Dimenticatevi Obama-Biden e “nonno” McCain-”baciapile” Palin: questi sì che esprimono davvero lo spirito americano: figli dell’immigrazione (chi non lo è, negli Stati Uniti, nativi americani a parte?), talentuosi, preparati, un po’ selvaggi, coraggiosi, capaci di parlare all’America working class (il momento in cui Morello fa il Mario Capanna parlando ai celerini è da antologia) e pure capaci di fare una barca di soldi. E poi pensa che bello: un candidato presidente che in campagna elettorale ad ogni slogan fa seguire un riff di chitarra e accetta la nomination facendo stage diving sulle nonnine dell’Arkansas, opportunamente borchiate. E alle primarie vince la delegazione che poga più duro. Vado ad asciugarmi il sudore. | |
Oltre a Skype il nuovo modello permetterà anche l’accesso facilitato a Facebook, Google, Windows Live Messenger e ai feed RSS. Lo Skypephone S2 è dotato di uno schermo QVGA, di una fotocamera digitale da 3.2 mega pixel e di 4GB di memoria per archiviare dati ed immagini. Il nuovo telefono supporta inoltre il protocollo HSDPA e consentirà di effettuare connessioni sfruttando la rete Wi-Fi. Post pubblicato su Speedblog Skypephone S2 in arrivo a fine settembre | |
suzukimaruti posted a photo: Ecco qui Maurizio, noto anche come Gommaweb (http://www.gommaweb.net il suo blog), ritratto in tutta la sua beltà. | |
I prossimi obiettivi del progetto sono ambiziosi: integrare la messagistica di Facebook, AIM, Google Talk; includere un interfaccia per l’invio / ricezione di messaggi per una conversazione bidirezionale; API per permettere ai developers di sviluppare nuove interfacce. | |
A distanza di due anni dalla sua prima apparizione, i Microsoft Labs hanno reso disponibile Photosynth.
Uscito dai laboratori di Ozzie, Photosynth entra a far parte della famiglia Windows Live/MSN per costituire un pezzo integrante di Virtual Earth/Live Maps. I suoi ambiti di applicazione sono i più svariati: i servizi turistici e immobiliari, l’arte, il giornalismo, l’istruzione, la scienza anche forense. Già è allo studio un’integrazione con flussi di foto in rss in modo da utilizzare l’intelligenza collettiva di quanti condividono le foto in rete, per metterla al servizio di chi ne ha bisogno per ottenere informazioni. Chissà che in futuro non contribuisca a cambiare il nostro modo di navigare in rete. P.S. Per creare il vostro ambiente 3D, Photosynth, che gira su Windows XP e Vista, mette a disposizione uno spazio di 20 GB. Linkate pure le vostre creazioni nei commenti…sono curioso Update: al momento il sito è down causa eccesso di accessi | |
Due foto inquietanti di una mostra dedicata a Rabelais nella Chiesa di Sant’Anna a Montpellier. È nuvoloso e ci tocca la giornata-cultura. Io preferirei essere ignorante e su una spiaggia. | |
E’ passato poco meno di un mese da quando mi è capitato fortuitamente per le mani un iPhone 3G e credo sia il tempo di un parere dopo un accurato tempo di utilizzo. Quando mi capitò, anche lì per pura fortuna, di provare il primo iPhone a poche ore dal suo lancio negli USA, scrissi la mia recensione dopo poche ore di uso. Curiosamente, non fu una recensione-lampo dovuta a fretta editoriale o ad ansia di pubblicare qualcosa. Il fatto è che col primo iPhone mi erano bastati pochi minuti per accorgermi di pregi e difetti del melafonino, anche perché all’epoca c’era ben poco da fare: lo si poteva accendere, si poteva giocare un po’ con il software di sistema in dotazione e nulla più. Il post è lungo, trattandosi di una recensione che tiene traccia di 30 giorni di molestie ad un prodotto tecnologico. Quindi se ci tenete a non bruciarvi il resto dell’estate, passate oltre. Se, invece, siete già stati in vacanza o contate di passare quel periodo seduti di fronte al computer, cliccate qui sotto e proseguite.
LA STORIA DI UN’EVOLUZIONE Vorrei ripartire proprio da quella recensione ultra-rapida per far capire l’evoluzione dell’iPhone nel tempo. Non ho timore a dire che, all’epoca del primo approccio, l’iPhone non mi impressionò più di tanto. Sì, perché l’iPhone era un telefono chiuso, su cui non si potevano installare applicazioni, per di più con una tastiera virtuale scomodissima da usare e un software di sistema tanto carino a vedersi quanto, inizialmente, lento e mal congegnato in alcuni aspetti (su tutti il client di posta). E, oltre a risultare irraggiungibile mentre si navigava, aveva un prezzo altissimo. Le cose col tempo sono cambiate e pure tanto. Inizialmente non certo per merito di Apple. Il problema della mancanza di applicazioni di terze parti (cosa davvero mostruosa: cosa farsene di un cellulare che si dice moderno e su cui non gira nulla di simile a Fring?) è stato inizialmente risolto dall’hacking. Ecco, il primo punto di distinzione (ed è un punto enorme) tra l’iPhone “originale” (che non mi stupì) e l’iPhone 3G (e i 2G aggiornati) è proprio questo: dal luglio 2008 il melafonino non è più un feature-phone, ma è un vero e proprio smartphone su cui è possibile installare programmi di terzi, sebbene ancora con dei limiti assurdi che vedremo dopo.
I PUNTI DI FORZA - LO SCHERMO Tutti scrivono che il punto di forza dell’iPhone è il suo browser. E’ una mezza verità, che sa di comunicato stampa giornalistico. La vera killer-application dell’iPhone è lo schermo: 480×320 pixel di risoluzione sono esattamente il doppio del classico QVGA standard sugli smartphone più diffusi della concorrenza. Non so se rendo l’idea: il doppio. Vuol dire piazzarci sopra il doppio delle cose, il doppio del testo, il doppio delle immagini, ecc. Non è una cosa banale. E mi chiedo come mai molti produttori di telefoni insistano con la risoluzione 320×240, che è palesemente troppo piccola per la navigazione, indipendentemente dalla raffinatezza dei browser “ottimizzatori” utilizzati. Chi ha le antenne dritte - come la RIM - ha capito l’antifona (non ci andava un master, neh) e ora sforna telefoni con una risoluzione notevole. Per dire, il nuovo (e prossimamente mio) BlackBerry Bold ha una risoluzione di 480×360, così come il futuro Nokia “Tube” toccherà la vetta del 640×360: ci manca poco alla cara, vecchia, VGA, che sa molto di Windows 3.0, ma cerchiamo di dimenticarcelo. No, non è una banalizzazione dello “straordinario lavoro fatto da Apple sull’interfaccia, eccetera, eccetera” (il disco con i mantra Apple mettetelo su voi): è una mera constatazione tecnologica. L’interfaccia tutta frizzi e lazzi è una conseguenza dell’adozione di uno schermo risoluto, che permette di dispiegarla in tutta la sua beltà. Una scelta vincente, senza dubbio.
I PUNTI DI FORZA - L’INTERFACCIA CHE NON SI VEDE Ecco, parliamo dell’interfaccia, elemento che dalle parti della mela si tende a sopravvalutare. Mi ripeto: bella, ma secondaria. Insomma, gli effetti grafici “cool” dell’iPhone sono la parte più trascurabile dei suoi tanti meriti. Certo, ora che non è diffusissimo potete ancora stupire gli amici in pizzeria, ma dopo un po’ passa. Quello che pochi colgono è che gli elementi vincenti dell’interfaccia dell’iPhone sono sostanzialmente due e non sono tra quelli “cool”. Penso a Windows Mobile e alle sue tremende barre di scorrimento standard (cioè larghe su un cellulare quanto sono larghe su un computer) e mi scappa da ridere: ci va tanto a capire che su uno schermo mobile ogni pixel è prezioso e se ne sprechi 50 per delle barre stai facendo una fesseria? Il secondo elemento “forte” dell’interfaccia dell’iPhone è il suo essere progettata per essere zoomata con facilità. Chi ha studiato l’iPhone si è posto con intelligenza la questione dei *limiti* di un terminale mobile. E i limiti sono chiari: per quanto sia risoluto, uno schermo piccolo non ti fa vedere molto di una pagina Web se non puoi farci lo zoom. Ecco, il punto di forza dell’iPhone è che non fai degli zoom generici (quello lo fanno molti smartphone), ma è possibile zoomare localmente, cioè ingrandire una sola colonna e massimizzarne l’occupazione dello schermo in modo automatico: basta farci doppio click col dito. Tutto il resto, cioè le animazioni, gli effetti, ecc. sono decorazioni di glassa che mi interessano poco e che, purtroppo, per molti utenti superficiali (i vari Jerry Calà di cui si diceva qui) sono il vero selling point della torta iPhone.
I PUNTI DI FORZA - IL GPS E SOPRATTUTTO LA SUA INTEGRAZIONE NELLE APPLICAZIONI Ho già scritto un post sul potenziale innovativo dell’avere un cellulare con al suo interno un GPS e un’adeguata dotazione di software che utilizzi le tante possibilità offerte dalla geolocalizzazione. In ogni caso, il GPS integrato nel cellulare (che è ben diverso da un cellulare che ha *anche* una funzione GPS che usa solo per farti da navigatore) è uno degli elementi di crescita maggiori per l’iPhone. Già il fatto, con un’applicazione come Twinkle, di poter sapere istantaneamente chi sta twittando entro un certo raggio di metri da me, apre mille prospettive.
I PUNTI DI FORZA - IL BROWSER Il browser, eccolo. C’è chi lo chiama Safari perché vuole credere alla panzana di Jobs per cui il browser dell’iPhone è parente del Safari che c’è sui mac, ma la realtà è che è un ottimo browser mobile. Ma resta, appunto, un browser mobile. Il mini-Safari funziona bene, è relativamente veloce a caricare le pagine Web e riesce a rendere potabile la navigazione anche su siti Web reali, non obbligando l’utente alle forche caudine dei siti ottimizzati per dispositivi mobili. Dopo un mese di utilizzo mi rendo conto che con l’iPhone e il suo browser riesco a gestire in modo efficace la mia routine online, cioè banalmente la lettura dei feed (con il client per iPhone di Bloglines, attualmente il migliore lettore di feed RSS per questo terminale, meglio anche di NetNewsWire), il chiacchiericcio su Twitter (con Twitterrific, ma fossi una persona seria utilizzerei Twinkle, di cui però detesto il look), la conversazione su FriendFeed (con la versione ottimizzata per iPhone) e la lettura di un po’ di giornali, nello specifico Repubblica, Corriere e NY Times, tutti con versioni ottimizzate o - nel caso del NYT - un client specifico (che crasha spesso e volentieri, ma ne riparliamo).
COSE CHE NON SO E/O CHE FUNZIONANO COSI’ COSI’ E’ un mese che ho l’iPhone e non ci ho fatto una singola telefonata. Non mi serve, ho già altri cellulari che svolgono perfettamente la funzione e restano accesi per giorni, cosa importante se il telefono serve a farti trovare, no? Tra le cose che funzionano così così metto subito i tanti (troppi, tutti brutti salvo qualche eccezione, cioè i 3 o 4 titoli più noti) videogiochi che escono sull’App Store. Sicuramente il sistema ha potenza grafica da vendere e infatti, complice lo schermo con una buona distribuzione di pixel in rapporto alle dimensioni, escono giochi graficamente apprezzabili. Ma, senza controlli fisici e con una batteria poverissima, l’esperienza videoludica è sostanzialmente riservata solo a chi gioca a casa con l’iPhone attaccato alla presa elettrica e non ama i giochi di azione. Anzi, mi chiedo come mai escano tanti giochi che usano gli accelerometri dell’iPhone (poco utili e comunque ancora troppo poco reattivi quando si tratta di ruotare lo schermo) e non ci siano, invece, giochi “fermi” come gli strategici a turni, dove non bisogna ammazzarsi a premere tasti virtuali che fanno un po’ i comodi loro, ma si ha tempo per ragionare e premere le zone giuste sullo schermo. Tra l’altro sarebbero tra i pochi giochi compatibili con un uso in mobilità, visto che raramente abbondano di effetti 3D e altre menate grafiche. Un’altra cosa che funziona così così è il supporto multimediale. Cavoli, per essere il frutto della relazione segreta tra un iPod e un cellulare, l’iPhone è schizzinoso e a volte incomprensibile per come si comporta con video e musica che si trovano in Rete. Mi spiego: come è possibile che un telefono che suona senza problema gli mp3 che gli carico si rifiuti di suonarmi gli mp3 che trovo online? Cioè, se un sito presenta un link ad un file .mp3 c’è il serio rischio che l’iPhone non lo suoni, vai a capire perché. Coi video è peggio, perché la Apple insiste a privarci del supporto per i file DivX, sperando che - esasperati - compriamo film e serie tv su iTunes. E ovviamente tutti i video che utilizzano player Flash non c’è verso che funzionino (così come i video di YouTube che embeddo sul mio blog, nonostante l’iPhone sia compatibile con YouTube). Ecco, il fatto di non riuscire ad ascoltare molte (troppe) radio online, tra cui la mia preferita Radio Nova, e troppe risorse musicali in Rete mi frustra un po’. Francamente ecco un’area in cui c’è del lavoro da fare. E dire che quando tutto funziona, l’interfaccia mutuata dagli iPod ha un suo perché. Metterei tra le cose che vanno così così anche la posta push, i calendari push, ecc. No, non sto parlando del fallimento del lancio di MobileMe, destinato pare ad ereditare la sfiga di .mac. Parlo proprio della posta push, che push non è e non è nemmeno lontanamente parente del servizio BlackBerry. In compenso, evitando MobileMe come la peste (peccato: adoro la sua icona), sono riuscito a sincronizzare un modalità push i miei vari Google Calendar con il calendario interno dell’iPhone, in modo del tutto gratuito grazie a NuevaSync. Anzi, allargo il concetto: tra le cose che vanno così così per iPhone ci sono le Google Apps. Vanno ragionevolmente tutte malino o funzionano perfettamente in sola consultazione. Peccato, perché visto che l’iPhone non dispone di un wordprocessor, usare Google Docs mi avrebbe fatto davvero comodo. Ma per ora nulla, salvo usare servizi online minori e molto scadenti.
L’APP STORE: UNA COSA BELLA GESTITA MALE (E PIENA DI COSE INUTILI) Come tutti sapete, l’iPhone ora accetta, anche senza hack, applicazioni da terze parti, basta che provengano dall’Application Store su iTunes. Insomma, in pratica Apple mette un’infrastruttura centralizzata per acquistare/scaricare applicazioni per gli iPhone e in cambio fa del caporalato sugli sviluppatori terzi, pretendendo un terzo degli introiti per sè: pratica commerciale discutibile e, credo, di futura analisi riga per riga negli uffici delle autorità antitrust di mezzo mondo, ma con il merito di fornire una sola repository sicura e garantita di applicazioni, con una sola interfaccia mono-click. Ricorda Synaptic su Linux? Esatto. App Store è una bella idea, realizzata così così. Il problema è Apple, che al solito agisce in modo poco trasparente. Ci mette settimane a pubblicare le applicazioni sullo store (e questo include eventuali upgrade, magari critici, tanto che molti sviluppatori scrivono “avremmo in uscita la versione 1.3 del nostro software, ma Apple non lo fa uscire, chissà perché: pazientate!”), visto che ne fa una review manuale; dispone della presenza delle applicazioni in modo del tutto autonomo e oscuro anche ai diretti interessati, togliendo dallo store applicazioni utilissime (il mitico NetShare, che rende l’iPhone un modem, permettendo il tethering) e magari consentendo un’assurda applicazione da 1000? che non serve a nulla e che è lì per fregare i cliccatori disattenti (basta un click per comprare, su iTunes). E poi ci sono ingenuità notevoli. Per esempio è impossibile provare il software: o lo compri o speri che qualcuno lo faccia prima di te e scriva una recensione. Ora si parla di far crescere l’App Store, garantire lo sviluppo di versioni Beta, favorire la crescita dei programmi attraverso le prove degli utenti, ecc. Ma ora come ora lo store è elementare, poco raffinato e male organizzato. E francamente il 99,9% delle applicazioni presenti sono inutili, brutte e identiche tra loro. In compenso quello 0,1% è valido (come l’applicazione per WordPress, ora migliorata), funzionale anche se limitato (Facebook), ottimo (EverNote), sorprendente (BeatMaker) e grandioso (Remote). Ma resta una minoranza e ci sono troppe mancanze. (in più fa rabbia notare che l’App Store statunitense dispone di applicazioni come un client mobile per Last.fm o un client Google, che fastidiosamente non si materializzano qui in Italia, periferia dell’impero e aspirante repubblica delle banane)
COSA PROPRIO NON VA - LA TASTIERA (E IL PREDICTIVE TEST ANALFABETA) Veniamo alle dolenti note, cioè le cose che ancora non vanno nell’iPhone. Funziona male, malissimo. E non solo perché è una tastiera virtuale e, quindi, inferiore sotto ogni aspetto alle tastiere reali. Fosse quello il problema, capirei. Immaginate di avere difficoltà a parlare e, mentre vi esprimete lentamente, un tizio lì accanto completa le vostre parole, sbagliandole. Il problema è che la tastiera dell’iPhone è stata pensata per gli Stati Uniti e non ha accentate e apostrofi in prima battuta. Per accentare una lettera bisogna faticare un po’ (tenere premuta la lettera e aspettare che compaiano le alternative, da scegliere strisciando il dito e poi rilasciando), ma alla lunga si impara. Provi a scrivere una parola banale come “ma” e lui scrive “m’a”. Gran parte delle parole che finiscono in “o” vengono accentante, perché il sistema adora il passato remoto. Peggio ancora, una parola usatissima come “che”, diventa “chè”, per di più con l’accento chiuso. E tutte le volte che scrivi “sto”, lui scrive “stò”, facendoti pure passare per ignorante. Il risultato è che, una volta padroneggiata la tastiera virtuale, il 90% del tempo di digitazione è speso a correggere gli errori fatti dal predictive text. E correggere gli errori sull’iPhone non è facilissimo, al punto che non sto a spiegarvi come si fa perché è lunghetto. Fidatevi. Ci vorrebbero proprio delle belle frecce direzionali da qualche parte, ma niente. Teoricamente il predictive text dovrebbe imparare dai propri errori, per cui all’ennesimo ”che” trasformato in “chè”, dovrebbe capire. Il problema è che il sistema non solo non tiene conto della “popolarità” di un’espressione (cioè, è ragionevole pensare che un utente scriva più spesso “ma”, rispetto ad espressioni che iniziano con “m’a…”) quando si tratta di fare delle correzioni, ma è duro di comprendonio. Dopo un mese d’uso, sono ancora lì che correggo i “chè”. Per di più la tastiera non è intelligentissima. Personalmente contesto il fatto che in prima battuta non ci siano tasti come il punto, la virgola, lo slash e la chiocciolina (che compare in certe configurazioni della tastiera, tipo quando si digita il campo destinatario di una mail). Insomma, la tastiera resta il più grande punto debole dell’iPhone ed è il motivo per cui, oltre alla non-pushaggine della posta, sconsiglio vivamente il melafonino come solo terminale per un uso business in mobilità.
COSA PROPRIO NON VA - LA BATTERIA, MIO DIO! La batteria se la gioca con la tastiera in quanto a difetto-killer dell’iPhone. Dura pochissimo, non ci sono mezze misure, consigli di ottimizzazione o argomenti di dibattito. Mi rendo conto che nel primo mese di utilizzo uno smanettatore di professione come il sottoscritto possa “spremere” un po’ troppo un terminale mobile. L’unica scusa che posso garantire all’iPhone è che, nel mio caso, avendo Tre come operatore, è sempre attivo in modalità 3G, che notoriamente consuma più che la connessione EDGE o GPRS. Però, capitemi, è un terminale con cui non faccio e non ricevo telefonate o SMS: non può consumare tutta la batteria dopo 6 o 7 ore, contando che non lo uso come iPod, non guardo quasi mai video di YouTube e uso molto poco il GPS. Insomma, ho fatto tutto il possibile per dare la colpa alle mie modalità d’uso, ma quando ho letto che all’ottimo Marco Formento (che è persona di prestigio, molto più morigerata di me nell’abuso delle tecnologie) l’iPhone 3G è durato sì e no 3 ore a Barcellona, mi sono un po’ cadute le braccia. Magari sono problemi di gioventù, risolvibili via firmware con una migliore gestione di come il telefono interagisce con le SIM e con la rete telefonica (ad esempio ho l’impressione che il firmware 2.0.1 abbia allungato un po’ la vita alla batteria), ma credo che per un telefono che non ha la batteria intercambiabile, un’autonomia inferiore alle 12 ore in uso/standby sia inaccettabile.
COSA PROPRIO NON VA - LA FOTOCAMERA Potrei dire che, dopo la fotocamera sul Treo 650, quella sull’iPhone è la peggiore che sia capitata tra le mie mani. Del tutto priva di feature, con un sensore pessimo, con una bruttissima resa dei colori, è un “di più” sull’iPhone. Non riesco a pensarla diversamente. E dire che la uso tanto, perché sto usando l’iPhone per fare un po’ di life-blogging fotografico sul mio Tumblr grazie ad un’applicazione specifica, ma finora - dopo circa 400 foto di - non sono riuscito a produrre una sola fotografia apprezzabile o comparabile con le foto che facevo con il vecchio Nokia 6630. Insomma, un cellulare con un profilo “alto” come l’iPhone merita una fotocamera migliore, un flash e un software di gestione che non si limiti al solo “point and shoot”, contando che lo “shoot” peraltro funziona in modo demente e il pulsante dello scatto si attiva quando si toglie il dito dallo schermo, non quando lo si preme. C’è poi un problema accessorio di cui credo vi siate resi conto se passeggiate dalle parti del mio Flickr: non riesco a postare le foto dritte. Uso un programma che si chiama Mobile Flickr (anzi, ora Mobile Fotos), ma non azzecca mai l’orientamento delle immagini.
COSE DI CUI SI SENTE TANTO LA MANCANZA - IL COPIA-INCOLLA! Oltre alle cose che non vanno, ci sono elementi, funzionalità, ecc. di cui si sente enormemente la mancanza sull’iPhone e che, data la natura del telefono, dovrebbero assolutamente esserci. La prima è il copia-incolla. Apple ci ha raccontato che erano così presi dal trambusto di sviluppare l’iPhone che se ne sono dimenticati, considerando il cut&paste una feature trascurabile. Non ci credo (non credo mai alla Apple: è troppo poco trasparente ed etica, per i miei gusti), ma in effetti non riesco a spiegarmi la mancanza di questa feature essenziale se non con un attacco di follia autolesionista collettiva. Il fatto è che il copia-incolla serve tantissimo, soprattutto se si vuole fare dell’iPhone il terminale per i nuovi servizi online. Che me ne faccio di un client per WordPress, per Twitter, per FriendFeed, per Facebook, ecc. se non riesco a copiare una URL e linkare una pagina Web? Mi capita più volte al giorno di incappare, mentre navigo con l’iPhone, in cose divertenti o interessanti che vorrei tanto segnalare in giro e ogni volta desisto, a meno che abbiano URL facili che mi imparo a memoria e digito a mano. Ma si può? Così si perde tutto il potenziale “social” della navigazione. Se non posso segnalare, non condivido e non partecipo all’intelligenza connettiva, ecc. Credo che Apple dovrebbe capire che il copia-incolla è un elemento essenziale in un telefono di questo genere e non può non esserci. Mi chiedo cosa ostacoli questa feature, che peraltro non mi sembra niente di stellare. Se non riescono a farlo per il testo delle pagine Web (perché magari il browser le trasforma in grafica, chi lo sa?), che almeno permettano di copiare-incollare le URL, sarebbe già un passo avanti notevole.
COSE DI CUI SI SENTE TANTO LA MANCANZA - FLASH Siamo tutti d’accordo che Flash, inteso come quella iattura che per anni ci ha obbligati ad attese snervanti senza nemmeno il sollievo di uno “skip intro”, deve morire e con esso gli ultimi pubblicitari analfabeti di tecnologia, abbagliati come gazze da tutto ciò che luccica e si muove, che continuano a tenerlo in vita con un accanimento terapeutico da far invidia a certi circoli cattolici. Però esiste del Flash funzionale, non estetico, che fa funzionare meglio alcuni siti e servizi. Per dire, i tanti player audio-video in Flash, siti come Flickr, ecc. Se usato in piccole dosi e con un’ottica sana, Flash va bene. Però l’iPhone non ne vuole sapere. E se ovvia alla flashaggine di YouTube con un’applicazione ad-hoc, non lo fa per migliaia di altri siti che usano Flash, togliendoci la possibilità di usufruire di molti contenuti. No, non voglio giocare ai giochini in Flash. Banalmente, vorrei drizzare le foto storte su Flickr, ascoltare qualche radio online, guardare qualche video che non sta su YouTube (e no, non è YouPorn) e in generale avere garantita un’esperienza Web il più possibile completa.
BILANCIO Elencati pregi, cose medie, difetti, ignoranze e cose che mancano, è opportuno un bilancio. Sarò franchissimo: l’iPhone è una tecnologia estremamente affascinante e credo che ogni appassionato di tecnologia dovrebbe averne uno, non fosse altro perché è il gadget del momento e un bel po’ di novità arriveranno da quelle parti. Lo consiglio? Lo consiglio, sì. La prima è che non lo usiate come unico telefono, perché davvero non ce la fa con la batteria. Ecco, se siete sopravvissuti alle due condizioni, correte a comprarlo. Però abituatevi a girare con due cellulari, perché non c’è alternativa. Il gingillo, se usato per navigare in modo non sporadico, dopo un po’ esaurisce la batteria e non c’è modo di sostituirla con una carica (altra grave cazzata di Apple per spillare qualche decina di euro in più agli utenti). La fatica di scarrozzare due telefoni è ripagata dal pregio di avere realmente una bella fetta di Internet sempre in tasca a disposizione, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Attenzione: non si tratta di un accesso “minore” al Web: l’esperienza di navigazione e di gestione dei principali servizi online è assolutamente gratificante, salvo alcuni casi. Insomma, l’iPhone può diventare il principale strumento di divertimento in mobilità. E con “divertimento” non intendo solo lo svago dei giochini, ma tutto il piacere che c’è nel comunicare, nell’informarsi, nell’andare alla scoperta, nel creare (a questo proposito ho scaricato un programmino con drum-machine, multi-effetto e sequencer con cui mi sfondo i timpani nei tempi morti) e nel confrontarsi con una comunità di pari online.
IL COLPO DI SCENA Una recensione prolungata e sostanzialmente positiva, in alcuni tratti entusiastica, però, si trova a fare i conti con una situazione che in territorio Apple si verifica abbastanza raramente. Allo stato attuale, l’iPhone 3G è “buggy”, pieno di errori di gioventù grandi e piccoli che lo rendono ben poco affidabile. Fatevi un giro online e scoprirete che la tradizionale affidabilità dei prodotti di Cupertino, come previsto, è andata a farsi friggere non appena le vendite sono cresciute. Per esperienza personale, tra l’altro estremamente fortunata, posso dire che l’iPhone mi va in errore 5 o 6 volte al giorno. Spesso sono cose da poco, solitamente Safari che si impalla ed esce o l’applicazione per leggere il New York Times che va in crash, ma sui grandi numeri la realtà è ben altra, con una non trascurabile porzione di utenti costretti a decine di ripristini del telefono (3 ore ogni volta), altri con l’iPhone vessato dall’equivalente jobsiano del Blue Screen Of Death (il White Apple Logo Screen Of Death: WALSOD), tantissimi che hanno riscontrato errori in fase di aggiornamento, applicazioni instabili, ecc. Non è un caso che Apple abbia diffuso in fretta e furia il firmware 2.0.1 (con una procedura di aggiornamento che si è rivelata problematica per molti) per apportare qualche miglioria richiesta a gran voce dalla base utenti che, scontenta, reclama una 2.0.2 perché molte magagne non sono sparite e nessuno ha voglia di attendere il firmware 2.1 questo autunno, passando l’estate con un telefono “ballerino”. E’ il destino del successo tecnologico. Tutti pensavano che Apple avesse la bacchetta magica e aziende come Microsoft solo informatici brocchi, ma la realtà è che più utenti hai, più i tuoi prodotti rischiano sotto il profilo qualitativo e più hai difficoltà ad affrontare le issues che la tua base d’uso ti presenta. C’è poi un fattore psicologico in più, in tutto ciò. Il fatto è che l’iPhone viene venduto come un telefono, ma ha un tasso di errore da computer (e richiede un minimo di competenza informatica per essere usato), cosa che spiazza non poco alcuni utenti, in primis i neofiti che hanno comprato l’iPhone perché è di moda e si lamentano perché non riescono ad installare iTunes sui loro Pentium 3 Packard Bell con sopra Windows ME. Leggere i forum specializzati, in questi giorni, è a modo suo divertentissimo, perché si assiste a discussioni psichedeliche tra evangelisti della mela di vecchia data e tamarroni che hanno comprato l’iPhone per non sfigurare al bar e si disperano perché non riescono a metterci su la suoneria di Bella Topolona. Confermo, in ogni caso, che l’iPhone non è attualmente un prodotto stabilissimo. Io, in attesa di tempi migliori, me ne sono fatto una ragione. Ma tenetene conto prima di decidere se comprarlo.
POSTILLA - CHE CI FAI CON L’IPHONE? Già, che ci faccio con l’iPhone? In più, da qualche giorno faccio delle prove tecniche di life-blogging sul mio Tumblr. Tradotto in termini comprensibili, cerco di postare immagini e testi che tengano traccia degli eventi rilevanti delle mie giornate (ma anche e soprattutto di quelli meno rilevanti: vado un po’ a ruota libera, ecco) e permettano pure di capire, grazie alla geolocalizzazione, *dove* si svolgono. Per fare tutto ciò, uso un’applicazione specifica per iPhone che funziona benino (su Tumblr e Blogger), se non fosse che ha l’ossessione di scrivere ogni parola con la prima lettera maiuscola, rendendomi ancora più odiosa la scrittura con la tastiera virtuale. Un’altra cosa che faccio è caricare in tempo reale su Flickr (storte) un po’ di foto che faccio in giro. Ma sono talmente brutte che meditavo di parcheggiarle su un account Flickr gratuito, per separarle da quelle che faccio con la reflex che mi piace pensare siano un po’ più potabili come qualità. Uso spesso anche Evernote, che è un’applicazione molto bella per prendere note, appunti, registrare suggestioni, ecc. Funziona sia sul computer che sull’iPhone e sincronizza perfettamente i due sistemi, così le note prese al telefono (vocali, testuali, immagini, ecc.) sono presenti anche sul computer e viceversa. Provatelo: è gratis e funziona davvero bene, oltre a favorire il pensiero creativo. Nel tempo libero dal cazzeggio online, uso tantissimo Remote, controllando ogni mattina la mia libreria iTunes e improvvisando playlist sparate a volume 11 sullo stereo mentre cerco di svegliarmi. Funziona benissimo e ne ho già parlato qui. Se Remote cresce bene, potrà diventare un programmone. Già è uscito un software che serve a controllare in remoto le presentazioni fatte con Keynote e la filosofia è quella: usare l’iPhone come terminale mobile di un sacco di cose, basta che siano dotate di WiFi. Se sono proprio privo di risorse, faccio una partita a biliardo, gioco a cui sono poco più che nullo in quanto miope, maldestro e dotato di una mira proverbiale in quanto a fallacia. In compenso faccio un intenso uso notturno dell’iPhone, tranne quando uso l’Archos 605 WiFi per godermi un film in DivX direttamente nel letto (continua ad essere il migliore player video portatile in circolazione). Di fatto uso il melafonino come lettore di e-book. Grazie ad un’applicazione che si chiama Files, posso trasferire documenti di ogni genere sull’iPhone (che viene visto in rete come un host con spazio disco, dotato di un proprio IP, volendo protetto da password) e poi leggerli comodamente sia in modalità portrait, sia in modalità landscape. Come regalino demenziale, se vi collegate a questo blog da un iPhone, dovreste vederlo in versione ottimizzata per il suo schermo, con tanto di menù, effettini e finezze varie, tutto merito di un plugin facile da installare e che non disturba la visione “normale” del blog. Se avete WordPress aggiornato al 2.5.1, fateci un pensierino. | |
A conferma che siamo un paese costantemente in bilico tra l’inerzia di sinistra e la “fascistata” di destra, ecco i militari che presidiano le città, con il fantomatico secchiello di scuse della “sicurezza”. C’è poco da aspettarsi da un governo che fa ministro della difesa nientemeno che Ignazio La Russa, poco più che un colonnello Buttiglione qualsiasi, senza nemmeno il portamento di Aldo Maccione: gente come lui ha il sogno bagnato dei militari in giro per le strade da anni. Il prode ministro dichiara che la misura è apprezzata da tutti, tranne che dai malfattori e dai sessantottini e da quelli che gridavano “polizia fascista”, “ps-ss”, “basco nero il tuo posto è al cimitero” e quelli che pensano che i militari italiani siano golpisti.
ESERCITO ITALIANO: MEGLIO NON PARLARE DI STORIA Il problema dei fascisti è il solito: macchiano di sangue le pagine di storia e finiscono per non leggerle mai, perché purtroppo la storia militare italiana è una collezione lineare di infamie riconosciuta dagli eserciti di tutto il mondo, tanto che i nostri militari storicamente passano per mal preparati, armati ancora peggio, voltagabbana e diretti da personaggi da operetta. E ricordiamo che all’esercito italiano va anche attribuito il merito di aver usato per primo al mondo su larga scala le armi chimiche, durante le sue patetiche guerre coloniali. Poi basta leggersi un qualsiasi libro di storia (questo è semplice, riassuntivo e focalizzato solo su di essi e non prevede una laurea in storia contemporanea per essere compreso) per scoprire che dietro il 100% dei tentativi di golpe italiani ci sono sempre state le alte sfere del mondo militare italiano. PAURA DEL GOLPE? NO! Ora che vedo i militari marciare per le ex libere strade della mia città ho paura del golpe? Ora, in Italia, non serve più. Perché i centri di potere si conquistano tranquillamente con le elezioni, i centri del consenso li possiede e controlla direttamente il Presidente del Consiglio ed è inutile sparare alle voci che si oppongono, quando è più semplice renderle marginali grazie ad una potenza di fuoco mediatica infinitamente superiore. Sparare ai giornalisti avversi? E’ fuori moda. Molto più semplice affondare la loro controinformazione in un mare di propaganda governativa assordante. Un servizio di due minuti su Lucignolo vale mille volte un qualsiasi editoriale su un giornale “contro”. Quindi no, i militari non mi spaventano perché temo un golpe che è già in atto e operativo da anni, cioè da quando in Italia non esiste una legge che impedisca al proprietario unico dei grandi mezzi di comunicazione di candidarsi a governare e partecipare alla vita politica.
HO PAURA DELLA LORO PAURA (AKA: PLACANICA? NO GRAZIE) In compenso temo una cosa più banale: la cialtronaggine dei militari italiani che, ricordiamolo, sono tra i peggiori al mondo e sicuramente i peggiori in assoluto tra i paesi occidentali. Come in mezzo mondo, fare il militare è una scelta per disperati, per chi non ha più alternative e deve campare in qualche modo. E la qualità dell’universo militare italiano, la capacità di quel mondo di essere in sintonia con la realtà, la professionalità degli attori che lo animano, la modernità (…) delle strutture e dei metodi insegnati, ecc. credo che siano evidenti a chiunque abbia fatto il servizio militare. Ecco cosa mi spaventa: mi spaventano i tanti potenziali Mario Placanica mandati allo sbaraglio, piazzati in una divisa, armati con i tradizionali fucili a banana (chiunque abbia fatto un salto al poligono durante il militare sa di cosa parlo) e pompati a suon di retorica contro un nemico inesistente e con una sola missione: la caccia al diverso, che può essere il primo zingarello che passa o il primo sfigato che assomiglia ad uno zingaro, ad un fricchettone o a chissà cosa. Pensateci: per fare il poliziotto sono necessari anni di preparazione, di formazione specifica su un territorio che si conosce, di aggiornamenti, ecc. e tuttavia la polizia italiana già non brilla per efficienza ed efficacia. Figuratevi che cosa possono ottenere bande di militari invasati, totalmente impreparati ad azioni di polizia sul territorio e mandati a mitra spianato su un territorio che non conoscono, in una città che non è la loro, senza sapere nulla di quello che succede da quelle parti e, in certi casi, verosimilmente impauriti, inadeguati. Ho paura? Sì, ho paura della loro inadeguatezza. Ho paura del ventenne disperato con un mitra in mano e in delirio da onnipotenza, ho paura degli abusi di potere, del bullismo, della violenza gratuita, del potenziale criminale che un esercito porta sempre con sé, frutto della paura e dell’arroganza.
PIU’ POLIZIOTTI, MENO SOLDATI Il fatto è che la destra che spadroneggia in questo paese strumentalizza il concetto di sicurezza. Ci mette paura coi media che controlla e decide che per noi “happiness is a warm gun”, mentre personalmente il principio numero 1 del mio senso personale di sicurezza è non avere gente armata, impaurita e/o delirante tra i piedi, militari o criminali che siano. La stupidità del provvedimento - che è tutto immagine e niente sostanza e risponde solamente a pure esigenze politiche (cioè far vedere alla ggggente che loro sì che si muovono per la famigerata “sicurezza”), oltre che a saziare qualche desiderio “greco” (nel senso dei colonnelli) dalle parti di Alleanza Nazionale - è evidente. E’ un mostrare i muscoli che non ha significato. Vuoi aumentare la sicurezza in Italia? Assumi più poliziotti, pagali meglio, usali meglio, formali meglio, sceglili meglio e avrai forze di polizia sul *loro* territorio, più preparate, più volenterose, utilizzate in modo più efficace. Invece accade il contrario: le Forze dell’Ordine, umiliate da questo provvedimento, reclamano paghe migliori, lamentano un taglio effettivo di fondi destinati alla sicurezza vera e i tanti bravi poliziotti che ci sono in Italia fanno una vita pessima.
RIPRENDIAMO(CI) LE CITTA’ C’è un solo rimedio al dilagare delle bande di militari nelle nostre città: marcarli ad uomo, difendersi, tutelarsi. Facciamo come a New York, dove finalmente i cittadini hanno imparato che la tecnologia a volte giova alla trasparenza e può difendere effettivamente i cittadini: riprendiamoli. Sì, non perdiamoli di vista un secondo: accendiamo le fotocamere, le videocamere, ecc. dei nostri telefonini ogni volta che disgraziatamente incappiamo in una di queste squadre armate. Registriamo tutto, non si sa mai. Mal che vada, una volta giunti a casa, si cancella tutto e ci si prepara alla prossima evenienza. E poi condividiamo, documentiamo ogni abuso di potere, ogni atto di arroganza, ogni fascistata derivata da questa occupazione militare indebita, inutile e assurda. State certi che ne capiteranno molte, purtroppo. E la soluzione sta nel portare all’attenzione dei media (magari quelli non italiani, visto il conformismo imperante entro i patri confini) ogni abuso. Dobbiamo difenderci, tutti. Non è una questione di destra o sinistra. In un qualsiasi paese civile, anzi, sarebbe la destra per prima ad insorgere di fronte ad una simile e inaccettabile ingerenza dello stato nella vita dei cittadini. Documentare il presente, difendersi dall’arroganza del potere, difendere i propri diritti di cittadinanza, di libero arbitrio, ecc.: bastano una telecamera o un telefonino (possibilmente che faccia i video) e un po’ |

L’operatore mobile 3 entro fine settembre dovrebbe rendere disponibile la nuova versione del telefonino pensato per Skype: lo Skypephone S2. 
Dopo Firefox 3, il Mozilla Lab ha in cantiere (sembrerebbe quasi pronto all’uscita) un nuovo prodotto per semplificare ancora di più la vita degli internauti: 
















