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Non so bene come giustificare il fatto che dopo 21 anni ho finalmente cambiato portafoglio. Sì, finora ho vissuto con il mio portafoglio dei 13 anni, una schifezza in acrilico e di taglio sportivo (ma può un portafoglio essere sportivo?), marca Sergio Tacchini e di colore verde zombie.

Il motivo di questo ventennio abbondante di perfetta aderenza tra la mia chiappa sinistra e il suddetto prodotto di Sergio Tacchini? Niente di serio: mi ero un po’ convinto che fosse un oggetto fortunato.
Profezie autoavverantesi, proiezione di positività su oggetti simbolici, pigrizia. Tutto insieme.

Ora l’ho sostituito con uno di quei portafogli miracolosi e ultrasottili, fatti col tessuto degli spinnaker delle barche a vela e quasi non mi sembra di portarlo in giro (e già lo so che rischio di perderlo alla prima occasione), tanto che mi tocco ossessivamente sulla tasca per controllare di averlo. Sembro un po’ un deviante per questo, ma vuoi mettere la leggerezza?

Dentro il vecchio portafoglio, tra l’altro, vent’anni di vita:

- la tessera da obiettore di coscienza con l’anno di scadenza taroccato (così per anni ho viaggiato in tram gratis)

- il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti recuperato da un amico, con i dati cancellati e utile per tutte le operazioni di social engineering (con cui sono entrato nel Duomo mentre bruciava e ho raccontato la disgrazia in diretta radiofonica, salvo farmi arrestare e liberare seduta stante alla seconda ora di trasmissione; ma anche la tessera che mi ha salvato più volte da manganellate certe alle manifestazioni e la stessa con cui entro nell’outlet riservatissimo di Armani, dopo aver convinto le impiegate che noi giornalisti abbiamo una convenzione)

- il congedo illimitato provvisorio, casomai lo Stato mi chiamasse a fare il soldato come in un incubo kafkiano

- il foglio rosa: ho la patente, ma preso dall’ansia porto anche in giro questo, vai a capire perché: insicurezza?

- 2 fototessera di mia moglie in cui sorride e 2 fototessera mie di secoli fa in cui sembro un anziano e indosso un golfino grigio con la cerniera che metterebbe il magone perfino a Giumbolo

- una utilissima moneta da 10 lire, che rivela una mia segreta per i Cugini di Campagna e che stava nel portafoglio per un motivo preciso che ora non ricordo più

- un foglio a quadretti di un diario, estorto ad una festa, con su l’indirizzo e il telefono fisso di una tipa che mi piaceva a 17 anni e che non ho mai avuto il fegato di chiamare e di cui ora ho scordato il nome (mi pare Stefania, ma forse Noemi: due nomi davvero simili…)

- dei franchi svizzeri (strano, perché non metto MAI soldi nel portafoglio, li tengo sempre sparsi per le tasche) risalenti forse alla mia ultima visita in Elvezia, ma anche in questo caso non mi ricordo

- una pila di biglietti da visita, tra cui quello quasi porno di una fashion designer milanese incontrata ad un aperitivo di Style.it e a cui evidentemente non ho fatto caso o di cui non mi ricordo, varie moo-card tra cui un paio notevoli, varie tessere d’iscrizione a circoli ricreativi fasulli dietro cui si nascondono ristoranti più o meno validi

- vari scontrini scoloriti, tutti di regali fatti a terzi e frutto dell’ormai proverbiale “conservi lo scontrino se per caso il regalo non va bene o non è della taglia giusta”, per cui ogni giorno è il 27 dicembre (il giorno in cui si cambiano i regali) 

- qualcosa scritto di mio pugno su un foglio a quadretti e ormai sbiadito col tempo, che non riesco a capire se è una poesia ermetica di quando avevo 16 anni, la scaletta di un giornalino del liceo o una lista della spesa; avessi uno scanner, allegherei prova fotografica per scatenare il vostro istinto da piccoli Grissom.

- una collezione di card di Mediaworld, Fnac, Saturn che mi ricorda ogni santo giorno che non c’è un numero di flessioni sufficienti a nascondere al mondo il fatto che sono un nerd, sotto sotto

- un mozzicone fossile di post-it con su scritto “Loredana” e un numero fisso col prefisso di Alessandria, vecchio di 15 anni almeno (e non ho proprio idea di chi sia questa Loredana, anche perché dove lavoravo ad Alessandria erano tutti uomini, ma forse è un post-it che ho preso a Riccione: ho ricordi vaghi)

- una carta d’identità in cui sembro un ultras del Toro (con tanto di maglia ad hoc) e una patente ancora in carta-tessuto in cui sembro un b-boy e indosso una felpa molto “street”

- una sottilissima lamina di metallo, grande come una carta di credito con su scritto “Partito Comunista Italiano, oggetto numero 3854D” in argento su rosso comunistissimo e staccata da una cassaforte del PCI torinese dismessa

- un bancomat del Credito Cooperativo, bruttissimo a vedersi, senza nome e malfunzionante, una Visa sempre del Credito Cooperativo, piuttosto usata e in via di sbiadimento (ma tanto scade a breve)

Alla fine il povero rottame verde e ormai plasmato per l’eternità con la forma di parte del mio didietro è una sorta di capsula temporale, cioè quelle scatole ermetiche di metallo che seppelliscono o cementano nei piloni di un ponte, auspicando che i posteri un bel giorno ricordino i tempi che furono.

Dopo 21 anni può andare tranquillamente in pensione (tempo 2 giorni e poi mi passa la nostalgia canaglia e lo butto), tanto il 90% dei pezzi di passato che tira fuori mi fanno produrre dei disastrosi “non ricordo”.  Attaccarsi al passato, soprattutto se remoto, non è così sano, no?

 

* non è un errore di battitura: è che davvero non mi è partito l’amarcord, anche perché non mi ricordo una mazza! E il simpatico calembour è parzialmente merito/colpa di Diletta.

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Qualche giorno fa durante un’intervista sul tema dell’esperimento del Cern di Ginevra alla ricerca del Bosone di Higgs, alla celebre astrofisica (non chiamatela astrologa per carità, anche se una somiglianza con Maga Magò è incontrovertibile) Margherita Hack venivano poste due domande:”A cosa serve il Bosone di Higgs? Quale beneficio ne trarrà l’umanità?”. Due domande che poi in realtà è una: “A cosa serve questo esperimento?”.

La scienziata tergiversa un po’ e poi cerca di uscire dall’imbarazzo ricordando che anche alle teorie di Einstein vennero mosse le critiche di sostanziale inutilità. In pratica vuol dire che delBosone misterioso non sappiamo ancora cosa farcene. Un giorno forse, tra 50 o 100 anni grazie alle scoperte del Cern avremo dei benefici straordinari.

Nell’ultimo secolo l’utilitarismo ha preso decisamente il sopravvento, ma non è sempre stato così. In passato il campo della filosofia e della matematica erano del tutto sovrani rispetto all’utilità pratica del contenuto delle loro speculazioni e delle loro scoperte.
E’ paradossale che la scienza, che combatte una secolare battaglia laica contro la Chiesa per l’indipendenza della ricerca dai dogmi, oggi rischi di essere imbrigliata dalla necessità di effettuare scoperte utili non da dogmi religiosi ma da una cultura che si pretende laica e liberale.

Torniamo alle scoperte inutili e pensiamo ai numeri primi. Da millenni i matematici si interessano a questi singolari numeri. Per quale motivo? Perché essi li trovano affascinanti. Euclide come Marsenne, Gauss come Riemann studiavano le proprietà di questi numeri semplicemente per il piacere di farlo, senza interrogarsi minimamente dell’utilità, di come sfruttare praticamente i numeri primi.

Oggi i numeri primi sono fondamentali. Sono quasi come le stelle dello spettacolo o i divi del cinema e dello sport: i giornali annunciano la scoperta del nuovo numero primo più grande, con l’enfasi con la quale annuncerebbero l’ultima trovata di Paris Hilton o l’ultimo ricovero di Paul Gascoigne.

Ma oggi i numeri primi non sono solo famosi, sono anche utili, anzi fondamentali. Forse Euclide non avrebbe mai immaginato che un giorno il mondo avrebbe avuto bisogno dei numeri primi. A dire il vero nessuno fino a una ventina di anni fa lo avrebbe immaginato.
Poi arrivò Internet, l’e-commerce e la necessità di un meccanismo crittografico in grado di garantire la sicurezza dei dati e che al tempo stesso mantenesse l’accesso al sistema semplice.

Fu proprio grazie ad una geniale intuizione di Whitfield Diffie e Martin Hellman che i numeri primi divennero primi attori della modernità e della rivoluzione digitale. I due crittografi furono i pionieri di una crittografia nuova, che oggi si trova in tutti i computer del mondo: la crittografia asimmetrica.

Per dire quanto fossero tenuti in considerazione i numeri primi fino all’inizio degli anni settanta basti ricordare che la citata crittografia asimmetrica venne scoperta prima ancora che daDiffie e Hellman dal GCHQ, l’agenzia britannica di spionaggio elettronico (la NSA inglese insomma), ma venne messa da parte perché considerata inutilizzabile. E’ vero che la potenza di calcolo dell’epoca limitava le applicazioni pratiche di questo innovativoapproccio alla crittografia dei dati, ma come minimo gli spioni inglesi non brillarono per lungimiranza.

Per concludere queste considerazioni restiamo in Inghilterra ricordando il caso di Turing e del suo attacco alla macchina Enigma, il caso dove un celebre matematico violò il codice crittografico nazista, probabilmente più per sfida che per ideali.

Quello che spinge gli hacker ad hackerare e i ricercatori a ricercare è il piacere di farlo e il gusto per la sfida, più che un volgare quanto modernissimo fine utilitaristico.

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Dopo 2 semplici effetti di luce in HD da scaricare è venuto il momento della seconda puntata con 2 nuovi effetti di luce. In realtà è uno solo con una variazione sul tema sport

Come sempre fatti in After Effects ed esportati in HD ed ovviamente scaricabili gratuitamente. Mi dimenticavo di dire che questi sono file utilizzabili per qualsiasi progetto fosse anche per fini commerciali, quello che vi chiedo è di non ripubblicare questi file su altri siti o blog ma semplicemente di segnalare (se vi interessa) la presenza di queste risorse su YouON.

Per due principali motivi:

  1. la corretta attribuzione a chi ha realizzato i video sport
  2. non vorrei ritrovarmi con link da altri siti sul download dei file così da occuparmi banda inutilmente.

Premessa fatta passiamo ai file di oggi …

E’ la stessa animazione in 2 varianti con 4 varaiazioni di colore ciascuna: rosso, blu, verde, rosa.

Qui l’anteprima …

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Le specifiche sono:

  • formato: .mov
  • compressione: animazione alta qualità
  • risoluzione: HD 1280×720
  • frequenza fotogrammi: 29,97 fps
  • durata: 4 sec.

SCARICA IL FILE .ZIP (197mb)

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A

L’indignazione è un curioso sport molto praticato. Anzi, è come la ginnastica simmetrica: un’attività fisica che, gira e rigira, finisci sempre per fare in luoghi non consoni, nel momento sbagliato e anche un po’ alla cazzo di cane.

Quindi è normale trovarsi di fronte a scene agghiaccianti e contemporaneamente all’indifferenza più assoluta da parte della gente che passa, così come è altrettanto normale che l’indignazione monti come un geyser inatteso per cose su cui, boh, avresti al massimo sprecato un mezzo punto esclamativo.

L’ultimo caso di indignazione incomprensibile è scoppiato all’improvviso quando si è scoperto che un giornalista del Rocky Mountain News di Detroit ha seguito in diretta via Twitter il funerale di un bambino che era stato vittima di un incidente in una gelateria qualche giorno prima.

E’ scoppiata una polemica notevole. Un giornalista racconta minuto dopo minuto le fasi salienti di un funerale via Twitter e questo è un male e forse è la dimostrazione che il Web 2.0 genera mostri, almeno così concordano tutti gli indignati, accorsi numerosi a stracciarsi le vesti in piazza.

 

COSA CAMBIA?

Sarò fesso io, ma il seguire la diretta giornalistica di un funerale via Twitter non mi indigna più di tanto. Anzi, riformulo. Mi indigna, ma non è il fatto che avvenga via Twitter. Mi urta che si trovi “notiziabile” un funerale privato.

Basta accendere la tv ogni giorno e ad ogni TG ecco le telecamere che penetrano la privacy delle persone, ecco le ormai abusate immagini di madri trafitte dal dolore in chissà quale funerale, ecco il close-up sulle macchie di sangue, sul braccio del defunto che spunta dalla body-bag o alla peggio sul citofono della vittima. Tutto congiura a metterti knee-deep nel mare di lacrime altrui, a sbatterti mostruosamente in prima pagina con la mostruosità degli eventi. 

Pornografia del dolore? Esattamente quella. Con anche punte estreme, roba per palati forti, come l’intervistatore ardito che si piazza di fronte ai parenti delle vittime nel momento peggiore, quando se va bene stanno in piedi perché non riescono nemmeno a svenire, e pone questioni fondamentali tipo “Cosa ha provato quando le hanno detto che suo figlio è stato stritolato da un autotreno?”. E mai nessuno che risponda “un lieve solletico” e migliori il mondo sparando in fronte all’intervistatore: tutti a piangere, sbavare, delirare. E noi lì che guardiamo. Un po’ inquietati, un po’ rapiti. Con la stessa erotica attrazione che ci fa rallentare e guardare quando passiamo accanto ad un incidente stradale.

Mi chiedo, quindi, cosa ci sia di tanto diverso, nel raccontare un funerale via Twitter, dal propinarci via etere inutili dosi audiovisive di dolore, dal fare del sensazionalismo sui traumi altrui.
Cosa cambia?

Cambia il mezzo. E francamente, pur trovando ributtante che si segua giornalisticamente un funerale (che non sia un funerale di Stato o qualcosa di simile), ho l’impressione che sotto sotto Twitter sia un mezzo molto meno violento, rispetto alle telecamere, per raccontare un evento doloroso.

 

L’INDIGNAZIONE A SENSO UNICO DEI MEDIA

Ecco perché l’indignazione riguardo questo evento, pompata ad arte dai media, mi suona stupida e smaccatamente eterodiretta, perfino peggio della ridda di inutili notizie di quest’estate, volte a screditare le compagnie aeree low-cost (ve ne siete accorti?) giusto mentre ripartiva l’affaire Alitalia.

Cioè, mi indignassi io, che a volte sono in imbarazzo ai funerali altrui perché mi sembra di presidiare spazi di dolore degli altri che non so quanto desiderino mostrare, capirei.
Ma se si indigna Repubblica o il TG5 (ho fatto due nomi a caso) finisce che mi incazzo.

Mi arrabbio perché mi chiedo con che faccia i media che praticano il peggiore giornalismo pornografico e crudele possano criticare chi fa esattamente come loro, semplicemente usando un servizio online.

Si aspettavano forse che Internet, visto il loro ruolo di cattivi maestri, avesse un’etica migliore? Ma soprattutto, i parametri etici che applicano i media quando parlano di Internet sono gli stessi che praticano quotidianamente nella loro attività?

Anni di televisione eticamente schifosa, di abuso violento del diritto di cronaca (un amico giornalista mi raccontava di come alcuni cronisti di nera entrino nelle case dove magari è avvenuta una disgrazia e, incuranti dei parenti affranti in lacrime, si mettano ad aprire mobili e cassetti alla ricerca di una foto della vittima da poter piazzare sul giornale, tanto chi li denuncia?), di microfoni sadici piazzati sotto madri in lacrime ci hanno completamente mitridatizzati.

E quindi, se uno segue un inutile e dolorosissimo funerale via Twitter, mi sorprendo perfino a pensare che sia un passo in avanti verso un giornalismo più civile.
Poi ci ripenso e mi rendo conto che no, non è così.

Meno male che il giornalista del Rocky Mountain News non ha scoperto Mogulus o Qix, consoliamoci in questo modo. Ma sarebbe giusto assomigliato alla tv. Solo, forse, ci avrebbe fatto meno effetto.

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WP-CUMULUS
Non amo particolarmente i plugin, se posso ne faccio sempre a meno, e nemmeno sono fanatico delle tag cloud. Tuttavia WP-Cumulus offre una soluzione esteticamente piacevole ed interessante. Utilizza infatti Flash per generare una nuvola 3D costruita da i tag del nostro blog.

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Questo Plugin è stato “eletto” open-source, quindi il file .fla è reso disponibile e possiamo lavorarci tranquillamente per effettuare modifiche e magari creare animazioni di diverso tipo.

TAGNETIC POETRY
Questa soluzione ricorda invece una lavagna magnetica dove l’utente può spostare via drag/drop i tag sul piano di appoggio. Probabilmente Roy Tanck, autore di entrambe i plugin, ha iniziato a percorrere una strada dove appliccherà note animazioni ed interazioni Flash alle funzionalità di Wordpress. Un buon modo di continuare a riciclare e far rivivere tecniche e soluzioni grafiche che con il tempo, inveitabilmente, passano di moda.

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NOTE SU I MOTORI DI RICERCA

I tag cloud sono sicuramente un sistema per dare all’utente un colpo d’occhio immediato sui temi trattati dal Blog, ma con un po’ di malizia in più sono anche una via per dare risalto ad alcune parole chiave in ottica SEO. Flash non aiuta di certo questo aspetto, anche se in una nota dell’autore pare che questi plugin esportino anche una versione non-Flash. Tutto da verificare.

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Gli impianti di rigassificazione
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Tutti noi ricordiamo l’inverno del 2005,quando per incomprensioni politiche tra gli stati delle ex Repubbliche Sovietiche e Mosca, l’Europa, e l’Italia in particolare, hanno rischiato la sospensione della fornitura del gas,proveniente dalla Siberia via gasdotto. Questo problema che si è presentato in tutta la sua drammaticità, proprio quando l’inverno era al culmine,ha spinto l’Italia a cercare della alternative al trasporto di gas via gasdotto. Il gas fornito dalla Russia,l’Algeria,la Libia e la Tunisia,è importato in larga misura,stimata attorno al 70% ,via gasdotto;si comprende facilmente al di là delle considerazioni sociopolitiche, come diventa imperativo cercare altre fonti di approvvigionamento del gas.

L’importazione del gas per via marittima è sicuramente l’alternativa più vantaggiosa;
ampia possibilità di rifornimento del gas, proveniente da aree geograficamente distanti, possibilità di accesso al mercato nel breve periodo, e possibilità di interagire con partners commerciali diversi, eludendo il regime di oligopolio istituito dai nostri partners convenzionali.
Il gas naturale liquefatto, detto GNL, è trasportato via mare con apposite nave metaniere. Il gas viene stoccato in serbatoi a doppia tenuta, alla temperatura di -161 °C e alla pressione di un’atmosfera.

Moltissime metaniere che viaggiano verso l’Italia ,dirette a Panigaglia,provengono dal porto di Skidka in Algeria,dove il gas liquefatto ,viene prodotto dalla compagnia Sonatrack..Le navi metaniere hanno in genere una capacità di carico che va dai 25000 a 65000 metri cubi, e navigano dirette verso speciali impianti che hanno il compito di trasformare il GNL in gas naturale destinato ad essere immesso nella rete di distribuzione.
Questi impianti prendono il nome di ?impianti di rigassificazione?,sono realizzati secondo tecniche ingegneristiche diverse e sono rapportabili strutturalmente a tre tipologie:
Onshore; è la tecnica impiegata per il rigassificatore di Panigaglia, consiste nella realizzazione di silos ,situati in genere all’interno o in prossimità di aree portuali,impiegati per lo stoccaggio di grossi quantitativi di GNL,collegati attraverso particolari condutture, alla struttura di attracco della metaniera.
Offshore; è la tecnologia decisamente più innovativa,e sarà utilizzata per la realizzazione del rigassificatore di Porto Viro. La struttura interamente realizzata in cemento armato,viene trainata sul luogo di posizionamento, e fatta affondare,in modo da creare una sorta di piattaforma,dove sono alloggiati due serbatoi in acciaio, oltre i normali impianti ,e da dove la nave può attraccare con facilità. Un gasdotto sottomarino,immette il gas nella rete di distribuzione.
Offshore? floating storage regassification unit;?utilizza una nave dotata di appositi serbatoi per lo stoccaggio,che viene ancorata in modo permanente al largo della costa circa 25km,a cui attraccano le metaniere,anche in questo caso,il gas una volta tornato allo stato naturale, viene immesso alla rete di distribuzione tramite un gasdotto.
L’impianto di rigassificazione di Panigaglia,l’unico attualmente operativo in Italia,e il cui raddoppio sta creando notevoli disaccordi che vedono schierati su fronti opposti, le forze politiche e industriali, che spingono verso la realizzazione,e le comunità locali e gli ambientalisti, preoccupati per la sicurezza e per i risvolti negativi sull’ambiente;tecnicamente è formato da :

  1. un sistema di ricezione;area per l’attracco della nave,trunk di discarica,area di trasferimento ai serbatoi.
  2. area di stoccaggio,formata da due serbatoi cilindrici della capacità di 50000 metri cubi,all’interno dei quali sono sommerse delle pompe per la movimentazione del gas.
  3. rigassificatore;dai serbatoi di stoccaggio il gas,viene estatto dalle pompe sommerse e inviato agli scambiatori di calore a fascio tubiero,mediante un sistema di pompa centrifughe . Il calore necessario agli scambiatori di calore è fornita dall’acqua marina che circola all’interno dei tubicini degli scambiatori alla temperatura di 5°C.
  4. immissione nella rete di distribuzione;il gas ,viene destinato dopo pressurizzazione, alla rete di distribuzione solo una piccola parte viene utilizzata per la gestione dell’impianto.
  5. recupero dei vapori,mediante colonne a condensazione.
  6. Sistemi ausiliari di sicurezza;l’impianto dispone di un’imponente sistema di sicurezza,in quanto trattasi di impianto ad alto rischio di esplosione,evenienza verificata solo nel 1944 a Cleveland,a causa dell’inadeguatezza tecnologica dei materiali di costruzione, e nel 2004 a Skikda in Algeria.

Attila

sportIn questi giorni ha fatto scalpore un articolo pubblicato su www.37signals.com in cui si parlava della scarsa convenienza nell’utilizzo di Photoshop per disegnare interfacce per web sites. A sostenere questa tesi ben 7 punti, in cui emerge principalmente il problema di riportare, una volta terminata la fase di design in photoshop, il progetto in linguaggio web, cioè html e css. Questo comporta tempi molto lunghi in quanto è necessario ricreare quasi tutto da capo. Ci ho provato ed ho potuto constatare che non è operazione molto semplice. Su css-tricks.com c’è un bel tutorial, composto da tre video, che mostra passo passo come esportare in html/css un’interfaccia disegnata in Photoshop con tanto di sorgente psd. Armatevi di pazienza e tanta voglia di imparare…

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Il progetto Wi Move è argomento molto interessante, trasporti pubblici efficienti e ottimizzati per soddisfare il cittadino e il turista, il tutto grazie a un network senza fili che collega tutta la città e offre servizi consultabili direttamente dal proprio laptop o dal proprio dispositivo PDA o smartphone. Il progetto Wi Move prevede l’installazione di 300 ...
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Oggi vi parlo dello SpeedCabling. “Questo è uno sport agonistico in cui i partecipanti gareggiano nel districare una massa di cavi.” Questa disciplina inventata da Steven Schklolne. Questo bizzarro personaggio ha pensato bene di considerare come una sfida il combattere con i grovigli di cavi di alimentazione sul retro dei Pc che penzolano e quant’altro. Le regole: I partecipanti devono combattere con un groviglio di sei cavi di rete di lunghezze differenti. L’obiettivo è quello di separarli più in fretta possibile e di alzare sopra la testa il cavo senza nodi. I cavi alla fine dovranno essere integri e funzionanti. I cavi: Quelli base sono una combinazione di sei cavi di rete, costituiti da due coppie di due metri, e due da quattro metri e due da sette e mezzo. Se volete essere hardcore la lunghezza rimane invariata ma i cavi saranno dodici! Il sito ufficiale lo trovate su questo link: www.speedcabling.org

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AbiWord è un programma di videoscrittura (word processor) open source rilasciato sotto licenza GPL. Il nome “AbiWord” deriva dalla radice della parola spagnola abierto, che significa “aperto“. Esso è un programma multipiattaforma, infatti è supportato da:

Linux,
Mac OS X (PowerPC),
Windows,
BeOS,
QNX
e altri sistemi operativi.

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AbiWord nacque come progetto avviato da SourceGear Corporation come il primo dei
componenti di AbiSuite, un insieme di programmi per l’ufficio basato su software libero. Ma, ben presto, SourceGear spostò gradualmente i propri interessi dal punto di vista commerciale, e AbiWord divenne così un progetto gestito da un team di sviluppatori volontari, con il desiderio di poter creare un programma di videoscrittura stabile, con funzionalità adatte alla maggior parte degli utilizzi, non legato ad una specifica piattaforma o a formati proprietari. AbiWord fa parte della suite ?GNOME Office?, un insieme di programmi per l’ufficio su distribuzioni Linux.

Caratteristiche

Fra le caratteristiche di AbiWord vi è quello di avere il supporto per le tabelle e le note a piè di pagina, così come un correttore ortografico con sottolineatura opzionale ed un avanzato sistema di controllo grammaticale. Inoltre ha un’interfaccia familiare ed intuitiva; un import ed export di documenti in formato Microsoft Word; un ?Annulla Modifica? e un ?Ripeti Modifica? illimitati; un export in formato HTML; possibilità di inserire immagini; elenchi e liste; gestioni degli stili e così via.

Interfaccia

AbiWord ha un’interfaccia molto simile alla versione classica di Microsoft Word, facilitando in questo modo la migrazione di nuovi utenti.

Formati dei files supportati

I formati supportati per l’import ed export dei files da AbiWord sono Rich Text Format; HTML;OpenDocument e Microsoft Word. Il formato LaTeX è supportato solo per l’esportazione. Il formato del file nativo di AbiWord, ?.Abw?, utilizza XML.

Ecco l’interfaccia principale di Abiword

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Link utili:

Sito ufficiale di AbiWord

Mirror italiano di AbiWord

 

VIDEO DI ABIWORD

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sportIn questi ultimi anni è aumentata in modo esponenziale, la creazione e apertura di giochi online di vario genere; tra i più conosciuti sicuramente, ce ne sono alcuni quali:
  • Popomundo: il mio preferito, lo scopo è quello di portare il proprio personaggio a diventare una star, o della musica o dell'arte o dello spettacolo in generale e perché no? Anche di tutto quanto è possibile diventare. Inoltre ci sono altri campi nel quale ci si può cimentare, e tra un concerto e l'altro, qualche incisione di album musicali è proprio ciò che ci vuole per arrotondare i già sorprendenti guadagni virtuali che il personaggio ha modo di incassare nel gioco.
  • Travian: un gioco dove si possono impersonare antiche popolazioni, la scelta può essere fatta tra tre ossia, Romani, Galli, e Teutoni, dopodiché si costruisce passo a passo il proprio villaggio e ci si dota di armi con le quali combattere i nemici ed eventualmente cattuare il altri villaggi; ma è anche possibile fondarne dei nuovi.
  • Ogame: un gioco basato sulle guerre nello spazio, dove dopo aver costruito e sviluppato la propria flotta e le proprie armi, grazie anche alla ricerca nei vari campi proposti, è possibile aumentare la propria potenza in battaglia.
  • Bitefight: è un gioco relativamente semplice, basato sulla "caccia" tra Vampiri e Mannari, la giocabilità è un tantino limitata, però è ottimo se il tempo a disposizione è poco, e inoltre è possibile inserire un link nel proprio sito o sul proprio blog, che se cliccato, porta alcuni "punti" anche se molto pochi per clic, al proprio personaggio.

  • Oltre a questi ve ne sono altri altrettanto interessanti come ad esempio:
  • Vendetta1923
  • Elveron


    Un altro genere di giochi molto interessanti sono i MMORPG, acronimo inglese dei giochi di ruolo multiplayer, su Internet se ne trovano diversi e riguardanti i generi più svariti, dagli sparatutto agli sport e così via. Generalmente consistono in un programma da installare sul proprio computer che funge da client, in comunicazione con i servers che possono trovarsi presso la società che lo pubblica oppure presso un qualunque giocatore che ospita il server sul proprio PC. La prima soluzione è quella più frequente e comoda da organizzare, in quanto dopo aver installato il programma, ci si connette facilmente ai servers preposti per il gioco installato.
    Anche di questo genere esistono molti titoli, che tra l'altro sono in continuo aumento; uno sparatutto che ho trovato interessante è "Warrock" che permette di battersi in combattimenti abbastanza ben curati, soprattutto graficamente, contro avversari di vari paesi. È possibile sia utilizzare soldati a piedi che su veicoli da battaglia come carri armati e camionette nonché velivoli quali aerei ed elicotteri ma non solo. La varietà delle armi cresce con l'aumento del livello dell'utente. La varietà delle mappe è discreta, tuttavia ogni tanto ne vengono aggiunte delle nuove.

    Di seguito alcuni link che contengono liste di giochi di ruolo multiplayer quasi tutti liberamente scaricabili:
  • MMOFRONT
  • FPS
  • Il termine IP-Television sta ad indicare la trasmissione di contenuti multimediali attraverso il protocollo internet, ovvero attraverso la banda larga dell'ADSL che ormai in Italia sembra si stia finalmente diffondendo.
    Ma cerchiamo di capire più da vicino in che cosa consista praticamente la IPTV.
    Il mondo delle telecomunicazioni si sta spostando ormai da parecchi anni, verso mezzi che permettano di far coesistere più contenuti, fruibili poi in modo differenziato dall'utente finale. Ad esempio prendiamo la telefonia: in quella fissa tradizionale (quella di mamma SIP per intenderci), la comunicazione tra due apparecchi telefonici, una volta stabilita, occupava il canale, ovvero il cavo, e quindi non era possibile veicolare sullo stesso cavo altre comunicazioni, questo avveniva fino ad esaurimento delle linee fisiche. Oggi invece, con le centrali numeriche, le comunicazioni transitano su IP (ecco che compaiono le due letterine magiche), rendendo possibile condividere lo stesso mezzo trasmissivo, infatti la voce delle due persone che stanno parlando tra di loro, viene digitalizzata ed ?incapsulata? all'interno di pacchetti di rete, marcati con le informazioni relative a chi li ha originati e chi li deve ricevere. Quando un secondo utente effettua una telefonata, la sua voce viene digitalizzata ed incapsulata sempre in questi pacchetti di rete, ma che questa volta hanno un indirizzo sorgente e di destinazione differente, quindi raggiungeranno un altro utente, ma sempre utilizzando lo stesso cavo! E così via, fino a saturare la capacità di trasporto del cavo (che se anche consentisse solo due comunicazioni sarebbe un affare). Risulta chiaro come mai il protocollo IP sia una soluzione economica per gli operatori, e tutto sommato conveniente per gli utenti, in quanto possono ottenere un servizio di qualità, che dovrebbe costare anche meno.
    Internet si basa su questo principio di funzionamento per trasmettere le informazioni, infatti internet si basa su IP (che sta a significare proprio Internet Protocol), quindi nella rete mondiale, una ragnatela sconfinata che raggiunge ormai tutti i punti del pianeta o quasi, si muove un traffico di pacchetti che sfrecciano lungo le ?autostrade dell'informazione?, trasportando i contenuti più disparati.
    Non è una novità per chi utilizza internet da diversi anni, utilizzare il proprio computer per effettuare videochiamate. Cu See Me fu uno dei primi software che permetteva di chattare con il supporto del video, tramite una webcam collegata al computer, ma stiamo parlando ancora di epoche in cui l'ADSL non c'era o non era così diffuso.
    Da allora ne è stata fatta di strada, software come Skype sono utilizzati da milioni di utenti su tutto il pianeta. Ma voi direte: e che cosa centra tutto ciò con la IPTV? Proprio questi strumenti hanno gettato le basi per la TV su IP, dimostrando come sia possibile veicolare immagini in tempo reale.
    La televisione sta cambiando radicalmente faccia, diventando uno strumento che esce dai canoni standard della TV, come siamo abituati a concepirla; i programmi trasmessi possono essere prodotti dagli utenti della rete stessa, infatti dalla semplice videochiamata, alla distribuzione sulla rete di programmi audiovisivi il passo è veramente breve.
    Interessante vero?


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