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Sittiphol Phanvilai, il famoso sviluppatore thailandese, creatore di MobiTubia, ha pubblicato oggi sulle pagine del suo blog all’interno del Forum Nokia, un lungo articolo con tutti o quasi gli screenshot della nuova interfaccia utente - S60 5th edition - utilizzata sul 5800 XpressMusic. Gli screenshot sono stati realizzati usando l’emulatore del Series 60 5th Edition SDK, il software per creare applicazioni per questa UI. Ne riporto una buona parte. La prima immagine, che avevo già inserito in un post precedente, è una press picture rielaborata da Rafe di AllAboutSymbian.

Ecco cosa appare alla prima accensione.

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Questa invece è la schermata principale.

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La schermata principale chiarita nei dettagli. Il tema adesso è Haze.

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Nel Menu Pane (nome non ufficiale) sono presenti l’icona del Menu, quella per la tastiera numerica e quella per i Modi d’uso. Allora diamo un’occhiata alla tastiera numerica.

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Siamo arrivati al Menu principale.

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 Passiamo adesso all’applicazione Contatti e a come se ne aggiungono di nuovi associandoci anche una foto.

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Ecco uno screenshot dell’agenda.

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Siamo arrivati alla Galleria. Sittiphol dice che i cambiamenti sono molti rispetto alla 3rd edition.

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Ecco l’editor di immagini.

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La fotocamera con le varie impostazioni.

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Il music player.

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Passiamo adesso al web browser. Purtroppo Sittiphol ha caricato la pagina del blog personale che è in thai e quindi vengono fuori dei segni strani. Vengono messe in evidenza il metodo per zoomare la pagina, le opzioni e la visualizzazione in landscape.

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Per finire Sittiphol prende in esame i vari sistemi di input. Iniziamo con la tastiera alfanumerica.

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Passiamo alla mini-tastiera QWERTY con la preview dei caratteri.

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 Poi alla tastiera QWERTY estesa, sempre con la preview dei caratteri.

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E infine alla scrittura manuale.

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Siamo giunti alla fine della carrellata di screenshot realizzata da Sittiphol Phanvilai. Che ne pensate della nuova interfaccia touch? Speriamo di poterla provare presto dal vivo.

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Non consideratemi un eretico ma c’è chi sostiene anche questo! Negli ultimi anni la qualità di GIMP (GNU Image Manipulation Program) ha avuto un incremento non da poco, sino ad arrivare all’attuale versione 2.6 (uscita da pochi giorni, ndr) che dimostra quanto impegno e lavoro ci sia dietro questo progetto Open source. Condividi
Il post della scorsa settimana, nonostante avesse una ?taglia? rispettabile, era ovviamente uno sguardo microscopico sul gigantesco mondo dei sistemi operativi open source. E proprio a causa dell?argomento ne richiamava un altro simile, dedicato stavolta ad una serie di distro più ostiche, meno tolleranti e probabilmente più soddisfacenti da usare. Sempre che siate già abituati [...]

Uno strumento che non può mancare al bagaglio di attrezzi di un (ethical) hacker è un software di fingerprinting. Sistemi operativi, protocolli, web server, browser: di seguito presento una lista per identificarli da remoto.

Alcuni benefici dell’identificazione dei sitemi li svela Fyodor nell’introduzione al suo nmap. L’identificazione può essere determinante per capire se un sistema è vulnerabile o meno a un attacco; l’identificazione della precisa versione di un software può determinare l’esito dell’esecuzione di un exploit.

Inoltre l’identificazione dei sistemi può essere utile anche agli amministratori di grandi reti per effettuare un inventario dei software installati, o per rilevare dispositivi non autorizzati.

Infine le informazioni raccolte con questi strumenti possono servire da supporto ad un attacco di social-engineering, dove un’informazione estremamente dettagliata può sostenere e consolidare la credibilità dell’hacker.

1. Amap
Effettua il fingerprinting delle applicazioni, identificando i protocolli indipendentemente dalla porta TCP/UDP sui cui sono in esecuzione.

2. BrowserRecon
Riconosce il tipo di browser da remoto, anche se lo User-Agent è modificato (con User Agent Switcher per esempio)

3. Ettercap
Molto più di uno strumento di fingerprinting, Ettercap è in grado di sniffare dati, effettuare attacchi man-in-the-middle in LAN. Tra l’altro è in grado di effettuare OS fingerprinting e analisi del MAC address

4. Httprecon
HTTP fingerprinting. Riconosce un web server anche se questo viene mascherato (con mod_security per esempio)

5. Httprint
Come Httprecon; se non ricordo male è stato il primo a fare HTTP fingerprinting

6. Nmap
Il principe degli scanner implementa l’OS fingerprinting attivo dal ‘98. Nel 2006 è stato sostituito l’engine con una nuova versione più potente. Ottimo strumento per riconoscere un sistema operativo da remoto

7. Nmap Online
Un Nmap online con interfaccia web. Può sempre tornare utile.

8. p0f
Creatura del perfido Michal Zalewski, il primo software di passive OS fingerprinting

9. SinFP
Modulo Perl multi-piattaforma per effettuare il riconoscimento attivo e passivo.

10. XProbe2
Altro potente software per il fingerprinting attivo

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Chi possiede un BlackBerry e desideri sperimentare l’utilizzo di temi personalizzati, può provare a sperimentare bPhone. Dal nome si intuisce che si tratti di un tool destinato a rendere il look degli smartphone di casa RIM simile a quello dell’iPhone, seguendo una tra le tendenze più in voga del momento. La compatibilità è segnalata per le serie ...
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Oggi le applicazioni web dominano il panorama di Internet. Webmail, multimedia, produttività sono probabilmente le aree più interessate da questo fenomeno. Di conseguenza le applicazioni web diventano centrali nelle strategie d’attacco di hackers ed ethical-hackers.

Ma c’è un aspetto che di solito sfugge. Anche i pannelli di controllo e di amministrazione di dispositivi/sistemi sono web centrici. Probabilmente anche chi legge ha a casa un router comodamente configurabile tramite interfaccia web. E anche questi software sono vulnerabili.

In genere si pensa che i software e i computer nascosti dietro un rassicurante firewall o proxy siano al sicuro e si tende a sottovalutare i pericoli. Ma i pericoli ci sono.

I pericoli ci sono soprattutto se si sottovaluta l’impatto che possono avere certi campi-dati considerati ininfluenti ai fini della sicurezza. O non considerati affatto.

Rafael Dominguez Vega ha identificato alcuni di questi campi, ha studiato come poterli sfruttare, ha verificato la percentuale di applicazioni vulnerabili a questo tipo di attacco, e infine ha pubblicato le sue scoperte in un interessante paper intitolato “Behind enemy lines”.

Questo tipo di attacco funziona perché chi scrive i programmi non pensa che un input non generato dall’interazione di un utente sia dannoso, o meglio non pensa che un input generato automaticamente sia pericoloso (che poi è la stessa cosa però più leggibile), dimenticando quel che dice Alex Mayfield:

“Ogni volta che un ingegnere del software dice ‘nessuno si prenderà la briga di fare quella cosa’, c’è un ragazzino in Finlandia che si prenderà la briga di farla”

L’idea di base è la seguente: un hacker invia un pacchetto dati contraffatto, avvelenando un campo dal contenuto trascurabile o di cui si sottovaluta l’impatto sulla sicurezza, con un codice di attacco e lo lancia contro il bersaglio. Il dato verrà catturato dai log del pannello di controllo e scatterà non appena l’amministratore visualizzerà quelli che dovrebbero essere innocui file di registro. Condizione fondamentale per il funzionamento è che il campo deve essere visualizzato nel pannello della web application vulnerabile.

L’autore di questo studio parla di attacchi tramite SSID e DHCP, ma voglio aggiungere una mia esperienza personale con il campo HTTP referer.

  • HTTP Referer Il campo HTTP referer contiene l’URL di provenienza. Se su PillolHacking.Net c’è un link a un articolo pubblicato su Repubblica.it e l’utente lo clicca, sui log di Repubblica apparirà come referer l’URL di provenienza, ovvero il riferimento a PillolHacking.Net. Creando un header HTTP con un qualche tipo di codice di attacco è possibile avvelenare i log del nemico. Qualche anno fa scoprii un bug in un CMS che permetteva di sfruttare questo bug per lanciare comandi da remoto.
  • SSID Stessa cosa per il SSID. Questo è il campo di un pacchetto dati wireless (frame) che identifica il nome di una LAN wifi. Questo campo si presta ad essere manipolato con l’iniezione di codice che verrà eseguito al momento della visualizzazione nell’interfaccia di amministrazione.
  • DHCP E’ il protocollo che gestisce la configurazione automatica degli host, attribuisce indirizzi IP e altri parametri (DNS, maschere di sottorete) rendendo elementare la configurazione di una LAN. Manipolando un particolare tipo di pacchetto DHCP, ovvero DHCPREQUEST, introducendo codice nel campo Hostname, è possibile ottenere lo stesso risultato dei precedenti attacchi, ovvero l’esecuzione del codice d’attacco al momento della visualizzazione nell’interfaccia web.

Naturalmente c’è in giro un exploit che mostra uno di questi bug in azione; per la precisione un attacco DHCP contro i Sagem Routers F@ST (1200/1240/1400/1400W/1500/1500-WG/2404).

Agli hacker (ethical o non ethical) ricordo quindi di non tralasciare nessun particolare che potrebbe condurre al cuore del sistema da attaccare, dietro le linee nemiche.

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Quando si invia un’email il sistema deve conoscere il server SMTP incaricato di recapitare la posta elettronica di un dato dominio. Questa operazione viene effettuata tramite un’interrogazione al DNS, alla ricerca dei record MX. Ho scritto “dei record” perché i record MX, ovvero le informazioni che il DNS utilizza per identificare i server di posta elettronica, potrebbero essere più di uno.

Possiamo conoscere quale server gestisce la posta interrogando il DNS manualmente. Per farlo è possibile utilizzare nslookup dalla linea di comando.
Apriamo una shell (cmd.exe su Windows) ed entriamo in nslookup digitando il nome del comando:

C:\nslookup

Otterremo l’accesso al prompt di nslookup:

Server predefinito:  resolver1.opendns.com Address:  208.67.222.222 >

Per effettuare l’interrogazione dobbiamo specificare che siamo alla ricerca di record MX:

> set q=mx

dove q sta per query. A questo punto non rimane che digitare il nome del dominio di cui vogliamo ottenere gli indirizzi dei server SMTP:

> set q=mx > pillolhacking.net Server:  resolver1.opendns.com Address:  208.67.222.222  Risposta da un server non di fiducia: pillolhacking.net       MX preference = 10, mail exchanger = m-04b.th.seeweb.it pillolhacking.net       MX preference = 20, mail exchanger = smtp-avas.seeweb.it

La risposta del DNS mostra i due server che gestiscono la posta di pillolhacking.net.

Quando qualcuno scrive un’email a pillolhacking.net, il server incaricato di recapitarla è m-04b.th.seeweb.it.

Da notare i valori MX preference che indicano la priorità di utilizzo del server. Il numero più basso indica la priorità maggiore. Il server con il valore MX preference più basso (in genere 10) viene utilizzato per inviare la posta; gli altri sono utilizzati come backup nel caso in cui il server principale non dovesse esere disponibile.

Per curiosità possiamo guardare a casa di altri più celebri sistemi come Google:

> gmail.com Server:  resolver1.opendns.com Address:  208.67.222.222  Risposta da un server non di fiducia: gmail.com       MX preference = 10, mail exchanger = alt2.gmail-smtp-in.l.google .com gmail.com       MX preference = 50, mail exchanger = gsmtp147.google.com gmail.com       MX preference = 50, mail exchanger = gsmtp183.google.com gmail.com       MX preference = 5, mail exchanger = gmail-smtp-in.l.google.com gmail.com       MX preference = 10, mail exchanger = alt1.gmail-smtp-in.l.google .com >

e perchè non la CIA?

> cia.gov Server:  resolver1.opendns.com Address:  208.67.222.222  Risposta da un server non di fiducia: cia.gov MX preference = 10, mail exchanger = mail2.ucia.gov cia.gov MX preference = 10, mail exchanger = mail1.ucia.gov

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Quante volte capita di sentire la canzone ma di non saperla ritrovare?
Oppure di averla registrata da qualche parte, ma senza avere idea di che titolo abbia?
E allora via a scerverllarsi in improbabili ricerche su google tipo naaaa na na naaa nananaaaaaaaa che restituiscono solamente altrettanto improbabili richieste fatte su yahoo answers… Temi

E allora ecco che 8log viene in aiuto con tre semplici ed efficaci sistemi per trovare il titolo:

1. MusicBrainz

TemiQuesto software reperibile su http://musicbrainz.org/ prende in pasto gli mp3 che gli date e, confrontata “l’impronta della canzone” con un loro database, la identifica risparmiandovi lo sporco lavoro di riempire tutti i campi ID3v1.

E’ necessario però per vederlo funzionare fare prima la registrazione!

 

2. SongTapper

TemiQuesto spettacolare sito permette invece di “tappare” la canzone, cioè di batterne il ritmo sulla barra spaziatrice; fatto questo per un po’ di secondi restituisce una possibile serie di risultati.

Una volta acquisita una discreta abilità nell’imitare il ritmo con la barra spaziatrice non riuscirete più a farne a meno! Temi
http://www.bored.com/songtapper/

 

3. Tunatic

TemiPer ultimo Tunatic, un software gratuito e semplicissimo, che si può facilmente reperire al sito http://www.wildbits.com/tunatic/
Una volta premuto “Identify Song” lui “sentirà” dal microfono cosa state ascoltando e con buone probabilità vi dirà il titolo esatto della canzone…

Assolutamente da provare, soprattutto se ce l’avete registrata su di una vecchia cassetta!

 

Buona Ricerca! Temi

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Tempo fa ho creato un tema per IGoogle ispirato all’attuale grafica di Antferr.com.
Avevo intenzione di dare la notizia quando Google avrebbe (non è detto che lo farà mai) pubblicato nella sua directory il theme, ma siccome ho letto che i tempi sono molto lunghi ho deciso di segnalare il tema in una directory alternativa: http://inthemes.com/.

Per poter utilizzare il theme è necessario aggiungere ad una vostra scheda il gadget “IGoogle Theme Manager” che permetterà di scegliere i temi preferiti e visualizzarli anche se non ancora ufficializzati da Google. Cliccate sull’anteprima del tema qui sotto e in un paio di click il gioco è fatto!

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Nella speranza che Google lo inserisca presto… Temi

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L’ultima conferenza della FAO, che si è tenuta in giugno a Roma, ha prospettato per il futuro delle risorse agricole mondiali, uno scenario inquietante. La coltivazione su scala intensiva dei prodotti agricoli, come colza, canna da zucchero, palma,soia, mais,
patate, a scopo energetico, è entrata in forte competizione con le colture tradizionali da sempre alla base dell’alimentazione umana, basti pensare al mais o al riso, prodotti agricoli che costituiscono il fondamento di larghe fasce di popolazione di paesi non industrializzati, già fortemente penalizzati dai mutamenti climatici dovuto all’effetto serra, ai quali vengono sottratti i loro prodotti alimentari, per riempire i serbatoi delle auto dei paesi industrialmente progrediti o in forte crescita industriale come l’India e la Cina. Il risultato è stato un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che rischia di affamare il pianeta.

Per contro, ci sono alcuni paesi da sempre in prima linea per lo sfruttamento delle fonti energetiche alternative,derivate dalle biomasse, come il Brasile,che hanno annunciato l’indipendenza energetica, azzerando di fatto l’importazione del petrolio dall’estero.

Il prezzo da pagare è comunque troppo alto, le biomasse ricavate dall’agricoltura, competono con la sopravvivenza del nostro pianeta; ma come conciliare la necessità di prendere le distanze dalla dipendenza energetica del petrolio e altri combustibili fossili senza depauperare l’ambiente circostante a causa della pratica della monocoltura, da sempre responsabile dell’impoverimento del terreno?

La risposta questa volta potrebbe venire dal mare, una fonte potenzialmente inesauribile di biocarburante, che solo marginalmente tocca la produzione agricola

alimentare, in quanto potenzialmente è un tipo di coltura implementabile anche su terreni scarsamente produttivi, fino ad ipotizzare i deserti e le zone paludose.

Già dai tempi dell’amministrazione Carter, negli Stati Uniti, il Department of Energy Office of Fuel Development, portò avanti un programma di ricerca per lo sviluppo di energie rinnovabili ricavate dalle alghe, il punto centrale di questo programma conosciuto come ASP (Aquatic Species Program) era la produzione di biodiesel ricavato da alcune specie di alghe, particolarmente ricche in contenuto lipidico e coltivabili in stagni, utilizzatrici per il loro metabolismo di CO2 prodotto dai residui di combustione delle piante.

Nel corso di un ventennio dall’inizio di questo programma la ricerca ha fatto dei passi da gigante per tutto quel che riguarda il loro metabolismo di crescita, merito delle nuove tecniche di manipolazione genetica e dei sistemi di produzione.

Gli studi dell’ASP hanno preso in considerazione tutti gli aspetti dell’algacoltura, dal modo di ottenere la resa maggiore in termini di olii, alle condizioni estreme di temperatura,pH, salinità.Attualmente l’Università delle Hawai dispone di una raccolta di 300 specie di microrganismi acquatici in larga misura alghe verdi e diatomee, a disposizione per la ricerca scientifica.

Le alghe in condizioni di stress ambientale, reagiscono producendo un surplus di sostanze oleose, specialmente in carenza di silice per le diatomee e nitriti per le alghe verdi.

Le alghe sono organismi fotosintetici, che necessitano della luce del sole per il loro metabolismo energetico. La fotosintesi è quindi il processo indispensabile per trasformare l’energia solare in sostanze nutritive, combinando l’acqua con l’anidride carbonica per produrre biomasse. Dopo aver studiato numerose specie acquatiche,l’interesse dei ricercatori ASP, è stato focalizzato sullo studio delle microalghe, la cui prospettiva in termini di resa di olio combustibile è molto più interessante rispetto alle macroalghe e agli organelli emergenti.

Le microalghe sono classificabili in quattro classi distinguibili per la loro pigmentazione, il loro ciclo biologico e la loro struttura cellulare:

  1. Diatomee ( Bacillariophyceae ). Queste alghe sono costituenti del fitoplancton marino, ma vivono anche in acque fresche e salmastre. Contengono nella loro parete cellulare, silice polimerizzata, immagazzinano carbonio sotto forma di olio naturale e polisaccaridi noti come chrysolaminarin;

  2. Alghe verdi (Chlorophycee ). sono abbondantissime nelle acque fresche; sul piano dell’evoluzione, sono considerate le progenitrici delle piante. Si trovano isolate o in colonie, immagazzinano principalmente amidi, ma al verificarsi di determinate condizioni di crescita possono produrre olii.

  3. Alghe azzurre ( Cyanophiceae ). Sono organizzate come le specie batteriche, rivestendo un ruolo centrale nella fissazione dell’azoto atmosferico.

  4. Alghe gialle ( Chrysophyceae ). questo gruppo presenta delle somiglianze con le Diatomee, hanno una pigmentazione tendente al giallo, e hanno come habitat le acque fresche. Immagazzinano oli naturali e carboidrati.

Attualmente la ricerca è orientata verso lo studio delle diatomee e delle alghe verdi.
La loro semplicità strutturale unita al fatto che crescono in sospensione acquosa, permette un facile accesso alla conversione della luce solare, all’acqua, alla CO2 e agli altri fattori di crescita.
Per questa serie di ragioni, le microalghe sono capaci di produrre 30 volte l’equivalente in olio rispetto alla stessa area coltivata con colture convenzionali, tipo mais, soia e quant’altro. In termini di resa energetica basti pensare che le alghe hanno una resa quattro volte superiore alla canna da zucchero e 45 volte superiore all’olio di colza. Altro aspetto non trascurabile è il fatto che viene annullato l’impatto ambientale, perché azzerano le emissioni di CO2, anzi, la catturano dall’ambiente circostante in quanto si tratta di un elemento indispensabile alla loro crescita, per riconvertirla in una sostanza oleosa ad alta densità.
Gli scarti che residuano dopo la spremitura dell’olio vengono usati per la produzione di idrogeno.
Le ? algae farms ? sono costituite da vasche aperte, poco profonde, nelle quali la CO2 proveniente in genere dalle emissioni di industrie vicine alla farm o dalla combustione di residui legnosi e carbone fossile, viene immessa nella vasca sotto forma di bolle che vengono catturate dalle alghe.
Le vasche sono progettate secondo un percorso, nel quale alghe, acqua e nutrienti circolano attorno ad un percorso obbligatorio, un motore elettrico provvede a convogliare il flusso. Le alghe sono sospese in acqua e con regolarità devono subire dei rimontaggi per essere esposte alla luce del sole. Si tratta naturalmente di un sistema operativo a ciclo continuo, la cui superficie tecnicamente è misurata in termini di superficie per la cattura del sole, mentre la resa viene misurata in termini di biomasse prodotte in un giorno per unità di superficie esposta.
Oltre agli oli combustibili e all’idrogeno, altri prodotti possono essere convenientemente ricavati dalle biomasse, i principali sono :
il metano,ottenuto per gassificazione biologica o termica; l’etanolo per via fermentativa.
I dati relativi alla resa energetica, attualmente sono da riferire ad impianti a basso costo, a sviluppo superficiale oppure a bolle di polietilene, ma tutto il mondo si sta attivando per la progettazione su scala industriale di impianti a sviluppo tridimensionale irradiati da sorgenti di luce artificiale. Alcune grandi industrie stanno già investendo nella realizzazione di impianti funzionanti su scala industriale, particolarmente interessata a questa tecnologia è il colosso americano BOEING, sponsor ufficiale del prossimo congresso che si terrà a Seattle, dal quale si spera di avere ragguagli positivi circa questa fonte energetica rinnovabile e pulita che viene dal mare.

Fonte www.demetra.org

WP-CUMULUS
Non amo particolarmente i plugin, se posso ne faccio sempre a meno, e nemmeno sono fanatico delle tag cloud. Tuttavia WP-Cumulus offre una soluzione esteticamente piacevole ed interessante. Utilizza infatti Flash per generare una nuvola 3D costruita da i tag del nostro blog.

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Questo Plugin è stato “eletto” open-source, quindi il file .fla è reso disponibile e possiamo lavorarci tranquillamente per effettuare modifiche e magari creare animazioni di diverso tipo.

TAGNETIC POETRY
Questa soluzione ricorda invece una lavagna magnetica dove l’utente può spostare via drag/drop i tag sul piano di appoggio. Probabilmente Roy Tanck, autore di entrambe i plugin, ha iniziato a percorrere una strada dove appliccherà note animazioni ed interazioni Flash alle funzionalità di Wordpress. Un buon modo di continuare a riciclare e far rivivere tecniche e soluzioni grafiche che con il tempo, inveitabilmente, passano di moda.

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NOTE SU I MOTORI DI RICERCA

I tag cloud sono sicuramente un sistema per dare all’utente un colpo d’occhio immediato sui temi trattati dal Blog, ma con un po’ di malizia in più sono anche una via per dare risalto ad alcune parole chiave in ottica SEO. Flash non aiuta di certo questo aspetto, anche se in una nota dell’autore pare che questi plugin esportino anche una versione non-Flash. Tutto da verificare.

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Lo ammetto: usare Google Analytics per tracciare (ed ottimizzare) le performance delle inserzioni di Google Adsense, è la mia croce e la mia delizia.

Croce perché i rapporti di Adsense sono assolutamente inadeguati per svolgere analisi di tipo qualitativo, in quanto forniscono solo informazioni quantitative (seppur ben segmentate, usando i criteri) sul numero di click, sulle impression, sul CTR e sull’eCPM. Idem, per i ricavi.

Incrociare i dati di utilizzo delle pagine del sito (cosa che ben fa Analytics, dal canto suo) con quelli di interazione degli utenti con gli elementi di Adsense, è una delizia, perché permette di capire tante cose utilissime, ed ottimizzare Adsense di conseguenza.

Sapere quali sono le pagine, le keyword e i vari segmenti che performano meglio in termini di CTR e Revenue in Adsense, permette di capire dove conviene lavorare per ottimizzare il rendimento degli annunci contestuali nel proprio sito.

Individuare gli utenti ed i comportamenti più remunerativi, le keyword, le pagine ed i referral e  più redditizi significa sapere cosa testare, e dove investire per massimizzare il ROI di Adsense.

Un tracciamento degli Adsense integrato nativamente in Google Analytics?

È probabile che ci sarà. Mi accorgo solo adesso che due anni fa, il team di Analytics chiese un feedback agli utenti iscritti a entrambi i servizi, presumibilmente proprio allo scopo di studiare una possibile integrazione.

Ebbene, i rumor di oggi parlano di quel che potrebbe essere il risultato di questo studio. Non è ancora una funzionalità disponibile al pubblico, ma pare che qualcuno la stia già testando.

Il blog TheGoogleCache ha infatti pubblicato un post dove vengono descritti ed illustrati i vari pannelli di una nuova sezione dedicata a Google Adsense, all’interno della piattaforma di Google Analytics.

Il post è stato rimosso (404), ma poiché il blog offre un feed, il contenuto integrale dello stesso è ancora disponibile (direttamente dai server di Google, con tanto di screenshot! Perfavore, avvisatemi se il link non dovesse funzionare più).

Nell’articolo l’autore mostra le informazioni disponibili riguardo ai click Adsense: li si può segmentare per pagina e per sito di provenienza. È possibile ordinare i dati in base ai consueti parametri Adsense (CTR, eCPM…), e visualizzare un trend delle performance dei contenuti Adsense.

Ecco una schermata che mostra l’apporto dei Referral Sites alle performance ed ai rendimenti di Adsense:
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(immagini tratte da TheGoogleCache.com)

Non vi è traccia tuttavia della ricerca nel sito (ricerca Adsense, intendo): spero che venga integrata anche questa parte di rapporti degli Adsense nell’omonima sezione in Analytics.

Cosa conviene tracciare per ottimizzare i rendimenti Adsense?

L’autore di TheGoogleCache dà un suggerimento che condivido pienamente:

  1. Identifica le pagine che ospitano gli annunci più remunerativi
  2. Scegli tra queste le pagine con i CTR più elevati
  3. Studia il tipo di traffico che ricevono alti tassi di click da SERP organiche
  4. Trova tra queste quelle che potrebbero posizionarsi meglio per la keyword più performante

E voi? Quali dati utilizzereste per ottimizzare le performance di Adsense se questi fossero disponibili, ed in che modo?

Come tracciare oggi l’uso di Adsense (con Analytics)?

Intanto che aspettiamo che questa nuova funzione di Analytics venga resa disponibile (e spero accada presto, perché ho già l’acquolina in bocca), è già possibile tracciare i click di Adsense nel profilo di Google Analytics, in qualche modo.

A tal scopo consiglio (ed utilizzo) questo ottimo script che permette di impostare il Click su un elemento Adsense come Obiettivo in Analytics . Lo script ha i suoi limiti, va detto: il tracciamento è “non ufficiale di Adsense” innanzitutto, e poi essendo un Obiettivo di Analytics non è facile tracciarne il Conversion Rate a livello di pagina (a meno di non smanettare con la simulazione di ecommerce, che devo ancora sperimentare - anyway grazie ancora, Daniela!)

Chi non volesse utilizzare Analytics può optare per una soluzione self-hosted: a tal proposito segnalo AsRep, ma non l’ho mai provato - e voi?

P.s. Vado in vacanza, ci si rilegge a metà settembre!

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Gli impianti di rigassificazione
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Tutti noi ricordiamo l’inverno del 2005,quando per incomprensioni politiche tra gli stati delle ex Repubbliche Sovietiche e Mosca, l’Europa, e l’Italia in particolare, hanno rischiato la sospensione della fornitura del gas,proveniente dalla Siberia via gasdotto. Questo problema che si è presentato in tutta la sua drammaticità, proprio quando l’inverno era al culmine,ha spinto l’Italia a cercare della alternative al trasporto di gas via gasdotto. Il gas fornito dalla Russia,l’Algeria,la Libia e la Tunisia,è importato in larga misura,stimata attorno al 70% ,via gasdotto;si comprende facilmente al di là delle considerazioni sociopolitiche, come diventa imperativo cercare altre fonti di approvvigionamento del gas.

L’importazione del gas per via marittima è sicuramente l’alternativa più vantaggiosa;
ampia possibilità di rifornimento del gas, proveniente da aree geograficamente distanti, possibilità di accesso al mercato nel breve periodo, e possibilità di interagire con partners commerciali diversi, eludendo il regime di oligopolio istituito dai nostri partners convenzionali.
Il gas naturale liquefatto, detto GNL, è trasportato via mare con apposite nave metaniere. Il gas viene stoccato in serbatoi a doppia tenuta, alla temperatura di -161 °C e alla pressione di un’atmosfera.

Moltissime metaniere che viaggiano verso l’Italia ,dirette a Panigaglia,provengono dal porto di Skidka in Algeria,dove il gas liquefatto ,viene prodotto dalla compagnia Sonatrack..Le navi metaniere hanno in genere una capacità di carico che va dai 25000 a 65000 metri cubi, e navigano dirette verso speciali impianti che hanno il compito di trasformare il GNL in gas naturale destinato ad essere immesso nella rete di distribuzione.
Questi impianti prendono il nome di ?impianti di rigassificazione?,sono realizzati secondo tecniche ingegneristiche diverse e sono rapportabili strutturalmente a tre tipologie:
Onshore; è la tecnica impiegata per il rigassificatore di Panigaglia, consiste nella realizzazione di silos ,situati in genere all’interno o in prossimità di aree portuali,impiegati per lo stoccaggio di grossi quantitativi di GNL,collegati attraverso particolari condutture, alla struttura di attracco della metaniera.
Offshore; è la tecnologia decisamente più innovativa,e sarà utilizzata per la realizzazione del rigassificatore di Porto Viro. La struttura interamente realizzata in cemento armato,viene trainata sul luogo di posizionamento, e fatta affondare,in modo da creare una sorta di piattaforma,dove sono alloggiati due serbatoi in acciaio, oltre i normali impianti ,e da dove la nave può attraccare con facilità. Un gasdotto sottomarino,immette il gas nella rete di distribuzione.
Offshore? floating storage regassification unit;?utilizza una nave dotata di appositi serbatoi per lo stoccaggio,che viene ancorata in modo permanente al largo della costa circa 25km,a cui attraccano le metaniere,anche in questo caso,il gas una volta tornato allo stato naturale, viene immesso alla rete di distribuzione tramite un gasdotto.
L’impianto di rigassificazione di Panigaglia,l’unico attualmente operativo in Italia,e il cui raddoppio sta creando notevoli disaccordi che vedono schierati su fronti opposti, le forze politiche e industriali, che spingono verso la realizzazione,e le comunità locali e gli ambientalisti, preoccupati per la sicurezza e per i risvolti negativi sull’ambiente;tecnicamente è formato da :

  1. un sistema di ricezione;area per l’attracco della nave,trunk di discarica,area di trasferimento ai serbatoi.
  2. area di stoccaggio,formata da due serbatoi cilindrici della capacità di 50000 metri cubi,all’interno dei quali sono sommerse delle pompe per la movimentazione del gas.
  3. rigassificatore;dai serbatoi di stoccaggio il gas,viene estatto dalle pompe sommerse e inviato agli scambiatori di calore a fascio tubiero,mediante un sistema di pompa centrifughe . Il calore necessario agli scambiatori di calore è fornita dall’acqua marina che circola all’interno dei tubicini degli scambiatori alla temperatura di 5°C.
  4. immissione nella rete di distribuzione;il gas ,viene destinato dopo pressurizzazione, alla rete di distribuzione solo una piccola parte viene utilizzata per la gestione dell’impianto.
  5. recupero dei vapori,mediante colonne a condensazione.
  6. Sistemi ausiliari di sicurezza;l’impianto dispone di un’imponente sistema di sicurezza,in quanto trattasi di impianto ad alto rischio di esplosione,evenienza verificata solo nel 1944 a Cleveland,a causa dell’inadeguatezza tecnologica dei materiali di costruzione, e nel 2004 a Skikda in Algeria.

Attila

Bè, non chiedetemi il perchè, ma è arrivato un momento della vita in cui ho dovuto chiedermi che cosa vogliono dire certe frasi in Ti Amo di Umberto Tozzi

Ho quindi scoperto che esistono uomini che cercano di interpretarla…
E non posso tenere solo per me questo prodigio!

Canzone:

dammi il sonno di un bambino che -tac- sogna cavalli e si gira, e un po’ di lavoro, fammi abbracciare una donna che stira cantando e poi fatti un po’ prendere in giro prima di fare l’amore, vesti la rabbia di pace e sottane sulla luce…

Interpretazione:

dammi il sonno di un bambino che tac sogna, cavalli e si gira (”buonanotte papà” “buonanotte” - il tac indica che il bambino si addormenta subito) e un po’ di lavoro (bollette e