Purtroppo, AT&T, che detiene l’esclusiva dell’iPhone in America, non consente il VoIP via 3G, e quindi Fring è stato sviluppato per essere utilizzato unicamente collegandosi ad un network wireless. Ora una buona notizia ed una cattiva. La buona: un hacker ha rimosso questa limitazione ed ha rilasciato una versione di Fring che funziona anche con la connessione 3G dell’iPhone pubblicando il link per il download su forum ufficiale di Fring. La cattiva: i moderatori del forum hanno rimosso il link. Non è escluso, però, che la versione hackerata di Fring presto o tardi faccia la sua comparsa sui canali del P2P. [AGGIORNAMENTO]: Leo “zizzi” ci segnala un link per scaricare la versione patchata di Fring. Grazie per la segnalazione. [via Spider-Mac] | |
| Sittiphol Phanvilai, il famoso sviluppatore thailandese, creatore di MobiTubia, ha pubblicato oggi sulle pagine del suo blog all’interno del Forum Nokia, un lungo articolo con tutti o quasi gli screenshot della nuova interfaccia utente - S60 5th edition - utilizzata sul 5800 XpressMusic. Gli screenshot sono stati realizzati usando l’emulatore del Series 60 5th Edition SDK, il software per creare applicazioni per questa UI. Ne riporto una buona parte. La prima immagine, che avevo già inserito in un post precedente, è una press picture rielaborata da Rafe di AllAboutSymbian.
Ecco cosa appare alla prima accensione. Questa invece è la schermata principale. La schermata principale chiarita nei dettagli. Il tema adesso è Haze. Nel Menu Pane (nome non ufficiale) sono presenti l’icona del Menu, quella per la tastiera numerica e quella per i Modi d’uso. Allora diamo un’occhiata alla tastiera numerica. Siamo arrivati al Menu principale. Passiamo adesso all’applicazione Contatti e a come se ne aggiungono di nuovi associandoci anche una foto. Ecco uno screenshot dell’agenda. Siamo arrivati alla Galleria. Sittiphol dice che i cambiamenti sono molti rispetto alla 3rd edition. Ecco l’editor di immagini. La fotocamera con le varie impostazioni. Il music player. Passiamo adesso al web browser. Purtroppo Sittiphol ha caricato la pagina del blog personale che è in thai e quindi vengono fuori dei segni strani. Vengono messe in evidenza il metodo per zoomare la pagina, le opzioni e la visualizzazione in landscape. Per finire Sittiphol prende in esame i vari sistemi di input. Iniziamo con la tastiera alfanumerica. Passiamo alla mini-tastiera QWERTY con la preview dei caratteri. Poi alla tastiera QWERTY estesa, sempre con la preview dei caratteri. E infine alla scrittura manuale. Siamo giunti alla fine della carrellata di screenshot realizzata da Sittiphol Phanvilai. Che ne pensate della nuova interfaccia touch? Speriamo di poterla provare presto dal vivo. | |
| Anche i ragazzi di PocketGamer.co.uk hanno avuto la possibilità di cimentarsi con il nuovo dispositivo della Nokia e hanno così potuto testare le capacità ludiche del 5800 XpressMusic, esaltate dalla presenza del touchscreen e dell’accelerometro. Hanno provato Global Race, controllato con il sensore di movimento, poi Bounce, gestito tramite il touchscreen come anche Guitar Rock Tour, ma usando il plettro. Ecco a cosa serve! Vi lascio al video e ad alcune delle decine di foto della preview della review (scusate il gioco di parole) di Eldar Murtazin. (fonte: Franz su Mobile-review.com Forums)
| |
Non un semplice convegno ma un punto di incontro tra scienza e impresa. Una mostra convegno dedicata alle biotecnologia, nata nel 2004 con l?ambizioso programma di rendere sempre più innovative le applicazioni frutto della ricerca scientifica. Si analizzeranno gli sviluppi delle applicazioni delle biotecnologie, dei nuovi farmaci ad azione target, dei biocarburanti e comunque quanto c?è di nuovo nel panorama biotecnologico. Fonte: CiVado! | |
| A | |
Quando un anno fa ho deciso di aprire un blog conoscevo solo Blogger come piattaforma ed ero certo che non mi piacesse particolarmente. Grande facilità di utilizzo, ma decisamente una scarsa possibiltà di personalizzazione. Sinceramente tutte le piattaforme distribuite gratuitamente su grandi concentratori di blog non mi appassionavano, tantomeno adesso. Ho provato comunque wordpress.com ed il feeling è stato da subito molto forte. Ma ovviamente volevo qualcosa di più, volevo imparare, volevo essere indipendente e fare a modo mio. Non ricordo chi, su quale forum e perchè mi abbia detto “hey usa wordpress su un tuo dominio!” … ma lo ringrazierò sempre Qualche giorno fa durante un paio d’ore di noia assoluta tornato dalla spiaggia (le mie vacanze sono finite domenica) ho provato a buttare giù un mini-spot da pubblicare sul blog e condividere con voi per cercare di aiutare Wordpress a crescere sempre di più. Quasi mi sono sentito in dovere di rendere qualcosa indietro. Dunque con questi piccoli 19 secondi mi piacerebbe diffondere in utenti indecisi la “Wordpress Way of Life” e fare sapere a tutti che la community italiana è bella viva e presente. Nel mini-spot ho pensato di citare i 2 principali siti che si occupano di WP ovvero la community ufficiale italiana, dove ringrazio tutti per il supporto soprattutto nei primi mesi … non ce l’avrei fatta senza di loro In seconda battuta GiorgioTave, tutti gli utenti e moderatori del forum (oggi lo sono anche io) sempre disponibili e che sicuramente danno un forte contributo alla diffusione di Wordpress. Se avrete il piacere di ripubblicare questo semplice video sui vostri blog ne sarò felice ed avremo tutti contribuito in parte allo sviluppo del nostro amato WP. Ho caricato il video su Vimeo, per un discorso di qualità, ma è disponibile anche una versione YouTube.
| |
I prossimi obiettivi del progetto sono ambiziosi: integrare la messagistica di Facebook, AIM, Google Talk; includere un interfaccia per l’invio / ricezione di messaggi per una conversazione bidirezionale; API per permettere ai developers di sviluppare nuove interfacce. | |
Lavorare a progetti SEO per nomi molto noti, potendo contare sul supporto del reparto marketing e PR del marchio stesso, spesso fa sì che i risultati di branding e buzz ottenuti offline si ripercuotano positivamente sul traffico e sui posizionamenti di un sito web. Link spontanei che nascono come funghi presso i siti di blogger e comunità appassionate, visite e conversioni che vanno avanti trainate dalla pubblicità tradizionale, ricerche di tipo “navigational” che si ripetono a migliaia presso i motori di ricerca: sono solo alcuni dei fenomeni che si notano facendo SEO per conto di brand ben conosciuti presso il grande pubblico. In queste condizioni il lavoro è, per molti aspetti, più semplice. Ma cosa fare se non si ha la fortuna di poter beneficiare degli sforzi sostenuti dal brand stesso, perché magari è poco noto o magari perché il sito è nuovo e non può contare su appoggi forti? Come agire quando gli obiettivi di traffico organico e conversioni devono essere raggiunti potendo contare solo sulle proprie forze, magari in un mercato competitivo? C’è una strategia che può aiutare in questi casi: si tratta di una strategia di posizionamento che copre, in due fasi, sia il breve che il lungo periodo, e che adotta un approccio “bottom-up“. Il bottom-up è una strategia che riguarda sia la promozione che il posizionamento sui motori di ricerca, e che consiste nel dedicarsi, nelle fasi iniziali, soprattutto a quelle strade in grado di portare benefici immediati, anche se non eclatanti. In un secondo momento, si fa leva sui risultati già conseguiti (a basso costo) per raggiungerne di migliori (ad alto ritorno), in grado di sostenere il business e possibilmente corrispondenti proprio con gli obiettivi principali del progetto. Una strategia di questo tipo va applicata in modo oculato su tutto il progetto, dal momento che può, e deve, riguardare gli aspetti più disparati di un intervento SEO: dalla selezione delle parole chiave al link building, dal social media marketing all’utilizzo dei risultati ottenuti in termini di posizionamento, tutte le attività devono seguire scrupolosamente una strategia pre-determinata. Vediamo come affrontare una sfida del genere, per mezzo di esempi pratici. Supponiamo, per esempio, di avere a che fare con due progetti separati: un e-commerce di dischi, dotato di un corporate blog, e un portale turistico che propone pacchetti vacanza in Europa. Come impostare la strategia bottom-up? (nota: le parole chiave, i tassi di conversione e in generale tutti i dati indicati nei prossimi capitoli, sono verosimili ma meramente ipotetici, e non sono confermati da test oggettivi). La keyword selectionUna premessa: in questo capitolo, per “keyword selection” non si intende l’ambito semantico in funzione del quale ottimizzare il copy delle pagine web: il termine è riferito alla scelta delle parole chiave a cui puntare all’inizio nel posizionamento organico. L’intento è quello di individuare quelle parole chiave, in target con la clientela del business da promuovere, magari non trafficatissime ma –anche per questo – relativamente semplici da affrontare in termini di posizionamento. Per dovere di cronaca, è necessario precisare che questo concetto è già stato espresso nel TagliaBlog, in un post intitolato Keyword Sniping (qui il mio commento, vi consiglio di leggere tutto il post per capire meglio di cosa si sta parlando). Vediamo come affrontarlo in pratica con i due progetti del nostro esempio: L’e-commerce di dischi, grazie una campagna Adwords, sa che la chiave “cd musicali” è molto ricercata, e che nel suo negozio ha riscontrato un buon tasso di conversione. Ma si accorge anche che “cd musicali” è una SERP che non si può scalare in tempi brevi e senza sforzo. Decide allora, dopo le opportune ricerche, di concentrarsi sulla chiave “vendita cd musicali“: una SERP decisamente più abbordabile. È molto meno ricercata della prima, tuttavia ha un tasso di conversione grossomodo analogo. Ma soprattutto, si può arrivare nella parte alta della prima pagina in meno di un mese. Il portale turistico sa, da vari report e sondaggi specifici, che quest’anno Parigi è la meta più richiesta in Europa. La SERP dei suoi sogni è “offerte parigi“, ma la competizione è durissima. Opta quindi per “pacchetto parigi“, una chiave concettualmente vicinissima alla prima, ma molto meno inflazionata (e quindi più facile da affrontare). Sia il negozio di musica che l’agenzia di viaggi on-line ripetono il procedimento per ogni pagina/prodotto in catalogo: le pagine e i relativi anchor text interni rimarranno ottimizzati principalmente per le chiavi di ricerca più gettonati, ma piccoli accorgimenti in alcuni punti del copy e nell’internal linking le renderanno capaci di ottenere posizionamenti utili per le chiavi secondarie selezionate. E di vendere alla clientela principale di riferimento. Link BuildingL’attività di Link Building seguirà una strada analoga: non si andranno subito a cercare i link più forti, ovvero – ad esempio – su Rockol o Mtv (per la musica), su Tui o Viaggiare.it (per i viaggi), o sul sempiterno Dmoz, ma ci si accontenterà all’inizio di piazzare quei pochi link utili a sostenere il posizionamento per le chiavi secondarie. Quindi, ben vengano le directory minori, il posting su forum, blog o siti di article marketing, e qualsiasi altra strategia “sicura” e a breve termine vi venga in mente. Successivamente, si potrà attuare una strategia di Link Building più aggressiva, basata su alcuni link forti (vedi sopra), sul link baiting, sulla distribuzione di widgets, e sul social media marketing (vedi sotto). L’importante è utilizzare prima le risorse più a portata di mano, in grado di garantire un risultato – anche minimo, purché in breve tempo; ed affidarsi solo in un secondo momento a strategie più efficaci ma potenzialmente più rischiose. Rimandare le richieste di link a quando si sarà acquisita almeno un minimo di credibilità, oltretutto, aumenterà le chances di successo delle richieste stesse. Tornando ai progetti di esempio, il negozio di dischi potrà registrarsi nelle directory e postare su qualche forum di appassionati di musica, prima di mettersi a cercare lo “scoop” per il suo blog da far citare in lungo e in largo. L’agenzia di viaggio potrà scrivere qualche guida originale da ridistribuire, e negoziare l’acquisto di qualche link “sotto il radar”, prima di avventurarsi nella progettazione di un widget che permette di cercare le offerte più economiche del momento. Il Social Media MarketingAnche nel Social Media Marketing, raramente paga giocare subito il tutto per tutto: i network in grado di apportare il contributo maggiore alla causa non dovranno essere il luogo delle prime promozioni, a meno che non si disponga di profili utente in vista e molto seguiti su questi network. Ugualmente, i “pezzi” migliori in termini di LinkBait conviene conservarli per un secondo momento, quando si avranno profili utente “forti” ed un traffico consistente di utenti dei vari network sulle pagine del proprio sito. Content SubmissionParlando di submission autonome ai social network dei propri contenuti, è più conveniente concentrarsi dapprima sui “pesci piccoli”, proponendo i propri contenuti inizialmente solo ai gruppi più ristretti, presso i quali si hanno possibilità molto maggiori di essere notati. È bene ricordare che i social network non sono gruppi chiusi in modo ermetico: spesso un utente di un network è anche utente di alcuni altri siti Social. Inoltre, non è raro che utenti di questo tipo siano molto attivi presso le community alle quali sono iscritti, all’interno delle quali sono riconosciuti e seguiti. La strategia di submission in ottica “bottom-up” consiste quindi nell’affidarsi agli utenti delle comunità più piccole: essendo facile essere notati in ambienti più ristretti, gli utenti “cross-social-mediali” potranno a loro volta riproporre i vostri contenuti nei network più grandi, riuscendo con molta facilità a piazzarli sotto i riflettori delle vaste community che frequentano. In termini di Viral Marketing, non c’è nulla di nuovo: i marketer sanno che raggiungere l’interesse dei cosiddetti Early Adopters significa riuscire a diffondere un prodotto presso un pubblico molto più vasto, che da questi sarà influenzato. Nei social network, frequentemente gli Early Adopters sono utenti di varie community di diverse dimensioni: all’interno di quelle più ristrette, è più facile catturare la loro attenzione (con lo scopo di renderli veicolo di promozione all’interno dei social network maggiori). Link Baiting content productionDi pari passo con le submission, anche per la produzione di contenuti ad-hoc per i Social Media, quelli finalizzati ad attirare link spontanei, si potrà seguire una strategia simile. Ben venga dunque preparare qualche pezzo “Killer” (sia esso un articolo, un widget o quant’altro), ma non sparate le vostre cartucce migliori prima del tempo. È meglio darsi da fare con qualche articolo secondario – ma comunque di qualità – nei primi tempi: proporre ai social network i vostri contenuti satellite come prima cosa, vi consentirà di farvi conoscere e di guadagnare qualche “follower”, col vantaggio che anche se qualcuna delle vostre submission non avrà successo, conserverete ancora i pezzi migliori. Dopo qualche mese di attività di submission e commenti, avrete già costruito una piccola rete di amici, sul cui apporto potrete contare quando giungerà il momento di servire i vostri piatti forti (che andranno preparati fin nei minimi dettagli). Ricapitoliamo dunque il piano d’azione bottom-up nel Social Media Marketing, tornando ai progetti esemplificativi. Per il portale turistico potrebbe essere conveniente proporre le proprie offerte su SegnaloItalia.it o simili, aspettando poi che un navigatore-viaggiatore ne usufruisca e ne scriva una recensione su Ciao.it o su TripAdvisor. Nel frattempo, il gestore dell’agenzia potrebbe realizzare una serie di video su località turistiche da inserire in WikiTravel, e aspettare che un utente molto attivo su Youtube li promuovano a dovere nel sito di video-sharing più famoso del mondo. Oppure, potrebbe caricare in autonomia i propri video su Youtube, avendo cura di inserire il proprio video più bello solo quando avrà guadagnato, grazie al lavoro precedente, almeno qualche dozzina di sottoscrittori al proprio canale. L’e-commerce di musica potrebbe iniziare a scrivere recensioni sugli ultimi album in uscita nel proprio blog, e proporli sia in Myspace che sul canale Musica di Oknotizie, in modo da guadagnarsi una base ricettiva di utenti. Quando poi avrà lo “scoop”, sarà più facile sottoporlo all’attenzione di questi network. Nel suo sito poi, potrebbe approntare un test di personalità, in base alle risposte del quale verrà proposto l’album più adatto da acquistare. Qualche segnalazione di questo test, oltre che nel corporate blog, potrebbe essere inserita inizialmente su qualche forum (dato che sono anch’essi Social Network), in attesa che magari un blogger seguito su Wikio lo noti e ne parli. Sfruttare i posizionamenti ottenutiLavorando come descritto, non sarà difficile ottenere in tempi rapidi traffico e posizionamenti utili su molte chiavi secondarie. In questo modo, oltre ai benefici diretti (conversioni), si produrrà un effetto “pioggia sul bagnato”: le vostre pagine riceveranno nuovi link spontanei proprio in virtù del fatto che sono già posizionate – e quindi “trovabili” e “linkabili” da chi ha necessità di farlo. Inoltre, potrete finalmente realizzare quello scambio di link con quel portalone che puntavate da tempo, che porta un sacco di traffico ma che non accetta scambi con pagine munite di Pagerank inferiore a X (che nel frattempo avrete conseguito). È quasi superfluo, infine, menzionare gli effetti di branding derivanti da una strategia di posizionamento siffatta: la conoscenza del vostro brand non sarà forse esplosiva, ma comincerà ad espandersi, pian piano, fin da subito. ConclusioniPersonalmente ho utilizzato strategie di questo tipo in diverse occasioni, ed in tutte ho verificato direttamente che un approccio simile è efficace: consente di produrre a basso costo i primi, modesti ritorni in tempi rapidi, e di far leva su quanto ottenuto per portare la strategia al livello successivo con minor sforzo. E voi? Cosa ne pensate? Avete mai usato tecniche simili? Ed ancora, agli esperti del settore chiedo: nel mondo Pay Per Click, esistono strategie simili che si possono attuare? | |
| Il mercato ha creato il 2.0 con le sue sfacettature fatte di blog, social network, istant messaging mobile, i fornitori si arrovellano -da subito- per meglio servirlo. Lo scrivo pensando alle varie soluzioni di engineering e/o reverse engineering proposte da molte SW House in ambito Enterprise e dalla cascata di meeting e workshop, spesso onerosi, proposti da tante aziende. Un fenomeno lontano dalla realtà agenziale italiana. Mentre da molti mesi negli US si discute di 3.0, (sull’argomento anche un mio contributo, tra i tanti, sul blog del guru O’Reilly Radar) qui da noi con molte aziende siamo all’età della pietra anzi… della carta e dei fax. Con la creazione del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie senza portafoglio, che ha visto impegnato il Ministro Stanca, già figura di spicco a livello internazionale di IBM, l’INAIL ha dismesso il fax già lo scorso anno affidandosi alla sola posta elettronica. Possibile, mi chiedo – io che sono nato con il Telex, che ho visto nascere e morire il CD, la Polaroid, il Walkman, e pure del Concord -, che alle soglie del 2010 il fax sia ancora così diffuso nelle agenzie? Creando l’assurdo che mentre i turisti scelgono i propri viaggi via facebook, tripwiser, tripadvisor, google, i fax con le offerte di viaggio scoloriscono bruciati dal sole nelle vetrine, e sembrano più che allettanti offerte, tristi necrologi di viaggi invenduti. La percentuale delle organizzazioni che mandano indiscriminatamente fax – magari con fantastiche occasioni intercontinentali a chi ha paura di prendere l’aereo, e andrebbe più volentieri a Salisburgo in bus - è sicuramente più elevata dove l’IT non è presente. Proprio perché, dove l’IT non è presente, è molto più difficile attuare delle campagne ad hoc e quindi supportare una attività di filiera, costruire cioè un percorso attorno all’identità profilata del cliente, con delle offerte che questi potrà poi valutare via mail, via mms o addirittura via istant messaging e confermare online sul sito dell’organizzazione. Una prerogativa di aziende non visionarie ma, semplicemente, al passo con i tempi. Parliamo di futuro dal 2000 … e siamo già alle soglie del 2010! Il settore turistico dovrebbe essere più curioso nei confronti della tecnologia, lo affermavo anche in una recente intervista raccontando ciò che un’analista di Gartner scriveva nei primi anni ’90: “la tecnologia deve essere utilizzata per realizzare processi da informazioni con il fine di regolare e/o avviare fasi gestionali e/o marketing nell’azienda o per l’azienda”. Purtroppo il nostro Paese si colloca al 33 posto su 124 nazioni in competitività turistica (ricerca a cura del World Economic Forum, 2007), forse anche per un’arretratezza IT. Nella Top Five vi sono Svizzera, Austria, Germania, Islanda e Stati Uniti. Speriamo non sia un caso che alla guida dell’Enit oggi c’è il Presidente Microsoft Italia più volte apprezzato da Bill Gates tanto da far parte, a pieno titolo, nel board internazionale. Nemmeno i costi alti sono più una giustificazione, la crescita del livello di digitalizzazione dei processi ma soprattutto la disponibilità di costi contenuti delle tecnologie ha reso meno onerosa l’attuazione di progetti IT anche per le piccole realtà del settore turismo, penso alle 250.000 organizzazioni turistiche e ai quasi 2 milioni di impiegati e addetti. Come contro altare il metalinguaggio l’XML non è ancora presente presso gli operatori, se non per poche eccezioni; molte aziende utilizzano il vecchio As 400 al quale negli anni hanno aggiunto moduli su moduli ottenendo, alle soglie del 2010, un patchwork da classico “spaghetti integration”. Ma torniamo al turista da nuovo millennio. Quello che esalta il passa parola, o il passa l’email o l’url per la comparazione di viaggi e voli. E’ comunque anche quello che dopo aver scelto un volo su un sito e l’albergo sull’altro si rivolge all’agenzia di viaggi per la propria luna di miele. Questo è il turista da informare, con gli stessi mezzi che egli usa ovvero a blog, wiki, social network ma soprattutto con il self service/booking, presso le agenzie, o le organizzazioni turistiche online in generale, che devono dotarsi da subito di strumenti quali il CRM, il Geo Marketing, il Mobile Marketing, il Proximity Marketing, il Customer Satisfaction, l’eCommerce e altro ancora. Concludendo, facendo mio il monito di Jack Welch, Chairman and CEO General Electric dal 1981 al 2001 “Change before you have to!”, il futuro per le organizzazioni che non utilizzano l’IT si chiama Evoluzione e l’evoluzione evita l’uscita dal mercato rafforzando invece gli assetts e il rapporto con la clientela essa stessa in continua evoluzione. Grazie per essere stato con me fin qui. Ciao e alla prossima | |
| A | |
Salve a tutti… sono un po’ emozionato nell’annunciarlo, ma il GTA02 e’ finalmente uscito da quella situazione di incertezza in cui si trovava da mesi, e finalmente gli ingegneri di Openmoko sono ragionevolmente convinti di avere fra le mani dell’hardware SOLIDO. Questo significa che e’ gia’ iniziato il Design Verification Testing (DVT), ossia l’ultima serie di test da effettuare su un centinaio di esemplari, consistente nelle seguenti fasi:
Superati questi test (che sono appena iniziati), si entrera’ nella fase di Pilot Verification Test (PVT), in cui verranno prodotti un centinaio di dispositivi e verranno effettuate delle modifiche per migliorare la resa dell’intero processo di produzione. Quest’ultimo procedimento verra’ ripetuto alcune volte, per assicurare un’alta efficienza. In mailing list si parla di “un paio di settimane” per la partenza della produzione vera e propria… quindi se vi aspettate una data FINALE potrei azzardare FINE APRILE per l’apertura agli ordini degli store! PREZZO: Anche da questo versante ci sono sostanziali novita’; sembra che non verranno prodotte due diverse versioni come con il GTA01 (Base e Advance), e quindi il prezzo di vendita sara’ unico e sicuramente inferiore ai 399 EURO E DOPO? Sembra impossibile ma i responsabili HARDWARE di Openmoko stanno gia’ plasmando il successore del FreeRunner (per ora chiamato GTA03) si annunciano processori piu’ veloci e molte migliorie che faranno riflettere un po’ tutti sul da farsi…(ma credo che alla fine l’attesa estenuante per il FreeRunner prevarra’ e tutti cederanno alla tentazione di avere il tanto agognato gioiello fra le mani il prima possibile). Restiamo comunque in attesa dei risultati della fase DVT, ma con un pizzico di ottimismo in più. A breve potremo infatti vantarci di avere il Freerunner tra le mani! Dite la vostra sul Forum : Discussione Freerunner openmoko freerunner | |
Il blog SeoBlackHat ha annunciato pochi giorni or sono di essere entrato in possesso di un documento di Google, che avrebbe dovuto essere confidenziale e ad uso esclusivo dei Quality Rater - anche Aaron Wall ha ripreso la notizia. Per consultarne il contenuto, si dovrebbe essere iscritti (a pagamento) al forum di SeoBlackHat stesso, tuttavia, ho trovato altrove il documento completo, che vi propongo in questo post. Si tratta delle Linee Guida che Google fornisce ai Quality Rater per indicare loro come valutare le pagine, ed aiutarli ad individuare quelle che fanno uso di tecniche di web spam (la versione è la 2.1, e la revisione risale ad Aprile 2007). Il documento, che porta la firma di tal “Jemma”, contiene indicazioni sui compiti dei quality rater e sulla scala di valutazioni della rilevanza (con tanto di esempi), sul sistema EWOQ, e soprattutto su cosa vada considerato web spam e cosa, invece, no. Ho salvato e vi propongo queste 43 pagine - una lettura molto interessante per chi fa SEO. Ecco il link diretto al PDF: Sfogliando queste pagine si legge, tra l’altro, che:
Ogni singolo blog ed ogni singolo profilo di social network mantenuto da una persona, ed inequivocabilmente riconducibile ad essa, è da considerarsi una risorsa irrinunciabile da presentare in risposta a ricerche relative all’individuo.
Una risorsa fuori tema per la query viene generalmente classificata come “Non rilevante” se contiene un link ad una pagina più appropriata per la query, tuttavia se il link è difficile da individuare la risorsa può essere declassata a Fuori tema.
L’estensione (il TLD) del dominio ha un peso nella valutazione: le risorse ospitate sotto un TLD specifico non pertinente alla lingua indicata per il task, vengono declassate. Meglio un TLD generico, quindi?
Nessuna pietà per le pagine costituite esclusivamente da affiliazioni: anche se a tema, sono da considerarsi Spam.
Quanto detto sopra, non si applica ai comparatori di prezzo: questo tipo di risorse offre valore aggiunto all’utente, quindi non è spam.
Allo stesso modo, non si può considerare spam nemmeno una pagina che riporta informazioni duplicate come testi di canzoni, poesie, proverbi ed altri contenuti dei quali nessuno può reclamare la paternità.
I redirect non vanno classificati come ingannevoli se non portano ad un dominio differente. Non sono ingannevoli neppure se il dominio è differente, ma l’Owner è il medesimo.
Per individuare il testo nascosto affidatevi al CTRL+A, alle copie cache e alla visualizzazione senza eseguire i Javascript. I controlli con i CSS disabilitati sono del tutto facoltativi (per non parlare dei redirect e di altri giochetti lato server).
Questa è da incorniciare: “se da una pagina tolgo il contenuto copiato altrove, le news inserite includendo feed altrui, il contenuto finto (qui si intende machine-generated, ndr.), i link di affiliazione, e se a quel punto tutto ciò che resta sono annunci PPC e link sponsorizzati, allora quasi sicuramente quella pagina è Spam“. Queste sono alcune delle cose che mi hanno colpito: il resto, ve lo lascio scoprire da soli. Buona lettura Nota BeneNon vorrei che sulla base di queste informazioni qualcuno si sentisse autorizzato a pensare che, ad esempio, il testo nascosto via CSS o i redirect ingannevoli attraverso domini intestati allo stesso proprietario siano tecniche di “spam sicuro”. Non va mai dimenticato che queste sono solo linee guida dedicate ai quality raters, e che questi non sono quasi mai specialisti del webmastering: Google lo sa, e non si affida solo a loro per individuare lo spam: ci sono i controlli algoritmici (sia a campione che automatici), i controlli da parte di personale più qualificato, le segnalazioni dei webmaster, e perfino un intero team (capeggiato da Matt Cutts) dedicato alla lotta allo spam. |

Dell’applicazione 

































Dopo Firefox 3, il Mozilla Lab ha in cantiere (sembrerebbe quasi pronto all’uscita) un nuovo prodotto per semplificare ancora di più la vita degli internauti: 















