Secondo la proposta, il 20% dello spazio pubblicitario o della durata di uno spot dovrebbe essere riservato ad informazioni sui consumi dell?auto e sulle emissioni di CO2, di cui dovrebbe essere anche messo in evidenza il collegamento col riscaldamento globale. Insomma, come dice l?International Herald Tribune, sembra proprio che il green-washing delle case automobilistiche - che mostrano le proprie auto sfrecciare nella natura più incontaminata o addirittura sotto enormi pale eoliche - stia per tornare indietro come un boomerang. In realtà però siamo molto lontani da una proposta legislativa: al momento stiamo parlando di una semplice risoluzione parlamentare, mentre nell?Unione europea il monopolio dell?iniziativa legislativa è riservato alla Commissione (l?esecutivo). Il Parlamento con questa proposta cerca quindi di influenzare l?esecutivo europeo. Abbiamo però visto come in tempi recenti in seno alla Commissione ci sia stato un vero e proprio braccio di ferro sulle nuove norme riguardanti le emissioni delle auto: proprio per questo, solitamente le posizioni della Commissione risultano più morbide e mediate. L?industria è comunque molto preoccupata di questa proposta e non solo quella automobilistica. Ogni anno infatti in Europa le case automobilistiche spendono ?6 miliardi in pubblicità: soldi che avvantaggiano anche l?industria della pubblicità e i media. Se le auto facessero la fine delle sigarette, questo business potrebbe uscirne azzoppato. Ma verrebbero premiate le case che producono auto ecologiche. Un?opinione che però non è condivisa da Peta Buscombe, presidente della Advertising Association britannica, l?associazione dei pubblicitari: secondo la Buscombe una mossa come quella proposta dal Parlamento europeo non avrebbe molti effetti sulla domanda dei consumatori. I pubblicitari si sentono presi come capro espiatorio, in seguito al fatto che ? come dicevamo prima ? la Commissione non è riuscita ad essere coraggiosa in materia di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto. Chris Davies, europarlamentare del gruppo ADLE che è stato il relatore della proposta, è invece convinto che il ?nuoce gravemente alla salute? sulle auto avrebbe un grosso impatto, perché oggi le pubblicità cercano di convincere a comprare macchine sempre più potenti, grosse e veloci. Tutte caratteristiche che portano con sé, aggiungo io, maggiori consumi. L?obiettivo della normativa ? spiega Davies ? sarebbe quello di portare le case automobilistiche a competere sull?informazione ambientale e non solo sui cavalli o sul design. La lobby pubblicitaria comunque ha detto che concentrerà la propria azione di convincimento sulla Commissione, che infatti come si diceva è l?unica che può proporre misure concrete e che proprio l?anno prossimo dovrà proporre al Parlamento europeo ed al Consiglio una nuova normativa sulle emissioni automobilistiche. Come finirà? Secondo me prevarrà una soluzione di compromesso. Barbara Helfferich, portavoce del Commissario all?Ambiente Stavros Dimas, non si è sbilanciata, ma ha cripticamente dichiarato: ?Sulle auto dovrebbe essere chiaramente indicato se rispettano gli standard europei?. Ora, considerando che attualmente le norme europee obbligano ad informare sulle emissioni e sui consumi, ma che questa informazione in molti paesi è fornita a caratteri microscopici, c?è da scommettere che qualcosa cambierà in questo senso. La contromossa dell?industria automobilistica invece è quella di adottare un codice di autoregolamentazione sulla pubblicità, sperando così di evitare norme obbligatorie. Speriamo che anche le lobby ambientaliste, a partire da Greenpeace, si facciano sentire e appoggino di fronte alla Commissione la proposta del Parlamento europeo. Fonte: EcoBlog | |
Torno dalle ferie (brevi), e scopro quasi per caso una novità per me entusiasmante: si tratta di una nuova community italiana per SEO e SEM, che si chiama SeoTribù. SeoTribù è un sito in stile digg -o, se preferite, in stile OkNotizie dal momento che SeoTribù parla italiano- dedicato alle notizie e alle risorse per gli addetti ai lavori nel campo del Search Marketing, come l’analogo inglese Sphinn firmato Danny Sullivan (però il nome SeoTribu è molto più bello!) Il progetto è opera di Fabio Dell’Orto, e state sicuri che avrei voluto aprirlo io un sito così! Un sito di questo tipo è utile e secondo me va seguito per diversi motivi:
Ok, l’ultimo punto forse sa un po’ di autoreferenzialità, ma tra gli scopi dei social networks non v’è forse anche quello di rinforzare le relazioni tra i contenuti generati da una comunità omogenea? Io credo di sì. Al di là delle peculiarità comuni a diversi social networks, tuttavia, mi preme sottolineare alcuni aspetti positivi di SeoTribu.
Se una critica c’è da muovere a questo giovane progetto, riguarda la veste grafica: insomma, parliamo di SEM ed usiamo un anonimo template standard? Nel SEM la grafica è importante, Johnnie docet! Fabio non prendertela, consideralo un incoraggiamento a trovare il tempo -o un collaboratore- per sviluppare un template originale e un buon logo. Aggiornamento: già che ci sono, segnalo due bug:
Magari si può fare qualcosa, tipo segnalarlo al team di sviluppo di Pligg o vedere se se ne parla nel forum di supporto? P.s. potevo forse esimermi dal postare il link al mio profilo su SeoTribu? | |

