tech novità e notizie

Home | | Catalogo Prodotti | Tagcloud | Sitemap



» Abbigliamento bambina 2 »Accessori »Accessori GSM 
» Accessori MP3 »Accessorio »Accessorio GPS 
» Accessorio palmare »Accessorio portatile »Autoradio 
» CD vergine »Caff?, tea, tostapane e spremiagrumi »Capelli 
» Carta per stampante »Cartuccia per stampante »Cassa MP3 
» Componibili »Computer »Condizionatori e ventilatori 
» Connessioni »Cornice foto digitale »Cosmetica 
» Cucina »Cuffia audio »Custodia per lettore MP3 
» DS »DVD / BluRay / HD »Decorazione 
» Dittafono »Festa e compleanno »Flash foto 
» Floppy disk »Fotocamera digitale »Giocattolo 
» HiFi »Home Cinema »Kit di pulizia 
» Lettore CD portatile »Lettore DVD recorder »Lettore MP3 
» Macchina fotografica »Mediateca »Memorizzazione 
» Meteorologia »Mobile e supporto »Monitor LCD 
» Navigatori Satellitare GPS »Obiettivo Fotografico »Obiettivo foto 
» PC »PS3 »Palmare 
» Pellicola / carta foto »Peluche »Periferiche 
» Primi giocattoli »Pulizia della casa »Radio / Radiosveglia 
» Radio CD / cassetta »Rete filare »Rete senza fili 
» Riscaldamento »Risveglio »Salute e cura della persona 
» Scanner »Scheda memoria »Servizio a distanza 
» Software »Sonorizzazione / DJ »Stampante e fax 
» Stiratura, lavatura, pulizia »Telecomando universale »Telefonia aziendale 
» Telefonia su Internet (VoIP) »Telefono cellulare »Telefono fisso 
» Televisione Digitale Terrestre »Televisore »Videocamera digitale 
» Videoproiettore »Videoregistratore »Walkie Talkie 






Controllate spesso il cellulare del vostro partner? andate a controllare la cartella dei messaggini o la lista delle chiamate?.. beh a quanto pare è un vizio che ha una persona su tre. Lo rivela un sondaggio Australiano condotto per il provider di servizi di telecomunicazioni Virgin Mobile Australia, e oltre a scoprire che una persona su [...]
vela vela vela
Il meccanismo malato n°1 che abbiamo, è che anche quando le buone cose ci sono (ad esempio leggi), non vengono applicate. E nei casi fortunati in cui vengono applicate vengono nascoste.

Ve la faccio breve per non menarvela più di tanto:
UN CITTADINO PUO? ACQUISIRE LA CLASSE DI BONUS MALUS RC AUTO DI UN ALTRO FAMILIARE CONVIVENTE!

Assolutamente da leggere su Il Sentiero Giusto!!

vela

vela
vela

Gli impianti di rigassificazione
vela
Tutti noi ricordiamo l’inverno del 2005,quando per incomprensioni politiche tra gli stati delle ex Repubbliche Sovietiche e Mosca, l’Europa, e l’Italia in particolare, hanno rischiato la sospensione della fornitura del gas,proveniente dalla Siberia via gasdotto. Questo problema che si è presentato in tutta la sua drammaticità, proprio quando l’inverno era al culmine,ha spinto l’Italia a cercare della alternative al trasporto di gas via gasdotto. Il gas fornito dalla Russia,l’Algeria,la Libia e la Tunisia,è importato in larga misura,stimata attorno al 70% ,via gasdotto;si comprende facilmente al di là delle considerazioni sociopolitiche, come diventa imperativo cercare altre fonti di approvvigionamento del gas.

L’importazione del gas per via marittima è sicuramente l’alternativa più vantaggiosa;
ampia possibilità di rifornimento del gas, proveniente da aree geograficamente distanti, possibilità di accesso al mercato nel breve periodo, e possibilità di interagire con partners commerciali diversi, eludendo il regime di oligopolio istituito dai nostri partners convenzionali.
Il gas naturale liquefatto, detto GNL, è trasportato via mare con apposite nave metaniere. Il gas viene stoccato in serbatoi a doppia tenuta, alla temperatura di -161 °C e alla pressione di un’atmosfera.

Moltissime metaniere che viaggiano verso l’Italia ,dirette a Panigaglia,provengono dal porto di Skidka in Algeria,dove il gas liquefatto ,viene prodotto dalla compagnia Sonatrack..Le navi metaniere hanno in genere una capacità di carico che va dai 25000 a 65000 metri cubi, e navigano dirette verso speciali impianti che hanno il compito di trasformare il GNL in gas naturale destinato ad essere immesso nella rete di distribuzione.
Questi impianti prendono il nome di ?impianti di rigassificazione?,sono realizzati secondo tecniche ingegneristiche diverse e sono rapportabili strutturalmente a tre tipologie:
Onshore; è la tecnica impiegata per il rigassificatore di Panigaglia, consiste nella realizzazione di silos ,situati in genere all’interno o in prossimità di aree portuali,impiegati per lo stoccaggio di grossi quantitativi di GNL,collegati attraverso particolari condutture, alla struttura di attracco della metaniera.
Offshore; è la tecnologia decisamente più innovativa,e sarà utilizzata per la realizzazione del rigassificatore di Porto Viro. La struttura interamente realizzata in cemento armato,viene trainata sul luogo di posizionamento, e fatta affondare,in modo da creare una sorta di piattaforma,dove sono alloggiati due serbatoi in acciaio, oltre i normali impianti ,e da dove la nave può attraccare con facilità. Un gasdotto sottomarino,immette il gas nella rete di distribuzione.
Offshore? floating storage regassification unit;?utilizza una nave dotata di appositi serbatoi per lo stoccaggio,che viene ancorata in modo permanente al largo della costa circa 25km,a cui attraccano le metaniere,anche in questo caso,il gas una volta tornato allo stato naturale, viene immesso alla rete di distribuzione tramite un gasdotto.
L’impianto di rigassificazione di Panigaglia,l’unico attualmente operativo in Italia,e il cui raddoppio sta creando notevoli disaccordi che vedono schierati su fronti opposti, le forze politiche e industriali, che spingono verso la realizzazione,e le comunità locali e gli ambientalisti, preoccupati per la sicurezza e per i risvolti negativi sull’ambiente;tecnicamente è formato da :

  1. un sistema di ricezione;area per l’attracco della nave,trunk di discarica,area di trasferimento ai serbatoi.
  2. area di stoccaggio,formata da due serbatoi cilindrici della capacità di 50000 metri cubi,all’interno dei quali sono sommerse delle pompe per la movimentazione del gas.
  3. rigassificatore;dai serbatoi di stoccaggio il gas,viene estatto dalle pompe sommerse e inviato agli scambiatori di calore a fascio tubiero,mediante un sistema di pompa centrifughe . Il calore necessario agli scambiatori di calore è fornita dall’acqua marina che circola all’interno dei tubicini degli scambiatori alla temperatura di 5°C.
  4. immissione nella rete di distribuzione;il gas ,viene destinato dopo pressurizzazione, alla rete di distribuzione solo una piccola parte viene utilizzata per la gestione dell’impianto.
  5. recupero dei vapori,mediante colonne a condensazione.
  6. Sistemi ausiliari di sicurezza;l’impianto dispone di un’imponente sistema di sicurezza,in quanto trattasi di impianto ad alto rischio di esplosione,evenienza verificata solo nel 1944 a Cleveland,a causa dell’inadeguatezza tecnologica dei materiali di costruzione, e nel 2004 a Skikda in Algeria.

Attila

E’ passato poco meno di un mese da quando mi è capitato fortuitamente per le mani un iPhone 3G e credo sia il tempo di un parere dopo un accurato tempo di utilizzo.

Quando mi capitò, anche lì per pura fortuna, di provare il primo iPhone a poche ore dal suo lancio negli USA, scrissi la mia recensione dopo poche ore di uso. Curiosamente, non fu una recensione-lampo dovuta a fretta editoriale o ad ansia di pubblicare qualcosa. Il fatto è che col primo iPhone mi erano bastati pochi minuti per accorgermi di pregi e difetti del melafonino, anche perché all’epoca c’era ben poco da fare: lo si poteva accendere, si poteva giocare un po’ con il software di sistema in dotazione e nulla più.

Il post è lungo, trattandosi di una recensione che tiene traccia di 30 giorni di molestie ad un prodotto tecnologico. Quindi se ci tenete a non bruciarvi il resto dell’estate, passate oltre. Se, invece, siete già stati in vacanza o contate di passare quel periodo seduti di fronte al computer, cliccate qui sotto e proseguite.

LA STORIA DI UN’EVOLUZIONE

Vorrei ripartire proprio da quella recensione ultra-rapida per far capire l’evoluzione dell’iPhone nel tempo.

Non ho timore a dire che, all’epoca del primo approccio, l’iPhone non mi impressionò più di tanto. Sì, perché l’iPhone era un telefono chiuso, su cui non si potevano installare applicazioni, per di più con una tastiera virtuale scomodissima da usare e un software di sistema tanto carino a vedersi quanto, inizialmente, lento e mal congegnato in alcuni aspetti (su tutti il client di posta). E, oltre a risultare irraggiungibile mentre si navigava, aveva un prezzo altissimo.

Le cose col tempo sono cambiate e pure tanto. Inizialmente non certo per merito di Apple.
Il prezzo altissimo, per esempio, era evitabile comprando l’iPhone in negozio e svicolando dalla sottoscrizione di un abbonamento. Apple si è fatta furba e ora ti danno il telefono in mano solo dopo che hai firmato per un contratto biennale con un operatore telefonico. Oppure lo paghi a prezzo pieno.

Il problema della mancanza di applicazioni di terze parti (cosa davvero mostruosa: cosa farsene di un cellulare che si dice moderno e su cui non gira nulla di simile a Fring?) è stato inizialmente risolto dall’hacking.
Contro la volontà di Apple e con un po’ di coraggio piratesco (che, ormai da decenni, è uno dei motori dell’innovazione: bisognerebbe che lo capissero tutti), ecco gli installer di terze parti, le applicazioni sviluppate anche da software house “serie” e piazzate sull’iPhone con vere e proprie capriole tecnologiche e i tentativi (tramite aggiornamenti di firmware) di Apple di impedire tutto ciò.

Ecco, il primo punto di distinzione (ed è un punto enorme) tra l’iPhone “originale” (che non mi stupì) e l’iPhone 3G (e i 2G aggiornati) è proprio questo: dal luglio 2008 il melafonino non è più un feature-phone, ma è un vero e proprio smartphone su cui è possibile installare programmi di terzi, sebbene ancora con dei limiti assurdi che vedremo dopo.

 

I PUNTI DI FORZA - LO SCHERMO

Tutti scrivono che il punto di forza dell’iPhone è il suo browser. E’ una mezza verità, che sa di comunicato stampa giornalistico. La vera killer-application dell’iPhone è lo schermo: 480×320 pixel di risoluzione sono esattamente il doppio del classico QVGA standard sugli smartphone più diffusi della concorrenza.

Non so se rendo l’idea: il doppio. Vuol dire piazzarci sopra il doppio delle cose, il doppio del testo, il doppio delle immagini, ecc. Non è una cosa banale. E mi chiedo come mai molti produttori di telefoni insistano con la risoluzione 320×240, che è palesemente troppo piccola per la navigazione, indipendentemente dalla raffinatezza dei browser “ottimizzatori” utilizzati.

Chi ha le antenne dritte - come la RIM - ha capito l’antifona (non ci andava un master, neh) e ora sforna telefoni con una risoluzione notevole. Per dire, il nuovo (e prossimamente mio) BlackBerry Bold ha una risoluzione di 480×360, così come il futuro Nokia “Tube” toccherà la vetta del 640×360: ci manca poco alla cara, vecchia, VGA, che sa molto di Windows 3.0, ma cerchiamo di dimenticarcelo.

No, non è una banalizzazione dello “straordinario lavoro fatto da Apple sull’interfaccia, eccetera, eccetera” (il disco con i mantra Apple mettetelo su voi): è una mera constatazione tecnologica. L’interfaccia tutta frizzi e lazzi è una conseguenza dell’adozione di uno schermo risoluto, che permette di dispiegarla in tutta la sua beltà. Una scelta vincente, senza dubbio.

 

I PUNTI DI FORZA - L’INTERFACCIA CHE NON SI VEDE

Ecco, parliamo dell’interfaccia, elemento che dalle parti della mela si tende a sopravvalutare. Mi ripeto: bella, ma secondaria. Insomma, gli effetti grafici “cool” dell’iPhone sono la parte più trascurabile dei suoi tanti meriti. Certo, ora che non è diffusissimo potete ancora stupire gli amici in pizzeria, ma dopo un po’ passa.

Quello che pochi colgono è che gli elementi vincenti dell’interfaccia dell’iPhone sono sostanzialmente due e non sono tra quelli “cool”.
Il primo è evidente perché non si nota: l’interfaccia raramente è invadente. Insomma, i 480×320 pixel dell’iPhone sono quasi totalmente dedicati al contenuto, alle applicazioni e non ci sono elementi strutturali “pesanti” del sistema operativo ad occupare spazio prezioso sullo schermo.

Penso a Windows Mobile e alle sue tremende barre di scorrimento standard (cioè larghe su un cellulare quanto sono larghe su un computer) e mi scappa da ridere: ci va tanto a capire che su uno schermo mobile ogni pixel è prezioso e se ne sprechi 50 per delle barre stai facendo una fesseria?
Ecco, sull’iPhone le barre di scorrimento non esistono. Anzi, no, esistono ma spariscono subito e sono sottilissime. Tanto si scorre il testo senza usarle: servono solo a far capire a che punto della pagina ci si trova.

Il secondo elemento “forte” dell’interfaccia dell’iPhone è il suo essere progettata per essere zoomata con facilità. Chi ha studiato l’iPhone si è posto con intelligenza la questione dei *limiti* di un terminale mobile. E i limiti sono chiari: per quanto sia risoluto, uno schermo piccolo non ti fa vedere molto di una pagina Web se non puoi farci lo zoom.

Ecco, il punto di forza dell’iPhone è che non fai degli zoom generici (quello lo fanno molti smartphone), ma è possibile zoomare localmente, cioè ingrandire una sola colonna e massimizzarne l’occupazione dello schermo in modo automatico: basta farci doppio click col dito.
Non ho bene idea di come funzioni tecnicamente questa feature (credo che il browser capisca quali sono le colonne e i riquadri delle pagine Web e vi si adatti), ma funziona e di fatto rende possibile un’esperienza Web ragionevole anche con uno schermino con una risoluzione non eccelsa, per quanto superiore alla media in ambito mobile.

Tutto il resto, cioè le animazioni, gli effetti, ecc. sono decorazioni di glassa che mi interessano poco e che, purtroppo, per molti utenti superficiali (i vari Jerry Calà di cui si diceva qui) sono il vero selling point della torta iPhone.

 

I PUNTI DI FORZA - IL GPS E SOPRATTUTTO LA SUA INTEGRAZIONE NELLE APPLICAZIONI

Ho già scritto un post sul potenziale innovativo dell’avere un cellulare con al suo interno un GPS e un’adeguata dotazione di software che utilizzi le tante possibilità offerte dalla geolocalizzazione.
E in verità ho poco da aggiungere: stanno uscendo sempre più applicazioni che sfruttano il GPS. In generale sono fatte tutte ancora malino, ma col tempo gli sviluppatori cresceranno e credo riusciranno ad usare l’SDK di Apple in modo migliore. Se, poi, Apple consentisse ai suoi sviluppatori “terzi” di parlarsi e di fare comunità, oltre a fare una cosa intelligente, forse garantirebbe ai suoi utenti software migliore.

In ogni caso, il GPS integrato nel cellulare (che è ben diverso da un cellulare che ha *anche* una funzione GPS che usa solo per farti da navigatore) è uno degli elementi di crescita maggiori per l’iPhone. Già il fatto, con un’applicazione come Twinkle, di poter sapere istantaneamente chi sta twittando entro un certo raggio di metri da me, apre mille prospettive.

 

I PUNTI DI FORZA - IL BROWSER

Il browser, eccolo. C’è chi lo chiama Safari perché vuole credere alla panzana di Jobs per cui il browser dell’iPhone è parente del Safari che c’è sui mac, ma la realtà è che è un ottimo browser mobile. Ma resta, appunto, un browser mobile.

Il mini-Safari funziona bene, è relativamente veloce a caricare le pagine Web e riesce a rendere potabile la navigazione anche su siti Web reali, non obbligando l’utente alle forche caudine dei siti ottimizzati per dispositivi mobili.

Dopo un mese di utilizzo mi rendo conto che con l’iPhone e il suo browser riesco a gestire in modo efficace la mia routine online, cioè banalmente la lettura dei feed (con il client per iPhone di Bloglines, attualmente il migliore lettore di feed RSS per questo terminale, meglio anche di NetNewsWire), il chiacchiericcio su Twitter (con Twitterrific, ma fossi una persona seria utilizzerei Twinkle, di cui però detesto il look), la conversazione su FriendFeed (con la versione ottimizzata per iPhone) e la lettura di un po’ di giornali, nello specifico Repubblica, Corriere e NY Times, tutti con versioni ottimizzate o - nel caso del NYT - un client specifico (che crasha spesso e volentieri, ma ne riparliamo).

 

COSE CHE NON SO E/O CHE FUNZIONANO COSI’ COSI’

E’ un mese che ho l’iPhone e non ci ho fatto una singola telefonata. Non mi serve, ho già altri cellulari che svolgono perfettamente la funzione e restano accesi per giorni, cosa importante se il telefono serve a farti trovare, no?
Quindi non so dire nulla sulle funzioni telefoniche, ma insomma è un telefono. Sicuramente funzionerà. La rubrica è discretamente integrata col telefono, è facile da usare e, sebbene non sia un fulmine come sui Nokia, è decorosa in quanto a velocità. Di più non so e francamente non mi interessa, visto che uso un piano tariffario solo dati.

Tra le cose che funzionano così così metto subito i tanti (troppi, tutti brutti salvo qualche eccezione, cioè i 3 o 4 titoli più noti) videogiochi che escono sull’App Store. Sicuramente il sistema ha potenza grafica da vendere e infatti, complice lo schermo con una buona distribuzione di pixel in rapporto alle dimensioni, escono giochi graficamente apprezzabili. Ma, senza controlli fisici e con una batteria poverissima, l’esperienza videoludica è sostanzialmente riservata solo a chi gioca a casa con l’iPhone attaccato alla presa elettrica e non ama i giochi di azione.

Anzi, mi chiedo come mai escano tanti giochi che usano gli accelerometri dell’iPhone (poco utili e comunque ancora troppo poco reattivi quando si tratta di ruotare lo schermo) e non ci siano, invece, giochi “fermi” come gli strategici a turni, dove non bisogna ammazzarsi a premere tasti virtuali che fanno un po’ i comodi loro, ma si ha tempo per ragionare e premere le zone giuste sullo schermo. Tra l’altro sarebbero tra i pochi giochi compatibili con un uso in mobilità, visto che raramente abbondano di effetti 3D e altre menate grafiche.

Un’altra cosa che funziona così così è il supporto multimediale. Cavoli, per essere il frutto della relazione segreta tra un iPod e un cellulare, l’iPhone è schizzinoso e a volte incomprensibile per come si comporta con video e musica che si trovano in Rete.

Mi spiego: come è possibile che un telefono che suona senza problema gli mp3 che gli carico si rifiuti di suonarmi gli mp3 che trovo online? Cioè, se un sito presenta un link ad un file .mp3 c’è il serio rischio che l’iPhone non lo suoni, vai a capire perché. Coi video è peggio, perché la Apple insiste a privarci del supporto per i file DivX, sperando che - esasperati - compriamo film e serie tv su iTunes. E ovviamente tutti i video che utilizzano player Flash non c’è verso che funzionino (così come i video di YouTube che embeddo sul mio blog, nonostante l’iPhone sia compatibile con YouTube).

Ecco, il fatto di non riuscire ad ascoltare molte (troppe) radio online, tra cui la mia preferita Radio Nova, e troppe risorse musicali in Rete mi frustra un po’. Francamente ecco un’area in cui c’è del lavoro da fare. E dire che quando tutto funziona, l’interfaccia mutuata dagli iPod ha un suo perché.

Metterei tra le cose che vanno così così anche la posta push, i calendari push, ecc. No, non sto parlando del fallimento del lancio di MobileMe, destinato pare ad ereditare la sfiga di .mac. Parlo proprio della posta push, che push non è e non è nemmeno lontanamente parente del servizio BlackBerry.

In compenso, evitando MobileMe come la peste (peccato: adoro la sua icona), sono riuscito a sincronizzare un modalità push i miei vari Google Calendar con il calendario interno dell’iPhone, in modo del tutto gratuito grazie a NuevaSync
Non sembra, ma non è cosa da poco, contando che Google Calendar, appena capisce che hai un iPhone, ti presenta il calendario in una versione ottimizzata (anzi, pessimizzata) per iPhone in cui non puoi fare altro che consultare gli appuntamenti presi e nulla più.

Anzi, allargo il concetto: tra le cose che vanno così così per iPhone ci sono le Google Apps. Vanno ragionevolmente tutte malino o funzionano perfettamente in sola consultazione. Peccato, perché visto che l’iPhone non dispone di un wordprocessor, usare Google Docs mi avrebbe fatto davvero comodo. Ma per ora nulla, salvo usare servizi online minori e molto scadenti. 
In compenso, Google Talk - usato solo come chat - disponde di una versione online ottimizzata per iPhone che funziona davvero bene. Boh, speriamo che l’integrazione tra iPhone e Google prosegua, perché così è pochina. E l’uscita di Android potrebbe fermare tutto ciò per evidenti fini di concorrenza.

 

L’APP STORE: UNA COSA BELLA GESTITA MALE (E PIENA DI COSE INUTILI)

Come tutti sapete, l’iPhone ora accetta, anche senza hack, applicazioni da terze parti, basta che provengano dall’Application Store su iTunes. Insomma, in pratica Apple mette un’infrastruttura centralizzata per acquistare/scaricare applicazioni per gli iPhone e in cambio fa del caporalato sugli sviluppatori terzi, pretendendo un terzo degli introiti per sè: pratica commerciale discutibile e, credo, di futura analisi riga per riga negli uffici delle autorità antitrust di mezzo mondo, ma con il merito di fornire una sola repository sicura e garantita di applicazioni, con una sola interfaccia mono-click. Ricorda Synaptic su Linux? Esatto.

App Store è una bella idea, realizzata così così. Il problema è Apple, che al solito agisce in modo poco trasparente. Ci mette settimane a pubblicare le applicazioni sullo store (e questo include eventuali upgrade, magari critici, tanto che molti sviluppatori scrivono “avremmo in uscita la versione 1.3 del nostro software, ma Apple non lo fa uscire, chissà perché: pazientate!”), visto che ne fa una review manuale; dispone della presenza delle applicazioni in modo del tutto autonomo e oscuro anche ai diretti interessati, togliendo dallo store applicazioni utilissime (il mitico NetShare, che rende l’iPhone un modem, permettendo il tethering) e magari consentendo un’assurda applicazione da 1000? che non serve a nulla e che è lì per fregare i cliccatori disattenti (basta un click per comprare, su iTunes).

E poi ci sono ingenuità notevoli. Per esempio è impossibile provare il software: o lo compri o speri che qualcuno lo faccia prima di te e scriva una recensione.
In compenso chiunque può scrivere e far pubblicare su iTunes una recensione di un programma senza averlo provato. Fatevi un giro sull’App Store e troverete centinaia di recensioni di utenti che si basano sul look degli screenshot delle applicazioni. Può sembrare una minuzia, ma in realtà quelle recensioni - in assenza di versioni di prova - sono spesso l’unico modo per capire se un programma fa al caso tuo o no. E mai come un questo caso un filtro di qualità sullo user generated content è necessario.

Ora si parla di far crescere l’App Store, garantire lo sviluppo di versioni Beta, favorire la crescita dei programmi attraverso le prove degli utenti, ecc. Ma ora come ora lo store è elementare, poco raffinato e male organizzato. E francamente il 99,9% delle applicazioni presenti sono inutili, brutte e identiche tra loro. In compenso quello 0,1% è valido (come l’applicazione per WordPress, ora migliorata), funzionale anche se limitato (Facebook), ottimo (EverNote), sorprendente (BeatMaker) e grandioso (Remote). Ma resta una minoranza e ci sono troppe mancanze. 

(in più fa rabbia notare che l’App Store statunitense dispone di applicazioni come un client mobile per Last.fm o un client Google, che fastidiosamente non si materializzano qui in Italia, periferia dell’impero e aspirante repubblica delle banane)

 

COSA PROPRIO NON VA - LA TASTIERA (E IL PREDICTIVE TEST ANALFABETA)

Veniamo alle dolenti note, cioè le cose che ancora non vanno nell’iPhone.
La prima è nota: è la terribile tastiera virtuale. Lo so, me ne lamento ogni 5 minuti. Evidentemente un motivo ci sarà, no?

Funziona male, malissimo. E non solo perché è una tastiera virtuale e, quindi, inferiore sotto ogni aspetto alle tastiere reali. Fosse quello il problema, capirei.
Il vero dramma della tastiera è che non è intelligente, anzi è vessata da un sistema di predictive text che fa schifo, anzi che è uno dei motivi per cui talvolta detesto l’iPhone che ho per le mani.

Immaginate di avere difficoltà a parlare e, mentre vi esprimete lentamente, un tizio lì accanto completa le vostre parole, sbagliandole.
Il predictive text della tastiera dell’iPhone funziona esattamente così ed è stato programmato da un sadico o da un demente completo. Iniziate a scrivere una parola e, giunti alla fine, vi accorgete che è cambiata. Colpa vostra? No, colpa sua, dell’iperzelante predictive text.

Il problema è che la tastiera dell’iPhone è stata pensata per gli Stati Uniti e non ha accentate e apostrofi in prima battuta. Per accentare una lettera bisogna faticare un po’ (tenere premuta la lettera e aspettare che compaiano le alternative, da scegliere strisciando il dito e poi rilasciando), ma alla lunga si impara.
Purtroppo chi ha progettato il predictive text ha deciso che la suddetta operazione è troppo pesante per noi: ci pensa lui ad accentare e apostrofare quello che scriviamo. Il problema è che accenta ed apostrofa TUTTO.

Provi a scrivere una parola banale come “ma” e lui scrive “m’a”. Gran parte delle parole che finiscono in “o” vengono accentante, perché il sistema adora il passato remoto. Peggio ancora, una parola usatissima come “che”, diventa “chè”, per di più con l’accento chiuso. E tutte le volte che scrivi “sto”, lui scrive “stò”, facendoti pure passare per ignorante.

Il risultato è che, una volta padroneggiata la tastiera virtuale, il 90% del tempo di digitazione è speso a correggere gli errori fatti dal predictive text. E correggere gli errori sull’iPhone non è facilissimo, al punto che non sto a spiegarvi come si fa perché è lunghetto. Fidatevi. Ci vorrebbero proprio delle belle frecce direzionali da qualche parte, ma niente.

Teoricamente il predictive text dovrebbe imparare dai propri errori, per cui all’ennesimo ”che” trasformato in “chè”, dovrebbe capire. Il problema è che il sistema non solo non tiene conto della “popolarità” di un’espressione (cioè, è ragionevole pensare che un utente scriva più spesso “ma”, rispetto ad espressioni che iniziano con “m’a…”) quando si tratta di fare delle correzioni, ma è duro di comprendonio. Dopo un mese d’uso, sono ancora lì che correggo i “chè”.

Per di più la tastiera non è intelligentissima. Personalmente contesto il fatto che in prima battuta non ci siano tasti come il punto, la virgola, lo slash e la chiocciolina (che compare in certe configurazioni della tastiera, tipo quando si digita il campo destinatario di una mail).
Il fatto è che sono tasti di uso comune, nel Web del 2008 in cui spesso si digitano indirizzi email per accedere ai propri account e si digitano indirizzi Web che richiedono punti e slash.

Insomma, la tastiera resta il più grande punto debole dell’iPhone ed è il motivo per cui, oltre alla non-pushaggine della posta, sconsiglio vivamente il melafonino come solo terminale per un uso business in mobilità.

 

COSA PROPRIO NON VA - LA BATTERIA, MIO DIO!

La batteria se la gioca con la tastiera in quanto a difetto-killer dell’iPhone. Dura pochissimo, non ci sono mezze misure, consigli di ottimizzazione o argomenti di dibattito.

Mi rendo conto che nel primo mese di utilizzo uno smanettatore di professione come il sottoscritto possa “spremere” un po’ troppo un terminale mobile.
Però quotidianamente mi capita di iniziare ad usare l’iPhone verso la tarda mattinata (tipo le 11 passate) e ritrovarmi con la batteria a zero verso ora di cena. E dire che faccio di tutto per risparmiare: ho eliminato la ricerca di WiFi liberi, ho ridotto la luminosità dello schermo e, poiché non lo uso per telefonare, quando guido metto il telefono in modalità “volo in aereo”, completamente sconnesso dal mondo.

L’unica scusa che posso garantire all’iPhone è che, nel mio caso, avendo Tre come operatore, è sempre attivo in modalità 3G, che notoriamente consuma più che la connessione EDGE o GPRS. Però, capitemi, è un terminale con cui non faccio e non ricevo telefonate o SMS: non può consumare tutta la batteria dopo 6 o 7 ore, contando che non lo uso come iPod, non guardo quasi mai video di YouTube e uso molto poco il GPS.

Insomma, ho fatto tutto il possibile per dare la colpa alle mie modalità d’uso, ma quando ho letto che all’ottimo Marco Formento (che è persona di prestigio, molto più morigerata di me nell’abuso delle tecnologie) l’iPhone 3G è durato sì e no 3 ore a Barcellona, mi sono un po’ cadute le braccia.
E tra l’altro mi si è confermato il sospetto che l’iPhone, in presenza di poco segnale, consumi come un maggiolone in prima.

Magari sono problemi di gioventù, risolvibili via firmware con una migliore gestione di come il telefono interagisce con le SIM e con la rete telefonica (ad esempio ho l’impressione che il firmware 2.0.1 abbia allungato un po’ la vita alla batteria), ma credo che per un telefono che non ha la batteria intercambiabile, un’autonomia inferiore alle 12 ore in uso/standby sia inaccettabile.
Mi va anche bene un telefono da caricare ogni santo giorno, ma voglio che mi permetta di farmi un’intera giornata in giro senza schiattare poco dopo l’ora del te.

 

COSA PROPRIO NON VA - LA FOTOCAMERA

Potrei dire che, dopo la fotocamera sul Treo 650, quella sull’iPhone è la peggiore che sia capitata tra le mie mani. Del tutto priva di feature, con un sensore pessimo, con una bruttissima resa dei colori, è un “di più” sull’iPhone. Non riesco a pensarla diversamente.

E dire che la uso tanto, perché sto usando l’iPhone per fare un po’ di life-blogging fotografico sul mio Tumblr grazie ad un’applicazione specifica, ma finora - dopo circa 400 foto di  - non sono riuscito a produrre una sola fotografia apprezzabile o comparabile con le foto che facevo con il vecchio Nokia 6630.

Insomma, un cellulare con un profilo “alto” come l’iPhone merita una fotocamera migliore, un flash e un software di gestione che non si limiti al solo “point and shoot”, contando che lo “shoot” peraltro funziona in modo demente e il pulsante dello scatto si attiva quando si toglie il dito dallo schermo, non quando lo si preme.

C’è poi un problema accessorio di cui credo vi siate resi conto se passeggiate dalle parti del mio Flickr: non riesco a postare le foto dritte. Uso un programma che si chiama Mobile Flickr (anzi, ora Mobile Fotos), ma non azzecca mai l’orientamento delle immagini.
E purtroppo Flickr è uno dei siti che funziona male con l’iPhone, quindi non riesco a girare le foto storte se non usando un computer e un browser “vero” (e in generale vi perdete tutto il bello di Flickr, con l’iPhone: niente slideshow, niente drag and drop, ecc. al punto che uso la versione mobile per amor di rapidità).

 

COSE DI CUI SI SENTE TANTO LA MANCANZA - IL COPIA-INCOLLA!

Oltre alle cose che non vanno, ci sono elementi, funzionalità, ecc. di cui si sente enormemente la mancanza sull’iPhone e che, data la natura del telefono, dovrebbero assolutamente esserci.

La prima è il copia-incolla. Apple ci ha raccontato che erano così presi dal trambusto di sviluppare l’iPhone che se ne sono dimenticati, considerando il cut&paste una feature trascurabile. Non ci credo (non credo mai alla Apple: è troppo poco trasparente ed etica, per i miei gusti), ma in effetti non riesco a spiegarmi la mancanza di questa feature essenziale se non con un attacco di follia autolesionista collettiva.

Il fatto è che il copia-incolla serve tantissimo, soprattutto se si vuole fare dell’iPhone il terminale per i nuovi servizi online. Che me ne faccio di un client per WordPress, per Twitter, per FriendFeed, per Facebook, ecc. se non riesco a copiare una URL e linkare una pagina Web?

Mi capita più volte al giorno di incappare, mentre navigo con l’iPhone, in cose divertenti o interessanti che vorrei tanto segnalare in giro e ogni volta desisto, a meno che abbiano URL facili che mi imparo a memoria e digito a mano. Ma si può? Così si perde tutto il potenziale “social” della navigazione. Se non posso segnalare, non condivido e non partecipo all’intelligenza connettiva, ecc.

Credo che Apple dovrebbe capire che il copia-incolla è un elemento essenziale in un telefono di questo genere e non può non esserci. Mi chiedo cosa ostacoli questa feature, che peraltro non mi sembra niente di stellare. Se non riescono a farlo per il testo delle pagine Web (perché magari il browser le trasforma in grafica, chi lo sa?), che almeno permettano di copiare-incollare le URL, sarebbe già un passo avanti notevole.

 

COSE DI CUI SI SENTE TANTO LA MANCANZA - FLASH

Siamo tutti d’accordo che Flash, inteso come quella iattura che per anni ci ha obbligati ad attese snervanti senza nemmeno il sollievo di uno “skip intro”, deve morire e con esso gli ultimi pubblicitari analfabeti di tecnologia, abbagliati come gazze da tutto ciò che luccica e si muove, che continuano a tenerlo in vita con un accanimento terapeutico da far invidia a certi circoli cattolici.

Però esiste del Flash funzionale, non estetico, che fa funzionare meglio alcuni siti e servizi. Per dire, i tanti player audio-video in Flash, siti come Flickr, ecc. Se usato in piccole dosi e con un’ottica sana, Flash va bene.

Però l’iPhone non ne vuole sapere. E se ovvia alla flashaggine di YouTube con un’applicazione ad-hoc, non lo fa per migliaia di altri siti che usano Flash, togliendoci la possibilità di usufruire di molti contenuti.

No, non voglio giocare ai giochini in Flash. Banalmente, vorrei drizzare le foto storte su Flickr, ascoltare qualche radio online, guardare qualche video che non sta su YouTube (e no, non è YouPorn) e in generale avere garantita un’esperienza Web il più possibile completa.
Mi chiedo come mai un device meno costoso e complesso come l’Archos 605 WiFi sia compatibile con Flash e l’iPhone, su cui girano videogiochi 3D potenti, no.

 

BILANCIO

Elencati pregi, cose medie, difetti, ignoranze e cose che mancano, è opportuno un bilancio.

Sarò franchissimo: l’iPhone è una tecnologia estremamente affascinante e credo che ogni appassionato di tecnologia dovrebbe averne uno, non fosse altro perché è il gadget del momento e un bel po’ di novità arriveranno da quelle parti.

Lo consiglio? Lo consiglio, sì.
Anzi, per alcuni (i nerd) lo caldeggio. Ma a determinate condizioni.

La prima è che non lo usiate come unico telefono, perché davvero non ce la fa con la batteria.
La seconda è che non lo usiate come strumento di lavoro, perché la sua posta push è un po’ un pacco, il client di posta è carino ma non è immediato, veloce e funzionale come quello dei BlackBerry e per chi è in mobilità la tastiera virtuale è scomodissima, soprattutto se ha necessità di dover scrivere molto.

Ecco, se siete sopravvissuti alle due condizioni, correte a comprarlo.
In pratica se avete bisogno di un Internet Tablet che davvero funzioni bene e vi stia in tasca, non avete alternative e attualmente non c’è concorrenza, contando che il pur ottimo N810 Nokia richiede un cellulare in abbinamento, per navigare in mobilità.

Però abituatevi a girare con due cellulari, perché non c’è alternativa. Il gingillo, se usato per navigare in modo non sporadico, dopo un po’ esaurisce la batteria e non c’è modo di sostituirla con una carica (altra grave cazzata di Apple per spillare qualche decina di euro in più agli utenti).

La fatica di scarrozzare due telefoni è ripagata dal pregio di avere realmente una bella fetta di Internet sempre in tasca a disposizione, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Attenzione: non si tratta di un accesso “minore” al Web: l’esperienza di navigazione e di gestione dei principali servizi online è assolutamente gratificante, salvo alcuni casi.

Insomma, l’iPhone può diventare il principale strumento di divertimento in mobilità. E con “divertimento” non intendo solo lo svago dei giochini, ma tutto il piacere che c’è nel comunicare, nell’informarsi, nell’andare alla scoperta, nel creare (a questo proposito ho scaricato un programmino con drum-machine, multi-effetto e sequencer con cui mi sfondo i timpani nei tempi morti) e nel confrontarsi con una comunità di pari online.

 

IL COLPO DI SCENA

Una recensione prolungata e sostanzialmente positiva, in alcuni tratti entusiastica, però, si trova a fare i conti con una situazione che in territorio Apple si verifica abbastanza raramente.
Il fatto è che l’iPhone 3G è un prodotto che fa bene un sacco di cose, ma ha un difetto non trascurabile: funziona davvero male.

Allo stato attuale, l’iPhone 3G è “buggy”, pieno di errori di gioventù grandi e piccoli che lo rendono ben poco affidabile. Fatevi un giro online e scoprirete che la tradizionale affidabilità dei prodotti di Cupertino, come previsto, è andata a farsi friggere non appena le vendite sono cresciute.

Per esperienza personale, tra l’altro estremamente fortunata, posso dire che l’iPhone mi va in errore 5 o 6 volte al giorno. Spesso sono cose da poco, solitamente Safari che si impalla ed esce o l’applicazione per leggere il New York Times che va in crash, ma sui grandi numeri la realtà è ben altra, con una non trascurabile porzione di utenti costretti a decine di ripristini del telefono (3 ore ogni volta), altri con l’iPhone vessato dall’equivalente jobsiano del Blue Screen Of Death (il White Apple Logo Screen Of Death: WALSOD), tantissimi che hanno riscontrato errori in fase di aggiornamento, applicazioni instabili, ecc.

Non è un caso che Apple abbia diffuso in fretta e furia il firmware 2.0.1 (con una procedura di aggiornamento che si è rivelata problematica per molti) per apportare qualche miglioria richiesta a gran voce dalla base utenti che, scontenta, reclama una 2.0.2 perché molte magagne non sono sparite e nessuno ha voglia di attendere il firmware 2.1 questo autunno, passando l’estate con un telefono “ballerino”.

E’ il destino del successo tecnologico. Tutti pensavano che Apple avesse la bacchetta magica e aziende come Microsoft solo informatici brocchi, ma la realtà è che più utenti hai, più i tuoi prodotti rischiano sotto il profilo qualitativo e più hai difficoltà ad affrontare le issues che la tua base d’uso ti presenta.

C’è poi un fattore psicologico in più, in tutto ciò. Il fatto è che l’iPhone viene venduto come un telefono, ma ha un tasso di errore da computer (e richiede un minimo di competenza informatica per essere usato), cosa che spiazza non poco alcuni utenti, in primis i neofiti che hanno comprato l’iPhone perché è di moda e si lamentano perché non riescono ad installare iTunes sui loro Pentium 3 Packard Bell con sopra Windows ME.

Leggere i forum specializzati, in questi giorni, è a modo suo divertentissimo, perché si assiste a discussioni psichedeliche tra evangelisti della mela di vecchia data e tamarroni che hanno comprato l’iPhone per non sfigurare al bar e si disperano perché non riescono a metterci su la suoneria di Bella Topolona.

Confermo, in ogni caso, che l’iPhone non è attualmente un prodotto stabilissimo. Io, in attesa di tempi migliori, me ne sono fatto una ragione. Ma tenetene conto prima di decidere se comprarlo.

 

POSTILLA - CHE CI FAI CON L’IPHONE?

Già, che ci faccio con l’iPhone?
In gran parte ci navigo, come dicevo prima: leggo i feed e i quotidiani e faccio un po’ di chiacchiera/conversazione online su Twitter, FriendFeed, Facebook.

In più, da qualche giorno faccio delle prove tecniche di life-blogging sul mio Tumblr. Tradotto in termini comprensibili, cerco di postare immagini e testi che tengano traccia degli eventi rilevanti delle mie giornate (ma anche e soprattutto di quelli meno rilevanti: vado un po’ a ruota libera, ecco) e permettano pure di capire, grazie alla geolocalizzazione, *dove* si svolgono.

Per fare tutto ciò, uso un’applicazione specifica per iPhone che funziona benino (su Tumblr e Blogger), se non fosse che ha l’ossessione di scrivere ogni parola con la prima lettera maiuscola, rendendomi ancora più odiosa la scrittura con la tastiera virtuale.

Un’altra cosa che faccio è caricare in tempo reale su Flickr (storte) un po’ di foto che faccio in giro. Ma sono talmente brutte che meditavo di parcheggiarle su un account Flickr gratuito, per separarle da quelle che faccio con la reflex che mi piace pensare siano un po’ più potabili come qualità.

Uso spesso anche Evernote, che è un’applicazione molto bella per prendere note, appunti, registrare suggestioni, ecc. Funziona sia sul computer che sull’iPhone e sincronizza perfettamente i due sistemi, così le note prese al telefono (vocali, testuali, immagini, ecc.) sono presenti anche sul computer e viceversa. Provatelo: è gratis e funziona davvero bene, oltre a favorire il pensiero creativo.

Nel tempo libero dal cazzeggio online, uso tantissimo Remote, controllando ogni mattina la mia libreria iTunes e improvvisando playlist sparate a volume 11 sullo stereo mentre cerco di svegliarmi. Funziona benissimo e ne ho già parlato qui. Se Remote cresce bene, potrà diventare un programmone. Già è uscito un software che serve a controllare in remoto le presentazioni fatte con Keynote e la filosofia è quella: usare l’iPhone come terminale mobile di un sacco di cose, basta che siano dotate di WiFi.

Se sono proprio privo di risorse, faccio una partita a biliardo, gioco a cui sono poco più che nullo in quanto miope, maldestro e dotato di una mira proverbiale in quanto a fallacia.

In compenso faccio un intenso uso notturno dell’iPhone, tranne quando uso l’Archos 605 WiFi per godermi un film in DivX direttamente nel letto (continua ad essere il migliore player video portatile in circolazione).

Di fatto uso il melafonino come lettore di e-book. Grazie ad un’applicazione che si chiama Files, posso trasferire documenti di ogni genere sull’iPhone (che viene visto in rete come un host con spazio disco, dotato di un proprio IP, volendo protetto da password) e poi leggerli comodamente sia in modalità portrait, sia in modalità landscape.
Il vero pregio di Files è che il suo lettore di file PDF interno ha una feature che molti altri reader, anche ufficiali, non hanno e che è fondamentale per leggere i libri elettronici: tiene il segno e permette di specificare segnalibro personalizzati all’interno di un testo.

Come regalino demenziale, se vi collegate a questo blog da un iPhone, dovreste vederlo in versione ottimizzata per il suo schermo, con tanto di menù, effettini e finezze varie, tutto merito di un plugin facile da installare e che non disturba la visione “normale” del blog. Se avete WordPress aggiornato al 2.5.1, fateci un pensierino.

vela vela vela vela
vela
vela

Era da un po’ che non ci si occupava di rumors sulla Mela. Da quando iPhone 3G è stato svelato e con lui tutte le sue incredibili funzioni, supposizioni, voci e ipotesi si sono un po’ volatilizzate. Ora pare che la ruota possa riprendere a girare e non si parte certo in maniera tranquilla. Innanzitutto molti siti sono convinti che per Natale, con il "nostro" iPhone 32 GB, potrebbe arrivare il (PRODUCT) RED iPhone, i cui prezzo andrebbe, in parte, a sostenere la causa della lotta all’AIDS in Africa, così come avviene per tutti gli altri "prodotti rossi".

Solidarietà a parte tornano a farsi insistenti le voci di un imminente Apple Tablet multitouch, dato che è stato lo stesso Jobs a parlare, recentemente, di nuovi, entusiasmanti prodotti attesi per l’anno in corso.

Continua a leggere iPhone rosso per Natale? E forse subito il tablet touch screen...

Commenta »

vela
vela

Il blog SeoBlackHat ha annunciato pochi giorni or sono di essere entrato in possesso di un documento di Google, che avrebbe dovuto essere confidenziale e ad uso esclusivo dei Quality Rater - anche Aaron Wall ha ripreso la notizia.

Per consultarne il contenuto, si dovrebbe essere iscritti (a pagamento) al forum di SeoBlackHat stesso, tuttavia, ho trovato altrove il documento completo, che vi propongo in questo post.

Si tratta delle Linee Guida che Google fornisce ai Quality Rater per indicare loro come valutare le pagine, ed aiutarli ad individuare quelle che fanno uso di tecniche di web spam (la versione è la 2.1, e la revisione risale ad Aprile 2007).

Il documento, che porta la firma di tal “Jemma”, contiene indicazioni sui compiti dei quality rater e sulla scala di valutazioni della rilevanza (con tanto di esempi), sul sistema EWOQ, e soprattutto su cosa vada considerato web spam e cosa, invece, no.

Ho salvato e vi propongo queste 43 pagine - una lettura molto interessante per chi fa SEO.

Ecco il link diretto al PDF:
Documento di Google: Linee guida per i Quality Rater [PDF, 43 pagine, ~2 mb]
Ed ecco anche il link alla fonte originale (UPDATE - Nota: il contenuto è stato rimosso).

Sfogliando queste pagine si legge, tra l’altro, che:

Some individuals have more than one blog and/or more than one homepage on a social networking site (e.g. myspace, facebook, friendster, mixi). When these pages are maintained by the individual (or an authorized representative of the individual), they are all considered to be Vital.

Ogni singolo blog ed ogni singolo profilo di social network mantenuto da una persona, ed inequivocabilmente riconducibile ad essa, è da considerarsi una risorsa irrinunciabile da presentare in risposta a ricerche relative all’individuo.

If navigation to helpful content is very difficult, a rating of Off-Topic may be assigned. For example, if the link to good results is poorly-labeled or buried at the bottom of a long list of links, or if you need to click multiple times to get to helpful content, you may assign a rating of Off-Topic.

Una risorsa fuori tema per la query viene generalmente classificata come “Non rilevante” se contiene un link ad una pagina più appropriata per la query, tuttavia se il link è difficile da individuare la risorsa può essere declassata a Fuori tema.

In many cases, when there is a mismatch between the Task Location and the country domain of the page, you will need to lower the rating for the page.

L’estensione (il TLD) del dominio ha un peso nella valutazione: le risorse ospitate sotto un TLD specifico non pertinente alla lingua indicata per il task, vengono declassate. Meglio un TLD generico, quindi?

Major cosmopolitan cities are preferred targets for spammers, especially hotel affiliates. Such results should be labeled as Spam, even if they have relevance to the query

Nessuna pietà per le pagine costituite esclusivamente da affiliazioni: anche se a tema, sono da considerarsi Spam.

Pages should generally not be marked Spam if they provide added value. Added value refers to original or other useful content on the page, regardless of whether there are PPC ads. Examples of content that provides added value include … Price comparison functionality: Even though the user has to go to another site via the affiliate link to place an order, there is value to have price comparisons right there on the page.

Quanto detto sopra, non si applica ai comparatori di prezzo: questo tipo di risorse offre valore aggiunto all’utente, quindi non è spam.

(Scraped Content that is not Spam) Lyrics, poems, ringtones (that the user programs rather than downloads), quotes, and proverbs have no central authority. When you see pages with this content, you cannot judge it to have been copied, and the pages should not be assigned a Spam label.

Allo stesso modo, non si può considerare spam nemmeno una pagina che riporta informazioni duplicate come testi di canzoni, poesie, proverbi ed altri contenuti dei quali nessuno può reclamare la paternità.

If you suspect a Sneaky Redirect has taken place, you should check “who is” the registrant (or owner) of the two domains. If the registrant is the same, the redirect is not sneaky. [...] Compare the domain registrants for each URL. If you find that the two URLs have the same domain registrant, you will conclude that the page is not Spam. If they are different, it is probably Spam.

I redirect non vanno classificati come ingannevoli se non portano ad un dominio differente. Non sono ingannevoli neppure se il dominio è differente, ma l’Owner è il medesimo.

Some webmasters employ CSS (Cascading Style Sheets) to transform text into minute size or to hide it. Such ploys are not easy to spot, and identifying them by disabling this feature is an advanced technique and is totally optional.

Per individuare il testo nascosto affidatevi al CTRL+A, alle copie cache e alla visualizzazione senza eseguire i Javascript. I controlli con i CSS disabilitati sono del tutto facoltativi (per non parlare dei redirect e di altri giochetti lato server).

If I remove the copied content, scraped news feeds, fake forums and blogs, thin affiliate links, parked/expired domain links, and all that is left are PPC ads and sponsored links, the page is probably spam.

Questa è da incorniciare: “se da una pagina tolgo il contenuto copiato altrove, le news inserite includendo feed altrui, il contenuto finto (qui si intende machine-generated, ndr.), i link di affiliazione, e se a quel punto tutto ciò che resta sono annunci PPC e link sponsorizzati, allora quasi sicuramente quella pagina è Spam“.

Queste sono alcune delle cose che mi hanno colpito: il resto, ve lo lascio scoprire da soli. Buona lettura vela

Nota Bene

Non vorrei che sulla base di queste informazioni qualcuno si sentisse autorizzato a pensare che, ad esempio, il testo nascosto via CSS o i redirect ingannevoli attraverso domini intestati allo stesso proprietario siano tecniche di “spam sicuro”.

Non va mai dimenticato che queste sono solo linee guida dedicate ai quality raters, e che questi non sono quasi mai specialisti del webmastering: Google lo sa, e non si affida solo a loro per individuare lo spam: ci sono i controlli algoritmici (sia a campione che automatici), i controlli da parte di personale più qualificato, le segnalazioni dei webmaster, e perfino un intero team (capeggiato da Matt Cutts) dedicato alla lotta allo spam.

vela vela vela vela vela
vela

Il sito più politicamente scorreto del web è stato censurato rimuovendolo dai dns per richiesta di un giudice statunitense, ricordo che è comunque raggiungibili digitando L’IP (a che servirà mai rimuovere solo il dns…..)
http://88.80.13.160/wiki/Wikileaks

Era un sito che non conoscevo ma rivela verità garantendo l’anonimato al rivelatore!

Sbagliare è umano, ma per  incasinare tutto ci vuole un computer. E chi per un motivo o l\'altro si è ritrovato a lavorare con i computer, chi ha avuto la sventura di entrare in questo circolo samsarico infernale si è sicuramente trovato di fronte alla perdita dei dati: backup, backup, backup!

Se il disastro informatico è dietro l\'angolo, la soluzione è comunque alla nostra portata: le nostre arma sono l\'organizzazione e la pianificazione.
Il backup classico non sempre funziona: forse le cose salvate sono troppo vecchie; il ripristino non funziona (!); o forse più semplicemente ci si incasina tra backup, dischi  e file, e il backup buono è andato disperso.

Abbiamo visto una tattica interessante come la clonazione del computer, metodo radicale che pero\' risolve solo una parte del problema. Può\' essere necessario avere un metodo più flessibile, dinamico.

Per esempio: avete scritto per ore un documento o un\'email e non avete mai salvato; improvvisamente il computer si blocca (può\' capitare...) e tutto il lavoro va sprecato. Oppure improvvisamente manca la corrente: tutto il lavoro scompare.

Questi problemi si risolvono con metodi di guerriglia: guerriglia backup. Uno strumento formidabile per questo genere di operazioni è uno strumento amato dai pirati e dalle spie di tutto il mondo: il keylogger.

Il keylogger, ovvero un software (ma ne esistono anche hardware) in grado di intercettare tutto quello che l\'utente scrive sulla tastiera del PC è l\'ideale per spiare qualcuno alla ricerca di codici di accesso, carte di credito, segreti da utilizzare a scopo di spionaggio industriale o ricatto; ma può\' tornare utile anche a chi lo utilizza sul proprio computer per registrare le proprie attività e conservarle in caso di perdita di dati.

E\' molto facile trovare uno di questi arnesi su Internet. Io consiglio KGB Free Keylogger: potente e gratuito. Questo software è in grado di registrare non solo i tasti battuti ma anche i siti visitati, le attività svolte dal sistema, i processi in esecuzione; è in grado anche di prendere periodicamente screenshot dello schermo.

La versione free non può\' essere nascosta: ma a noi non interessa, non siamo spie, vogliamo solo registrare le nostre attività!
Con un keylogger che registra tutte le nostre mosse attivo in background, abbiamo un salvagente assai potente: se il computer improvvisamente si \"pianta\" prima che noi possiamo salvare il nostro lavoro, riusciremo comunque a recuperare il lavoro perso dalle registrazioni del keylogger.

Questo strumento, o meglio l\'uso da guerriglia backup che facciamo di questo strumento, si può\' rivelare utile nelle situazioni più disparate, come per esempio una attività di fornesics domestica (diciamo così): sarà molto facile capire in quale momento, in seguito a quale operazione, il computer ha iniziato a comportarsi in modo anomalo. Insomma, le potenzialità di un uso benigno del keylogger sono molteplici.

Un\'ultima parola sulla convivenza tra keylogger e antivirus: sicuramente il vostro AV non sarà felice di avere tra i piedi un keylogger (il mio per esempio non lo è). Il problema si risolve mettendo il processo e/o la cartella nelle eccezioni dell\'antivirus, opzione in genere disponibile (su AntiVir c\'e\').

vela

vela vela vela
vela

velaFoto di ?starpixie?
Intanto che imballo il N95 per restituirlo e che scrivo una recensione del mio testing su strada vi crossposto questo tips for girls del N95.

Sei per strada e, com’è come non è, ti sfreghi un occhio e ti casca una lentina. Ti ritrovi quindi con una lente a contatto in mano, da manipolare il meno possibile e da reinserire nel tuo occhio ancora prima del prima possibile.

Che fare? Le geek girl nella borsa mica portano uno specchietto come le girl normali…noooooooo troppo scontato.

Le geek girl hanno però come minimo un Nokia N95 Aguzza l’ingegno, geek girl!

Geek girls tips for emergenza lente a contatto: aprire la fotocamera interna, inquadrarsi il volto e guardarsi, magari farsi tenere il telefonino in posizione corretta da qualcuno (in questo caso husband) visto che per mettere una lentina servono tutte e due le mani.

Meglio di uno specchio, un paio di secondi, un paio di passaggi, la lentina torna al suo posto!! E voi…ci avevate mai pensato ad usare un videofonino come specchietto??

Ritengo che possa rivelarsi estremamente utile per ritoccare il trucco, passarsi il rossetto o il lucidalabbra, controllare lo stato dei propri capelli ecc.

Segue recensione più seria…promesso!

Ormai sono in possesso (temporaneo) di un Nokia N95 da un po’, ma la mia esperienza (positiva) con cellulari Nokia continua da tempo.
A gennaio, infatti, ho comprato un Nokia N93 (prima edizione) e da pochi giorni sono in possesso di un Nokia E90 Communicator, cosa che mi fa sembrare, attualmente, una specie di centralino ambulante.
Il possesso di cotanta telefonia mi ha permesso di notarne in modo molto evidente le differenti caratteristiche, i punti deboli ed i punti di forza dei diversi telefoni.
Essendo che in questa sede si parla di N95, sarà proprio su questo che mi concentrerò, elencandone pregi e difetti (perché ha sia pregi che difetti).

In primo luogo, dopo aver avuto per mesi e mesi un N93, l’N95 mi è sembrato un vero e proprio “peso piuma“, benché all’apparenza più fragile del “fratello minore” (ho sempre paura che mi cada e vada in mille pezzi).
Le capacità multimediali sono invece superlative, con una fotocamera da 5 megapixel che pensavo di poco superiore a quella dell’N93 ma che in realtà ha una resa fin troppo di qualità per quello che alla fine è pur sempre un telefono.
Anche lo schermo mi ha sorpresa positivamente, benché io avessi già potuto osservarlo nelle mani di amici.

La più grande pecca resta la durata della batteria, che, sfruttando appieno le potenzialità del telefono fatica ad arrivare alla fine della giornata.
Un altro difetto è dato dall’antenna GPS integrata, che fatica a prendere il segnale e fa rimpiangere il TomTom installato (seppure con antenna esterna) sull’N93.

Per le sue potenzialità multimediali, una volta tamponato il problema della batteria con una o più batterie aggiuntive, direi che l’N95 si rivela un ottimo telefono, dedicato e chi ama avere un unico oggetto per fare tutto o quasi, dalla semplice telefonia alla gestione di rubrica e agenda (anche se in questo caso sarei più propensa a suggerire un telefono della serie E), con particolare attenzione e cura per foto e video quando si è in giro.

Usandolo di più, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, potrò sicuramente aggiungere qualche altra considerazione, ma nel complesso, almeno per il momento, lo trovo decisamente superiore al mio N93, e chi mi conosce sa benissimo quanto mi possa costare questa affermazione.