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L’altro giorno un utente del blog mi chiedeva lumi riguardo la compatibilità delle applicazioni per S60 3rd edition con l’S60 5th edition del 5800 XpressMusic. Gli ho spiegato che le varie aziende di software e gli sviluppatori dovranno realizzare delle versioni delle applicazioni specifiche per la nuova interfaccia touch, in cui il sistema di input è completamente diverso. Una di queste applicazioni è già pronta ed è Qik.

Annunciata insieme al 5800 XpreessMusic, sarà presente nel catalogo dell’applicazione Download! del suddetto cellulare. Per chi non la conoscesse, Qik permette di far diventare il nostro cellulare uno studio televisivo mobile. Infatti è in grado di trasmettere in streaming (sia tramite WiFi che rete 3G) tutto quello che viene ripreso tramite il cellulare direttamente sul web, dove sarà visibile in tempo reale attraverso il player presente nel sito di Qik o quello inseribile in altri siti come Facebook. Al termine della trasmissione i video saranno poi disponibili per essere rivisti e scaricati in formato flv o 3gp. Per altre informazioni vi rimando al sito ufficiale. Vi lascio al video dimostrativo. (fonte: QikBlog e TechCrunch)

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Sittiphol Phanvilai, il famoso sviluppatore thailandese, creatore di MobiTubia, ha pubblicato oggi sulle pagine del suo blog all’interno del Forum Nokia, un lungo articolo con tutti o quasi gli screenshot della nuova interfaccia utente - S60 5th edition - utilizzata sul 5800 XpressMusic. Gli screenshot sono stati realizzati usando l’emulatore del Series 60 5th Edition SDK, il software per creare applicazioni per questa UI. Ne riporto una buona parte. La prima immagine, che avevo già inserito in un post precedente, è una press picture rielaborata da Rafe di AllAboutSymbian.

Ecco cosa appare alla prima accensione.

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Questa invece è la schermata principale.

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La schermata principale chiarita nei dettagli. Il tema adesso è Haze.

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Nel Menu Pane (nome non ufficiale) sono presenti l’icona del Menu, quella per la tastiera numerica e quella per i Modi d’uso. Allora diamo un’occhiata alla tastiera numerica.

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Siamo arrivati al Menu principale.

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 Passiamo adesso all’applicazione Contatti e a come se ne aggiungono di nuovi associandoci anche una foto.

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Ecco uno screenshot dell’agenda.

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Siamo arrivati alla Galleria. Sittiphol dice che i cambiamenti sono molti rispetto alla 3rd edition.

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Ecco l’editor di immagini.

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La fotocamera con le varie impostazioni.

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Il music player.

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Passiamo adesso al web browser. Purtroppo Sittiphol ha caricato la pagina del blog personale che è in thai e quindi vengono fuori dei segni strani. Vengono messe in evidenza il metodo per zoomare la pagina, le opzioni e la visualizzazione in landscape.

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Per finire Sittiphol prende in esame i vari sistemi di input. Iniziamo con la tastiera alfanumerica.

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Passiamo alla mini-tastiera QWERTY con la preview dei caratteri.

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 Poi alla tastiera QWERTY estesa, sempre con la preview dei caratteri.

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E infine alla scrittura manuale.

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Siamo giunti alla fine della carrellata di screenshot realizzata da Sittiphol Phanvilai. Che ne pensate della nuova interfaccia touch? Speriamo di poterla provare presto dal vivo.

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varieI mixtape sono raccolte di canzoni che rievocano lo spirito delle vecchie audiocassette sulle quali si incidevano i brani preferiti per poi ascoltarli in auto o con il walkman. Online ci sono parecchi servizi che consentono di creare playlist dei propri brani preferiti, in modo da poterle ascoltare e condividere con gli amici.

Favtape è un servizio creato appunto per soddisfare questa esigenza. Consente di ascoltare le playlist degli altri utenti di crearne di proprie, ma anche di consultare il vasto catalogo ordinato per genere o per anno di pubblicazione.

E’ importante sottolineare che i brani non sono archiviati sui server di Favtape, ma semplicemente “serviti” in streaming sfruttando le API di SeeqPod.

Le varie playlist possono essere anche inserite all’interno del proprio sito web, segnalate via email o via Twitter agli amici.

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L'embed di una playlist su Favtape

Post pubblicato su Speedblog

Creare mixtape con Favtape

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Non so bene come giustificare il fatto che dopo 21 anni ho finalmente cambiato portafoglio. Sì, finora ho vissuto con il mio portafoglio dei 13 anni, una schifezza in acrilico e di taglio sportivo (ma può un portafoglio essere sportivo?), marca Sergio Tacchini e di colore verde zombie.

Il motivo di questo ventennio abbondante di perfetta aderenza tra la mia chiappa sinistra e il suddetto prodotto di Sergio Tacchini? Niente di serio: mi ero un po’ convinto che fosse un oggetto fortunato.
Profezie autoavverantesi, proiezione di positività su oggetti simbolici, pigrizia. Tutto insieme.

Ora l’ho sostituito con uno di quei portafogli miracolosi e ultrasottili, fatti col tessuto degli spinnaker delle barche a vela e quasi non mi sembra di portarlo in giro (e già lo so che rischio di perderlo alla prima occasione), tanto che mi tocco ossessivamente sulla tasca per controllare di averlo. Sembro un po’ un deviante per questo, ma vuoi mettere la leggerezza?

Dentro il vecchio portafoglio, tra l’altro, vent’anni di vita:

- la tessera da obiettore di coscienza con l’anno di scadenza taroccato (così per anni ho viaggiato in tram gratis)

- il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti recuperato da un amico, con i dati cancellati e utile per tutte le operazioni di social engineering (con cui sono entrato nel Duomo mentre bruciava e ho raccontato la disgrazia in diretta radiofonica, salvo farmi arrestare e liberare seduta stante alla seconda ora di trasmissione; ma anche la tessera che mi ha salvato più volte da manganellate certe alle manifestazioni e la stessa con cui entro nell’outlet riservatissimo di Armani, dopo aver convinto le impiegate che noi giornalisti abbiamo una convenzione)

- il congedo illimitato provvisorio, casomai lo Stato mi chiamasse a fare il soldato come in un incubo kafkiano

- il foglio rosa: ho la patente, ma preso dall’ansia porto anche in giro questo, vai a capire perché: insicurezza?

- 2 fototessera di mia moglie in cui sorride e 2 fototessera mie di secoli fa in cui sembro un anziano e indosso un golfino grigio con la cerniera che metterebbe il magone perfino a Giumbolo

- una utilissima moneta da 10 lire, che rivela una mia segreta per i Cugini di Campagna e che stava nel portafoglio per un motivo preciso che ora non ricordo più

- un foglio a quadretti di un diario, estorto ad una festa, con su l’indirizzo e il telefono fisso di una tipa che mi piaceva a 17 anni e che non ho mai avuto il fegato di chiamare e di cui ora ho scordato il nome (mi pare Stefania, ma forse Noemi: due nomi davvero simili…)

- dei franchi svizzeri (strano, perché non metto MAI soldi nel portafoglio, li tengo sempre sparsi per le tasche) risalenti forse alla mia ultima visita in Elvezia, ma anche in questo caso non mi ricordo

- una pila di biglietti da visita, tra cui quello quasi porno di una fashion designer milanese incontrata ad un aperitivo di Style.it e a cui evidentemente non ho fatto caso o di cui non mi ricordo, varie moo-card tra cui un paio notevoli, varie tessere d’iscrizione a circoli ricreativi fasulli dietro cui si nascondono ristoranti più o meno validi

- vari scontrini scoloriti, tutti di regali fatti a terzi e frutto dell’ormai proverbiale “conservi lo scontrino se per caso il regalo non va bene o non è della taglia giusta”, per cui ogni giorno è il 27 dicembre (il giorno in cui si cambiano i regali) 

- qualcosa scritto di mio pugno su un foglio a quadretti e ormai sbiadito col tempo, che non riesco a capire se è una poesia ermetica di quando avevo 16 anni, la scaletta di un giornalino del liceo o una lista della spesa; avessi uno scanner, allegherei prova fotografica per scatenare il vostro istinto da piccoli Grissom.

- una collezione di card di Mediaworld, Fnac, Saturn che mi ricorda ogni santo giorno che non c’è un numero di flessioni sufficienti a nascondere al mondo il fatto che sono un nerd, sotto sotto

- un mozzicone fossile di post-it con su scritto “Loredana” e un numero fisso col prefisso di Alessandria, vecchio di 15 anni almeno (e non ho proprio idea di chi sia questa Loredana, anche perché dove lavoravo ad Alessandria erano tutti uomini, ma forse è un post-it che ho preso a Riccione: ho ricordi vaghi)

- una carta d’identità in cui sembro un ultras del Toro (con tanto di maglia ad hoc) e una patente ancora in carta-tessuto in cui sembro un b-boy e indosso una felpa molto “street”

- una sottilissima lamina di metallo, grande come una carta di credito con su scritto “Partito Comunista Italiano, oggetto numero 3854D” in argento su rosso comunistissimo e staccata da una cassaforte del PCI torinese dismessa

- un bancomat del Credito Cooperativo, bruttissimo a vedersi, senza nome e malfunzionante, una Visa sempre del Credito Cooperativo, piuttosto usata e in via di sbiadimento (ma tanto scade a breve)

Alla fine il povero rottame verde e ormai plasmato per l’eternità con la forma di parte del mio didietro è una sorta di capsula temporale, cioè quelle scatole ermetiche di metallo che seppelliscono o cementano nei piloni di un ponte, auspicando che i posteri un bel giorno ricordino i tempi che furono.

Dopo 21 anni può andare tranquillamente in pensione (tempo 2 giorni e poi mi passa la nostalgia canaglia e lo butto), tanto il 90% dei pezzi di passato che tira fuori mi fanno produrre dei disastrosi “non ricordo”.  Attaccarsi al passato, soprattutto se remoto, non è così sano, no?

 

* non è un errore di battitura: è che davvero non mi è partito l’amarcord, anche perché non mi ricordo una mazza! E il simpatico calembour è parzialmente merito/colpa di Diletta.

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A distanza di oltre un anno dall’apertura di questo blog, ho deciso di operare un restyling.

Con la seconda parte delle vacanze estive spazzata via da qualche uragano di troppo, ho trovato il tempo di allineare la grafica del blog a quella della home page, e di eseguire varie modifiche che avevo in mente da tempo.

Per farlo, ho dovuto chiudere temporaneamente il sito (in maniera SEO Friendly).

Ecco come appariva il blog prima delle modifiche:
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Il nuovo design

Il design attuale dovrebbe essere (nelle intenzioni) più gradevole, ma soprattutto più fruibile.

Altre modifiche riguardano gli URL e la distribuzione dei link interni, e l’abbandono delle categorie in favore di una classificazione dei post basata solo sui tag. Chi vuole può ricevere i post via e-mail oltre che tramite RSS, e c’è anche una mappa, adesso.

Qual è la tua opinione sul nuovo design? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, specie se navigavi abitualmente questo blog prima dei cambiamenti.
Ovviamente, “segnalate eventuali malfunzionamenti che doveste riscontrare nell’uso del sito”.

Anch’io su Twitter

Già che c’ero, mi è sembrato un buon momento anche per registrarmi su Twitter. Chi mi volesse seguire mi trova qui: Twitter > Maurizio Petrone

Informazioni sulla manutenzione

Chi di voi ha provato a visitare le pagine del blog nelle ore precedenti, si sarà  trovato di fronte questa schermata:
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Nel frattempo, io lavoravo alle modifiche in tutta tranquillità. (La pagina di cortesia può contenere una mappa delle parti funzionanti del sito, un box di ricerca, o qualsiasi altra cosa).

Pillola SEO: per eseguire la manutenzione di un sito online, non c’è niente di meglio e di più SEO-Friendly dell’uso condizionale dello Status HTTP 503.

Ecco una tecnica semplice in Apache/PHP per mostrare le pagine in lavorazione solo all’ip dello sviluppatore, e un messaggio “Torneremo presto online” rivolto sia ai visitatori che ai bot:

# .HTACCESS - Sostituire 127\.0\.0\.1 con il proprio IP RewriteCond %{REMOTE_HOST} !^127\.0\.0\.1 RewriteCond %{REQUEST_URI} !^/errors/503/index\.php [NC] RewriteRule .* /errors/503/index.php

Nella pagina di cortesia in PHP indicata, includere questi header:

<?php header('HTTP/1.1 503 Service Temporarily Unavailable'); header('Retry-After: 3600'); ?>

Il bot capirà. Non indicizzerà  le pagine su cui stai lavorando, ma le terrà  in sospeso e riproverà dopo il numero di secondi indicato in Retry-After, finché non gli darai uno Status HTTP 200/OK.

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varieWow! Si..è proprio il caso di dirlo: WOW! La notizia dell’uscita del browser powered by Google ha letteralmente invaso la rete oscurando tutto il resto. Dopo un primo utilizzo di Chrome, credo che sia davvero fantastico e continuo a chiedermi: “Ma come si fa ad usare ancora Internet Explorer?”, ma lasciamo perdere..questo è un altro argomento!
La filosofia che ha portato alla creazione di Chrome è stata innovativa, così come il web è in continua innovazione. I browsers di oggi non stanno al passo col web. Il più delle volte la nostra navigazione si imbatte in applicazioni e non in semplici pagine web e pertanto il browser (secondo Google) deve tenere atto di ciò.
Devo dire che Chrome mi è sembrato molto veloce, la sua interfaccia è in perfetto stile minimalista Google. Non c’è nessuna funzionalità da invidiare a qualche altro browser, sembra davvero completo.
Tanto per cominciare c’è un unica barra, sia per digitare urls che fare ricerche. La barra suggerisce i siti più visitati, le ricerche più frequenti e le pagine già visitate che contengono quel testo (vedi Firefox 3).

Ogni volta che apri una nuova scheda, viene visualizzata un’anteprima dei siti più visitati, dei motori di ricerca più utilizzati e le pagine aggiunte ai Preferiti o chiuse di recente. Il concetto di web application trova la sua massima espressione nelle”scorciatoie applicazione” e nella nuova logica delle schede. Le scorciatorie applicazione sono per l’appunto delle scorciatoie che ci permettono di accedere ad un servizio web (ad esempio GMail) cliccando su un’icona creata sul desktop o dove volete, quindi le pagine web saranno trattate come vere e proprie applicazioni. Inoltre ogni scheda non puo comunicare con l’altra in quanto è un processo indipendente, questo offre numerosi vantaggi: se una scheda va in crash le restanti continuano a funzionare; la velocità di una scheda non influisce sulle altre; è possibile trascinare una scheda al di fuori del browser per creare una nuova finestra. E’ inoltre disponibile un task manager per gestire le varie schede ;).

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Molto spesso non si vuole lasciar traccia della propria naviagazione, Chrome offre la possibilità di navigare nella modalità incognito. Nulla della sezione di navigazione verrà salvato in Google Chrome una volta chiusa la finestra!
Google Chrome ti avvisa quando stai per aprire un sito web ritenuto non sicuro, che potrebbe diffondere malware o praticare il phishing, quindi anche la sicurezza viene salvaguardata. Anche i downloads sono semplificati: non è previsto nessuno gestore di downloads in giro per lo schermo e il tutto viene gestito con una piccola icona che appare nel browser per segnalare lo stato di avanzamento e permettere di gestire il file una volta scaricato.
Vi consiglio di gueardare questo video sulla storia di Google Chrome
Lo so che mi appassiono facilmente ai browser di nuova generazione, ma stavolta Chrome mi ha davverò colpito!

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Microsoft consolida la partnership con Nikon nel campo della fotografia digitale. L?accordo prevede il libero accesso per le due aziende alle rispettive tecnologie proprietarie per lo sviluppo di nuovi prodotti.
La maggior parte del lavoro sarà rivolto allo sviluppo delle fotocamere digitali wireless e alle varie implementazioni del formato RAW. Microsoft metterà poi a disposizione di [...]

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Lavorare a progetti SEO per nomi molto noti, potendo contare sul supporto del reparto marketing e PR del marchio stesso, spesso fa sì che i risultati di branding e buzz ottenuti offline si ripercuotano positivamente sul traffico e sui posizionamenti di un sito web.

Link spontanei che nascono come funghi presso i siti di blogger e comunità appassionate, visite e conversioni che vanno avanti trainate dalla pubblicità tradizionale, ricerche di tipo “navigational” che si ripetono a migliaia presso i motori di ricerca: sono solo alcuni dei fenomeni che si notano facendo SEO per conto di brand ben conosciuti presso il grande pubblico.

In queste condizioni il lavoro è, per molti aspetti, più semplice. Ma cosa fare se non si ha la fortuna di poter beneficiare degli sforzi sostenuti dal brand stesso, perché magari è poco noto o magari perché il sito è nuovo e non può contare su appoggi forti?

Come agire quando gli obiettivi di traffico organico e conversioni devono essere raggiunti potendo contare solo sulle proprie forze, magari in un mercato competitivo?

C’è una strategia che può aiutare in questi casi: si tratta di una strategia di posizionamento che copre, in due fasi, sia il breve che il lungo periodo, e che adotta un approccio “bottom-up“.

Il bottom-up è una strategia che riguarda sia la promozione che il posizionamento sui motori di ricerca, e che consiste nel dedicarsi, nelle fasi iniziali, soprattutto a quelle strade in grado di portare benefici immediati, anche se non eclatanti.

In un secondo momento, si fa leva sui risultati già conseguiti (a basso costo) per raggiungerne di migliori (ad alto ritorno), in grado di sostenere il business e possibilmente corrispondenti proprio con gli obiettivi principali del progetto.

Una strategia di questo tipo va applicata in modo oculato su tutto il progetto, dal momento che può, e deve, riguardare gli aspetti più disparati di un intervento SEO: dalla selezione delle parole chiave al link building, dal social media marketing all’utilizzo dei risultati ottenuti in termini di posizionamento, tutte le attività devono seguire scrupolosamente una strategia pre-determinata.

Vediamo come affrontare una sfida del genere, per mezzo di esempi pratici.

Supponiamo, per esempio, di avere a che fare con due progetti separati: un e-commerce di dischi, dotato di un corporate blog, e un portale turistico che propone pacchetti vacanza in Europa.

Come impostare la strategia bottom-up?

(nota: le parole chiave, i tassi di conversione e in generale tutti i dati indicati nei prossimi capitoli, sono verosimili ma meramente ipotetici, e non sono confermati da test oggettivi).


La keyword selection

Una premessa: in questo capitolo, per “keyword selection” non si intende l’ambito semantico in funzione del quale ottimizzare il copy delle pagine web: il termine è riferito alla scelta delle parole chiave a cui puntare all’inizio nel posizionamento organico.

L’intento è quello di individuare quelle parole chiave, in target con la clientela del business da promuovere, magari non trafficatissime ma –anche per questo – relativamente semplici da affrontare in termini di posizionamento.

Per dovere di cronaca, è necessario precisare che questo concetto è già stato espresso nel TagliaBlog, in un post intitolato Keyword Sniping (qui il mio commento, vi consiglio di leggere tutto il post per capire meglio di cosa si sta parlando).

Vediamo come affrontarlo in pratica con i due progetti del nostro esempio:

L’e-commerce di dischi, grazie una campagna Adwords, sa che la chiave “cd musicali” è molto ricercata, e che nel suo negozio ha riscontrato un buon tasso di conversione. Ma si accorge anche che “cd musicali” è una SERP che non si può scalare in tempi brevi e senza sforzo.

Decide allora, dopo le opportune ricerche, di concentrarsi sulla chiave “vendita cd musicali“: una SERP decisamente più abbordabile. È molto meno ricercata della prima, tuttavia ha un tasso di conversione grossomodo analogo. Ma soprattutto, si può arrivare nella parte alta della prima pagina in meno di un mese.

Il portale turistico sa, da vari report e sondaggi specifici, che quest’anno Parigi è la meta più richiesta in Europa. La SERP dei suoi sogni è “offerte parigi“, ma la competizione è durissima. Opta quindi per “pacchetto parigi“, una chiave concettualmente vicinissima alla prima, ma molto meno inflazionata (e quindi più facile da affrontare).

Sia il negozio di musica che l’agenzia di viaggi on-line ripetono il procedimento per ogni pagina/prodotto in catalogo: le pagine e i relativi anchor text interni rimarranno ottimizzati principalmente per le chiavi di ricerca più gettonati, ma piccoli accorgimenti in alcuni punti del copy e nell’internal linking le renderanno capaci di ottenere posizionamenti utili per le chiavi secondarie selezionate. E di vendere alla clientela principale di riferimento.


Link Building

L’attività di Link Building seguirà una strada analoga: non si andranno subito a cercare i link più forti, ovvero – ad esempio – su Rockol o Mtv (per la musica), su Tui o Viaggiare.it (per i viaggi), o sul sempiterno Dmoz, ma ci si accontenterà all’inizio di piazzare quei pochi link utili a sostenere il posizionamento per le chiavi secondarie.

Quindi, ben vengano le directory minori, il posting su forum, blog o siti di article marketing, e qualsiasi altra strategia “sicura” e a breve termine vi venga in mente.

Successivamente, si potrà attuare una strategia di Link Building più aggressiva, basata su alcuni link forti (vedi sopra), sul link baiting, sulla distribuzione di widgets, e sul social media marketing (vedi sotto).

L’importante è utilizzare prima le risorse più a portata di mano, in grado di garantire un risultato – anche minimo, purché in breve tempo; ed affidarsi solo in un secondo momento a strategie più efficaci ma potenzialmente più rischiose.

Rimandare le richieste di link a quando si sarà acquisita almeno un minimo di credibilità, oltretutto, aumenterà le chances di successo delle richieste stesse.

Tornando ai progetti di esempio, il negozio di dischi potrà registrarsi nelle directory e postare su qualche forum di appassionati di musica, prima di mettersi a cercare lo “scoop” per il suo blog da far citare in lungo e in largo.

L’agenzia di viaggio potrà scrivere qualche guida originale da ridistribuire, e negoziare l’acquisto di qualche link “sotto il radar”, prima di avventurarsi nella progettazione di un widget che permette di cercare le offerte più economiche del momento.


Il Social Media Marketing

Anche nel Social Media Marketing, raramente paga giocare subito il tutto per tutto: i network in grado di apportare il contributo maggiore alla causa non dovranno essere il luogo delle prime promozioni, a meno che non si disponga di profili utente in vista e molto seguiti su questi network.

Ugualmente, i “pezzi” migliori in termini di LinkBait conviene conservarli per un secondo momento, quando si avranno profili utente “forti” ed un traffico consistente di utenti dei vari network sulle pagine del proprio sito.

Content Submission

Parlando di submission autonome ai social network dei propri contenuti, è più conveniente concentrarsi dapprima sui “pesci piccoli”, proponendo i propri contenuti inizialmente solo ai gruppi più ristretti, presso i quali si hanno possibilità molto maggiori di essere notati.
(Per individuare i network adatti, oltre alle vostre ricerche mirate, il post sui social network e la lista del Social Tool possono essere entrambi fonte di ispirazione).

È bene ricordare che i social network non sono gruppi chiusi in modo ermetico: spesso un utente di un network è anche utente di alcuni altri siti Social. Inoltre, non è raro che utenti di questo tipo siano molto attivi presso le community alle quali sono iscritti, all’interno delle quali sono riconosciuti e seguiti.

La strategia di submission in ottica “bottom-up” consiste quindi nell’affidarsi agli utenti delle comunità più piccole: essendo facile essere notati in ambienti più ristretti, gli utenti “cross-social-mediali” potranno a loro volta riproporre i vostri contenuti nei network più grandi, riuscendo con molta facilità a piazzarli sotto i riflettori delle vaste community che frequentano.

In termini di Viral Marketing, non c’è nulla di nuovo: i marketer sanno che raggiungere l’interesse dei cosiddetti Early Adopters significa riuscire a diffondere un prodotto presso un pubblico molto più vasto, che da questi sarà influenzato. Nei social network, frequentemente gli Early Adopters sono utenti di varie community di diverse dimensioni: all’interno di quelle più ristrette, è più facile catturare la loro attenzione (con lo scopo di renderli veicolo di promozione all’interno dei social network maggiori).

Link Baiting content production

Di pari passo con le submission, anche per la produzione di contenuti ad-hoc per i Social Media, quelli finalizzati ad attirare link spontanei, si potrà seguire una strategia simile.

Ben venga dunque preparare qualche pezzo “Killer” (sia esso un articolo, un widget o quant’altro), ma non sparate le vostre cartucce migliori prima del tempo. È meglio darsi da fare con qualche articolo secondario – ma comunque di qualità – nei primi tempi: proporre ai social network i vostri contenuti satellite come prima cosa, vi consentirà di farvi conoscere e di guadagnare qualche “follower”, col vantaggio che anche se qualcuna delle vostre submission non avrà successo, conserverete ancora i pezzi migliori.

Dopo qualche mese di attività di submission e commenti, avrete già costruito una piccola rete di amici, sul cui apporto potrete contare quando giungerà il momento di servire i vostri piatti forti (che andranno preparati fin nei minimi dettagli).

Ricapitoliamo dunque il piano d’azione bottom-up nel Social Media Marketing, tornando ai progetti esemplificativi.

Per il portale turistico potrebbe essere conveniente proporre le proprie offerte su SegnaloItalia.it o simili, aspettando poi che un navigatore-viaggiatore ne usufruisca e ne scriva una recensione su Ciao.it o su TripAdvisor. Nel frattempo, il gestore dell’agenzia potrebbe realizzare una serie di video su località turistiche da inserire in WikiTravel, e aspettare che un utente molto attivo su Youtube li promuovano a dovere nel sito di video-sharing più famoso del mondo. Oppure, potrebbe caricare in autonomia i propri video su Youtube, avendo cura di inserire il proprio video più bello solo quando avrà guadagnato, grazie al lavoro precedente, almeno qualche dozzina di sottoscrittori al proprio canale.

L’e-commerce di musica potrebbe iniziare a scrivere recensioni sugli ultimi album in uscita nel proprio blog, e proporli sia in Myspace che sul canale Musica di Oknotizie, in modo da guadagnarsi una base ricettiva di utenti. Quando poi avrà lo “scoop”, sarà più facile sottoporlo all’attenzione di questi network. Nel suo sito poi, potrebbe approntare un test di personalità, in base alle risposte del quale verrà proposto l’album più adatto da acquistare. Qualche segnalazione di questo test, oltre che nel corporate blog, potrebbe essere inserita inizialmente su qualche forum (dato che sono anch’essi Social Network), in attesa che magari un blogger seguito su Wikio lo noti e ne parli.


Sfruttare i posizionamenti ottenuti

Lavorando come descritto, non sarà difficile ottenere in tempi rapidi traffico e posizionamenti utili su molte chiavi secondarie. In questo modo, oltre ai benefici diretti (conversioni), si produrrà un effetto “pioggia sul bagnato”: le vostre pagine riceveranno nuovi link spontanei proprio in virtù del fatto che sono già posizionate – e quindi “trovabili” e “linkabili” da chi ha necessità di farlo.

Inoltre, potrete finalmente realizzare quello scambio di link con quel portalone che puntavate da tempo, che porta un sacco di traffico ma che non accetta scambi con pagine munite di Pagerank inferiore a X (che nel frattempo avrete conseguito).

È quasi superfluo, infine, menzionare gli effetti di branding derivanti da una strategia di posizionamento siffatta: la conoscenza del vostro brand non sarà forse esplosiva, ma comincerà ad espandersi, pian piano, fin da subito.

Conclusioni

Personalmente ho utilizzato strategie di questo tipo in diverse occasioni, ed in tutte ho verificato direttamente che un approccio simile è efficace: consente di produrre a basso costo i primi, modesti ritorni in tempi rapidi, e di far leva su quanto ottenuto per portare la strategia al livello successivo con minor sforzo.

E voi? Cosa ne pensate? Avete mai usato tecniche simili?

Ed ancora, agli esperti del settore chiedo: nel mondo Pay Per Click, esistono strategie simili che si possono attuare?

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Il fenomeno 2.0 nasce, secondo chi ne ha coniato il termine, da un atteggiamento del mercato che esalta l’aspetto consumer to consumer: l’agenzia viaggi più importante nel dispensare consigli diventa Google e non più quella su strada e/o online, qualora esistesse.

Il mercato ha creato il 2.0 con le sue sfacettature fatte di blog, social network, istant messaging mobile, i fornitori si arrovellano -da subito- per meglio servirlo. Lo scrivo pensando alle varie soluzioni di engineering e/o reverse engineering proposte da molte SW House in ambito Enterprise e dalla cascata di meeting e workshop, spesso onerosi, proposti da tante aziende. Un fenomeno lontano dalla realtà agenziale italiana. Mentre da molti mesi negli US si discute di 3.0, (sull’argomento anche un mio contributo, tra i tanti, sul blog del guru O’Reilly Radar) qui da noi con molte aziende siamo all’età della pietra anzi… della carta e dei fax.

Con la creazione del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie senza portafoglio, che ha visto impegnato il Ministro Stanca, già figura di spicco a livello internazionale di IBM, l’INAIL ha dismesso il fax già lo scorso anno affidandosi alla sola posta elettronica. Possibile, mi chiedo – io che sono nato con il Telex, che ho visto nascere e morire il CD, la Polaroid, il Walkman, e pure del Concord -, che alle soglie del 2010 il fax sia ancora così diffuso nelle agenzie? Creando l’assurdo che mentre i turisti scelgono i propri viaggi via facebook, tripwiser, tripadvisor, google, i fax con le offerte di viaggio scoloriscono bruciati dal sole nelle vetrine, e sembrano più che allettanti offerte, tristi necrologi di viaggi invenduti.

La percentuale delle organizzazioni che mandano indiscriminatamente fax – magari con fantastiche occasioni intercontinentali a chi ha paura di prendere l’aereo, e andrebbe più volentieri a Salisburgo in bus - è sicuramente più elevata dove l’IT non è presente. Proprio perché, dove l’IT non è presente, è molto più difficile attuare delle campagne ad hoc e quindi supportare una attività di filiera, costruire cioè un percorso attorno all’identità profilata del cliente, con delle offerte che questi potrà poi valutare via mail, via mms o addirittura via istant messaging e confermare online sul sito dell’organizzazione. Una prerogativa di aziende non visionarie ma, semplicemente, al passo con i tempi. Parliamo di futuro dal 2000 … e siamo già alle soglie del 2010!

Il settore turistico dovrebbe essere più curioso nei confronti della tecnologia, lo affermavo anche in una recente intervista raccontando ciò che un’analista di Gartner scriveva nei primi anni ’90: “la tecnologia deve essere utilizzata per realizzare processi da informazioni con il fine di regolare e/o avviare fasi gestionali e/o marketing nell’azienda o per l’azienda”. Purtroppo il nostro Paese si colloca al 33 posto su 124 nazioni in competitività turistica (ricerca a cura del World Economic Forum, 2007), forse anche per un’arretratezza IT. Nella Top Five vi sono Svizzera, Austria, Germania, Islanda e Stati Uniti. Speriamo non sia un caso che alla guida dell’Enit oggi c’è il Presidente Microsoft Italia più volte apprezzato da Bill Gates tanto da far parte, a pieno titolo, nel board internazionale.

Nemmeno i costi alti sono più una giustificazione, la crescita del livello di digitalizzazione dei processi ma soprattutto la disponibilità di costi contenuti delle tecnologie ha reso meno onerosa l’attuazione di progetti IT anche per le piccole realtà del settore turismo, penso alle 250.000 organizzazioni turistiche e ai quasi 2 milioni di impiegati e addetti. Come contro altare il metalinguaggio l’XML non è ancora presente presso gli operatori, se non per poche eccezioni; molte aziende utilizzano il vecchio As 400 al quale negli anni hanno aggiunto moduli su moduli ottenendo, alle soglie del 2010, un patchwork da classico “spaghetti integration”.

Ma torniamo al turista da nuovo millennio. Quello che esalta il passa parola, o il passa l’email o l’url per la comparazione di viaggi e voli. E’ comunque anche quello che dopo aver scelto un volo su un sito e l’albergo sull’altro si rivolge all’agenzia di viaggi per la propria luna di miele. Questo è il turista da informare, con gli stessi mezzi che egli usa ovvero a blog, wiki, social network ma soprattutto con il self service/booking, presso le agenzie, o le organizzazioni turistiche online in generale, che devono dotarsi da subito di strumenti quali il CRM, il Geo Marketing, il Mobile Marketing, il Proximity Marketing, il Customer Satisfaction, l’eCommerce e altro ancora.

Concludendo, facendo mio il monito di Jack Welch, Chairman and CEO General Electric dal 1981 al 2001 “Change before you have to!”, il futuro per le organizzazioni che non utilizzano l’IT si chiama Evoluzione e l’evoluzione evita l’uscita dal mercato rafforzando invece gli assetts e il rapporto con la clientela essa stessa in continua evoluzione.

Grazie per essere stato con me fin qui.

Ciao e alla prossima

Bè, non chiedetemi il perchè, ma è arrivato un momento della vita in cui ho dovuto chiedermi che cosa vogliono dire certe frasi in Ti Amo di Umberto Tozzi

Ho quindi scoperto che esistono uomini che cercano di interpretarla…
E non posso tenere solo per me questo prodigio!

Canzone:

dammi il sonno di un bambino che -tac- sogna cavalli e si gira, e un po’ di lavoro, fammi abbracciare una donna che stira cantando e poi fatti un po’ prendere in giro prima di fare l’amore, vesti la rabbia di pace e sottane sulla luce…

Interpretazione:

dammi il sonno di un bambino che tac sogna, cavalli e si gira (”buonanotte papà” “buonanotte” - il tac indica che il bambino si addormenta subito) e un po’ di lavoro (bollette e lettere varie) una donna che stira cantando (il massimo della rilassatezza domestica). Fatti un po’ prendere in giro prima di fare l’amore (”mamma mia quanto ti sei ingrassato”) vesti la rabbia di pace (”dai su, mi spiace, vieni qua, facciamo pace”) e sottane sulla luce io ti amo (nel senso che mette una sottana sulla lampada per renderla più d’atmosfera). La ripetizione di ti amo qui simboleggia l’atto sessuale (ti amo = ti sto amando = stiamo facendo l’amore).

Qui si può trovare il lavoro completo!

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