli”, proponendo i propri contenuti inizialmente solo ai gruppi più ristretti, presso i quali si hanno possibilità molto maggiori di essere notati. È bene ricordare che i social network non sono gruppi chiusi in modo ermetico: spesso un utente di un network è anche utente di alcuni altri siti Social. Inoltre, non è raro che utenti di questo tipo siano molto attivi presso le community alle quali sono iscritti, all’interno delle quali sono riconosciuti e seguiti. La strategia di submission in ottica “bottom-up” consiste quindi nell’affidarsi agli utenti delle comunità più piccole: essendo facile essere notati in ambienti più ristretti, gli utenti “cross-social-mediali” potranno a loro volta riproporre i vostri contenuti nei network più grandi, riuscendo con molta facilità a piazzarli sotto i riflettori delle vaste community che frequentano. In termini di Viral Marketing, non c’è nulla di nuovo: i marketer sanno che raggiungere l’interesse dei cosiddetti Early Adopters significa riuscire a diffondere un prodotto presso un pubblico molto più vasto, che da questi sarà influenzato. Nei social network, frequentemente gli Early Adopters sono utenti di varie community di diverse dimensioni: all’interno di quelle più ristrette, è più facile catturare la loro attenzione (con lo scopo di renderli veicolo di promozione all’interno dei social network maggiori). Link Baiting content productionDi pari passo con le submission, anche per la produzione di contenuti ad-hoc per i Social Media, quelli finalizzati ad attirare link spontanei, si potrà seguire una strategia simile. Ben venga dunque preparare qualche pezzo “Killer” (sia esso un articolo, un widget o quant’altro), ma non sparate le vostre cartucce migliori prima del tempo. È meglio darsi da fare con qualche articolo secondario – ma comunque di qualità – nei primi tempi: proporre ai social network i vostri contenuti satellite come prima cosa, vi consentirà di farvi conoscere e di guadagnare qualche “follower”, col vantaggio che anche se qualcuna delle vostre submission non avrà successo, conserverete ancora i pezzi migliori. Dopo qualche mese di attività di submission e commenti, avrete già costruito una piccola rete di amici, sul cui apporto potrete contare quando giungerà il momento di servire i vostri piatti forti (che andranno preparati fin nei minimi dettagli). Ricapitoliamo dunque il piano d’azione bottom-up nel Social Media Marketing, tornando ai progetti esemplificativi. Per il portale turistico potrebbe essere conveniente proporre le proprie offerte su SegnaloItalia.it o simili, aspettando poi che un navigatore-viaggiatore ne usufruisca e ne scriva una recensione su Ciao.it o su TripAdvisor. Nel frattempo, il gestore dell’agenzia potrebbe realizzare una serie di video su località turistiche da inserire in WikiTravel, e aspettare che un utente molto attivo su Youtube li promuovano a dovere nel sito di video-sharing più famoso del mondo. Oppure, potrebbe caricare in autonomia i propri video su Youtube, avendo cura di inserire il proprio video più bello solo quando avrà guadagnato, grazie al lavoro precedente, almeno qualche dozzina di sottoscrittori al proprio canale. L’e-commerce di musica potrebbe iniziare a scrivere recensioni sugli ultimi album in uscita nel proprio blog, e proporli sia in Myspace che sul canale Musica di Oknotizie, in modo da guadagnarsi una base ricettiva di utenti. Quando poi avrà lo “scoop”, sarà più facile sottoporlo all’attenzione di questi network. Nel suo sito poi, potrebbe approntare un test di personalità, in base alle risposte del quale verrà proposto l’album più adatto da acquistare. Qualche segnalazione di questo test, oltre che nel corporate blog, potrebbe essere inserita inizialmente su qualche forum (dato che sono anch’essi Social Network), in attesa che magari un blogger seguito su Wikio lo noti e ne parli. Sfruttare i posizionamenti ottenutiLavorando come descritto, non sarà difficile ottenere in tempi rapidi traffico e posizionamenti utili su molte chiavi secondarie. In questo modo, oltre ai benefici diretti (conversioni), si produrrà un effetto “pioggia sul bagnato”: le vostre pagine riceveranno nuovi link spontanei proprio in virtù del fatto che sono già posizionate – e quindi “trovabili” e “linkabili” da chi ha necessità di farlo. Inoltre, potrete finalmente realizzare quello scambio di link con quel portalone che puntavate da tempo, che porta un sacco di traffico ma che non accetta scambi con pagine munite di Pagerank inferiore a X (che nel frattempo avrete conseguito). È quasi superfluo, infine, menzionare gli effetti di branding derivanti da una strategia di posizionamento siffatta: la conoscenza del vostro brand non sarà forse esplosiva, ma comincerà ad espandersi, pian piano, fin da subito. ConclusioniPersonalmente ho utilizzato strategie di questo tipo in diverse occasioni, ed in tutte ho verificato direttamente che un approccio simile è efficace: consente di produrre a basso costo i primi, modesti ritorni in tempi rapidi, e di far leva su quanto ottenuto per portare la strategia al livello successivo con minor sforzo. E voi? Cosa ne pensate? Avete mai usato tecniche simili? Ed ancora, agli esperti del settore chiedo: nel mondo Pay Per Click, esistono strategie simili che si possono attuare? | |
| Due tecnologie al prezzo di una, unite per offrire all’utente una velocità di trasferimento elevata su dispositivi compatti come cellulari, smartphone e palmari, stiamo parlando dell’High Speed Bluetooth. Lo scambio di dati tra dispositivi mobile è sempre più frequente, dai video girati con il telefonino alle foto delle vacanze o della giornata appena trascorsa, grazie a ... Leggi tutto | |
My mobiler è un programma sinceramente non molto utile per poter controllare il proprio Windows Mobile dal nostro pc! EDIT | |
Di ritorno dalla due-giorni del secondo Convegno GT a Firenze, ho finalmente un attimo… per un post veloce, in 4 punti. Il convegnoNon starò a riassumere il convegno (i cui contenuti mi sono sembrati complessivamente soddisfacenti: magari mancava un po’ di continuità tra le sessioni -e qui anch’io faccio mea culpa- ma alla fine il voto è positivo). Se volete saperne di più, vi rimando ai vari blog che già adesso ne stanno parlando - oltre che al forum stesso. I salutiCi tenevo però a fare una cosa: i saluti. È stato piacevole reincontrare tanti amici e colleghi, e dare finalmente un viso a quanti conoscevo finora solo virtualmente. Tra i tanti volti a me nuovi, ho avuto il piacere di conoscere di persona: Stuart, Alessandro, Elena e Alberto (nell’ordine in cui ho stretto loro la mano), oltre a Davide, col quale ho condiviso la sessione assieme con Gianandrea (ancora complimenti, ragazzi!). Sicuramente ne sto dimenticando alcuni, ma non è per cattiveria: i presenti erano tanti e non ci siamo scambiati i biglietti da visita Il valore dei link (Link Value Factors)Prima di lasciare gli interessati alla visione delle slide che ho presentato al Convegno, vi segnalo una chicca della cui imminente pubblicazione mi hanno appena informato. Si tratta di un documento realizzato a trentaquattro mani da ben 17 SEO da tutto il mondo, esperti in linking (tra cui Aaron Wall, Hamlet Batista, Eric Ward e… il sottoscritto) e pubblicato sul blog di Wiep Knol: Link Value Factors è un riassunto tanto valido quanto di agevole lettura di quelli che sono, oggi, i fattori che determinano l’importanza e il valore di un backlink. Il documento è realizzato sulla falsariga dell’arcinoto Search Engine Ranking Factors pubblicato da SEOMoz, che ha ispirato, prima di questo, il documento sui Fattori del posizionamento del Forum GT. Avevo scritto anche un commento circa i link da siti in lingua diversa, ma non è stato pubblicato… si vede che per gli anglofoni questa è una non-issue. Vabbè, noi ne abbiamo parlato al Convegno Le slide dell’interventoNon mi resta che lasciarvi alle slide del mio intervento (in attesa di poter rivedere gli interventi in video): spero solo di non averne sparate di troppo grosse
Chi lo desidera, può scaricare la presentazione anche dal mio server: SEO Checklist. A rileggerci presto… spero! | |
Ormai sono in possesso (temporaneo) di un Nokia N95 da un po’, ma la mia esperienza (positiva) con cellulari Nokia continua da tempo. In primo luogo, dopo aver avuto per mesi e mesi un N93, l’N95 mi è sembrato un vero e proprio “peso piuma“, benché all’apparenza più fragile del “fratello minore” (ho sempre paura che mi cada e vada in mille pezzi). La più grande pecca resta la durata della batteria, che, sfruttando appieno le potenzialità del telefono fatica ad arrivare alla fine della giornata. Per le sue potenzialità multimediali, una volta tamponato il problema della batteria con una o più batterie aggiuntive, direi che l’N95 si rivela un ottimo telefono, dedicato e chi ama avere un unico oggetto per fare tutto o quasi, dalla semplice telefonia alla gestione di rubrica e agenda (anche se in questo caso sarei più propensa a suggerire un telefono della serie E), con particolare attenzione e cura per foto e video quando si è in giro. Usandolo di più, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, potrò sicuramente aggiungere qualche altra considerazione, ma nel complesso, almeno per il momento, lo trovo decisamente superiore al mio N93, e chi mi conosce sa benissimo quanto mi possa costare questa affermazione. | |
| Impegnato da anni nel promuovere soluzioni ICT non posso non notare che l'avvento alla presidenza ENIT di Paolucci, proveniente dal mondo ICT ( Microsoft ) e non dalla politica o dall'associazionismo turistico, la dice lunga su come questo paese, soprattutto in ambito turistico, debba accelerare sul piano dell'ICT per non essere accoppiato in competitività, come accade ora, al Botswana. Hanno scritto che la rete è piena di siti dedicati al turismo ma troppo spesso questi riflettono iniziative amatoriali che non sfuggono alla logica italiana della micro impresa e quindi destinati a non avere seguito e spesso nemmeno ad essere in grado di ripagare sforzi, e investimenti, per l'avviamento informatico delle iniziative stesse. Vice versa abbiamo il caso di www.italia.it con l’anomalia di milioni e milioni di euro spesi che se ne avessi avuti io meno della metà avrei messo l’agenzia di Paolo Zaccheo sulla stazione orbitante… Teorico da sempre dell'agenzia Cliente-Centrica, una agenzia metaforicamente intesa come una profumeria e non come un’edicola che distribuisce cataloghi a sconosciuti di passaggio, ho contribuito con aziende nazionali e internazionali alla distribuzione delle soluzioni di Business Intelligence; a) per soddisfare il fabbisogno informatico di ciascun attore della nostro filiera; b) per assicurare un sicuro ritorno degli investimenti nonché le tecnologie adatte per affrontare il turismo di oggi pensando alla competizione di domani. Il programma è quello di fornire soluzioni per migliorare il processo di vendita e incrementare il fatturato di questi protagonisti anche e soprattutto con l'utilizzo del web. Web mai così attuale se si pensa poi al turismo di domani ovvero quello della "Y" generation ( nati dal 1977 al 1994 ) che sceglierà sempre più spesso le OTA ( online travel agencies ) elevando il self service dei prodotti turistici presso le agenzie di viaggio pronte ad una rigenerazione e ad un cambiamento per meglio servire il canale web. Qui sotto un po’ di dati per farvi riflettere: Il 93,3% degli adolescenti italiani utilizza il computer e solo 4,9% rimane relegato nell'analfabetismo informatico. I pc sono ormai entrati largamente nelle case italiane come oggetti indispensabili e di uso comune: il 95,9% degli adolescenti afferma che nella propria casa c'è un pc. Il 66,6% dei ragazzi - rileva l'indagine Eurispes-Telefono Azzurro - si collega ad Internet da casa propria ed il 9% da quella dei propri amici. Solo il 3,7% naviga da scuola, ancor meno da casa di parenti/conoscenti (3,6%) o dagli Internet point (1,8%). Tuttavia vi e' un 13,7% degli adolescenti che afferma di non collegarsi mai ad Internet. Il 68,6% utilizza Internet senza controlli da parte di adulti o genitori. Sul Web si cercano soprattutto informazioni (88,6%) e materiale per lo studio (81,2%). Estremamente diffuso inoltre il download dal Web di musica, film, giochi o video (73,8%). Si comunica in Rete soprattutto con la posta elettronica (52,6%), ma sono numerosi anche i frequentatori delle chat (48,9%). Meno frequenti la ricerca su Internet di materiale proibito (18,9%), la partecipazione ai giochi di ruolo (17,1%) e la partecipazione ai forum (16,3%). Internet viene poi usato dai ragazzi per leggere blog (28,1%) e per giocare con i videogiochi on line (44,2%). Un aspetto interessante e' quello relativo alla diffusione fra i giovani dell'e-commerce: il 24,5% di essi afferma di utilizzare Internet per fare acquisti on line. Circa un terzo dei ragazzi ha instaurato nuovi rapporti di amicizia tramite Internet (34,2%). La chat, che consente di fare nuove amicizie attraverso un dialogo generalmente libero da freni e inibizioni, detiene il primato tra le modalità di socializzazione tramite Internet. Indubbiamente, i ragazzi che chattano da casa subiscono il fascino di un mezzo di comunicazione che consente loro di soddisfare l'innata curiosità e di aprirsi all'esterno, ma si corre il rischio che le amicizie virtuali si sostituiscano a quelle reali, poiché tali rapporti sono più semplici da gestire, al riparo dai conflitti e dai confronti. Indicata dal 74,8% degli adolescenti come strumento privilegiato per fare amicizia su Internet, la chat e' seguita a grande distanza dalla posta elettronica (6,9%), dai giochi di ruolo (3,1%), dai forum (2,3%), dai blog (1,8%) e dalle newsletter (1,3%). Alla ricerca d'identità'. Il 61,4% dei ragazzi afferma di aver simulato in Internet personalità diverse da quelle reali. Ha attuato questo comportamento qualche volta il 44,7% di essi, spesso il 10,3% e sempre il 6,4%. (ASCA) - Roma, 17 novembre 2006- | |

