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Trasmissione

L’altro giorno un utente del blog mi chiedeva lumi riguardo la compatibilità delle applicazioni per S60 3rd edition con l’S60 5th edition del 5800 XpressMusic. Gli ho spiegato che le varie aziende di software e gli sviluppatori dovranno realizzare delle versioni delle applicazioni specifiche per la nuova interfaccia touch, in cui il sistema di input è completamente diverso. Una di queste applicazioni è già pronta ed è Qik.

Annunciata insieme al 5800 XpreessMusic, sarà presente nel catalogo dell’applicazione Download! del suddetto cellulare. Per chi non la conoscesse, Qik permette di far diventare il nostro cellulare uno studio televisivo mobile. Infatti è in grado di trasmettere in streaming (sia tramite WiFi che rete 3G) tutto quello che viene ripreso tramite il cellulare direttamente sul web, dove sarà visibile in tempo reale attraverso il player presente nel sito di Qik o quello inseribile in altri siti come Facebook. Al termine della trasmissione i video saranno poi disponibili per essere rivisti e scaricati in formato flv o 3gp. Per altre informazioni vi rimando al sito ufficiale. Vi lascio al video dimostrativo. (fonte: QikBlog e TechCrunch)

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Non so bene come giustificare il fatto che dopo 21 anni ho finalmente cambiato portafoglio. Sì, finora ho vissuto con il mio portafoglio dei 13 anni, una schifezza in acrilico e di taglio sportivo (ma può un portafoglio essere sportivo?), marca Sergio Tacchini e di colore verde zombie.

Il motivo di questo ventennio abbondante di perfetta aderenza tra la mia chiappa sinistra e il suddetto prodotto di Sergio Tacchini? Niente di serio: mi ero un po’ convinto che fosse un oggetto fortunato.
Profezie autoavverantesi, proiezione di positività su oggetti simbolici, pigrizia. Tutto insieme.

Ora l’ho sostituito con uno di quei portafogli miracolosi e ultrasottili, fatti col tessuto degli spinnaker delle barche a vela e quasi non mi sembra di portarlo in giro (e già lo so che rischio di perderlo alla prima occasione), tanto che mi tocco ossessivamente sulla tasca per controllare di averlo. Sembro un po’ un deviante per questo, ma vuoi mettere la leggerezza?

Dentro il vecchio portafoglio, tra l’altro, vent’anni di vita:

- la tessera da obiettore di coscienza con l’anno di scadenza taroccato (così per anni ho viaggiato in tram gratis)

- il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti recuperato da un amico, con i dati cancellati e utile per tutte le operazioni di social engineering (con cui sono entrato nel Duomo mentre bruciava e ho raccontato la disgrazia in diretta radiofonica, salvo farmi arrestare e liberare seduta stante alla seconda ora di trasmissione; ma anche la tessera che mi ha salvato più volte da manganellate certe alle manifestazioni e la stessa con cui entro nell’outlet riservatissimo di Armani, dopo aver convinto le impiegate che noi giornalisti abbiamo una convenzione)

- il congedo illimitato provvisorio, casomai lo Stato mi chiamasse a fare il soldato come in un incubo kafkiano

- il foglio rosa: ho la patente, ma preso dall’ansia porto anche in giro questo, vai a capire perché: insicurezza?

- 2 fototessera di mia moglie in cui sorride e 2 fototessera mie di secoli fa in cui sembro un anziano e indosso un golfino grigio con la cerniera che metterebbe il magone perfino a Giumbolo

- una utilissima moneta da 10 lire, che rivela una mia segreta per i Cugini di Campagna e che stava nel portafoglio per un motivo preciso che ora non ricordo più

- un foglio a quadretti di un diario, estorto ad una festa, con su l’indirizzo e il telefono fisso di una tipa che mi piaceva a 17 anni e che non ho mai avuto il fegato di chiamare e di cui ora ho scordato il nome (mi pare Stefania, ma forse Noemi: due nomi davvero simili…)

- dei franchi svizzeri (strano, perché non metto MAI soldi nel portafoglio, li tengo sempre sparsi per le tasche) risalenti forse alla mia ultima visita in Elvezia, ma anche in questo caso non mi ricordo

- una pila di biglietti da visita, tra cui quello quasi porno di una fashion designer milanese incontrata ad un aperitivo di Style.it e a cui evidentemente non ho fatto caso o di cui non mi ricordo, varie moo-card tra cui un paio notevoli, varie tessere d’iscrizione a circoli ricreativi fasulli dietro cui si nascondono ristoranti più o meno validi

- vari scontrini scoloriti, tutti di regali fatti a terzi e frutto dell’ormai proverbiale “conservi lo scontrino se per caso il regalo non va bene o non è della taglia giusta”, per cui ogni giorno è il 27 dicembre (il giorno in cui si cambiano i regali) 

- qualcosa scritto di mio pugno su un foglio a quadretti e ormai sbiadito col tempo, che non riesco a capire se è una poesia ermetica di quando avevo 16 anni, la scaletta di un giornalino del liceo o una lista della spesa; avessi uno scanner, allegherei prova fotografica per scatenare il vostro istinto da piccoli Grissom.

- una collezione di card di Mediaworld, Fnac, Saturn che mi ricorda ogni santo giorno che non c’è un numero di flessioni sufficienti a nascondere al mondo il fatto che sono un nerd, sotto sotto

- un mozzicone fossile di post-it con su scritto “Loredana” e un numero fisso col prefisso di Alessandria, vecchio di 15 anni almeno (e non ho proprio idea di chi sia questa Loredana, anche perché dove lavoravo ad Alessandria erano tutti uomini, ma forse è un post-it che ho preso a Riccione: ho ricordi vaghi)

- una carta d’identità in cui sembro un ultras del Toro (con tanto di maglia ad hoc) e una patente ancora in carta-tessuto in cui sembro un b-boy e indosso una felpa molto “street”

- una sottilissima lamina di metallo, grande come una carta di credito con su scritto “Partito Comunista Italiano, oggetto numero 3854D” in argento su rosso comunistissimo e staccata da una cassaforte del PCI torinese dismessa

- un bancomat del Credito Cooperativo, bruttissimo a vedersi, senza nome e malfunzionante, una Visa sempre del Credito Cooperativo, piuttosto usata e in via di sbiadimento (ma tanto scade a breve)

Alla fine il povero rottame verde e ormai plasmato per l’eternità con la forma di parte del mio didietro è una sorta di capsula temporale, cioè quelle scatole ermetiche di metallo che seppelliscono o cementano nei piloni di un ponte, auspicando che i posteri un bel giorno ricordino i tempi che furono.

Dopo 21 anni può andare tranquillamente in pensione (tempo 2 giorni e poi mi passa la nostalgia canaglia e lo butto), tanto il 90% dei pezzi di passato che tira fuori mi fanno produrre dei disastrosi “non ricordo”.  Attaccarsi al passato, soprattutto se remoto, non è così sano, no?

 

* non è un errore di battitura: è che davvero non mi è partito l’amarcord, anche perché non mi ricordo una mazza! E il simpatico calembour è parzialmente merito/colpa di Diletta.

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Trasmissione

Trasmissione Terna ha diffuso i risultati dello spegnimento delle luci dello scorso 15 febbraio. Il comunicato ufficiale recita testualmente: ?Nel pomeriggio di oggi, alle ore 18.00 in concomitanza con l?avvio dell?iniziativa ?M?illumino di meno? del programma Radio Rai Caterpillar, TERNA, la società responsabile della trasmissione e del dispacciamento dell?energia elettrica a livello nazionale, ha rilevato una riduzione istantanea del fabbisogno di energia elettrica dell?ordine di 400 Megawatt equivalente al consumo di circa 7 milioni di lampadine. Il valore è superiore di 100 Megawatt rispetto al risparmio energetico registrato nell?edizione del 2007.?

Ora, come faceva notare il professor Riccardo Basosi dell?università di Siena, si tratta dell?1% della potenza richiesta alla rete. Provo a tradurre questo dato in qualcosa di concreto, concedetemi un po? di libertà per giocare con le idee e con le cifre: se partiamo dall?assunto che solo persone mediamente sensibili al risparmio energetico abbiano partecipato, che il resto della popolazione si sia comportato come d?abitudine e che i partecipanti abbiano spento tutto quello che potevano, allora ne ricavo che gli attenti al risparmio energetico sono circa un centesimo della popolazione italiana.

Le persone normalmente attive nel risparmio energetico potrebbero essere più di un centesimo, considerando che il loro contributo ai consumi energetici e? inferiore alla media (più ecologisti che consumano poco contribuiscono come meno persone che consumano tanto). Posso anche concedermi il lusso di pensare che non tutti coloro che attivamente risparmiano energia abbiano deciso di partecipare alla manifestazione (vi porto ad esempio il boicottaggio della Rete Lilliput).

L?amara conclusione di questa acrobazia mentale e? che, secondo me, non siamo ancora abbastanza. Siamo ancora sotto la massa critica necessaria a influire davvero sui consumi, sullo stile di vita, sulle politiche energetiche. La buona notizia e? che si e? risparmiato il 25% in più rispetto allo scorso anno, ma dobbiamo darci una mossa, perché se andiamo avanti a convincere solo uno 0.4% degli italiani all?anno, per arrivare ad essere la maggioranza ci metteremo una vita!

Fonte: Ecoblog

Con queste due parole le compagnie che forniscono accesso ad internet si giocheranno il loro successo commerciale, e quindi anche il loro futuro.
Triple Play sta a significare ?Dati, Voce e Video?, ovvero utilizzare tramite lo stesso operatore, un solo punto di ingresso nella abitazione per fornire questi tre servizi. La compagnia che riuscirà ad avere il numero maggiore di clienti potrà dirsi vincitore della battaglia.
Ma perché battaglia e non guerra? La televisione via internet cambia totalmente il modo di concepire la stessa, infatti adesso siamo abituati a guardare cosa ?danno? in TV per poi accomodarci sul divano all'ora stabilita e goderci lo spettacolo. Bene tutto questo potrebbe cambiare in modo drammatico (non per noi, ma per i fornitori dei contenuti), infatti le potenzialità che offre il mezzo di trasmissione sono limitate solo dalla fantasia, e questo rende molto pericoloso il gioco per chi ci fornirà i programmi televisivi. Le reti televisive che conosciamo noi potrebbero non essere preparate ad affrontare questa sfida che cambia radicalmente il modo di fruire i programmi televisivi, e non parlo solo di interattività per come viene intesa oggi, ma reale interattività nei programmi, con la possibilità di ritagliarsi la TV che fa per se, per quanto riguarda contenuti, orari ed ogni altro aspetto che magari adesso neanche viene in mente.
Quindi Triple Play si, ma attenzione ai contenuti ed al modo concepire il canale televisivo.

Il termine IP-Television sta ad indicare la trasmissione di contenuti multimediali attraverso il protocollo internet, ovvero attraverso la banda larga dell'ADSL che ormai in Italia sembra si stia finalmente diffondendo.
Ma cerchiamo di capire più da vicino in che cosa consista praticamente la IPTV.
Il mondo delle telecomunicazioni si sta spostando ormai da parecchi anni, verso mezzi che permettano di far coesistere più contenuti, fruibili poi in modo differenziato dall'utente finale. Ad esempio prendiamo la telefonia: in quella fissa tradizionale (quella di mamma SIP per intenderci), la comunicazione tra due apparecchi telefonici, una volta stabilita, occupava il canale, ovvero il cavo, e quindi non era possibile veicolare sullo stesso cavo altre comunicazioni, questo avveniva fino ad esaurimento delle linee fisiche. Oggi invece, con le centrali numeriche, le comunicazioni transitano su IP (ecco che compaiono le due letterine magiche), rendendo possibile condividere lo stesso mezzo trasmissivo, infatti la voce delle due persone che stanno parlando tra di loro, viene digitalizzata ed ?incapsulata? all'interno di pacchetti di rete, marcati con le informazioni relative a chi li ha originati e chi li deve ricevere. Quando un secondo utente effettua una telefonata, la sua voce viene digitalizzata ed incapsulata sempre in questi pacchetti di rete, ma che questa volta hanno un indirizzo sorgente e di destinazione differente, quindi raggiungeranno un altro utente, ma sempre utilizzando lo stesso cavo! E così via, fino a saturare la capacità di trasporto del cavo (che se anche consentisse solo due comunicazioni sarebbe un affare). Risulta chiaro come mai il protocollo IP sia una soluzione economica per gli operatori, e tutto sommato conveniente per gli utenti, in quanto possono ottenere un servizio di qualità, che dovrebbe costare anche meno.
Internet si basa su questo principio di funzionamento per trasmettere le informazioni, infatti internet si basa su IP (che sta a significare proprio Internet Protocol), quindi nella rete mondiale, una ragnatela sconfinata che raggiunge ormai tutti i punti del pianeta o quasi, si muove un traffico di pacchetti che sfrecciano lungo le ?autostrade dell'informazione?, trasportando i contenuti più disparati.
Non è una novità per chi utilizza internet da diversi anni, utilizzare il proprio computer per effettuare videochiamate. Cu See Me fu uno dei primi software che permetteva di chattare con il supporto del video, tramite una webcam collegata al computer, ma stiamo parlando ancora di epoche in cui l'ADSL non c'era o non era così diffuso.
Da allora ne è stata fatta di strada, software come Skype sono utilizzati da milioni di utenti su tutto il pianeta. Ma voi direte: e che cosa centra tutto ciò con la IPTV? Proprio questi strumenti hanno gettato le basi per la TV su IP, dimostrando come sia possibile veicolare immagini in tempo reale.
La televisione sta cambiando radicalmente faccia, diventando uno strumento che esce dai canoni standard della TV, come siamo abituati a concepirla; i programmi trasmessi possono essere prodotti dagli utenti della rete stessa, infatti dalla semplice videochiamata, alla distribuzione sulla rete di programmi audiovisivi il passo è veramente breve.
Interessante vero?