tech novità e notizie

Home | | Catalogo Prodotti | Tagcloud | Sitemap



» Abbigliamento bambina 2 »Accessori »Accessori GSM 
» Accessori MP3 »Accessorio »Accessorio GPS 
» Accessorio palmare »Accessorio portatile »Autoradio 
» CD vergine »Caff?, tea, tostapane e spremiagrumi »Capelli 
» Carta per stampante »Cartuccia per stampante »Cassa MP3 
» Componibili »Computer »Condizionatori e ventilatori 
» Connessioni »Cornice foto digitale »Cosmetica 
» Cucina »Cuffia audio »Custodia per lettore MP3 
» DS »DVD / BluRay / HD »Decorazione 
» Dittafono »Festa e compleanno »Flash foto 
» Floppy disk »Fotocamera digitale »Giocattolo 
» HiFi »Home Cinema »Kit di pulizia 
» Lettore CD portatile »Lettore DVD recorder »Lettore MP3 
» Macchina fotografica »Mediateca »Memorizzazione 
» Meteorologia »Mobile e supporto »Monitor LCD 
» Navigatori Satellitare GPS »Obiettivo Fotografico »Obiettivo foto 
» PC »PS3 »Palmare 
» Pellicola / carta foto »Peluche »Periferiche 
» Primi giocattoli »Pulizia della casa »Radio / Radiosveglia 
» Radio CD / cassetta »Rete filare »Rete senza fili 
» Riscaldamento »Risveglio »Salute e cura della persona 
» Scanner »Scheda memoria »Servizio a distanza 
» Software »Sonorizzazione / DJ »Stampante e fax 
» Stiratura, lavatura, pulizia »Telecomando universale »Telefonia aziendale 
» Telefonia su Internet (VoIP) »Telefono cellulare »Telefono fisso 
» Televisione Digitale Terrestre »Televisore »Videocamera digitale 
» Videoproiettore »Videoregistratore »Walkie Talkie 






Basta un solo sguardo per capire che ci siamo imbattuti in un apparecchio sofisticato: ci troviamo di fronte al Palm Treo 750 V con sistema operativo Windows Mobile 5.2 . Ideale per l’utilizzo professionale, l’apparecchio si avvale di tutti i programmi di maggior impiego, quali file di Word, Excel e Power Point. Comprensivo di Sistema Blueetooth [...]
Il Samsung SGH i740 è uno smartphone molto performante e veloce. Infatti è dotato di un processore da ben 624 Mhz, che gli assicura rapidità nelle operazioni e stabilità. Il sistema operativo è il Windows Mobile 6 Professional con applicazioni Office e altri software utili al manager. Contenute le dimensioni: 107 x 59 x 13,9 millimetri. Il display è ...
Leggi tutto

WindowsL’operatore mobile 3 entro fine settembre dovrebbe rendere disponibile la nuova versione del telefonino pensato per Skype: lo Skypephone S2.

Oltre a Skype il nuovo modello permetterà anche l’accesso facilitato a Facebook, Google, Windows Live Messenger e ai feed RSS.

Lo Skypephone S2 è dotato di uno schermo QVGA, di una fotocamera digitale da 3.2 mega pixel e di 4GB di memoria per archiviare dati ed immagini.

Il nuovo telefono supporta inoltre il protocollo HSDPA e consentirà di effettuare connessioni sfruttando la rete Wi-Fi.

Post pubblicato su Speedblog

Skypephone S2 in arrivo a fine settembre

Windows

Windows
In arrivo a Settembre, la versione online di Photoshop.com che permetterà di usufruire del noto prodotto di Adobe direttamente dai browser. Inizialmente in versione beta e gratuita, verrà rilasciata anche per terminali Windows Mobile Smartphone.

Permetterà il caricamento di immagini e foto, con la possibilità di condividerle con chi si desidera. Al momento non è chiaro se sia possibile modificarle con appositi strumenti, ma si è saputo che il sistema sfrutterà la tecnologia Flash Lite 3, compatibile in futuro anche con i Nokia.

Lo spazio online, a disposizione per l’archiviazione delle proprie foto, sarà inizialmente di 5GB espandibili a 20GB tramite un account Plus per il servizio. Maggiori informazioni sul sito ufficiale.

[via Marco Casario]

Windows

Windows

Windows Windows
Windows
Il Palm Treo 800w è uno smartphone attualmente disponibile solo per il mercato statunitense. Ancora non confermate le notizie di una sua eventuale commercializzazione in Europa. La particolarità del Treo 800w è il fatto che adotta come sistema operativo Windows Mobile Professional 6.1 invece di Palm OS. Per il resto conserva la classica forma degli smartphone Palm con ...
Leggi tutto

WindowsIl software di Resco, azienda produttrice di prodotti per Smartphone, è da sempre una valida alternativa ai programmi base, integrati di default sui dispositivi, per la visualizzazione del proprio album fotografico. Resco Photo Viewer, per la piattaforma Symbian S60 3rd edition, è tato aggiornato alla nuova versione 5.

Questa nuova versione implementa delle nuove funzionalità: presentazione delle immagini con effetti transitori e musica selezionabile, lettura dati GPS (geotaggin) delle foto con integrazione su Google Maps o Nokia Maps, miglior gestione dei dati EXIF presenti nelle foto.

Tra le altre funzioni di base, è possibile personalizzare la visualizzazione delle immagini scegliendo la disposizione e dimensione delle anteprime, zoomare, ritagliare ed applicare effetti semplici alle proprie foto. È possibile scaricare una versione di prova per 14 giorni, il prezzo dell’applicazione è di $14.95 (circa 10?), per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale.

Windows

Windows

Windows Windows
Windows
Il Gigabyte GSmart MS802 è uno smartphone che l’azienda ha commercializzato per sostituire il Gsmart Ms800. Il sistema operativo scelto è il Windows Mobile 6.1 Professional, compatibile con il Pacchetto Office e con altre mille applicazioni fruibili dopo l’installazione su questo particolare device. Il GSmart MS802 è dotato di processore Intel XScale PXA270 a 520 Mhz, molto ...
Leggi tutto

ExFat è il nuvo recente File System introdotto con il Service Pack1 di Vista e che può essere installato e utilizzato anche con il “Vecchio” Windows XP..

ExFat come tutti i prodotti Microsoft non è opensource e quindi una pendrive formattata con questo File System non può poi essere letta con Linux.

Tecnicamente il nuovo File System nato con Windows Embedded CE 6 è destinato al supporto di Files di grandi dimensioni fino a 16 Exabyte contro i 4 Gigabyte di FAT32, permette di realizzare cartelle con più di mille files, e i cluster possono avere dimensioni fino a 32 Megabyte.

WindowsExfat significa Extended File allocation Table, erede del vecchio FAT dell’ Msdos (poi FAT32 in Windows 98) e pur non essendo nato per soppiantare NTFS (il filesystem della famiglia Windows NT), ma per affiancarvisi, sembra offrire prestazioni migliori, malgrado il suo utilizzo principale non sia negli Hard Disk, ma nelle varie memorie solide, pendrive, DVD ecc.

EXFAT verifica ad ogni operazione l’integrità dei files grazie al fatto che si avvale di due copie della tabella di allocazione dei Files chiamate Fat0 e Fat1. In Fat1 vengono eseguite tutte le operazioi in corso sui files, FAT0 invece è un backup, cioè una copia dello stato precedente della tabella, questa funzione è detta (Transaction-Safe FAT FILE SYSTEM).

Questo nuovo file system si presenta quindi come più sicuro, e in grado di sfrutttare meglio la capacità dei dispositivi di memorizzazione presenti e futuri.

Anche le prestazioni generali di velocità risultano migliori rispetto ad NTFS, File System tuttavia ancora molto efficiente e utilizzabile anche da Linux.

Di seguito riporto una procedura già diponibile da tempo per utilizzare ExFAt anche con Windows Xp.
Ricordo che è comunque un’ operazione sperimentale da effettuare su pendrive o supporti dove non avete dati di vitale importanza, ed è comunque preferibile effettuare un backup preventivo.

La procedura è già stata utilizzata da moltissimi utenti senza particolari problemi.
Quindi:

1. Rimediamo uexfat.dll e exfat.sys da una  copia del service pack 1di Vista 32bit, oppure cerchiamoli online.

2. Copiamo exfat.sys nella cartella windows\system32\drivers e copiamo uexfat.dll nella cartella windows\system32.

3. Apriamo il notepad e inseriamo il codice che troviamo tra –begin– e –end–.
–beginn–

Windows Registry Editor Version 5.00
[HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\exfat]
“Description”=”exFAT File System Driver”
“DisplayName”=”exFAT File System Driver”
“ErrorControl”=dword:00000001
“Group”=”Boot File System”
“Start”=dword:00000002
“Type”=dword:00000002[HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\Eventlog\System\exfat]
“EventMessageFile”=hex(2):25,00,53,00,79,00,73,00,74,00,65,00,6d,00,52,00,6f,\
00,6f,00,74,00,25,00,5c,00,53,00,79,00,73,00,74,00,65,00,6d,00,33,00,32,00,\
5c,00,49,00,6f,00,4c,00,6f,00,67,00,4d,00,73,00,67,00,2e,00,64,00,6c,00,6c,\
00,00,00
“TypesSupported”=dword:00000007

–end–
4. Salviamo il file come exfatXP.reg

5. Facciamo doppio click nel file per inserirlo nel registro di sistema e riavviamo il computer. Avremo quindi accesso alle partizioni Exfat e alle varie penne usb formattate con VIsta.

Al momento non risulta possibile formattare con questo nuovo filesystem da Windows Xp ma non è da escludere che prima o poi qulcuno riuscirà ad agirare questo limite, Vedremo

Windows

A distanza di due anni dalla sua prima apparizione, i Microsoft Labs hanno reso disponibile Photosynth.
Si tratta di un innovativo software, che permette di caricare centinaia di foto di un (s)oggetto e ottenerne una rappresentazione tridimensionale e immersiva. Date un’occhiata all’esempio in basso (per vederlo bisogna scaricare un piccolo plug-in):

Uscito dai laboratori di Ozzie, Photosynth entra a far parte della famiglia Windows Live/MSN per costituire un pezzo integrante di Virtual Earth/Live Maps. I suoi ambiti di applicazione sono i più svariati: i servizi turistici e immobiliari, l’arte, il giornalismo, l’istruzione, la scienza anche forense.

Già è allo studio un’integrazione con flussi di foto in rss in modo da utilizzare l’intelligenza collettiva di quanti condividono le foto in rete, per metterla al servizio di chi ne ha bisogno per ottenere informazioni.
Per esempio scattando una foto col telefonino ad un monumento che non conosco, potrei ottenere subito tutte le informazioni del caso e magari il percorso verso la destinazione che preferisco.

Chissà che in futuro non contribuisca a cambiare il nostro modo di navigare in rete.

P.S. Per creare il vostro ambiente 3D, Photosynth, che gira su Windows XP e Vista, mette a disposizione uno spazio di 20 GB. Linkate pure le vostre creazioni nei commenti…sono curioso Windows

Update: al momento il sito è down causa eccesso di accessi
Update 2: sito nuovamente funzionante

Windows Windows Windows
Windows
A

E’ passato poco meno di un mese da quando mi è capitato fortuitamente per le mani un iPhone 3G e credo sia il tempo di un parere dopo un accurato tempo di utilizzo.

Quando mi capitò, anche lì per pura fortuna, di provare il primo iPhone a poche ore dal suo lancio negli USA, scrissi la mia recensione dopo poche ore di uso. Curiosamente, non fu una recensione-lampo dovuta a fretta editoriale o ad ansia di pubblicare qualcosa. Il fatto è che col primo iPhone mi erano bastati pochi minuti per accorgermi di pregi e difetti del melafonino, anche perché all’epoca c’era ben poco da fare: lo si poteva accendere, si poteva giocare un po’ con il software di sistema in dotazione e nulla più.

Il post è lungo, trattandosi di una recensione che tiene traccia di 30 giorni di molestie ad un prodotto tecnologico. Quindi se ci tenete a non bruciarvi il resto dell’estate, passate oltre. Se, invece, siete già stati in vacanza o contate di passare quel periodo seduti di fronte al computer, cliccate qui sotto e proseguite.

LA STORIA DI UN’EVOLUZIONE

Vorrei ripartire proprio da quella recensione ultra-rapida per far capire l’evoluzione dell’iPhone nel tempo.

Non ho timore a dire che, all’epoca del primo approccio, l’iPhone non mi impressionò più di tanto. Sì, perché l’iPhone era un telefono chiuso, su cui non si potevano installare applicazioni, per di più con una tastiera virtuale scomodissima da usare e un software di sistema tanto carino a vedersi quanto, inizialmente, lento e mal congegnato in alcuni aspetti (su tutti il client di posta). E, oltre a risultare irraggiungibile mentre si navigava, aveva un prezzo altissimo.

Le cose col tempo sono cambiate e pure tanto. Inizialmente non certo per merito di Apple.
Il prezzo altissimo, per esempio, era evitabile comprando l’iPhone in negozio e svicolando dalla sottoscrizione di un abbonamento. Apple si è fatta furba e ora ti danno il telefono in mano solo dopo che hai firmato per un contratto biennale con un operatore telefonico. Oppure lo paghi a prezzo pieno.

Il problema della mancanza di applicazioni di terze parti (cosa davvero mostruosa: cosa farsene di un cellulare che si dice moderno e su cui non gira nulla di simile a Fring?) è stato inizialmente risolto dall’hacking.
Contro la volontà di Apple e con un po’ di coraggio piratesco (che, ormai da decenni, è uno dei motori dell’innovazione: bisognerebbe che lo capissero tutti), ecco gli installer di terze parti, le applicazioni sviluppate anche da software house “serie” e piazzate sull’iPhone con vere e proprie capriole tecnologiche e i tentativi (tramite aggiornamenti di firmware) di Apple di impedire tutto ciò.

Ecco, il primo punto di distinzione (ed è un punto enorme) tra l’iPhone “originale” (che non mi stupì) e l’iPhone 3G (e i 2G aggiornati) è proprio questo: dal luglio 2008 il melafonino non è più un feature-phone, ma è un vero e proprio smartphone su cui è possibile installare programmi di terzi, sebbene ancora con dei limiti assurdi che vedremo dopo.

 

I PUNTI DI FORZA - LO SCHERMO

Tutti scrivono che il punto di forza dell’iPhone è il suo browser. E’ una mezza verità, che sa di comunicato stampa giornalistico. La vera killer-application dell’iPhone è lo schermo: 480×320 pixel di risoluzione sono esattamente il doppio del classico QVGA standard sugli smartphone più diffusi della concorrenza.

Non so se rendo l’idea: il doppio. Vuol dire piazzarci sopra il doppio delle cose, il doppio del testo, il doppio delle immagini, ecc. Non è una cosa banale. E mi chiedo come mai molti produttori di telefoni insistano con la risoluzione 320×240, che è palesemente troppo piccola per la navigazione, indipendentemente dalla raffinatezza dei browser “ottimizzatori” utilizzati.

Chi ha le antenne dritte - come la RIM - ha capito l’antifona (non ci andava un master, neh) e ora sforna telefoni con una risoluzione notevole. Per dire, il nuovo (e prossimamente mio) BlackBerry Bold ha una risoluzione di 480×360, così come il futuro Nokia “Tube” toccherà la vetta del 640×360: ci manca poco alla cara, vecchia, VGA, che sa molto di Windows 3.0, ma cerchiamo di dimenticarcelo.

No, non è una banalizzazione dello “straordinario lavoro fatto da Apple sull’interfaccia, eccetera, eccetera” (il disco con i mantra Apple mettetelo su voi): è una mera constatazione tecnologica. L’interfaccia tutta frizzi e lazzi è una conseguenza dell’adozione di uno schermo risoluto, che permette di dispiegarla in tutta la sua beltà. Una scelta vincente, senza dubbio.

 

I PUNTI DI FORZA - L’INTERFACCIA CHE NON SI VEDE

Ecco, parliamo dell’interfaccia, elemento che dalle parti della mela si tende a sopravvalutare. Mi ripeto: bella, ma secondaria. Insomma, gli effetti grafici “cool” dell’iPhone sono la parte più trascurabile dei suoi tanti meriti. Certo, ora che non è diffusissimo potete ancora stupire gli amici in pizzeria, ma dopo un po’ passa.

Quello che pochi colgono è che gli elementi vincenti dell’interfaccia dell’iPhone sono sostanzialmente due e non sono tra quelli “cool”.
Il primo è evidente perché non si nota: l’interfaccia raramente è invadente. Insomma, i 480×320 pixel dell’iPhone sono quasi totalmente dedicati al contenuto, alle applicazioni e non ci sono elementi strutturali “pesanti” del sistema operativo ad occupare spazio prezioso sullo schermo.

Penso a Windows Mobile e alle sue tremende barre di scorrimento standard (cioè larghe su un cellulare quanto sono larghe su un computer) e mi scappa da ridere: ci va tanto a capire che su uno schermo mobile ogni pixel è prezioso e se ne sprechi 50 per delle barre stai facendo una fesseria?
Ecco, sull’iPhone le barre di scorrimento non esistono. Anzi, no, esistono ma spariscono subito e sono sottilissime. Tanto si scorre il testo senza usarle: servono solo a far capire a che punto della pagina ci si trova.

Il secondo elemento “forte” dell’interfaccia dell’iPhone è il suo essere progettata per essere zoomata con facilità. Chi ha studiato l’iPhone si è posto con intelligenza la questione dei *limiti* di un terminale mobile. E i limiti sono chiari: per quanto sia risoluto, uno schermo piccolo non ti fa vedere molto di una pagina Web se non puoi farci lo zoom.

Ecco, il punto di forza dell’iPhone è che non fai degli zoom generici (quello lo fanno molti smartphone), ma è possibile zoomare localmente, cioè ingrandire una sola colonna e massimizzarne l’occupazione dello schermo in modo automatico: basta farci doppio click col dito.
Non ho bene idea di come funzioni tecnicamente questa feature (credo che il browser capisca quali sono le colonne e i riquadri delle pagine Web e vi si adatti), ma funziona e di fatto rende possibile un’esperienza Web ragionevole anche con uno schermino con una risoluzione non eccelsa, per quanto superiore alla media in ambito mobile.

Tutto il resto, cioè le animazioni, gli effetti, ecc. sono decorazioni di glassa che mi interessano poco e che, purtroppo, per molti utenti superficiali (i vari Jerry Calà di cui si diceva qui) sono il vero selling point della torta iPhone.

 

I PUNTI DI FORZA - IL GPS E SOPRATTUTTO LA SUA INTEGRAZIONE NELLE APPLICAZIONI

Ho già scritto un post sul potenziale innovativo dell’avere un cellulare con al suo interno un GPS e un’adeguata dotazione di software che utilizzi le tante possibilità offerte dalla geolocalizzazione.
E in verità ho poco da aggiungere: stanno uscendo sempre più applicazioni che sfruttano il GPS. In generale sono fatte tutte ancora malino, ma col tempo gli sviluppatori cresceranno e credo riusciranno ad usare l’SDK di Apple in modo migliore. Se, poi, Apple consentisse ai suoi sviluppatori “terzi” di parlarsi e di fare comunità, oltre a fare una cosa intelligente, forse garantirebbe ai suoi utenti software migliore.

In ogni caso, il GPS integrato nel cellulare (che è ben diverso da un cellulare che ha *anche* una funzione GPS che usa solo per farti da navigatore) è uno degli elementi di crescita maggiori per l’iPhone. Già il fatto, con un’applicazione come Twinkle, di poter sapere istantaneamente chi sta twittando entro un certo raggio di metri da me, apre mille prospettive.

 

I PUNTI DI FORZA - IL BROWSER

Il browser, eccolo. C’è chi lo chiama Safari perché vuole credere alla panzana di Jobs per cui il browser dell’iPhone è parente del Safari che c’è sui mac, ma la realtà è che è un ottimo browser mobile. Ma resta, appunto, un browser mobile.

Il mini-Safari funziona bene, è relativamente veloce a caricare le pagine Web e riesce a rendere potabile la navigazione anche su siti Web reali, non obbligando l’utente alle forche caudine dei siti ottimizzati per dispositivi mobili.

Dopo un mese di utilizzo mi rendo conto che con l’iPhone e il suo browser riesco a gestire in modo efficace la mia routine online, cioè banalmente la lettura dei feed (con il client per iPhone di Bloglines, attualmente il migliore lettore di feed RSS per questo terminale, meglio anche di NetNewsWire), il chiacchiericcio su Twitter (con Twitterrific, ma fossi una persona seria utilizzerei Twinkle, di cui però detesto il look), la conversazione su FriendFeed (con la versione ottimizzata per iPhone) e la lettura di un po’ di giornali, nello specifico Repubblica, Corriere e NY Times, tutti con versioni ottimizzate o - nel caso del NYT - un client specifico (che crasha spesso e volentieri, ma ne riparliamo).

 

COSE CHE NON SO E/O CHE FUNZIONANO COSI’ COSI’

E’ un mese che ho l’iPhone e non ci ho fatto una singola telefonata. Non mi serve, ho già altri cellulari che svolgono perfettamente la funzione e restano accesi per giorni, cosa importante se il telefono serve a farti trovare, no?
Quindi non so dire nulla sulle funzioni telefoniche, ma insomma è un telefono. Sicuramente funzionerà. La rubrica è discretamente integrata col telefono, è facile da usare e, sebbene non sia un fulmine come sui Nokia, è decorosa in quanto a velocità. Di più non so e francamente non mi interessa, visto che uso un piano tariffario solo dati.

Tra le cose che funzionano così così metto subito i tanti (troppi, tutti brutti salvo qualche eccezione, cioè i 3 o 4 titoli più noti) videogiochi che escono sull’App Store. Sicuramente il sistema ha potenza grafica da vendere e infatti, complice lo schermo con una buona distribuzione di pixel in rapporto alle dimensioni, escono giochi graficamente apprezzabili. Ma, senza controlli fisici e con una batteria poverissima, l’esperienza videoludica è sostanzialmente riservata solo a chi gioca a casa con l’iPhone attaccato alla presa elettrica e non ama i giochi di azione.

Anzi, mi chiedo come mai escano tanti giochi che usano gli accelerometri dell’iPhone (poco utili e comunque ancora troppo poco reattivi quando si tratta di ruotare lo schermo) e non ci siano, invece, giochi “fermi” come gli strategici a turni, dove non bisogna ammazzarsi a premere tasti virtuali che fanno un po’ i comodi loro, ma si ha tempo per ragionare e premere le zone giuste sullo schermo. Tra l’altro sarebbero tra i pochi giochi compatibili con un uso in mobilità, visto che raramente abbondano di effetti 3D e altre menate grafiche.

Un’altra cosa che funziona così così è il supporto multimediale. Cavoli, per essere il frutto della relazione segreta tra un iPod e un cellulare, l’iPhone è schizzinoso e a volte incomprensibile per come si comporta con video e musica che si trovano in Rete.

Mi spiego: come è possibile che un telefono che suona senza problema gli mp3 che gli carico si rifiuti di suonarmi gli mp3 che trovo online? Cioè, se un sito presenta un link ad un file .mp3 c’è il serio rischio che l’iPhone non lo suoni, vai a capire perché. Coi video è peggio, perché la Apple insiste a privarci del supporto per i file DivX, sperando che - esasperati - compriamo film e serie tv su iTunes. E ovviamente tutti i video che utilizzano player Flash non c’è verso che funzionino (così come i video di YouTube che embeddo sul mio blog, nonostante l’iPhone sia compatibile con YouTube).

Ecco, il fatto di non riuscire ad ascoltare molte (troppe) radio online, tra cui la mia preferita Radio Nova, e troppe risorse musicali in Rete mi frustra un po’. Francamente ecco un’area in cui c’è del lavoro da fare. E dire che quando tutto funziona, l’interfaccia mutuata dagli iPod ha un suo perché.

Metterei tra le cose che vanno così così anche la posta push, i calendari push, ecc. No, non sto parlando del fallimento del lancio di MobileMe, destinato pare ad ereditare la sfiga di .mac. Parlo proprio della posta push, che push non è e non è nemmeno lontanamente parente del servizio BlackBerry.

In compenso, evitando MobileMe come la peste (peccato: adoro la sua icona), sono riuscito a sincronizzare un modalità push i miei vari Google Calendar con il calendario interno dell’iPhone, in modo del tutto gratuito grazie a NuevaSync
Non sembra, ma non è cosa da poco, contando che Google Calendar, appena capisce che hai un iPhone, ti presenta il calendario in una versione ottimizzata (anzi, pessimizzata) per iPhone in cui non puoi fare altro che consultare gli appuntamenti presi e nulla più.

Anzi, allargo il concetto: tra le cose che vanno così così per iPhone ci sono le Google Apps. Vanno ragionevolmente tutte malino o funzionano perfettamente in sola consultazione. Peccato, perché visto che l’iPhone non dispone di un wordprocessor, usare Google Docs mi avrebbe fatto davvero comodo. Ma per ora nulla, salvo usare servizi online minori e molto scadenti. 
In compenso, Google Talk - usato solo come chat - disponde di una versione online ottimizzata per iPhone che funziona davvero bene. Boh, speriamo che l’integrazione tra iPhone e Google prosegua, perché così è pochina. E l’uscita di Android potrebbe fermare tutto ciò per evidenti fini di concorrenza.

 

L’APP STORE: UNA COSA BELLA GESTITA MALE (E PIENA DI COSE INUTILI)

Come tutti sapete, l’iPhone ora accetta, anche senza hack, applicazioni da terze parti, basta che provengano dall’Application Store su iTunes. Insomma, in pratica Apple mette un’infrastruttura centralizzata per acquistare/scaricare applicazioni per gli iPhone e in cambio fa del caporalato sugli sviluppatori terzi, pretendendo un terzo degli introiti per sè: pratica commerciale discutibile e, credo, di futura analisi riga per riga negli uffici delle autorità antitrust di mezzo mondo, ma con il merito di fornire una sola repository sicura e garantita di applicazioni, con una sola interfaccia mono-click. Ricorda Synaptic su Linux? Esatto.

App Store è una bella idea, realizzata così così. Il problema è Apple, che al solito agisce in modo poco trasparente. Ci mette settimane a pubblicare le applicazioni sullo store (e questo include eventuali upgrade, magari critici, tanto che molti sviluppatori scrivono “avremmo in uscita la versione 1.3 del nostro software, ma Apple non lo fa uscire, chissà perché: pazientate!”), visto che ne fa una review manuale; dispone della presenza delle applicazioni in modo del tutto autonomo e oscuro anche ai diretti interessati, togliendo dallo store applicazioni utilissime (il mitico NetShare, che rende l’iPhone un modem, permettendo il tethering) e magari consentendo un’assurda applicazione da 1000? che non serve a nulla e che è lì per fregare i cliccatori disattenti (basta un click per comprare, su iTunes).

E poi ci sono ingenuità notevoli. Per esempio è impossibile provare il software: o lo compri o speri che qualcuno lo faccia prima di te e scriva una recensione.
In compenso chiunque può scrivere e far pubblicare su iTunes una recensione di un programma senza averlo provato. Fatevi un giro sull’App Store e troverete centinaia di recensioni di utenti che si basano sul look degli screenshot delle applicazioni. Può sembrare una minuzia, ma in realtà quelle recensioni - in assenza di versioni di prova - sono spesso l’unico modo per capire se un programma fa al caso tuo o no. E mai come un questo caso un filtro di qualità sullo user generated content è necessario.

Ora si parla di far crescere l’App Store, garantire lo sviluppo di versioni Beta, favorire la crescita dei programmi attraverso le prove degli utenti, ecc. Ma ora come ora lo store è elementare, poco raffinato e male organizzato. E francamente il 99,9% delle applicazioni presenti sono inutili, brutte e identiche tra loro. In compenso quello 0,1% è valido (come l’applicazione per WordPress, ora migliorata), funzionale anche se limitato (Facebook), ottimo (EverNote), sorprendente (BeatMaker) e grandioso (Remote). Ma resta una minoranza e ci sono troppe mancanze. 

(in più fa rabbia notare che l’App Store statunitense dispone di applicazioni come un client mobile per Last.fm o un client Google, che fastidiosamente non si materializzano qui in Italia, periferia dell’impero e aspirante repubblica delle banane)

 

COSA PROPRIO NON VA - LA TASTIERA (E IL PREDICTIVE TEST ANALFABETA)

Veniamo alle dolenti note, cioè le cose che ancora non vanno nell’iPhone.
La prima è nota: è la terribile tastiera virtuale. Lo so, me ne lamento ogni 5 minuti. Evidentemente un motivo ci sarà, no?

Funziona male, malissimo. E non solo perché è una tastiera virtuale e, quindi, inferiore sotto ogni aspetto alle tastiere reali. Fosse quello il problema, capirei.
Il vero dramma della tastiera è che non è intelligente, anzi è vessata da un sistema di predictive text che fa schifo, anzi che è uno dei motivi per cui talvolta detesto l’iPhone che ho per le mani.

Immaginate di avere difficoltà a parlare e, mentre vi esprimete lentamente, un tizio lì accanto completa le vostre parole, sbagliandole.
Il predictive text della tastiera dell’iPhone funziona esattamente così ed è stato programmato da un sadico o da un demente completo. Iniziate a scrivere una parola e, giunti alla fine, vi accorgete che è cambiata. Colpa vostra? No, colpa sua, dell’iperzelante predictive text.

Il problema è che la tastiera dell’iPhone è stata pensata per gli Stati Uniti e non ha accentate e apostrofi in prima battuta. Per accentare una lettera bisogna faticare un po’ (tenere premuta la lettera e aspettare che compaiano le alternative, da scegliere strisciando il dito e poi rilasciando), ma alla lunga si impara.
Purtroppo chi ha progettato il predictive text ha deciso che la suddetta operazione è troppo pesante per noi: ci pensa lui ad accentare e apostrofare quello che scriviamo. Il problema è che accenta ed apostrofa TUTTO.

Provi a scrivere una parola banale come “ma” e lui scrive “m’a”. Gran parte delle parole che finiscono in “o” vengono accentante, perché il sistema adora il passato remoto. Peggio ancora, una parola usatissima come “che”, diventa “chè”, per di più con l’accento chiuso. E tutte le volte che scrivi “sto”, lui scrive “stò”, facendoti pure passare per ignorante.

Il risultato è che, una volta padroneggiata la tastiera virtuale, il 90% del tempo di digitazione è speso a correggere gli errori fatti dal predictive text. E correggere gli errori sull’iPhone non è facilissimo, al punto che non sto a spiegarvi come si fa perché è lunghetto. Fidatevi. Ci vorrebbero proprio delle belle frecce direzionali da qualche parte, ma niente.

Teoricamente il predictive text dovrebbe imparare dai propri errori, per cui all’ennesimo ”che” trasformato in “chè”, dovrebbe capire. Il problema è che il sistema non solo non tiene conto della “popolarità” di un’espressione (cioè, è ragionevole pensare che un utente scriva più spesso “ma”, rispetto ad espressioni che iniziano con “m’a…”) quando si tratta di fare delle correzioni, ma è duro di comprendonio. Dopo un mese d’uso, sono ancora lì che correggo i “chè”.

Per di più la tastiera non è intelligentissima. Personalmente contesto il fatto che in prima battuta non ci siano tasti come il punto, la virgola, lo slash e la chiocciolina (che compare in certe configurazioni della tastiera, tipo quando si digita il campo destinatario di una mail).
Il fatto è che sono tasti di uso comune, nel Web del 2008 in cui spesso si digitano indirizzi email per accedere ai propri account e si digitano indirizzi Web che richiedono punti e slash.

Insomma, la tastiera resta il più grande punto debole dell’iPhone ed è il motivo per cui, oltre alla non-pushaggine della posta, sconsiglio vivamente il melafonino come solo terminale per un uso business in mobilità.

 

COSA PROPRIO NON VA - LA BATTERIA, MIO DIO!

La batteria se la gioca con la tastiera in quanto a difetto-killer dell’iPhone. Dura pochissimo, non ci sono mezze misure, consigli di ottimizzazione o argomenti di dibattito.

Mi rendo conto che nel primo mese di utilizzo uno smanettatore di professione come il sottoscritto possa “spremere” un po’ troppo un terminale mobile.
Però quotidianamente mi capita di iniziare ad usare l’iPhone verso la tarda mattinata (tipo le 11 passate) e ritrovarmi con la batteria a zero verso ora di cena. E dire che faccio di tutto per risparmiare: ho eliminato la ricerca di WiFi liberi, ho ridotto la luminosità dello schermo e, poiché non lo uso per telefonare, quando guido metto il telefono in modalità “volo in aereo”, completamente sconnesso dal mondo.

L’unica scusa che posso garantire all’iPhone è che, nel mio caso, avendo Tre come operatore, è sempre attivo in modalità 3G, che notoriamente consuma più che la connessione EDGE o GPRS. Però, capitemi, è un terminale con cui non faccio e non ricevo telefonate o SMS: non può consumare tutta la batteria dopo 6 o 7 ore, contando che non lo uso come iPod, non guardo quasi mai video di YouTube e uso molto poco il GPS.

Insomma, ho fatto tutto il possibile per dare la colpa alle mie modalità d’uso, ma quando ho letto che all’ottimo Marco Formento (che è persona di prestigio, molto più morigerata di me nell’abuso delle tecnologie) l’iPhone 3G è durato sì e no 3 ore a Barcellona, mi sono un po’ cadute le braccia.
E tra l’altro mi si è confermato il sospetto che l’iPhone, in presenza di poco segnale, consumi come un maggiolone in prima.

Magari sono problemi di gioventù, risolvibili via firmware con una migliore gestione di come il telefono interagisce con le SIM e con la