Sittiphol Phanvilai, il famoso sviluppatore thailandese, creatore di MobiTubia, ha pubblicato oggi sulle pagine del suo blog all’interno del Forum Nokia, un lungo articolo con tutti o quasi gli screenshot della nuova interfaccia utente - S60 5th edition - utilizzata sul 5800 XpressMusic. Gli screenshot sono stati realizzati usando l’emulatore del Series 60 5th Edition SDK, il software per creare applicazioni per questa UI. Ne riporto una buona parte. La prima immagine, che avevo già inserito in un post precedente, è una press picture rielaborata da Rafe di AllAboutSymbian.
Ecco cosa appare alla prima accensione. Questa invece è la schermata principale. La schermata principale chiarita nei dettagli. Il tema adesso è Haze. Nel Menu Pane (nome non ufficiale) sono presenti l’icona del Menu, quella per la tastiera numerica e quella per i Modi d’uso. Allora diamo un’occhiata alla tastiera numerica. Siamo arrivati al Menu principale. Passiamo adesso all’applicazione Contatti e a come se ne aggiungono di nuovi associandoci anche una foto. Ecco uno screenshot dell’agenda. Siamo arrivati alla Galleria. Sittiphol dice che i cambiamenti sono molti rispetto alla 3rd edition. Ecco l’editor di immagini. La fotocamera con le varie impostazioni. Il music player. Passiamo adesso al web browser. Purtroppo Sittiphol ha caricato la pagina del blog personale che è in thai e quindi vengono fuori dei segni strani. Vengono messe in evidenza il metodo per zoomare la pagina, le opzioni e la visualizzazione in landscape. Per finire Sittiphol prende in esame i vari sistemi di input. Iniziamo con la tastiera alfanumerica. Passiamo alla mini-tastiera QWERTY con la preview dei caratteri. Poi alla tastiera QWERTY estesa, sempre con la preview dei caratteri. E infine alla scrittura manuale. Siamo giunti alla fine della carrellata di screenshot realizzata da Sittiphol Phanvilai. Che ne pensate della nuova interfaccia touch? Speriamo di poterla provare presto dal vivo. | |
| Non consideratemi un eretico ma c’è chi sostiene anche questo! Negli ultimi anni la qualità di GIMP (GNU Image Manipulation Program) ha avuto un incremento non da poco, sino ad arrivare all’attuale versione 2.6 (uscita da pochi giorni, ndr) che dimostra quanto impegno e lavoro ci sia dietro questo progetto Open source. Condividi | |
| Il post della scorsa settimana, nonostante avesse una ?taglia? rispettabile, era ovviamente uno sguardo microscopico sul gigantesco mondo dei sistemi operativi open source. E proprio a causa dell?argomento ne richiamava un altro simile, dedicato stavolta ad una serie di distro più ostiche, meno tolleranti e probabilmente più soddisfacenti da usare. Sempre che siate già abituati [...] | |
Uno strumento che non può mancare al bagaglio di attrezzi di un (ethical) hacker è un software di fingerprinting. Sistemi operativi, protocolli, web server, browser: di seguito presento una lista per identificarli da remoto. Alcuni benefici dell’identificazione dei sitemi li svela Fyodor nell’introduzione al suo nmap. L’identificazione può essere determinante per capire se un sistema è vulnerabile o meno a un attacco; l’identificazione della precisa versione di un software può determinare l’esito dell’esecuzione di un exploit. Inoltre l’identificazione dei sistemi può essere utile anche agli amministratori di grandi reti per effettuare un inventario dei software installati, o per rilevare dispositivi non autorizzati. Infine le informazioni raccolte con questi strumenti possono servire da supporto ad un attacco di social-engineering, dove un’informazione estremamente dettagliata può sostenere e consolidare la credibilità dell’hacker. 1. Amap 2. BrowserRecon 3. Ettercap 4. Httprecon 5. Httprint 6. Nmap 7. Nmap Online 8. p0f 9. SinFP 10. XProbe2 | |
| Chi possiede un BlackBerry e desideri sperimentare l’utilizzo di temi personalizzati, può provare a sperimentare bPhone. Dal nome si intuisce che si tratti di un tool destinato a rendere il look degli smartphone di casa RIM simile a quello dell’iPhone, seguendo una tra le tendenze più in voga del momento. La compatibilità è segnalata per le serie ... Leggi tutto | |
Oggi le applicazioni web dominano il panorama di Internet. Webmail, multimedia, produttività sono probabilmente le aree più interessate da questo fenomeno. Di conseguenza le applicazioni web diventano centrali nelle strategie d’attacco di hackers ed ethical-hackers. Ma c’è un aspetto che di solito sfugge. Anche i pannelli di controllo e di amministrazione di dispositivi/sistemi sono web centrici. Probabilmente anche chi legge ha a casa un router comodamente configurabile tramite interfaccia web. E anche questi software sono vulnerabili. In genere si pensa che i software e i computer nascosti dietro un rassicurante firewall o proxy siano al sicuro e si tende a sottovalutare i pericoli. Ma i pericoli ci sono. I pericoli ci sono soprattutto se si sottovaluta l’impatto che possono avere certi campi-dati considerati ininfluenti ai fini della sicurezza. O non considerati affatto. Rafael Dominguez Vega ha identificato alcuni di questi campi, ha studiato come poterli sfruttare, ha verificato la percentuale di applicazioni vulnerabili a questo tipo di attacco, e infine ha pubblicato le sue scoperte in un interessante paper intitolato “Behind enemy lines”. Questo tipo di attacco funziona perché chi scrive i programmi non pensa che un input non generato dall’interazione di un utente sia dannoso, o meglio non pensa che un input generato automaticamente sia pericoloso (che poi è la stessa cosa però più leggibile), dimenticando quel che dice Alex Mayfield:
L’idea di base è la seguente: un hacker invia un pacchetto dati contraffatto, avvelenando un campo dal contenuto trascurabile o di cui si sottovaluta l’impatto sulla sicurezza, con un codice di attacco e lo lancia contro il bersaglio. Il dato verrà catturato dai log del pannello di controllo e scatterà non appena l’amministratore visualizzerà quelli che dovrebbero essere innocui file di registro. Condizione fondamentale per il funzionamento è che il campo deve essere visualizzato nel pannello della web application vulnerabile. L’autore di questo studio parla di attacchi tramite SSID e DHCP, ma voglio aggiungere una mia esperienza personale con il campo HTTP referer.
Naturalmente c’è in giro un exploit che mostra uno di questi bug in azione; per la precisione un attacco DHCP contro i Sagem Routers F@ST (1200/1240/1400/1400W/1500/1500-WG/2404). Agli hacker (ethical o non ethical) ricordo quindi di non tralasciare nessun particolare che potrebbe condurre al cuore del sistema da attaccare, dietro le linee nemiche. | |
Quando si invia un’email il sistema deve conoscere il server SMTP incaricato di recapitare la posta elettronica di un dato dominio. Questa operazione viene effettuata tramite un’interrogazione al DNS, alla ricerca dei record MX. Ho scritto “dei record” perché i record MX, ovvero le informazioni che il DNS utilizza per identificare i server di posta elettronica, potrebbero essere più di uno. Possiamo conoscere quale server gestisce la posta interrogando il DNS manualmente. Per farlo è possibile utilizzare nslookup dalla linea di comando. C:\nslookup Otterremo l’accesso al prompt di nslookup: Server predefinito: resolver1.opendns.com Address: 208.67.222.222 > Per effettuare l’interrogazione dobbiamo specificare che siamo alla ricerca di record MX: > set q=mx dove q sta per query. A questo punto non rimane che digitare il nome del dominio di cui vogliamo ottenere gli indirizzi dei server SMTP: > set q=mx > pillolhacking.net Server: resolver1.opendns.com Address: 208.67.222.222 Risposta da un server non di fiducia: pillolhacking.net MX preference = 10, mail exchanger = m-04b.th.seeweb.it pillolhacking.net MX preference = 20, mail exchanger = smtp-avas.seeweb.it La risposta del DNS mostra i due server che gestiscono la posta di pillolhacking.net. Quando qualcuno scrive un’email a pillolhacking.net, il server incaricato di recapitarla è m-04b.th.seeweb.it. Da notare i valori MX preference che indicano la priorità di utilizzo del server. Il numero più basso indica la priorità maggiore. Il server con il valore MX preference più basso (in genere 10) viene utilizzato per inviare la posta; gli altri sono utilizzati come backup nel caso in cui il server principale non dovesse esere disponibile. Per curiosità possiamo guardare a casa di altri più celebri sistemi come Google: > gmail.com Server: resolver1.opendns.com Address: 208.67.222.222 Risposta da un server non di fiducia: gmail.com MX preference = 10, mail exchanger = alt2.gmail-smtp-in.l.google .com gmail.com MX preference = 50, mail exchanger = gsmtp147.google.com gmail.com MX preference = 50, mail exchanger = gsmtp183.google.com gmail.com MX preference = 5, mail exchanger = gmail-smtp-in.l.google.com gmail.com MX preference = 10, mail exchanger = alt1.gmail-smtp-in.l.google .com > e perchè non la CIA? > cia.gov Server: resolver1.opendns.com Address: 208.67.222.222 Risposta da un server non di fiducia: cia.gov MX preference = 10, mail exchanger = mail2.ucia.gov cia.gov MX preference = 10, mail exchanger = mail1.ucia.gov | |
| Quante volte capita di sentire la canzone ma di non saperla ritrovare? E allora ecco che 8log viene in aiuto con tre semplici ed efficaci sistemi per trovare il titolo: 1. MusicBrainz
E’ necessario però per vederlo funzionare fare prima la registrazione!
2. SongTapper
Una volta acquisita una discreta abilità nell’imitare il ritmo con la barra spaziatrice non riuscirete più a farne a meno!
3. Tunatic
Assolutamente da provare, soprattutto se ce l’avete registrata su di una vecchia cassetta!
Buona Ricerca! | |
Tempo fa ho creato un tema per IGoogle ispirato all’attuale grafica di Antferr.com. | |
![]() L’ultima conferenza della FAO, che si è tenuta in giugno a Roma, ha prospettato per il futuro delle risorse agricole mondiali, uno scenario inquietante. La coltivazione su scala intensiva dei prodotti agricoli, come colza, canna da zucchero, palma,soia, mais, patate, a scopo energetico, è entrata in forte competizione con le colture tradizionali da sempre alla base dell’alimentazione umana, basti pensare al mais o al riso, prodotti agricoli che costituiscono il fondamento di larghe fasce di popolazione di paesi non industrializzati, già fortemente penalizzati dai mutamenti climatici dovuto all’effetto serra, ai quali vengono sottratti i loro prodotti alimentari, per riempire i serbatoi delle auto dei paesi industrialmente progrediti o in forte crescita industriale come l’India e la Cina. Il risultato è stato un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che rischia di affamare il pianeta. Per contro, ci sono alcuni paesi da sempre in prima linea per lo sfruttamento delle fonti energetiche alternative,derivate dalle biomasse, come il Brasile,che hanno annunciato l’indipendenza energetica, azzerando di fatto l’importazione del petrolio dall’estero. Il prezzo da pagare è comunque troppo alto, le biomasse ricavate dall’agricoltura, competono con la sopravvivenza del nostro pianeta; ma come conciliare la necessità di prendere le distanze dalla dipendenza energetica del petrolio e altri combustibili fossili senza depauperare l’ambiente circostante a causa della pratica della monocoltura, da sempre responsabile dell’impoverimento del terreno? La risposta questa volta potrebbe venire dal mare, una fonte potenzialmente inesauribile di biocarburante, che solo marginalmente tocca la produzione agricola alimentare, in quanto potenzialmente è un tipo di coltura implementabile anche su terreni scarsamente produttivi, fino ad ipotizzare i deserti e le zone paludose. Già dai tempi dell’amministrazione Carter, negli Stati Uniti, il Department of Energy Office of Fuel Development, portò avanti un programma di ricerca per lo sviluppo di energie rinnovabili ricavate dalle alghe, il punto centrale di questo programma conosciuto come ASP (Aquatic Species Program) era la produzione di biodiesel ricavato da alcune specie di alghe, particolarmente ricche in contenuto lipidico e coltivabili in stagni, utilizzatrici per il loro metabolismo di CO2 prodotto dai residui di combustione delle piante. Nel corso di un ventennio dall’inizio di questo programma la ricerca ha fatto dei passi da gigante per tutto quel che riguarda il loro metabolismo di crescita, merito delle nuove tecniche di manipolazione genetica e dei sistemi di produzione. Gli studi dell’ASP hanno preso in considerazione tutti gli aspetti dell’algacoltura, dal modo di ottenere la resa maggiore in termini di olii, alle condizioni estreme di temperatura,pH, salinità.Attualmente l’Università delle Hawai dispone di una raccolta di 300 specie di microrganismi acquatici in larga misura alghe verdi e diatomee, a disposizione per la ricerca scientifica. Le alghe in condizioni di stress ambientale, reagiscono producendo un surplus di sostanze oleose, specialmente in carenza di silice per le diatomee e nitriti per le alghe verdi. Le alghe sono organismi fotosintetici, che necessitano della luce del sole per il loro metabolismo energetico. La fotosintesi è quindi il processo indispensabile per trasformare l’energia solare in sostanze nutritive, combinando l’acqua con l’anidride carbonica per produrre biomasse. Dopo aver studiato numerose specie acquatiche,l’interesse dei ricercatori ASP, è stato focalizzato sullo studio delle microalghe, la cui prospettiva in termini di resa di olio combustibile è molto più interessante rispetto alle macroalghe e agli organelli emergenti. Le microalghe sono classificabili in quattro classi distinguibili per la loro pigmentazione, il loro ciclo biologico e la loro struttura cellulare:
Attualmente la ricerca è orientata verso lo studio delle diatomee e delle alghe verdi. Fonte www.demetra.org | |
WP-CUMULUS Questo Plugin è stato “eletto” open-source, quindi il file .fla è reso disponibile e possiamo lavorarci tranquillamente per effettuare modifiche e magari creare animazioni di diverso tipo. TAGNETIC POETRY NOTE SU I MOTORI DI RICERCA I tag cloud sono sicuramente un sistema per dare all’utente un colpo d’occhio immediato sui temi trattati dal Blog, ma con un po’ di malizia in più sono anche una via per dare risalto ad alcune parole chiave in ottica SEO. Flash non aiuta di certo questo aspetto, anche se in una nota dell’autore pare che questi plugin esportino anche una versione non-Flash. Tutto da verificare. | |
Lo ammetto: usare Google Analytics per tracciare (ed ottimizzare) le performance delle inserzioni di Google Adsense, è la mia croce e la mia delizia. Croce perché i rapporti di Adsense sono assolutamente inadeguati per svolgere analisi di tipo qualitativo, in quanto forniscono solo informazioni quantitative (seppur ben segmentate, usando i criteri) sul numero di click, sulle impression, sul CTR e sull’eCPM. Idem, per i ricavi. Incrociare i dati di utilizzo delle pagine del sito (cosa che ben fa Analytics, dal canto suo) con quelli di interazione degli utenti con gli elementi di Adsense, è una delizia, perché permette di capire tante cose utilissime, ed ottimizzare Adsense di conseguenza. Sapere quali sono le pagine, le keyword e i vari segmenti che performano meglio in termini di CTR e Revenue in Adsense, permette di capire dove conviene lavorare per ottimizzare il rendimento degli annunci contestuali nel proprio sito. Individuare gli utenti ed i comportamenti più remunerativi, le keyword, le pagine ed i referral e più redditizi significa sapere cosa testare, e dove investire per massimizzare il ROI di Adsense. Un tracciamento degli Adsense integrato nativamente in Google Analytics?È probabile che ci sarà. Mi accorgo solo adesso che due anni fa, il team di Analytics chiese un feedback agli utenti iscritti a entrambi i servizi, presumibilmente proprio allo scopo di studiare una possibile integrazione. Ebbene, i rumor di oggi parlano di quel che potrebbe essere il risultato di questo studio. Non è ancora una funzionalità disponibile al pubblico, ma pare che qualcuno la stia già testando. Il blog TheGoogleCache ha infatti pubblicato un post dove vengono descritti ed illustrati i vari pannelli di una nuova sezione dedicata a Google Adsense, all’interno della piattaforma di Google Analytics. Il post è stato rimosso (404), ma poiché il blog offre un feed, il contenuto integrale dello stesso è ancora disponibile (direttamente dai server di Google, con tanto di screenshot! Perfavore, avvisatemi se il link non dovesse funzionare più). Nell’articolo l’autore mostra le informazioni disponibili riguardo ai click Adsense: li si può segmentare per pagina e per sito di provenienza. È possibile ordinare i dati in base ai consueti parametri Adsense (CTR, eCPM…), e visualizzare un trend delle performance dei contenuti Adsense. Ecco una schermata che mostra l’apporto dei Referral Sites alle performance ed ai rendimenti di Adsense: Non vi è traccia tuttavia della ricerca nel sito (ricerca Adsense, intendo): spero che venga integrata anche questa parte di rapporti degli Adsense nell’omonima sezione in Analytics. Cosa conviene tracciare per ottimizzare i rendimenti Adsense?L’autore di TheGoogleCache dà un suggerimento che condivido pienamente:
E voi? Quali dati utilizzereste per ottimizzare le performance di Adsense se questi fossero disponibili, ed in che modo? Come tracciare oggi l’uso di Adsense (con Analytics)?Intanto che aspettiamo che questa nuova funzione di Analytics venga resa disponibile (e spero accada presto, perché ho già l’acquolina in bocca), è già possibile tracciare i click di Adsense nel profilo di Google Analytics, in qualche modo. A tal scopo consiglio (ed utilizzo) questo ottimo script che permette di impostare il Click su un elemento Adsense come Obiettivo in Analytics . Lo script ha i suoi limiti, va detto: il tracciamento è “non ufficiale di Adsense” innanzitutto, e poi essendo un Obiettivo di Analytics non è facile tracciarne il Conversion Rate a livello di pagina (a meno di non smanettare con la simulazione di ecommerce, che devo ancora sperimentare - anyway grazie ancora, Daniela!) Chi non volesse utilizzare Analytics può optare per una soluzione self-hosted: a tal proposito segnalo AsRep, ma non l’ho mai provato - e voi? P.s. Vado in vacanza, ci si rilegge a metà settembre! | |
| A | |
Gli impianti di rigassificazione Moltissime metaniere che viaggiano verso l’Italia ,dirette a Panigaglia,provengono dal porto di Skidka in Algeria,dove il gas liquefatto ,viene prodotto dalla compagnia Sonatrack..Le navi metaniere hanno in genere una capacità di carico che va dai 25000 a 65000 metri cubi, e navigano dirette verso speciali impianti che hanno il compito di trasformare il GNL in gas naturale destinato ad essere immesso nella rete di distribuzione.
Attila | |
| Bè, non chiedetemi il perchè, ma è arrivato un momento della vita in cui ho dovuto chiedermi che cosa vogliono dire certe frasi in Ti Amo di Umberto Tozzi… Ho quindi scoperto che esistono uomini che cercano di interpretarla… Canzone: Interpretazione: dammi il sonno di un bambino che tac sogna, cavalli e si gira (”buonanotte papà” “buonanotte” - il tac indica che il bambino si addormenta subito) e un po’ di lavoro (bollette e |





























Questo software reperibile su
Questo spettacolare sito permette invece di “tappare” la canzone, cioè di batterne il ritmo sulla barra spaziatrice; fatto questo per un po’ di secondi restituisce una possibile serie di risultati.
Per ultimo Tunatic, un software gratuito e semplicissimo, che si può facilmente reperire al sito 




















